Cisgiordana: raccogliere olive prima dell’alba
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Prima dell’alba.
In Cisgiordana gli agricoltori di Burin raccolgono le olive al buio.
Oggi si vota in Israele. Un appuntamento decisivo per capire se il lungo regno del corrotto e guerrafondaio Benjamin Netanyhau avrà fine e si potrà aprire finalmente uno spiraglio di pace. In questi giorni l’esercito israeliano ha ripreso con forza la sua avanzata in Cisgiordania, seminando morte e distruzione, ma la vita dei palestinesi continua, deve continuare: è la stagione della raccolta delle olive, non si può aspettare, ma bisogna raccogliere al buio per non incorrere negli attacchi del coloni israeliani.
Come segno di resistenza e di speranza, pubblichiamo una bellissima testimonianza racconta da ACS – Associazione di Cooperazione e Solidarietà , una ONG laica e senza scopo di lucro che da oltre 20 anni opera nelle zone critiche del Sud del Mondo con progetti di emergenza e di sviluppo sostenibile.
Redazione di Periscopio
In Cisgiordania anche un gesto antico come raccogliere i frutti dei propri alberi può diventare un atto di resistenza. Da Burin una storia che racconta cosa significa, concretamente, “coltivare solidarietà”. Ci sono gesti talmente normali che difficilmente li associamo alla parola coraggio … alzarsi la mattina, andare nel proprio campo, stendere le reti sotto gli alberi e raccogliere le olive.
A Burin, villaggio palestinese a sud di Nablus, anche questo può diventare pericoloso.
Burin è circondata dagli insediamenti israeliani di Yitzhar e Har Bracha e da diversi avamposti. e da diversi avamposti coloniali, il villaggio è da anni teatro di violenze da parte dei coloni, attacchi agli agricoltori, distruzione degli ulivi e restrizioni all’accesso ai terreni agricoli. Gli agricoltori devono confrontarsi con aggressioni, distruzione degli ulivi e limitazioni nell’accesso ai terreni. Nel 2025, a Burin circa 300 dunum di oliveti (30 ettari) sono rimasti senza raccolta dopo che gli agricoltori palestinesi erano stati costretti a fermarsi, nei pressi dell’insediamento di Yitzhar.
Per gli agricoltori di Burin, questi episodi hanno trasformato la raccolta delle olive in una questione che riguarda non soltanto il sostentamento delle famiglie, ma anche la loro incolumità.
Consapevole dei gravi rischi per la sicurezza, l’Unione dei contadini palestinesi (Palestinian Farmers’ Union – PFU) ha incluso Burin nel proprio progetto di protezione degli agricoltori attraverso l’accelerazione della raccolta collettiva delle olive. L’iniziativa sostiene le comunità più esposte, aiutando gli agricoltori a completare la raccolta più rapidamente e a ridurre il tempo durante il quale rimangono esposti alle intimidazioni e agli attacchi dei coloni.
Per un gruppo di agricoltori che lavora ad Al-Jir, un’area agricola adiacente all’avamposto coloniale di Giv’at Ronen, i rischi erano così elevati da spingerli a raccogliere le olive mentre gran parte del villaggio dormiva ancora.
Entravano nei loro terreni alle quattro del mattino e se ne andavano prima dell’alba.
Alle 4:00, protetti dall’oscurità, gli agricoltori hanno iniziato a raccogliere le olive. Avevano soltanto tre ore, dalle 4:00 alle 7:00, per raccogliere quanto più possibile prima che facesse giorno, quando temevano che il rischio di attacchi da parte dei coloni sarebbe aumentato.
Ogni minuto contava.
Si spostavano rapidamente da un albero all’altro, consapevoli che il tempo a disposizione per raccogliere i frutti della propria terra era limitato. Non seguivano i ritmi abituali della stagione olivicola: erano la paura della violenza e la necessità di ridurre al minimo l’esposizione agli attacchi a dettare i tempi del lavoro.
In sole tre ore hanno raccolto le olive di circa nove dunum, ottenendo circa 600 chilogrammi di prodotto.
Per gli agricoltori palestinesi è un risultato importante. Sono tornati a casa con il loro raccolto. Ma la loro esperienza solleva una domanda che va ben oltre quei tre chilogrammi per ogni dunum, o quelle tre ore di lavoro:
Perché gli agricoltori dovrebbero aspettare il buio per raccogliere le olive che crescono sulla propria terra?
Articolo e foto a cura di ACS – Associazione di Cooperazione e Solidarietà
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Articolo segnalato da Piergiorgio Cipriano


















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