Giorno: 13 Gennaio 2022

Il diktat di Draghi: E’ solo colpa loro!

Nella sua ultima conferenza stampa, Draghi conferma una volta di più la sua disonestà intellettuale attribuendo strumentalmente tutta la colpa del peggioramento della situazione emergenziale ai non vaccinati.
E così, mentre altri Paesi stanno iniziando a riflettere sulla poca efficacia delle soluzioni finora adottate e riconsiderano l’opportunità d’accantonare il green pass per concentrarsi su strumenti più proficui e al contempo meno discriminatori, da noi i no-vax diventano ufficialmente il capro espiatorio per eccellenza di tutti i guai presenti e futuri, e per l’ennesima volta vengono confermati come l‘unico e definitivo bersaglio da individuare e colpire.

Poco importa che, nell’incontro con la stampa, ai giornalisti non sia stato consentito di fare domande di alcun genere (cosa abbastanza inusuale se non proprio assurda per una conferenza stampa). La cosa che invece alle persone con un minimo di senso critico doveva apparire subito evidente è stata la palese mancata assunzione di responsabilità di Draghi riguardo all’andamento fallimentare della sua politica emergenziale.
Dunque la colpa è di quel dieci per cento della popolazione, o giù di lì, che non si è ancora vaccinato. Pensare che gli altri Paesi fuori dei nostri confini hanno percentuali di non vaccinati ben superiori alla nostra, eppure, considerato l’andamento preoccupante di questa ennesima ondata di contagi, non sembra se la stiano passando tanto peggio di noi.

In questi due anni di pandemia quali interventi concreti ha realizzato questo governo dei “migliori”?
Dove sono tutti quegli interventi strutturali che si sarebbero dovuti fare approfittando della provvisoria assenza delle zavorre contabili imposte dall’Ue?
Perché non sono stati ampliati i reparti, perché non sono stati acquistati nuovi macchinari specialistici, perché non sono stati aumentati i posti letto negli ospedali?
Perché non è stato assunto nuovo personale medico e paramedico? E’ nota la disperazione di medici e paramedici costretti a doppi e tripli turni per turare le falle.
Perché non sono stati impostati nuovi protocolli per l’assistenza e le cure domiciliari dei malati che evitassero aggravamenti della salute e i conseguenti ricoveri? E perché al riguardo non sono stati istruiti i medici di base?
Riassumendo, perché, in un momento emergenziale così stringente, la sanità e rimasta all’ultimo posto della spesa pubblica?

E riguardo ai trasporti pubblici, perché non aumentare il parco veicoli urbani ed extraurbani per frazionare il numero dei passeggeri su più corse ed evitare l’affollamento sui mezzi?
E per la scuola, perché non destinare edifici pubblici all’uso di nuove scuole e istituti per diminuire il numero di studenti per aula? E in proposito perché non procedere con nuove assunzioni di personale docente?
Sono solo alcuni esempi che potevano alleggerire se non evitare del tutto l’impatto drammatico di nuove ondate di contagi ampiamente prevedibili, dato che i vaccini destinati al Covid, se si fosse dato retta fin da subito a coloro che ne mettevano in dubbio l’efficacia, non potevano mantenere la promessa della tanto attesa immunità di gregge.

Ma, come sappiamo, si è preferito puntare solo e soltanto sulle vaccinazioni e basta.
A oltranza, prima una dose e poi due, e adesso la terza (e la quarta, e la quinta, e poi ancora quante?). E ogni volta con dichiarazioni ufficiali puntualmente disattese dai fatti.

Prima l’immunità di gregge. Poi l’immunità individuale a tempo. Poi il tempo che s’accorcia e si dimezza. Poi l’immunità che non c’è più ma diventa una protezione dalle forme gravi della malattia. Poi la protezione che non è garantita a tutti ma alla maggior parte.
Quali altre novità al ribasso ci riserverà il futuro prossimo venturo di questi vaccini tutt’altro che miracolosi?

