Parole a capo < br > Un poemetto di Cristina Simoncini e un ricordo di Mariella Bettarini scritto da Elisa Donzelli
Parole a capo /
Un ricordo di Mariella Bettarini e un poemetto di Cristina Simoncini

Nel 2006, la Bettarini diceva di sé “Vivo e lavoro a Firenze (dove fino al ’92 ho insegnato nelle scuole elementari), città dove sono nata il 31 gennaio 1942.
Dopo una parentesi torinese negli anni dell’infanzia e un doloroso soggiorno di tredici anni a Roma, e dopo corroboranti esperienze nella mia città natale (la città di La Pira e di don Milani, di padre Balducci e dell’Isolotto: le mie radici), nel 1973, in un postsessantotto colmo di disperate speranze, con alcuni amici scrittori diedi vita a “Salvo imprevisti”, quadrimestrale (12/11/06), fascicoli monografici dedicati a temi come “Cultura e meridione”, “Donne e cultura”, “Dopo il sessantotto”, Pasolini, “Poesia e inconscio”, “I bambini/la poesia”, “Poesia e teatro”, “Poesia e follia”, “Del tradurre”, ecc: Ho, infatti, sempre sentito strettissimamente connessa la mia ricerca etico-estetica con il rovello, la ricerca, l’esperienza etico-culturale di altre persone (prima che poeti/scrittori), in una comunitaria, non competitiva passione insieme letteraria e sociale.
Dal 1992 “Salvo imprevisti” si chiama “L’area di Broca”, semestrale che privilegia temi scientifico/conoscitivi, oltre che letterari.
Intanto, dal 1961 scrivevo molto, soprattutto poesia (ma anche prosa creativa e critica: recensioni prefazioni, brevi saggi), leggevo moltissimo, traducevo la Weil, partecipavo attivamente, su fogli e riviste, al dibattito in corso sui sempre difficili rapporti tra letteratura e società.
Da allora ad oggi ho pubblicato ventisei titoli di poesia, sette tra libri e plaquettes di narrativa,due di saggistica (sulla condizione della donna e la sessualità nel 1978 e nell’80 una serie di interviste a 33 poeti di varie generazioni); ho partecipato a dibattiti, letture pubbliche, convegni, ecc.
Poiché credo nella cooperazione culturale (e amo profondamente la scrittura degli altri), sono sempre stata contraria ai premi letterari. Così, dal 1984, in questa linea di intensa partecipazione e collaborazione, assieme a Gabriella Maleti (che ne è stata l’ideatrice) curo la piccola Editrice Gazebo, che ha collane di scrittura creativa e critica. Nel 1996, con i genitori di Alice Sturiale, ho curato Il libro di Alice (ripubblicato da Rizzoli nel 1997).
Oggi (inizi del 2006) continuo a lavorare molto, ad amare la parola: scritta, letta, orale, creativa, saggistica, epistolare. La parola/segno. La parola/bi-sogno. La parola/intenzione di dialogo, affinità, amore. Così come amo da sempre l’archeologia, l’arte, la botanica, l’astronomia, la fotografia, il cinema e la matrice poliedrica di tutto questo: la misteriosa/”naturale” natura: dall’infinitamente grande e lontano, interstellare, invisibile, all’infinitamente piccolo e prossimo (anch’esso talora invisibile). Parola che si fa carne. Carne (minerale, vegetale, animale) che si fa parola. Misteriosamente. A specchio.”
(Poemetto inedito di Cristina Simoncini)
IN CAMPAGNA
1.
Col gesto affonda un semicerchio
nel verde, la bimba impugna la falce
e fa lo stesso, l’erba raccolta in grembo
sfamerà i conigli, lei ha imparato
ad aprire la gabbia – mentre i musetti
la osservano, impauriti.
2.
Il baffo di vernice sulle ali
dei polli che becchettano nell’aia
è il magro segno della proprietà.
Osservando l’altalena che oscilla
sghemba sull’area, il fotogramma si alza
e si abbassa mostrando la mescolanza
dei volatili, il vagare a vuoto
dell’ultima gente di campagna.
3.
Si sporge sui covoni di fieno
e guarda suo cugino che ridendo
si è tuffato in basso, sembra un burattino,
è settembre, forse, ancora caldo,
odore di animali e la paura che arrivi
lui, una nuvola d’ira, il forcone,
la distanza dall’infanzia non si colma.
4.
Scappa fino alla recinzione elettrica,
la affascina il grugnito, focalizza
i margini del bosco, il filo spinato,
sa che non deve avvicinarsi,
grida il suo nome, è arrivato a riprenderla,
forse uno sculaccione, non ricorda
non ha mai avuto le gambe così piccole,
come se tutto lì intorno la annientasse.
Quanto la trascina percepire
il reale come tale, un vento di cose.
La lontananza, non volere niente.
5.
Si sporge – le mani
sulla rete – è preoccupata
le ali spuntate la rendono più docile.
È andato a riprenderla.
Ora le sta davanti famelico
la bocca asciutta dalla rabbia
una solenne onnipotenza
alza il braccio e configge
la tortora con forza sul selciato
un ventaglio di sangue si diffonde
la testa sconfitta ciondola a lato
l’urlo ghiacciato nella bambina
si articola in vuoto cocciuto
i passi sembrano cadere
da una cornice di lentezza.
6.
È legato alla quercia da una corda,
domestico vuol dire a disposizione.
Qualcuno va su, a turno
– gli adulti all’oscuro –
provare ad allungare la ciotola,
nel caldo afoso dell’estate dire
Non più di lì, non tradire il confine.
Invece se n’è andato,
nessuno a casa intendeva accudirlo,
pensavano che già ci sono i figli.
7.
Lei, i passi, sembrano far strada
a una punta di disagio. Lo noti dalla foto.
Ad esempio, il vestito della donna
non c’entra niente con l’occasione.
L’erba secca da lontano ricorda
la savana, lui fischia a un cardellino
mentre la bimba sfodera bastone
e sguardo da esploratrice,
stanno distanti e in fondo pensano
che quello sia un mortorio, da dimenticare.
Cover: https://pixabay.com/it/photos/agnello-pecora-recinzione-451982/
Cristina Simoncini è nata a San Giovanni Valdarno (Arezzo) nel 1966. Vive a Terranuova Bracciolini. Ha pubblicato poesie su riviste cartacee (Il Foglio Clandestino, Nova), su alcune antologie e su molti spazi virtuali (tra le quali Avamposto, Limina Mundi, Larosainpiu, Circolare Poesia). Linea di mira (Pietre Vive Editore, 2025) è la sua prima opera poetica. In “Parole a capo” sono state pubblicate alcune sue poesie il 6 aprile 2023.
Ringrazio Cristina Simoncini per avermi autorizzato la pubblicazione.
Per rafforzare il sostegno al progetto, invito, nella massima libertà di adesione o meno, a inviare un piccolo contributo all’IBAN: IT75P0538713004000003826665
















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