Un museo sbagliato: anche l’opuscolo tradisce Marfisa D’Este
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Un museo sbagliato: anche l’opuscolo tradisce Marfisa D’Este
Molto è stato detto sul restauro e nuova sistemazione della palazzina di Marfisa, dopo la distruzione dell’allestimento Barbantini compiuta dall’attuale, incompetente, amministrazione ed eseguita da funzionari consenzienti.
Qualche cosa ancora si può notare…
Nella visita alla Palazzina gentilissimo personale distribuisce una Guida del Museo, sia in italiano che in inglese.
Uno primo sconcerto è provocato dalla immagine in copertina. La didascalia spiega: Mario Capuzzo , Ritratto di nobildonna (Marfisa d’Este) 1938.
Si tratta di una informazione (volutamente?) incompleta e frastornante. Nel 1938 Alfonso Lazzari ritrova a Mantova un ritratto di dama che sostiene essere quello di Marfisa. “Si direbbe che, per virtù di un fato benigno, nel tempo stesso in cui Ferrara, per opera del suo maggiore Istituto di credito e del suo benemerito Presidente, On. Sen. Pietro Niccolini, si apprestava a ridonare alla Palazzina di Marfisa l’antico decoro, sia emersa dalle tenebre dell’oblio anche l’immagine della celebre principessa estense.”
L’invenzione di Lazzari si inserisce nel sistema di adattamenti, vere e proprie falsificazioni, che senza remore vengono adottate nell’allestimento della Palazzina. Cito il Ritratto di Livia Martinengo dal quale viene cancellata la scritta identificativa;
la copia del Carro del Sole di Palazzo Te a Mantova che diviene Il viaggio di Fetonte;
lo smembramento della copia della Battaglia delle Amazzoni di Rubens che, tagliata, viene inserita in cornici alla sansovina col titolo generico di battaglie.
Il presunto ritratto di Marfisa viene prestato da Mantova in occasione della inaugurazione della Palazzina, prima della restituzione, ora in Palazzo Ducale, viene commissionata al pittore Capuzzo la copia che ora campeggia nella copertina dell’opuscolo e che si ritrova nella sala. .
Non di Marfisa si tratta ma della copia da un ritratto del pittore fiammingo Antonhis Mor (1517-1577); la maggior parte della critica propone di riconoscervi il Ritratto di Louise de Lorraine (1553-1601) moglie di Enrico III e regina di Francia dal 1575 al 1589.
Ovviamente nessun legame con Ferrara, il pittore non fu mai in Italia, Se ne vedano gli estremi nel Catalogo generale del Palazzo Ducale di Mantova (2011)
Forse un cenno doveva essere fatto. Una Guida al Museo dovrebbe dare notizie utili alla conoscenza delle opere e dei criteri e delle ragioni dell’allestimento, Nulla di tutto questo.
Si tace, perché?, sulle motivazioni politiche che indussero il fascismo ferrarese e il suo capo Italo Balbo, a volere fortemente, nonostante molti consiglieri della banca finanziatrice optassero per un’opera di beneficenza, il restauro della Palazzina sino al mutamente dell’iniziale destinazione da museo lapidario a quella di dimora estense: epoca in continuità della quale il nuovo regime si richiamava sotto la guida del ‘Novecentissimo Astolfo’.
Nulla si dice delle ragioni critiche che hanno portato a ridurre il nuovo ordinamento a sede staccata dei musei civici.
Se ne parla come se fosse il naturale proseguimento ed ampliamento del disegno iniziale. Barbantini aveva invece scritto: “D’altronde è pur vero che la Palazzina per le accennate caratteristiche dei suoi locali manca dei requisiti indispensabili per costituire la sede di un museo.” (1938).
L’intervento ricostruttivo dei pittori Giuseppe Mazzolani (1842-1916), Enrico Giberti (1881- ?), Augusto Pagliarini (1872-1960) andava evidenziato perché, intervenendo sulle modeste tracce sopravvissute della bottega dei Filippi, questi autori seppero esprimersi con arguzia ed ironia pur mantenendo coerenza con il tessuto originario. Perché non dire che gran parte della decorazione pittorica è opera loro?