La ricerca farmaceutica non si fermi e vada avanti, ovviamente.
Ma c’è un aspetto che in questo ambito andrebbe almeno riconsiderato: il problema dei brevetti.
Per quale motivo affidare ricerca e produzione del vaccino ad aziende private finanziandole con denaro pubblico e permettere che queste ne depositino i brevetti a loro esclusivo vantaggio?
Perché la politica, anche in un momento così eccezionale e senza precedenti come questo, ha dimostrato tanta debolezza e insipienza davanti al potere contrattuale delle multinazionali?

E’ abbastanza normale – prevedibilissimo – che davanti a una situazione contraddittoria come questa, sorgano molte elucubrazioni tra chi è abituato a non fidarsi del sistema. Soprattutto quando l’informazione ufficiale non si è dimostrata affatto limpida e imparziale.
Ed è del tutto naturale che nella gente possano nascere ragionevoli dubbi e perplessità. E anche, perché no, macchinose congetture, alcune decisamente fantasiose.
Ma che importa? Ci pensano i media mainstream a mettere a posto le cose e a far passare tutto ciò che non ha la grazia dell’ufficialità delle istituzioni come inattendibile e privo di fondamento.
Del resto, a Draghi basta dire che la colpa è dei no-vax, i perfidi untori del XXI secolo, per far tutti contenti.
Il successo è assicurato… ma anche no.

Waste art – Creare dal rifiuto

@SCART a Brera

Recuperando, si p anche dare vita a nuova energia: dai rifiuti si può “creare”, plasmare materia che (ri)torna a nuova vita.

Si scrive molto, poi, di economia circolare, se ne parla su tutti i tavoli più importanti, in un mondo dove un’economia basata sui consumi e un benessere diffuso legato al consumare “facile” ha portato ad un’emergenza socio-ambientale che è ormai di fronte a noi ogni giorno, quella dei rifiuti. Un modello non più sostenibile, quello del Prendi-Produci-Getta (Take-Make-Dispose), che sembra poter essere sostituito, grazie anche a una crescente sensibilità dell’homo consumens, per usare un’espressione di Zygmunt Bauman, dal Riduci-Riusa-Ricicla (Reuse-Reduce-Recycle). E qui l’economia circolare può creare un modello di sviluppo nuovo, proficuo, in quanto riduce gli sprechi. In uno scenario in cui anche i rifiuti si trasformano da problema a risorsa.

Uno studio della Ellen McArthur Foundation (centro di ricerca sull’economia circolare) ha evidenziato come, solo in Europa, tale economia possa generare un beneficio economico da 1.800 miliardi di euro entro il 2030, dare una spinta al PIL di circa 7 punti percentuali addizionali, creare nuovi posti di lavoro e incrementare del 3% la produttività annua delle risorse. Il rifiuto è diventato simbolo dei nostri tempi nelle cose e spesso nelle persone (anche Papa Francesco ha parlato della “cultura dello scarto”) e in quanto fenomeno negativo di per sé va fronteggiato. Di fronte al ciò che non è più utile va abbandonato non si può restare spettatori ma bisogna divenire attori, ormai nemmeno più tanto per pura scelta. La vita e la cultura contadine non prevedevano il rifiuto. Perché quindi non riflettere sulla bontà di quel passato e di quei modelli? Di quei tempi più lenti e riflessivi?

Se riutilizzare (usare un oggetto che non è ancora diventato rifiuto) e riciclare (recuperare e riusare materiali di scarto e di rifiuto al fine di dare una seconda vita, uguale alla precedente o diversa, a oggetti o prodotti) si può, anche l’arte fa la sua parte.

Nel lontano 2011, avevo intravvisto una mostra a Palazzo Guidobono a Tortona, Waste – I rifiuti tra sostenibilità e arte, dove venivano esposte oltre cinquanta opere tra dipinti, sculture, opere performative e installazioni che riflettevano sulla ritrovata armonia tra uso e riciclo, tra sviluppo e sostenibilità, tra etica ed estetica, tra quotidiano e futuro. L’arte, con la sua poetica, riesce ad anticipare istanze sociali e di pensiero talora in nuce e dimostra che quando non si butta via nulla si possono fare miracoli. Anche la più piccola parte di un oggetto, quella infinitesimale, quella che pare inutile e non utilizzabile, alla fine può avere una sua ragione, un suo spazio e un suo ruolo. Può ritornare a nuova vita.

