Per certi versi /
Bisognerebbe venderle le parole
Bisognerebbe venderle le parole
Bisognerebbe venderle le parole.
È materiale troppo prezioso per essere maneggiato incautamente.
Immagino un negozio tipo vecchio antiquario, rigattiere,
dove le parole stiano in vasi di vetro, su alti scaffali.
Certune su ripiani altissimi.
Quelle di maggior pregio.
Se vuoi usare certe parole, le devi comprare.
Non in cambio di denaro, ma a prezzo di purezza d’animo.
Di verità.
A chi lascia lividi di pelle e di cuore, ad esempio,
la parola “amore” andrebbe vietata.
Non te la do, non la puoi usare. Non ne sai il valore.
Le parole di violenza, di sopruso, di sopraffazione,
andrebbero chiuse a chiave, in uno stipetto irraggiungibile.
Interdette alla distribuzione.
A ciascuno chiederei un prezzo di verità.
Solo ai bambini le darei a piene mani.
Per farne storie e racconti. Invenzioni.
Loro le spargerebbero alla luna, ai giocattoli, all’universo.
Loro sì, ne farebbero cosa buona.
(Da “Lavanda per l’orco”, Ed. Secop, 2023)
In copertina: Mani e parole, Foto di lisa runnels da Pixabay
Per l’anno 2026 la storica rubrica domenicale di poesia Per certi versi è affidata a Roberta Lipparini
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