Aldo Cazzullo e la bellezza fuori dal mondo.
Considerazioni di uno spettatore.
Aldo Cazzullo e la bellezza fuori dal mondo.
Considerazioni di uno spettatore.
In un mondo nel quale le guerre, invece di chiudersi, si allargano; mentre le popolazioni soffrono, le persone muoiono, le istituzioni sembrano assenti, impotenti o complici, può parere futile prestare attenzione a manifestazioni che divengono laterali rispetto alle tragedie delle quali siamo spettatori, spesso impotenti. Sono ben consapevole di tutto questo.
Credo tuttavia sia necessario mantenere lo sguardo e tentare verifiche anche su momenti e situazioni che oggi possono apparire laterali ma che contribuiscono a formare opinioni e convinzioni; forme di operazioni culturali che tentano di incidere sul nostro modo di pensare, sulla nostra capacità di riconoscere e di valutare.
Ho seguito e seguo con partecipazione convinta la trasmissione Una giornata particolare condotta da Aldo Cazzullo; con qualche rammarico tento di segnalare la, a mio parere, inadeguatezza, didattica e culturale, della puntata di mercoledì 25 febbraio dedicata alla bellezza.
Credo che il pubblico, ne faccio parte, sia abbastanza consapevole e avvertito per non credere in una ‘bellezza’ al di fuori della storia, riconoscibile al di là dei contesti. Andava spiegato come Michelangelo o Raffaello o gli altri citati, hanno imparato il mestiere; quali erano le conoscenze e gli strumenti che hanno consentito di raggiungere quei risultati. Quali erano le tecniche che hanno permesso di dare forma alle idee. Quale il ruolo delle diverse committenze, le quali hanno autorizzato la realizzazione delle opere. Banalmente, se il Papa non concedeva il muro, il Giudizio universale non ci sarebbe stato.
Andava ricordato il sistema delle corporazioni che reggeva la attività, variamente nei secoli. Quali erano, nel tempo, i sistemi di pagamento; ad esempio a Ferrara la realizzazione degli affreschi di palazzo Schifanoia fu pagata a metro lineare. Quale il ruolo sociale dell’artista. Quale il mutamento di considerazione nei diversi periodi. Altro ancora si potrebbe aggiungere, penso ad esempio all’importanza del collezionismo per la conservazione e la proposizione delle opere, per formare un senso comune.
L’opera, le opere, anche quelle con la maiuscola, si formano attraverso il concorrere di plurime intenzioni, le quali mutano con il variare dei tempi e dei contesti: un procedimento che non può essere schematizzato, ma che va, volta per volta, riconosciuto. Allo spettatore debbono essere forniti gli strumenti critici per potere capire il percorso e i risultati. L’autore vive nella società, non può esserne astratto.
Nulla di tutto questo: è stata indicata l’immagine di un eroe, al di fuori della storia e di ogni rapporto sociale. Una proposta che storici e critici hanno da tempo superata e che un poco stupisce venga riproposta.
In copertina: Raffaello Sanzio, La scuola di Atene (particolare), Musei Vaticani. – Foto Art & Tradition Tours
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