Team di Recycle Art

Ci aveva anche pensato un gruppo di artisti tedeschi, con Recycle Art, recuperando, inizialmente, tutti i componenti provenienti dalle carcasse di auto o motociclette per saldarli tra loro e creare sculture originali e uniche. Con un’attenzione maniacale per il dettaglio unita a una fervida e unica creatività, il team aveva creato autentici capolavori: un meraviglioso mondo di sculture, le cui dimensioni spaziano tra pochi centimetri e una decina di metri, fatto di fiori, animali, personaggi di fantasia, oggetti e complementi d’arredo, collocabili in una grande varietà di ambienti. Tanta creatività e bellezza al servizio del riuso.

Federico Uribe

Avevo scoperto anche un artista colombiano, un genio che trasforma rifiuti in animali, Federico Uribe, classe 1962, con il progetto Animal Farm, dove una mucca nasce dalle suole di vecchie scarpe da ginnastica, un asino riprende vita dai consumati tappi di sughero e un cane dalle mollette scolorite dalla luce del sole. L’arte dal riciclo di Uribe nasce dai suoi ricordi d’infanzia, trascorsa nella fattoria di famiglia in un villaggio vicino Bogotá. La vita in campagna ha creato in lui una particolare sensibilità per il mondo naturale, per gli animali e le creature che ci circondano, amore che l’artista riversa nelle sue sculture di rifiuti, straordinariamente dettagliate e coinvolgenti. Una rilettura del rapporto Uomo-Natura. Oggi sul suo sito si può esplorare anche la barriera corallina di plastica….

Bordalo II, Waste art fauna

Avete poi mai visto Bordalo II, l’artista portoghese, classe 1987, che crea, ricrea, assembla idee con materiale alla fine della loro storia, e prova ad infondergliene una nuova, che mira allo sviluppo della diffusione di coscienza sostenibile e del rispetto per la natura?

Anche il progetto, oggi marchio, promosso dal Gruppo Hera, SCART il lato bello e utile del rifiuto, presenta come frammenti di realtà invitino a ripensare i rifiuti.

Un percorso iniziato ormai da vent’anni e che continua oggi, con successo, con oltre 3300 artisti, designer e architetti coinvolti. Un homo faber che ritrova l’armonia tra uso e riciclo, tra sviluppo e sostenibilità, tra etica ed estetica, tra realtà e finzione, tra oggi e domani. Là dove un materiale inedito diventa spunto e nuova forma di espressione artistica e di utile comunicazione sociale. Con i rifiuti si sono interpretati contesti, ambienti e sfide sempre nuove, collaborando con artisti e studenti delle Accademie di Belle Arti come quelle di Bologna e Firenze, abili e capaci di lavorare su materiali di scarto per ricavarne opere d’arte dalle forme e dimensioni più svariate.

Le ultime mostre, di dicembre 2021, hanno visto come protagonisti l’albero di Natale di Pisa, costruito con la Fondazione Pisa, con il supporto di tanti ragazzi delle scuole secondarie di primo grado della città e Dante, a Peccioli, in provincia di Pisa.

Finzione-realtà. Opere di confine. Un bell’esperimento che riporta la bellezza, che trionfa sempre, al centro, che ricerca e ritrova un equilibrio perduto: l’arte di ricomporre il reale cercandone il futuro. Magia del divenire.

Immagine in evidenza a Parigi La Defense, 2021, tratta dalla pagina Facebook di Bordalo II

Parole a capo
Elisa Nanini: “Bucaneve” e altre poesie

“Forse solo la poesia riesce a commuovere i cuori. E i poeti forse sono i veri profeti di pace”
(Salvatore Quasimodo)

Perderti ma non perderti

Un sacchetto volato via
non è fuori posto su un albero.
A volte pensare è scivolare
nel tuo armadio disabitato,
la meraviglia pienezza di senso:
di non sola terra scrive la Terra
il rumore dell’anta
sul cemento batte le dita
e non puoi farne a meno.
Perderti ma non perderti
è forma di ogni tetto
qualcosa che assomiglia a una preghiera
grigia di parole invecchiate
l’erba del nulla
miracoloso che ci unisce. L’acqua
scricchiola sotto.
Oggi ti sento e non so dirti
più che indicibile,
dietro il nylon inarcato a ponte
volerti bene è figlio del figlio,
filo,
taglio tanto da essere vivo.