Parlando di Marfisa e le arti era necessario uscire dalla genericità di elenchi di nomi per citare qualche opera; ricordo che la tradizione voleva che nella loggia fosse stata rappresentata per la prima volta l’Aminta del Tasso, del poeta sono numerosi i sonetti in lode di Marfisa: almeno uno poteva essere riprodotto. Non supplisce una voce recitante. Cito:
Torquato Tasso, Loda la Signora Donna Marfisa d’Este Cybo, marchesa di Carrara:
“Ha gigli e rose ed ha rubini ed oro / e due serene stelle e mille raggi / il bel vostro purpureo e bianco viso: / onde sua primavera è ‘l suo tesoro // e gemme i vaghi fiori e lieti maggi / lucide fiamme son di paradiso: / ma ‘l più bel pregio è la virtù de l’alma / ch’è di se stessa a voi corona e palma. // La natura v’armò, bella guerriera, / e strali sono i guardi e nodi i crini, / e le due chiare luci ambe facelle :/ e’n vostro campo è ne la prima schiera // l’onor, la gloria, e stanno a lor vicini / gli alti costumi e le virtuti anch’elle: / ed un diaspro intorno il cor v’ha cinto, / e voi sete la duce, Amore il vinto. ”
Nella ‘Sala dei Banchetti’ la scena che segue alla gara fra Apollo e Pan e suo proseguimento non è Apollo che scortica Marsia ma che scortica Tmolo, il quale aveva avuto l’ardire di dare la vittoria a Pan. Un tipico errore da semicolti.
Trovo futile continuare ad inseguire, nelle pagine della Guida (?), omissioni, lacune, notizie monche, incertezze. Registro che in nessuna parte vi sono nuove acquisizioni critiche, nuovi dati documentari: le attribuzioni e le identificazioni riproducono quanto era già apparso in letteratura; penso che gli estensori si siano rifatti, senza citarlo, al bel volume, dedicato alla Palazzina, curato da Anna Maria Visser Travagli nel 1996.
Si pone, a questo punto, un problema di etica professionale; gli autori (taccio i quattro nomi) non pongono, in chiusura del volumetto, alcuna indicazione bibliografica: un modo per fare intendere al lettore che tutto quanto appare nelle oltre trenta pagine è frutto di autonoma ricerca. Come abbiamo visto così non è; nulla vi è di originale: volersi rivestire di panni non propri non è un bell’esempio di comportamento professionale.
La pubblicazione è un maldestro e goffo tentativo di giustificare un intervento di restauro almeno opinabile; di accreditarsi come competenti specialisti attivi nel settore.
Volutamente mi limito all’esame della Guida; tralascio ogni considerazione sull’allestimento sul quale mi sono già espresso in altra sede.
Per completezza di informazione, a sostegno, aggiungo una essenziale bibliografia, ordinata cronologicamente:
Bibliografia:
Nino Barbantini, La poesia del sonno, Ferrara 1905
Nino Barbantini, Per la Palazzina di Marfisa, Ferrara 1908
Giuseppe Agnelli, Omaggio a Marfisa d’Este, Faenza, Fratelli Lega editori 1938
Italo Balbo, Il volo di Astolfo, Ferrara 1938
Nino Barbantini, Il restauro della Palazzina di Marfisa, Ferrara, 1938
- Bombardi, Tre secoli di leggenda. Marfisa da Este Cybo ultima principessa d’Este a Ferrara, Ferrara 1938
Alfonso Lazzari, Il ritratto di Marfisa d’Este, Faenza, Fratelli Lega editori 1938
Gualtiero Medri, La palazzina di Marfisa, Ferrara 1938
Torquato Tasso,Opere a c. di Bruno Maier, Milano, Rizzoli editore v. I 1963 p. 945
Ranieri Varese, Ferrara. Palazzina Marfisa, Bologna, Calderini 1980
Palazzina di Marfisa d’Este a Ferrara. Studi e catalogo a c. di Anna Maria Travagli Visser, Ferrara, Fondazione Cassa di Risparmio 1996
Gian Ludovico Masetti Zannini, Marfisa da Este Cybo. ‘gentil fu da che nacque’, Ferrara, Este edition 2008
Stefano Occaso, Museo di Palazzo Ducale di Mantova. Catatlogo Generale delle collezioni inventariate: dipinti fino al 19. secolo, Mantova Publi Paolini 2011
Ranieri Varese, Attorno a Nino Barbantini e alla Palazzina di Marfisa d’Este “Artes. Periodico annuale di storia delle arti” n. s. 2024 I pp. 133-150
Palazzina Marfisa d’Este. Guida al Museo, Ferrara, Musei d’Arte Antica 2025
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Cover: Scuola dei Filippi, Ritratto di Marfisa d’Este bambina (particolare), Ferrara, Palazzina di Marfisa d’Este
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