Ad oggi, le condizioni di salute dei volontari in sciopero stanno peggiorando rapidamente. Nella giornata di ieri sono stati segnalati diversi episodi di svenimento, che hanno colpito in particolare le donne. Nonostante la gravità del deterioramento fisico, le autorità libiche continuano a negare qualsiasi monitoraggio medico indipendente. Nessun team sanitario esterno è stato autorizzato a visitare i detenuti. I medici presenti all’interno della delegazione stessa sono costretti a monitorare e assistere i propri compagni in condizioni critiche, pur essendo essi stessi estremamente debilitati.
Reclusi in “siti neri” e sottoposti a guerra psicologica
I volontari sono attualmente detenuti in una struttura carceraria isolata e non civile gestita dal Ministero dell’Interno, nota localmente come “black site” (sito nero). Privati dei loro diritti fondamentali, i delegati stanno affrontando una sistematica campagna di pressione psicologica e interrogatori intensivi.
Queste sono le informazioni che provengono dalla struttura dove sono sequestrati:
Isolamento totale: i detenuti rimangono completamente tagliati fuori dal mondo esterno, senza alcun contatto con le proprie famiglie e senza accesso a una rappresentanza legale indipendente.
False speranze strumentalizzate: le autorità stanno deliberatamente sommergendo i volontari di informazioni contraddittorie, promettendo ripetutamente il rilascio ogni due giorni per minarne la resistenza psicologica.
Manipolazione giudiziaria: ai detenuti è stato comunicato che compariranno davanti a un tribunale il prossimo martedì. Tuttavia, alla luce di una costante serie di inganni amministrativi, i volontari ritengono che si tratti dell’ennesima tattica volta a destabilizzarli emotivamente e a prolungare la loro detenzione arbitraria.
Le origini della crisi
La crisi è iniziata il 24 maggio, quando una delegazione negoziale composta da dieci membri si è avvicinata a Sirte in buona fede per discutere con le autorità libiche il passaggio sicuro del convoglio umanitario. Invece di essere accolta per il dialogo, la delegazione è stata caricata con la forza su furgoni senza contrassegni e fatta sparire.
Ai dieci delegati si aggiunge Mehdi Bouzguenda, volontario tecnico tunisino di 24 anni, arrestato il 19 maggio mentre rientrava nel proprio Paese. Il 2 giugno la loro
detenzione arbitraria è stata prorogata di ulteriori dieci giorni con il pretesto di presunte violazioni delle norme sull’immigrazione, nonostante tutti i volontari fossero in possesso di visti validi e fossero entrati legalmente nel Paese.
La Global Sumud Flotilla avverte le autorità libiche e il Ministero dell’Interno che esse portano la piena responsabilità giuridica e morale per la vita e l’integrità fisica di questi operatori umanitari internazionali. Uno sciopero della fame e della sete può avere conseguenze rapidamente fatali; senza un intervento immediato, questa crisi umanitaria rischia di trasformarsi in una tragedia.
Chiediamo con urgenza:
- L’immediato accesso di osservatori medici indipendenti
- L’accesso dei rappresentanti consolari internazionali
- Il rilascio immediato e incondizionato degli 11 volontari detenuti
In copertina: Foto di https://globalsumudflotilla.org/

















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