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La parola detta viene prima, molto prima della parola scritta. Ha un ritmo che si sposa con l’andatura dell’uomo, che è un animale nomade imprigionato dalla modernità.”
(Paolo Rumiz)

 

Da grande vorrei rubare baci
– ho pensato qualche ora fa –,
come un’adolescente rubare
baci e sguardi nuovi. Fare questo
di mestiere: perdere il mio
in quello dell’altrə.

Il primo sguardo – oltre
che il primo bacio, oltre
che la prima volta –
non si scorda. Gli occhi
e la bocca ci condannano
a innamorarci ogni volta.

Volta significa torsione,
le prime volte sapete ora
cosa sono.

 

*

 

Io potrei parlare con la schwa, potrei giocarci,
flirtare, conviverci, come fosse
una persona, per un’esistenza intera.
Ma lei deve essere sincera quanto me,
deve sapermi dire, universalmente, tuttə

 

*

 

Basterebbe attenersi al paratesto,
le mappe, intendo, le sintesi e le
semplificazioni per ordinare
il sapere, i concetti agli studenti.
Passano i secoli e a loro serve
avere tutto chiaro, a linee grandi.
Da parte mia, per me, vorrei
che mi anticipassero la lingua nuova,
la loro, la voglio sentire, registrare.
Non è questione di gergo soltanto,
ma di pensiero che si fa linguaggio.
Sento che versificherò da vecchi,
se non mi aiutano sin d’ora.

(Poesie tratte da “Lingua di mezzo”, Interno Libri, 2023)

 

Oppure non aspettare le ventidue,
scrivimi prima che io possa dirti
che hai tardato l’appuntamento,
l’appuntamento del sentirci,
del nostro innamoramento.
Anche senza invito per vederci,
ma anticipa, dovrò chiederti
altrimenti: «Siamo davvero in due?»

*

“La denuncia tasse tari inviata via pec”
ha un suono troppo bello per non essere
il significante principale.
“La denuncia tasse tari inviata via pec”
è l’oggetto di una mail,
fa vedere quanto il suono arrivi casuale.

(Poesie tratte da “Quarantine”, La vita felice, 2021)

 

*

 

La metrica della neve
– vorrei inventare un verso, vorrei
inventarne il metro – si attende,
si aspetta sino a tarda notte,
sino a tardo mezzogiorno;
ma la metrica della neve
avvolge uomini lontani,
lascia precipitare le parole
sino a terre separate
dalle nostre tramontane.

E al centro della metrica della neve,
vi è un’umanità, un ambiente
– vengono subito circondati –
come palla di vetro con neve
– siamo così poeti, lettori e ascoltatori –,
e siamo così.

La metrica della neve
avvolge di silenzio, rende difficile
il passo, l’immagine, il verso;
circonda di quiete il poeta.

Ti immagino così per adesso:
che mi guardi male attraverso
la parete. La metrica della neve
lo sa, che se ti trovi al suo centro,
chiunque ti passa attraverso.

(Poesia tratta da “La contadina”, Puntoacapo Editrice, 2020)

Giuseppina Biondo (Mazara del Vallo, 1990), laureata in Filologia moderna presso l’Università Cattolica di Milano con una tesi su Italo Calvino e la poesia contemporanea, insegna alle scuole superiori, è autrice di libri di racconti e in versi, organizzatrice di incontri letterari denominati #Recitationes e nel 2018 ha fondato e diretto «Il Raccoglitore». Ha esordito in poesia nel 2016 con la raccolta Come si salva un poeta? (Libridine editore), nel 2020 ha pubblicato La contadina (Puntoacapo Editrice) con prefazione di Giuseppe Conte e nel 2021 Quarantine (La vita felice) con prefazione di Gerardo Masuccio. A gennaio 2023 è stata pubblicata la sua raccolta Lingua di mezzo (Interno Libri).
Sue poesie sono uscite su Nuovi Argomenti, Atelier, Interno Poesia, La Bottega di Poesia de «La Repubblica»; e con traduzione in spagnolo a cura del Centro Cultural Tina Modotti.
La rubrica di poesia Parole a capo curata da Pier Luigi Guerrini esce regolarmente ogni giovedì mattina su Periscopio. Per leggere i numeri precedenti clicca sul nome della rubrica.

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Pierluigi Guerrini

Pier Luigi Guerrini è nato in una terra di confine e nel suo DNA ha molte affinità romagnole. Sperimenta percorsi poetici dalla metà degli anni ’70. Ha lavorato nelle professioni d’aiuto. La politica e l’impegno sono amori non ancora sopiti. E’ presidente della Associazione Culturale Ultimo Rosso. Dal 2020 cura su Periscopio la rubrica di poesia “Parole a capo”.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE
di Piermaria Romani


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