Una foglia appesa al mare

Camminavo lungo la riva ed eccola
una foglia rossissima, una fiamma
sopra l’acqua salmastra.
Guardala bene superare l’albero
orgogliosa disegnare i suoi rami
nella fragilità di onde oscillanti
scandire il ritmo rotto di un dettato
sopravvissuto, sovversivo
nel gorgheggio di insolite fronde.
Ti dirò, la pioggia non sempre vola,
è fotografia che cade dentro.
Settembre in quella foglia…
non riteneva di esserci
non si riconosceva in quella voglia
di rimanere appesa:
lotta contro i frangenti
un sorriso in apnea,
il semaforo di ogni strada
che sa di attraversare.

Ali nell’ambra

Cadono libri aperti
in un dolore d’ali nell’ambra,
qui tutta la ruvida leggerezza.
Sull’ultimo lembo lasciato
dall’alta marea
risposte e domande
del telefono spento con le lampade
cupe di sopravvivenza.
Il senso del tempo del mondo
è già difficile così, mezza
o meno
verità di tutto, ma a volte
scappiamo con qualcosa.
Guardiamo fin dove non camminiamo,
ascoltiamo il sentiero dei lupi,
i profumi più lunghi:
è già un’orchestra tra l’alba e l’acqua
il cielo senza scarpe
che si scambia di città in città
preghiere da rimarginare,
una luna troppo grande
color miele.

Bucaneve

Sotto plastica alata
che ormeggia l’assenza dei suoi colori
sulle statue, sui sassi

il viola frammentario

accompagna i respiri
in corsa, più avanti, lungo scivoli
di sarà, forse, possibile o no.

Chiudi bene la giacca
proteggiti da questo freddo ingrato
verso i fiori. La finestra si affaccia:

scorza acerba l’alba sul parco,
camminare sul soffio
è la proiezione dei nostri cieli.

Un bisbiglio di cocci,
sento ridere ancora.

Queste poesie sono tratte dall’opera prima di Elisa Nanini “Cosa resta dei vetri”, Corsiero editore, 2020.

 

Elisa Nanini (1994) è nata e vive a Modena. Laureata in Lettere moderne, prosegue attualmente gli studi umanistici in Italianistica presso l’Università di Bologna. I suoi versi sono stati selezionati nello spazio La bottega di Poesia de «La Repubblica» (Bologna, maggio 2019), nei concorsi poetici Mosse di Seppia Cafè Vol. V (2019), Rimalmezzo (2020), In memoria di Don Carlo Lamecchi (2021), Premio Pordenonelegge Poesia “I poeti di vent’anni” (2021), Biennale di Poesia “Sui Muri di Lavacchio” (2021) e nelle riviste on line «Il Visionario» (2021), «Spine Produzione» (2021), «L’Altrove» (2021), «Alma Poesia» (2021), «Mosse di Seppia» (2021), «Poesia del nostro tempo» (2021), «Laboratori Poesia» (2021) e «Tragico Alverman» (2021). Ha partecipato al Poesia Festival (ed. 2019, 2020, 2021) e al San Marino International Arts Festival (ed. 2021). Ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie Cosa resta dei vetri (Corsiero Editore 2020), con nota critica di Alberto Bertoni. È stata ospite del salotto digitale «Carta Vetrata» (2020) e di «Hermes Magazine» (2021), testata giornalistica con cui ora collabora.

La rubrica di poesia Parole a capo curata da Gian Paolo Benini e Pier Luigi Guerrini esce regolarmente ogni giovedì mattina su Ferraraitalia. Per leggere i numeri precedenti clicca [Qui]

 

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