Lo stile di Leone XIV nel segno della pace e della giustizia
Lo stile di Leone XIV nel segno della pace e della giustizia.
In occasione della pubblicazione della sua prima enciclica, “Magnifica Humanitas”
A poco più di un anno di distanza dal conclave che lo ha eletto papa l’8 maggio 2025 e alla vigilia dell’uscita della sua prima enciclica, Magnifica Humanitas, il 25 maggio prossimo, si susseguono le analisi sul senso, contenuto e stile di Leone XIV.
Fra le tante, mi pare tuttora centrata quella scritta da Marcello Neri l’anno scorso (Usa: Chiesa e Nazione al tempo di Leone XIV, Settimananews.it, 11 agosto 2025).
Un primo elemento che funziona come utile chiave di lettura dell’elezione di Robert Francis Prevost, è la scelta del conclave di individuare gli Stati Uniti d’America come tema dirimente.
Sono bastate solo quattro votazioni al collegio più numeroso e composito della storia (133 cardinali da 70 paesi diversi), che fino ad allora aveva avuto in pratica zero occasioni di conoscersi, per dare un volto a un tema di rilevanza geopolitica.
In un tempo caratterizzato dal disfacimento di un ordine mondiale, la Chiesa cattolica, spesso nota per la lentezza millenaria del suo passo, è riuscita a decidere in modo tempestivo su un punto cruciale dell’attuale emergenza planetaria.
Non solo, ma dimostrando da questo punto di vista di saper stare al passo coi tempi, è sembrata anche proporsi nei prossimi anni come un punto di riferimento, in quella che il suo predecessore, Francesco, aveva inteso non come semplice epoca di cambiamento, ma un cambiamento d’epoca.
A un anno di distanza i fatti sembrano confermare quella scelta del conclave.
Le parole usate da Gianfranco Brunelli sul secondo mandato presidenziale di Donald Trump ne sono una sintesi drammatica.
«L’alleanza con Putin sul destino dell’Ucraina; la guerra dei dazi come messaggio identitario; le pretese sulla Groenlandia; le minacce al Canada; la violazione della sovranità venezuelana per acquisire il controllo sul petrolio, mantenendo al potere lo stesso regime dittatoriale; il disprezzo per l’Unione Europea e la Gran Bretagna, storici alleati; il disinvestimento sulla Nato; il fastidio per le Nazioni Unite e le organizzazioni internazionali; l’appoggio incondizionato al Governo israeliano di Netanyahu sullo scempio di Gaza, gli insediamenti illegali dei coloni di Cisgiordania, la Guerra in Libano; e, da ultimo, la guerra ingiustificata in Iran: sono solo alcune delle scelte di una Presidenza che ha demolito ogni equilibrio geopolitico precedente, innescando un processo di distruzione dell’Occidente.
Non meno problematica – continua il direttore de Il Regno – è la sua amministrazione per quello che riguarda le sorti interne della democrazia americana: la riduzione del ruolo del Congresso; la messa in questione degli equilibri tra i poteri costituzionali; la repressione dell’ICE nei confronti dell’immigrazione fuori dal controllo federale.»
A conferma, poi, del legame tra disegno imperiale e torsione autoritaria sul fronte interno in atto negli Usa, basterebbe leggere le riflessioni di Mario Del Pero nel suo Buio americano. Gli Stati Uniti e il mondo nell’era Trump (2025).
In che modo, quindi, papa Leone XIV rappresenterebbe una scelta particolarmente interessante in un contesto da far tremare le vene ai polsi?
Qui si arriva a un secondo elemento altrettanto significativo, peraltro strettamente collegato con il primo.
Se c’è un tratto distintivo di papa Prevost, è il tema della pace e della giustizia.
Già le sue prime parole da pontefice sono state per una “pace disarmata e disarmante”.
In secondo luogo, egli stesso ha motivato la scelta del nome del proprio pontificato in riferimento a Leone XIII, inventore della dottrina sociale con l’enciclica Rerum Novarum (1891).
Per anni il discorso sociale della Chiesa è stato fortemente centrato sulla sfera della morale personale, con il duplice intento di marcare e definire, da un lato, il confine di appartenenza intra ecclesiale e, dall’altro, imbastire e consolidare alleanze politiche nel nome della conformità a quell’ortodossia, anche a costo di vistosi scivoloni sul piano della coerenza.
Un baricentro teologico e pastorale che, se ha caratterizzato in generale il magistero di papi, cardinali e vescovi, fino alla codifica dei principi non negoziabili, negli Usa ha assunto la piegatura di una vera e propria carta d’identità per un cattolicesimo fra i più influenti.
Se a riequilibrare l’accento del discorso sociale sui temi della giustizia e della pace è un papa argentino che francescanamente rimette al centro i poveri, gli ultimi e gli esclusi, è un conto, ma se la stessa identica cosa la fa un papa statunitense, allora la musica cambia.
Gli attriti, se non gli scontri, con papa Bergoglio sono stati metabolizzati dal cattolicesimo e dai vescovi statunitensi come una voce esterna, latinoamericana.
Ma ora quel messaggio di radicalità evangelica inclusivo di pace e giustizia viene da un figlio di quella stessa terra statunitense (e nello stesso tempo panamericana, visti i suoi trascorsi missionari in Perù) e sta avendo i primi effetti di breccia, a partire dall’affiorare di alcune voci di vescovi della conferenza episcopale a Stelle e Strisce.
Un esempio è la correzione alla lettura esclusivista dell’Ordo amoris di Sant’Agostino da parte del vicepresidente Usa convertito al cattolicesimo, J. D. Vance, nel senso di amare prima i nostri. Una correzione piovuta nel febbraio 2025 dall’allora cardinale Prevost, agostiniano, a conferma della linea inclusiva di papa Francesco: “Gesù non ci chiede di razionare il nostro amore per gli altri”.
Un altro elemento di riflessione è quasi paradossale.
Se per lungo tempo la Santa Sede ha guardato con una certa diffidenza i cattolici Oltreoceano, fedeli elettori della democrazia Usa, ora le posizioni paiono invertirsi, di fronte alle torsioni in senso autoritario di quella stessa democrazia.
Si sa che più della maggioranza dei cattolici statunitensi hanno votato Trump alle ultime elezioni presidenziali.
Ora, se queste considerazioni non sono campate in aria, occorrerà attendere l’esito di quelle di metà mandato il prossimo novembre.
Cover: su Licenza Wikimedia Commons By Lula Oficial https://www.flickr.com/photos/157736962@N05/54851452841/, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=191776377
Per leggere gli articoli di Francesco Lavezzi su Periscopio clicca sul nome dell’autore


















Lascia un commento