22 Settembre 2014

L’ANALISI
Giornalismo web, regole
della buona informazione in rete

Simonetta Sandri

Tempo di lettura: 6 minuti

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Negli ultimi anni, il numero dei giornalisti della carta stampata tradizionale (parliamo, in particolare, dei quotidiani) è diminuito sensibilmente, ad esempio, negli Stati Uniti è passato da 54mila nel 2006 a 38mila nel 2012, ovvero una riduzione del 30%. Lo stesso è avvenuto per i periodici, con una diminuzione, negli ultimi 10 anni, di circa il 26% (fonte: American society of newspaper editors, Pew research center). Al contrario, la stampa sul web ha conosciuto un forte incremento, con l’aumento anche dei posti di lavoro, soprattutto nelle piccole strutture con vocazione “locale”, ossia in realtà che non coprono ogni tipo d’informazione ma che si concentrano sulla volontà di colmare le lacune della stampa locale e, talora, del giornalismo d’investigazione. I nuovi media sul web non esitano ad assumere giovani, scommettendo sulla loro conoscenza delle nuove tecnologie e la loro apertura e naturale predisposizione alle innovazioni. Gli “anziani”, ovviamente, continuano ad apportare la loro fondamentale esperienza e devono correttamente integrarsi con i primi, in un proficuo scambio reciproco. La formazione dei giornalisti tradizionali non sembra più adatta e adattata a ciò che il pubblico ricerca su internet, e per questo bisogna investire, bene e molto. Per troppo tempo, poi, i media hanno considerato Internet come secondario rispetto al cartaceo e hanno, pertanto, trascurato questo nuovo (e affascinante) mondo (ancora oggi certe redazioni hanno team separati per il web e il cartaceo). Questo non ha certamente aiutato a prepararsi a una rete che oggi conduce i giochi e occupa la scena in maniera preponderante. Ma anche a essa bisogna prestare la dovuta attenzione e prendere con cautela quello che, ormai, strumenti come Google ci preconfezionano, in termini di notizie e non solo.
Quando si usa e si lavora con un motore di ricerca, bisogna sapere che spesso articoli e notizie non sono state oggetto di adeguata analisi e controllo da parte dell’autore (tanto per contenuto che per fonti) e che, spesso, il redattore che prepara un testo “adatto” alla rete si basa principalmente sul numero di richieste e ricerche fatte, da parte degli utilizzatori di Google, per una determinata serie di parole chiave, e, sulla base di ciò, pubblicherà per avere visibilità sulla rete e migliorare la sua “referenzialità”. Fino quando Google avvantaggerà la quantità di pubblicazioni rispetto alla loro qualità, il giornalismo web sarà questione di robot e l’informazione di scarso livello. Carefully, dunque. Tutti noi che scriviamo.

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Smart phone e tablet sono i supporti più utilizzati per leggere i giornali

Allora, quale potrà essere l’avvenire del giornalismo sul web e quali le regole per assicurarne qualità e pari dignità con quello cartaceo? A nostro avviso, il futuro di questo tipo di scrittura può essere davvero roseo, a condizione che le redazioni tengano conto di alcuni principi basilari. Eccone alcuni, ma la riflessione resta, ovviamente, aperta.

LA TECNOLOGIA. Il mondo del giornalismo web può cogliere una grande opportunità dalla tecnologia, soprattutto in termini d’interattività dei contenuti che rendano i testi più dinamici e vivaci. La creatività avrà un ruolo fondamentale in questo, perché non si tratterà più solo d’informare ma di trattare l’informazione con originalità.

L’ORIGINALITA’, dunque. Questa va ricercata nei contenuti, nelle forme e nelle immagini. Una buona comunicazione innovativa tramite belle immagini e video potrà stimolare l‘attenzione dei lettori che solitamente consultano rapidamente le notizie. La fotografia di qualità potrà aiutare molto e accompagnare i testi. Un team ampio, composito e variegato può essere poi un fattore importante di successo di una testata. Ma allora, non ci orientiamo forse verso un’informazione di nicchia? Non vale la pena riflettere sempre di più all’idea di “glocal”, ossia nel voler creare informazioni e servizi per un mercato globale-internazionale ma modificate e adattate alla nostra cultura e ai bisogno locali?

LE FONTI. Il web ha dimostrato recentemente che spesso l’assenza di controllo delle fonti può comportare conseguenze importanti. I siti “hoax” (bufala o satirici) oltre che la manipolazione dell’informazione a fini propagandistici (si vedano il caso Isis-infibulazione obbligatoria per le donne che si è dimostrata una “bufala” della rete partita da un non ben identificato tweet) possono essere molto pericolosi se non gestiti con attenzione. Il giornalista che opera sulla rete deve, pertanto, prestare particolare cura alla verifica delle fonti e non basarsi unicamente sulle agenzie stampa o le notizie sul web. D’altra parte, non deve perdere la sua buona abitudine a partecipare agli avvenimenti direttamente e in prima persona.

LA FORMAZIONE. Come già accennato, la sfida attuale del giornalista è anche quella dal formazione alla scrittura sul web. Bisogna essere capaci di redazione efficace anche per la “referenzialita” ma senza perdere il proprio stile. Pur con regole che sostanzialmente non cambiano, va oggi assicurato il tandem fondamentale qualità tecnica e qualità redazionale.

IL CONSUMATORE. Bisogna concentrarsi sempre più su di esso e comprendere le esigenze del lettore e fornire un giornale adeguatamente pensato (il caso, ad esempio, dei giornali gratuiti per i passeggeri dei mezzi pubblici).

