Passa al contenuto principale

Un carcere, un gelato e una seconda possibilità

Tempo di lettura: 3 minuti

Ascolta questo articolo
03:57 min Voce AI
00:00 03:57

Un carcere, un gelato e una seconda possibilità

Quando pensiamo al carcere, una delle ultime cose che ci possono venire in mente è il gelato.
Eppure, nel carcere di Sutton, in Inghilterra, è proprio da lì che qualcuno ha deciso di cominciare.

Immagine da Facebook

L’imprenditore italiano Roberto Costa ha portato dentro la prigione un progetto che insegna ai detenuti un mestiere legato alla cucina italiana: pane, mozzarella, prodotti da forno e, naturalmente, gelato… anzi il “Jail lato” (il termine “jail”, in inglese, significa prigione)
Potrebbe sembrare una cosa curiosa.

Ma proviamo a guardarla da un’altra prospettiva.
Che cosa può essere più utile a una persona che sta scontando una pena: dirle continuamente che cosa ha sbagliato oppure darle la possibilità di imparare qualcosa che domani potrebbe servirle per ricominciare?

Attenzione perché la domanda è semplice, ma non banale.
Quando parliamo di carcere diciamo spesso che bisogna “rieducare”; è una parola importante che però rischia di rimanere vuota se non si traduce in qualcosa di concreto.

Imparare un lavoro è concreto, come pure avere delle responsabilità e scoprire di essere capaci di fare qualcosa.
E forse lo è ancora di più sapere che quella capacità potrà essere utilizzata quando la porta del carcere si aprirà.

Perché prima o poi quella porta, per la maggior parte delle persone detenute, si aprirà.
E allora come vorremmo che fosse “il nostro vicino di casa?”, si chiedeva Horacio Czertok in un bel testo teatrale pensato dopo che vicino a casa sua andò ad abitare un ragazzo che aveva conosciuto all’Arginone durante i corsi di teatro che proponeva ai detenuti.

Una persona che abbiamo semplicemente tenuto chiusa per qualche anno?
Oppure una persona che ha avuto la possibilità di imparare, cambiare, assumersi responsabilità e costruirsi un futuro?
Non penso che un laboratorio di cucina possa risolvere i problemi del carcere.
Non basta un gelato per cancellare un reato, né per cancellare il dolore di chi lo ha subito. Ma forse il punto non è questo.

Il punto è capire se vogliamo che il carcere sia soltanto il luogo dove una persona paga per ciò che ha fatto oppure anche il luogo dove può cominciare a costruire ciò che farà dopo.

A Sutton hanno scelto di partire da una cosa molto semplice: insegnare un mestiere.
E io penso che dovremmo fermarci un momento a riflettere.

Perché quando insegni a una persona a fare il pane, non le stai insegnando soltanto a fare il pane.
Quando le insegni a fare un gelato, non le stai insegnando soltanto a fare un gelato.
Le stai dicendo: puoi ancora imparare qualcosa. Puoi ancora essere utile. Puoi ancora costruire qualcosa.

E forse, qualche volta, la rieducazione comincia proprio così.
Con una ricetta. Con un lavoro. Con qualcuno che, invece di guardare soltanto ciò che hai fatto ieri, prova a chiederti: «Che cosa possiamo fare insieme per il tuo domani?»

Foto di copertina: JAIL-Lato – immagine da https://www.husk.co.nz/stories/little-lato/

Per leggere le altre uscite di Le Voci da Dentro clicca sul nome della rubrica.
Per leggere invece tutti gli articoli di Mauro Presini su Periscopio, clicca sul nome dell’autore
sostieni periscopio

Sostieni periscopio!

Tutti i tag di questo articolo:

Mauro Presini

È stato maestro elementare; dalla metà degli anni settanta si è occupato di integrazione scolastica degli alunni con disabilità. Dal 1992 al 2025 ha coordinato il giornalino dei bambini “La Gazzetta del Cocomero”. Dal 2016 cura “Astrolabio”, il giornale del carcere di Ferrara, insieme ad una redazione composta da persone detenute.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *