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LE STORIE DI COSTANZA /
ALLA CACCIA DELLA VOLPE VERDE. VERSO LA VILLA

Le storie di Costanza. Alla caccia della VOLPE VERDE. Verso la villa

Il bisnonno Pietro era andato a pescare lungo le sponde del fiume. Voltandosi all’improvviso, aveva visto una volpe dal manto color smeraldo che si intrufolava tra i salici bassi. Restò convinto fino alla morte che quel verde non fosse un gioco di luce, ma il colore autentico di una volpe che correva a nascondersi.”

Mentre ascoltavo Costanza rievocare quella vecchia leggenda familiare, sentii un brivido di curiosità che mi scivolava giù per la schiena come un cubetto di ghiaccio in pieno agosto. Decisi in quel momento che il primo articolo per Tresciaone non avrebbe trattato solo le misteriose congiunture associate alla morte della Contessa Maria Augusta, ma che si sarebbe concentrato anche sulle dicerie collocabili molto prima, legate alla prima apparizione della volpe verde a Pontalba.

Mi misi a osservare Costanza, era lei la parte viva di quella storia, il filo conduttore di una vicenda sospesa tra realtà e mito, tutta declinata in un’unica, ossessiva sfumatura di colore.

Lei tacque bruscamente, interrompendo il racconto con la stessa improvvisa decisione con cui lo aveva iniziato, e rimase a fissarmi con i suoi occhi vivaci.

«Una storia singolare quella di questo tuo bisnonno, come tutte quelle che gravitano intorno alla volpe verde» commentai, rompendo il silenzio.

«Già, ma non è detto che in tutto questo ci sia qualcosa di soprannaturale» ribatté lei, quasi a voler ridimensionare il mistero. «Potrebbe essere un’erba tintoria, una strana rifrazione del sole al tramonto o un riflesso del fiume che inganna l’occhio, tingendo di smeraldo una volpe dalla pelliccia rossiccia

«Vero» ammisi «però è singolare che sia accaduto più volte proprio qui, in questo triangolo di terra lombarda stretto tra le anse del fiume e invaso da una vegetazione così rigogliosa da sembrare quasi magica

«Oppure…» continuò lei, socchiudendo gli occhi, «forse una mutazione genetica ha alterato il pigmento del manto di una famiglia di volpi che continua a riprodursi in isolamento proprio qui, tra i salici

«Questa sarebbe una notizia strabiliante, un caso scientifico» le dissi, dubbioso sulla sostenibilità di quest’ultima ipotesi.

Lei mi rivolse un sorriso enigmatico, un mix di divertimento e muta attesa che mi lasciò interdetto per un istante.

«Resterò in zona ancora per qualche giorno» ripresi, cercando di avere un tono disinvolto. «Ti posso invitare a pranzo domani? Magari, dopo, potresti farmi da guida a Villa Cenaroli per conoscere i suoi attuali abitanti.»

«Si» rispose lei con una nota di divertimento nella voce. «Attualmente alla Villa risiedono la Contessa Malù, figlia di Maria Augusta, la cameriera Serafina, una cuoca che conosce i segreti delle ricette Pontalbesi, un giardiniere silenzioso e un maggiordomo giovanissimo, Ettore. Pur avendo appena vent’anni, Ettore è un uomo d’altri tempi. Si muove con una grazia cerimoniosa, quasi maniacale nel rispetto del bon ton e dei cliché che il suo ruolo impone.

La Villa è un gioiello architettonico, piena di stanze dai soffitti stuccati e con pareti affrescate che colpiscono per la loro eleganza. Ogni camera ha il suo camino di marmo. Il tutto è immerso in un parco immenso, dove alberi secolari offrono ombra a stagni che sono il rifugio per anatre, aironi, tartarughe e mille altre piccole creature che popolano quel regno senza tempo.»

Poi Costanza smise di parlare e io feci di sì con la testa, senza sapere cosa altro aggiungere e pensando che di nuovo la vegetazione rigogliosa di quel posto e il suo colore d’elezione, irrompevano nella conversazione con una prepotenza unica. Costanza sembrava non aver più nulla da dire, guardava il muro bianco, fissando un punto preciso dietro la mia testa che io ovviamente non potevo vedere visto che si trovava esattamente dietro i miei capelli, in una specie di camera buia irreversibile.

Allora decisi che il nostro primo incontro volgeva al termine. Mi alzai, le sorrisi, le porsi la mano e mi avviai verso il cancello verde della casa. Chissà dove si era nascosto nel frattempo il gatto arancione. Mentre riattraversavo il cortile a ritroso, il bianco accecante del soggiorno di Costanza sembrava essersi trasferito sotto le mie palpebre, lasciandomi una strana scia luminosa negli occhi.

L’aria esterna, carica di quell’umidità tipica dei pomeriggi che non sanno se sfociare in pioggia o in nebbia, mi aiutò a riprendere contatto con la realtà. Risalii per via Santoni Rosa, girai a sinistra, passai davanti al negozio di Camilla, poi girai a destra e passai davanti al Comune e alla pizzeria e infine mi avviai verso l’albergo.

Il Pontalba Hotel mi accolse con il suo solito odore di cera per pavimenti e buon caffè. Salii gli scalini a due a due come facevo quando ero sovrappensiero, entrai nella mia stanza e mi sedetti alla scrivania, davanti al mio PC. Il viso di Costanza, i quadri di Umberto Del Re e quella folle immagine della volpe verde sembravano bruciare la tastiera sulla quale stavo cercando di scrivere.

Avevo l’impressione che sotto i tasti ci fossero delle fiammelle di metano pronte a divorarmi le dita. Nonostante questa strana sensazione, il mio dovere di cronista ebbe il sopravvento e cominciai a scrivere. Il rumore delle mie dita sui tasti iniziò a riempire il silenzio della camera, scandendo il ritmo di un mistero che profumava di leggenda e di pigmenti acrilici. E così scrissi:

DALL’INVIATO A PONTALBA — PIETRO MORONI (PIM)

IL SEGRETO COLOR SMERALDO. TRA IL BIANCO DELLE PARETI E L’OMBRA DI UNA VOLPE

Ci sono storie che non iniziano nei tribunali o tra i rapporti della polizia, ma tra i riflessi di un manto di volpe e il silenzio di un soggiorno che brilla di luce bianca. Il caso della Contessa Maria Augusta Cenaroli Della Fontana, caratterizzato dalla leggenda di un cielo color smeraldo il giorno della sua morte e dall’uscita di una volpe verde dal loculo dell’inumazione, si arricchisce oggi di un capitolo che sfida la logica più lineare.

In via Santoni Rosa 21 abita Costanza Del Re, amica della figlia della defunta e custode di una notizia sorprendente. Il suo bisnonno morì continto di aver visto una volpe verde sulle sponde del Lungone, il fiume che attraversa Pontalba. Da allora il tempo sembra essersi fermato.

Nella casa di Costanza, tra divani giallo a fiori e librerie ricolme di cataloghi d’arte, la figura di Maria Augusta non è un ricordo funebre, ma una presenza palpabile. È il verde, il suo colore preferito, a legare i fatti di Villa Cenaroli alla casa dei Del Re. Un legame che va oltre la semplice conoscenza e che sfocia in una suggestione che scuote l’intera comunità, la volpe verde.

Dal loculo aperto, dicono i testimoni, è fuggito un animale dal colore impossibile. Coincidenza? Allucinazione collettiva? O forse, come suggerisce con uno sguardo enigmatico la figlia del pittore, la Contessa ha trovato un modo per non abbandonare queste terre, trasformando la sua nobiltà in una pelliccia selvatica e inafferrabile?

Mentre la polizia ha già chiuso il caso come non interessante, noi cerchiamo tracce di colore. Perché se è vero che la verità dipende dalla luce che la colpisce, quella che illumina oggi questa vicenda è di un verde bellissimo, come un bosco che nasconde i suoi segreti più misteriosi. 

Il loculo da cui è uscita una volpe verde non è solo un enigma per gli amanti del soprannaturale, è una falda aperta nel tessuto di questa terra. Se la volpe verde sia davvero un animale esistente o l’ennesimo atto di una strana storia, vedremo. Nel frattempo, noi di Tresciaone continueremo a seguire la scia di quel colore misterioso, consapevoli che a volte, per vedere la verità, bisogna avere il coraggio di guardare nel buio con gli occhi di una civetta.

Chiusi l’articolo e lo spedii alla redazione di Tresciaone dove avrebbero provveduto a impaginarlo e mandarlo in stampa. Tirai un sospiro di sollievo, se non altro avevo fatto il mio dovere e mi sarebbe arrivato anche per quel mese, lo stipendio. C’era davvero poco da scherzare con un capo come il mio. Spensi il PC e lo rinfilai nella sua fodera rossa. Sentivo il bisogno di aria, di quell’aria di Pontalba che profumava di vegetazione e di fiori di oleandro.

Uscii di nuovo dall’Hotel e m’incamminai verso le sponde del Lungone, volevo andare verso quella zona del paese dove il paesaggio sembrava voler essere la coreografia ideale dei racconti di Costanza. Il crepuscolo stava inghiottendo il paese, trasformando i campi in un quadro dalle tinte scure. Il fiume sembrava un nastro di grafite liquida che si snodava pigramente. I salici piangenti con i loro rami contorti somigliavano a dei vecchi curvi, intenti a lavarsi i capelli nell’acqua.

Non c’era un alito di vento. L’aria era immobile, satura di quell’odore di terra bagnata e foglie che rappresentava, e rappresenta tutt’ora, il respiro profondo della campagna lombarda in primavera.

Man mano che mi avvicinavo a Villa Cenaroli, la vegetazione si faceva più fitta, quasi aggressiva. I pioppi, altissimi e spettrali, si stagliavano contro un cielo che conservava ancora una striscia di violetto livido all’orizzonte. Poi, d’improvviso, la nebbia iniziò a salire dal fiume, una coltre lattiginosa che si sfilacciava tra i tronchi, avvolgendo il cancello ormai vicino.

La Villa apparve d’un tratto, come un miraggio di pietra tra le ombre degli alberi. Le sue finestre illuminate parevano buchi dorati scavati nel fianco di un gigante addormentato. Il parco circostante era un trionfo di simmetrie perdute, con siepi che il tempo aveva trasformato in labirinti informi e stagni neri come l’inchiostro, sulla cui superficie galleggiavano foglie simili a barche abbandonate. In quel silenzio, interrotto solo dal grido lontano di un animale, ogni ombra tra le radici assumeva i contorni di una volpe o di un fantasma.

«Il fiume è profondo stasera, signor Moroni, e i segreti che trascina pesano ben più dell’acqua. Mi segua, la prego. La Contessa Malù non ama far attendere la notte.»

Rimasi immobile, raggelato dal suono di quella voce. Poi, dall’oscurità quasi assoluta, emerse un volto cereo. Apparteneva a un uomo che, con gesti misurati, stava aprendo il cancello in ferro del parco. Non era un fantasma, ma una creatura in carne e ossa, per quanto l’aspetto restasse spettrale.

«E lei chi sarebbe? Come… come faceva a sapere che ero qui?» riuscii finalmente a balbettare.

«Sono Ettore, il maggiordomo dei Conti Cenaroli. Una telecamera sorveglia l’ingresso e rimanda le immagini alla foresteria. L’ho vista aggirarsi nel buio e ho intuito subito la sua identità. La Contessa ed io ne abbiamo parlato appena un’ora fa con Costanza Del Re, la descrizione che ci ha fornito coincide perfettamente con l’uomo che ho visto sul monitor, cioè lei.

Qui c’è un giornalista di Tresciaone che ronza intorno alla proprietà in modo un po’ troppo invadente, non trova? Ma mi dica, cosa le è saltato in mente di venire qui a quest’ora? Non si rende conto del pericolo? Scivolare nel fiume, inciampare tra i tronchi, cadere in un fosso… muoversi qui di notte è un azzardo. Comunque, venga con me. La Contessa Malù non dorme, la può ricevere.»

Non potei fare altro che seguirlo. Ero attraversato da un’agitazione tale da non riuscire a pronunciare una sola parola, né a formulare un pensiero che avesse anche solo un briciolo di razionalità.

Cover: Foto di Andrey_and_Olesya da Pixabay

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Costanza Del Re

E’ una scrittrice lombarda che racconta della vita della sua famiglia e della gente del suo paese, facendo viaggi avanti e indietro nel tempo. Con la Costanza piccola e lei stessa novantenne, si vive la storia di un’epoca con le sue infinite contraddizioni, i suoi drammi ma anche con le sue gioie e straordinarie scoperte.

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