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A pensarci bene /
La richiesta scomoda di Pedro Sánchez

A pensarci bene /
La richiesta scomoda di Pedro Sánchez 

di Antonio Micciulli*
(tratto dalla sua pagina Facebook )

Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha chiesto all’Unione Europea di allontanarsi da Israele, sostenendo che Tel Aviv non rispetta più i diritti umani e il diritto internazionale.
La proposta è che l’UE ritiri l’Accordo di associazione UE-Israele, che è alla base delle relazioni commerciali e politiche tra l’Unione e Tel Aviv dal 2000.
Non una dichiarazione generica, ma una proposta politica concreta che arriverà martedì sul tavolo dei ministri degli Esteri europei.
È una presa di posizione netta, rara e per questo scomoda. Ma è anche una presa di posizione necessaria.
In cosa consiste l’accordo UE-Israele?
In breve, l’Unione Europea tratta Israele come un partner privilegiato, gli garantisce vantaggi commerciali, cooperazione scientifica, dialogo politico rafforzato.
In cambio chiede una cosa fondamentale: il rispetto dei diritti umani.
Questo non è un dettaglio scritto in piccolo. È il cuore dell’accordo stesso. Senza quel rispetto, l’accordo perde senso.
Qui arriva la domanda che Sánchez pone con brutalità politica: può l’UE continuare a considerare Israele un partner mentre Gaza viene devastata, i civili muoiono a migliaia, gli aiuti umanitari vengono ostacolati e il diritto internazionale ignorato?
Da anni Israele gode di una sorta di immunità politica in Europa. Condanne verbali, “preoccupazioni”, “inviti alla moderazione”.
Ma nei fatti, nulla cambia: gli accordi restano intatti, le relazioni continuano come se nulla fosse.
Sánchez rompe questo schema. Dice una cosa semplice e comprensibile a chiunque: se violi sistematicamente i diritti umani, non puoi essere trattato come un partner affidabile.
Vale per la Russia, perché non dovrebbe valere anche per Israele?
Criticare il governo israeliano significa rifiutare l’idea che tutto sia permesso, che ogni azione militare sia giustificabile, che le vittime civili siano un “effetto collaterale” accettabile.
Sánchez non parla da ideologo. Parla da capo di governo che richiama l’Europa ai suoi stessi principi: legalità internazionale, tutela dei civili, rifiuto delle punizioni collettive.
La proposta spagnola mette l’UE davanti a una scelta che non può più rimandare. Continuare con l’ipocrisia, oppure ammettere che i valori europei non possono essere selettivi. Non possono valere solo quando è politicamente conveniente.
Sospendere l’accordo non ferma da solo il genocidio. Ma manda un messaggio chiarissimo: l’Europa non è complice. Il rispetto dei diritti umani non è uno slogan, ma una condizione reale.
Questa posizione dà fastidio perché rompe equilibri e costringe governi a prendere posizione. Perché smaschera anni di doppio standard. E perché dimostra che un leader europeo può ancora dire: “Basta”.
In un’Europa incerta, Pedro Sánchez sceglie il coraggio politico. E lo fa parlando una lingua che tutti possono capire: quella della responsabilità.
Se l’Unione Europea non è capace di sospendere un accordo quando i suoi valori vengono calpestati sotto le bombe, allora a cosa servono quei valori?
È questa la domanda che Sánchez pone. Una domanda che riguarda tutti noi.
Antonio Micciulli*
Regista, nato nel 1976. Inizia a lavorare giovanissimo: è ancora minorenne quando bussa alle porte delle grandi aziende del settore videoludico per mettere insieme i capitali necessari a realizzare la sua idea, un mensile specializzato sulla falsariga delle grandi riviste nazionali che segue da tempo. Poco dopo si trasferisce da Cosenza a Roma per collaborare proprio con una di queste riviste. Nel ’96 comincia a collaborare per la neonata rivista di cinema «Set» realizzando servizi di copertina e interviste per il periodico, lavorando contemporaneamente per Radio Italia network come autore e conduttore del programma Babylon, striscia quotidiana di venti minuti dedicata al mondo del cinema. Lascia infine il lavoro come giornalista per poter scrivere la sua prima sceneggiatura: Piccolo manuale di tattica e strategia militare.
Cover: Pedro Sanchez al Parlamento Europeo – foto di Flickr 
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