IL MODELLO ECONOMICO. Se i media online creano posti di lavoro, il modello economico adeguato per supportare le redazioni web è ancora difficile da identificare. Il contenuto editoriale, il community management e i costi di gestione del sito richiedono investimenti importanti. Bisogna spostarsi gradualmente verso fonti diverse dalla pubblicità, dalla quale i media dipendono ancora per circa il 70% e diversificare le entrate. Alcuni hanno trovato la soluzione nel crowdfunding, che spesso permette di finanziare reportage, articoli e lo sviluppo di certe piattaforme. Ma da sola questa fonte non basta. Alcune testate hanno provato la formula degli abbonamenti a pagamento, ma solo i giornali a grande diffusione e noti possono permettersi questa scelta. L’ultima strategia è pubblicare inserti pubblicitari in forma di articoli, ossia individuare attività di grande interesse per la collettività e produrre servizi che fungano anche da promozione per l’azienda, ente, associazione, ecc., naturalmente evitando il rischio di confondere il confine che separa la pubblicità dal giornalismo. Andrebbe riflettuto sulla nozione di servizio, forse, e diversificare le entrate con nuove idee.

IL BUON USO DEI SOCIAL NETWORK. I social network vanno utilizzati in maniera intelligente per evitare la saturazione del lettore e quella che qualcuno definisce “infobesità”. La distribuzione dell’informazione va, dunque, dosata in termini di qualità e quantità. Non va dimenticato che il cittadino-lettore oggi fa parte, ormai, di quello che viene chiamato il “giornalismo cittadino” o “sociale”, contribuendo lui stesso a fare la notizia e a influenzarla. Il sistema di commenti e suggerimenti dei social (da Facebook a Twitter) si è, poi, dimostrato uno strumento molto utile per fidelizzare gli internauti. Si può anche ragionare sulla creazione di un social network proprio alla testata che non sia, tuttavia, una semplice raccolta di commenti ricevuti.

I TABLET. Il numero dei tablet è in forte aumento: nel 2017, ne saranno in circolazione circa 383 milioni. Le edizioni vanno adattate a questo formato e la fidelizzazione del lettore tablet va studiata e migliorate. Siamo sempre più abituati ormai a leggere notizie, libri e testi vari suo nostri ipad o samsung, fra un aereo e l’altro, un treno e l’altro, al bar in pausa davanti a un cappuccino, su una panchina al parco. Dobbiamo avere fantasia, inventare, pensare.

Bisogna sempre mantenere alte le parole chiave del giornalista, informare, interpretare e divertire (aggiungerei incuriosire), ma cambiando il modo di lavorare. Altre idee?



Periscopio
Dai primi giorni di febbraio, in cima al “vecchio” ferraraitalia, vedete la testata periscopio, il nuovo nome del giornale. Nelle prossime settimane, nel sito troverete forse un po’ di confusione; infatti, per restare online, i nostri “lavori in corso” saranno alla luce del sole, visibili da tutti i lettori: piccoli e grandi cambiamenti, prove di colore, esperimenti e nuove idee grafiche. Cambiare nome e forma, è un lavoro delicato e complicato. Vi chiediamo perciò un po’ di pazienza. Solo a marzo (vi faremo sapere il giorno e l’ora) sarà pronta la nuova piattaforma e vedrete un giornale completamente rinnovato. Non per questo buttiamo via le cose che abbiamo imparato e scritto in questi anni. Non perdiamo il contatto con la nostra Ferrara: nella home di periscopio continuerà a vivere il nome ferraraitalia e i contenuti locali continueranno a essere implementati. Il grande archivio di articoli pubblicati nel corso degli anni sarà completamente consultabile sul nuovo quotidiano. In redazione abbiamo valutato tanti nomi prima di scegliere la testata “periscopio”: un occhio che cerca di guardare oltre il conformismo e la confusione mediatica in cui tutti siamo immersi. Con l’intenzione di diventare uno spazio ancora più visibile, una voce più forte e diffusa. Una proposta informativa sempre più qualificata, alternativa ai media mainstream e alla folla indistinta dei social media.Un giornale libero, senza padrini e padroni, di proprietà dei suoi redattori, collaboratori, lettori, sostenitori. Nei prossimi giorni i nostri collaboratori, i lettori più fedeli, le amiche e gli amici, riceveranno una mail molto importante.Contiene una proposta concreta per diventare insieme a noi protagonisti di questa nuova avventura. Versando una quota (anche modesta) e diventando comproprietari di periscopio, oppure partecipando all’impresa come lettori sostenitori. Intanto periscopio ha incominciato a scrutare… oltre il filo dell’orizzonte, o almeno un po’ più in là dal nostro naso. Buona navigazione a tutti.

Chi non ha ricevuto la mail e/o volesse chiedere informazioni sul nuovo progetto editoriale, può scrivere a: direttore@ferraraitalia.it

L’autore

Simonetta Sandri

E’ nata a Ferrara e, dopo gli ultimi anni passati a Mosca, attualmente vive e lavora a Roma. Da sempre appassionata di scrittura e letteratura, ha pubblicato su riviste italiane e straniere, è autrice del romanzo, “Il Francobollo dell’Avenida Flores”, ambientato fra Città del Messico, Parigi e Scozia e traduttrice dal francese, per Curcio Editore, di La Bella e la Bestia, nella versione originaria di Gabrielle-Suzanne de Villeneuve. Ha collaborato con BioEcoGeo, “Mag O” della Scuola di Scrittura Omero di Roma, Mosca Oggi, eniday.com e coltiva la passione per la fotografia, scoperta durante i numerosi viaggi. Da Algeria, Mali, Libia, Francia e Russia, dove ha lavorato e vissuto, ha tratto ispirazione, così come oggi da Roma. Scrive su Meer (ex Wall Street International Magazine).
Simonetta Sandri

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L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

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