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Esce in libreria il 12 luglio, con Orecchio Acerbo editore, “Voi”, di Armin Greder: storia di una società a responsabilità illimitata

“Quando vedo qualcosa che mi fa arrabbiare, allora scrivo un libro!” Questo è il filo rosso che lega quasi tutte le ultime pubblicazioni di questo grande autore, lo svizzero cittadino del mondo Armin Greder, capace di guardare dritto negli occhi l’umanità intera. Con spietatezza, senza guardare in faccia nessuno, senza remore, senza, perdono alcuno.

E “Voi” è un albo davvero arrabbiato, pagine che raccontano, in toni e colorì scuri-oscuri-chiaroscuri, la storia e l’evoluzione di una società a responsabilità illimitata.

Non una voce sola, ma il coro di un intero continente che, nel tempo, l’Occidente strapotente ha sfruttato, bruciato, annientato, distrutto, conquistato: a partire dai primi colonizzatori che arrivarono in Africa con la Bibbia, imponendo il loro credo, seguiti da chi li rese schiavi e poi gli concesse un’indipendenza solo fittizia. La realtà è ben altra, dietro alcuni fantocci ella stessa specie. A cambiare, solo il colore della pelle dei nuovi padroni.

“Quando i missionari giunsero, gli africani avevano la terra e i missionari la Bibbia. Essi ci dissero di pregare a occhi chiusi. Quando li aprimmo, loro avevano la terra e noi la Bibbia”  –  Jomo Kenyatta

E poi ancora lo sfruttamento delle ricchezze, il finanziamento di bande, di guerre e armi, nascondendo le coscienze dietro la bandiera della cooperazione. Saccheggi per procura.

Catene, frontiere che si rinforzano, muri che si alzano, fili spinati che avvolgono anime senza futuro né speranza, lager in cui rinchiudere e tenere la pressione lontana e invisibile, nell’ipocrisia generale.

“Quanto a voi, impantanati nel comfort del vostro torpore conservatore, protetto da pattuglie di frontiera e funzionari dell’immigrazione, pensate a innaffiare il prato e alle vacanze al mare”

L’inferno come unica eredità, altro che miti, guerre combattute per altri, eccidi, promesse non mantenute di rimediare agli errori, bandiere altrui, bandiere vuote. Convegni, intorno a banchetti e cocktail, per parlare di riduzione del debito, con commoventi editti sui diritti umani e le ingiustizie.

E, superati i mille ostacoli, arriva lo sfruttamento del lavoro per il benessere: quello, sempre e solo, dell’Occidente. La fatica di tanti per la serenità di pochi.

Non avere nulla significa non poter perdere nulla e quelle voci lo diranno, sempre e comunque, finché c’è respiro. Anche se saranno cibo per pesci del mare di qualcuno.

“… mentre voi pubblicate selfie su Facebook e guardate reality su schermi da 55 pollici, la coscienza catatonica, ignari delle migliaia di noi che avete condannato a morte c h i u d e n d o o c c h i, o r e c c h i e e b o c c a”.

Armin Greder, Voi, Orecchio Acerbo editore, Roma, 2024, 48 p. – In libreria dal 12 luglio

Armin Greder

Graphic designer e illustratore, nato in Svizzera, emigrato in Australia, poi trasferitosi in Perù, oggi vive in Italia, a Mazara del Vallo. Dopo aver insegnato design e illustrazione per anni al Queensland College of Art, ha cominciato a illustrarli i libri, prima quelli di altri autori, poi i suoi. Al suo lavoro sono state dedicate numerose mostre personali e collettive, dalla Germania al Giappone. Nel 1996, ha ricevuto il Bologna Ragazzi Award e l’IBBY Honour List con “The Great Bear” di Libby Gleeson (Scholastic Press). Con Libby Gleeson ha pubblicato anche: “Big Dog” (1991), “Sleep Time” (1993), “The Princess and the Perfect Dish” (1995) e “An Ordinary Day” (2001). “Die Insel” (“L’isola” orecchio acerbo, 2008) pubblicato da Sauerlander nel 2002, è il libro di cui per la prima volta è anche autore dei testi. È tradotto in molte lingue e ha ricevuto riconoscimenti in tutto il mondo, fra cui il Goldener Apfel/Golden alla Biennale di Illustrazione di Bratislava del 2003.

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Simonetta Sandri

E’ nata a Ferrara e, dopo gli ultimi anni passati a Mosca, attualmente vive e lavora a Roma. Giornalista pubblicista dal 2016, ha conseguito il Master di Giornalismo presso l’Ecole Supérieure de Journalisme de Paris, frequentato il corso di giornalismo cinematografico della Scuola di Cinema Immagina di Firenze, curato da Giovanni Bogani, e il corso di sceneggiatura cinematografica della Scuola Holden di Torino, curato da Sara Benedetti. Ha collaborato con le riviste “BioEcoGeo”, “Mag O” della Scuola di Scrittura Omero di Roma, “Mosca Oggi” e con i siti eniday.com/eni.com; ha tradotto dal francese, per Curcio Editore, La “Bella e la Bestia”, nella versione originaria di Gabrielle-Suzanne de Villeneuve. Appassionata di cinema e letteratura per l’infanzia, collabora anche con “Meer”. Ha fatto parte della giuria professionale e popolare di vari festival italiani di cortometraggi (Sedicicorto International Film Festival, Ferrara Film Corto Festival, Roma Film Corto Festival). Coltiva la passione per la fotografia, scoperta durante i numerosi viaggi. Da Algeria, Mali, Libia, Belgio, Francia e Russia, dove ha lavorato e vissuto, ha tratto ispirazione, così come oggi da Roma.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE
di Piermaria Romani


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