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Nei verbali dell’ultimo meeting dell’Istituto Centrale Europeo tenutosi il 16 gennaio scorso e presieduto da Christine Lagarde c’è scritto che non ci saranno cambiamenti di politica monetaria di rilievo. Il target del 2% d’inflazione sarà ancora per un po’ all’attenzione della Bce perché appare ancora lontano dall’essere raggiunto, ma anche perché si comincia a ragionare soffusamente di un suo superamento.

Ovviamente sono accenni perché l’inflazione è uno dei nemici storici della Germania e di conseguenza appare difficile entrare in contraddizione con l’economia più importante dell’eurozona. Ma, tra le righe, la Lagarde non esclude una rivisitazione delle regole di ingaggio contro quello che, insieme al debito pubblico, è diventato il peggior mostro dagli anni ‘80.

Un interessante paper della Bis, la Banca dei Regolamenti Internazionali, il nr.339 del dicembre 2012, parla della possibilità delle banche centrali di monetizzare il debito e di rendere immuni gli stati dal default. Cioè a scadenza dei titoli di stato, e in caso di difficoltà, la banca centrale può intervenire per rinnovarli grazie alla sua capacità di creare denaro.

Per fare un esempio pratico, il bilancio dello Stato italiano prevede una spesa annuale di circa 900 miliardi di cui 500 escono per coprire le esigenze proprie di uno stato (welfare, stipendi, pensioni, ecc.) e 400 per rinnovare i titoli in scadenza che poi alimentano altro debito grazie agli interessi e agli interessi sugli interessi. La Banca centrale Europea potrebbe permettere a Bankitalia di rinnovare questi titoli, senza le tante storie a cui ci hanno abituato, vendendone una parte ai cittadini e tenendosene una parte per se (monetizzandoli).

Una mossa del genere, ovvero il ricorso parziale al mercato o addirittura nessun ricorso al mercato, è pienamente legittima, possibile e in alcuni casi sarebbe persino auspicabile. Il problemone, per dirla alla Cottarelli ma non nascosto nemmeno dalla Bis, potrebbe essere l’inflazione, il mostro contro cui combatte la nostra Bce. Cioè se si crea moneta invece di utilizzare quella che già è in circolo, si rischia di causare un aumento generalizzato dei prezzi.

Lo statuto della Banca Centrale dei Paesi europei prevede lotta dura all’inflazione ma messo a confronto con il paper della Banca dei Regolamenti Internazionali (che in fondo è la Banca Centrale delle banche centrali) dovrebbe far comprendere che siamo di fronte a scelte e non a necessità assolute e perenni nel tempo. Quindi tale statuto potrebbe tranquillamente essere cambiato in caso di adozione di differenti teorie economiche o di eventi congiunturali che richiedano specifiche politiche economiche. In termini pratici e popolari, cosa fa la Bce e quali conseguenze poi sopportano i cittadini è una scelta politica che implicitamente favorisce una classe sociale rispetto ad altre. E’ una scelta anche la lotta all’inflazione ma viene fatta passare per necessità.

Quello che ho scritto in tema di “classi sociali” non farà sobbalzare dalla sedia nessuno, ma lo ha fatto quando una scuola di Roma ha diviso gli studenti ai fini statistici a seconda del censo a cui appartengono. Questo vuol dire che è accettabile il fatto che l’intero sistema tuteli i ricchi e svantaggi i poveri ma ci arrabbiamo quando ne vediamo qualche conseguenza. Tra l’altro ci fa rabbia la divisione per censo ai fini statistici anche se magari rappresenta solo la realtà, di cui non ci occupiamo e che ci interessa un po’ di meno evidentemente.

Il comportamento della Bce decide quale classe sociale avvantaggiare e in ultima analisi anche se ognuno di noi dovrà curarsi presso un ospedale pubblico che funziona a perfezione, in uno che funziona malissimo, in una struttura convenzionata oppure in una completamente privata e a nostre spese. Comportamenti e logiche conseguenze che attengono a scelte di censo a cui hanno partecipato le istituzioni delegate a più alti e oscuri livelli. Dove eravamo quando questo accadeva?

La politica monetaria sta modellando la società mentre il popolo si accontenta di occuparsi di episodi, di fatti laterali che non intaccano il sistema per cui non cambiano la direzione che sta prendendo il quotidiano. Noi ci troveremo ben presto in una società basata completamente sul censo, da una parte chi guadagna 800 euro al mese, senza assistenza pubblica o scuole decenti, e dall’altra chi guadagna tanto da non essere più visibile. In mezzo tante persone che galleggiano e che non faranno la differenza perché impegnati con Sanremo o con le manifestazioni di piazza delle sardine o dei pinguini. Indignarsi per le ovvie conseguenze della nostra incapacità di analisi della società non serve proprio a niente se non a permettere il galleggiamento di cui dicevo sopra.

La lotta all’inflazione ha semplicemente costruito un muro tra chi difende i grandi patrimoni e chi si vede costretto a convivere con alta disoccupazione, bassi salari e pochi servizi. La politica monetaria lasciata in mano ai mercati e alla finanza sta costruendo, o forse ha già costruito, un nuovo ordine mondiale. In sintesi la politica decide che la Bce tuteli finanza, mercati e concorrenza, istituisce il Mes perché faccia a pagamento quelle cose che la Bce potrebbe fare gratis, finge di occuparsi dei problemi del popolo ma diminuisce la capacità di intervento dello Stato con la privatizzazione persino della politica monetaria mentre i cittadini, giustamente confusi, si schierano dalla parte di Accelor-Mittal e di Atlantia che tengono bassa l’inflazione.

A questo punto informarsi se a Sanremo ci sarà o meno la Gregoracci o la Jebreal mi sembra la cosa migliore da farsi

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Claudio Pisapia

Dipendente del Ministero Difesa e appassionato di macroeconomia e geopolitica, ha scritto due libri: “Pensieri Sparsi. L’economia dell’essere umano” e “L’altra faccia della moneta. Il debito che non fa paura”. Storico collaboratore del Gruppo Economia di Ferrara (www.gecofe.it) con il quale ha contribuito ad organizzare numerosi incontri con i cittadini sotto forma di conversazioni civili, spettacoli e mostre, si impegna nello studio e nella divulgazione di un’informazione libera dai vincoli del pregiudizio. Cura il blog personale www.claudiopisapia.info

Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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