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Ha vissuto un’esistenza piena, ricca. E’ stato protagonista di un fertile stagione politica e si è prodigato con impegno, acume, intelligenza per l’emancipazione delle classi più deboli. Da circa un mese e mezzo Paolo Mandini era ricoverato in ospedale e, a seguito di una serie di complicazioni che hanno minato un fisico già provato, oggi il suo cuore ha smesso di battere.
Parlarne con distacco è impossibile. Chiunque lo abbia conosciuto serba di lui un ricordo nitido, gli amici ne custodiranno la memoria. Fin da ragazzo è stato un militante comunista. Ha assunto incarichi prima nelle fila della federazione giovanile poi nel Pci. Ha avuto ruoli anche a livello nazionale, ha frequentato dirigenti di primo piano nel panorama italiano e internazionale. A Ferrara è stato per oltre 15 anni assessore in Comune, prima al Personale poi allo Sport. Era un grande appassionato di calcio e un vero tifoso della Spal. E’ uscito dal Pci nel 1994 a seguito della vicenda connessa al ‘palazzo degli specchi’, combattendo, assieme a un ristretto drappello di oppositori, una rigorosa e intransigente battaglia in nome della questione morale.
Negli anni seguenti ha lavorato con ruoli di vertice in Coop Estense. Era anche giornalista e in questa veste ha diretto il mensile Consumatori e il tg dell’emittente televisiva modenese Trc. Molti lo ricorderanno pure come appassionato organizzatore del Rally della stampa. Proprio la passione era un tratto peculiare, un elemento distintivo del suo temperamento. Era un uomo davvero buono, leale, generoso.

Da un anno e mezzo aveva avviato una collaborazione con Ferraraitalia, ritrovando il gusto di intervenire attraverso i suoi scritti nel dibattito politico. Ricordo con piacere e commozione le lunghe chiacchierate che accompagnavano ogni pubblicazione. Nutro personalmente nei confronti di Paolo un senso profondo di gratitudine per un’amicizia durata più di trent’anni. E ho il rammarico di non avere potuto realizzare ciò che negli ultimi mesi insieme avevamo immaginato: una memoria audiovisiva della sua straordinaria esperienza politica, condita dai mille aneddoti con i quali deliziava gli interlocutori.

Assieme agli amici che attorno a lui si sono stretti anche in queste ultime terribili settimane troveremo la giusta maniera per onorarne e perpetuarne la memoria.

Scrive Fiorenzo Baratelli sulla sua pagina Facebook: “Oggi è morto un amico carissimo e fraterno, Paolo Mandini. E’ stato uno dei dirigenti più amati del Pci. Ora sono troppo commosso per parlare di lui… Sono vicino alla figlia Stefania, alla moglie Paola e al genero Luca che lo hanno assistito con amore e affetto in queste settimane in cui abbiamo in tanti sperato che si riprendesse… La morte ce lo ha strappato fisicamente, ma vivrà sempre nella memoria di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e il privilegio di essergli amico per tanti anni… E’ morto un uomo di valore, buono e giusto”.

(s.g.)

 

Ripubblichiamo qui [leggi] tutti gli articoli di Paolo Mandini pubblicati su Ferraraitalia dal giugno 2014

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Sergio Gessi

Sergio Gessi (direttore responsabile), tentato dalla carriera in magistratura, ha optato per giornalismo e insegnamento (ora Etica della comunicazione a Unife): spara comunque giudizi, ma non sentenzia… A 7 anni già si industriava con la sua Olivetti, da allora non ha più smesso. Professionista dal ’93, ha scritto e diretto troppo: forse ha stancato, ma non è stanco! Ha fondato Ferraraitalia e Siti, quotidiano online dell’Associazione beni italiani patrimonio mondiale Unesco. Con incipiente senile nostalgia ricorda, fra gli altri, Ferrara & Ferrara, lo Spallino, Cambiare, l’Unità, il manifesto, Avvenimenti, la Nuova Venezia, la Cronaca di Verona, Portici, Econerre, Italia 7, Gambero Rosso, Luci della città e tutti i compagni di strada

Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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