Il club dei laidi con la carta Platinum
Il club dei laidi con la carta Platinum
Vorrei con tutte le forze che Rousseau avesse avuto ragione nell’affermare che l’essere umano era per natura buono. Mi piacerebbe credere che sia stato l’avvento della proprietà privata, della civiltà, a rovinarlo. Tornare al buon selvaggio, ammesso che sia mai esistito, appare in ogni caso impossibile (i nativi che sono sopravvissuti alle colonizzazioni e ai massacri non sono più né selvaggi né buoni). Molto più probabile, di questi tempi, che un paio di esplosioni atomiche cancellino dalla Terra all’istante qualche centinaio di migliaia di persone, e ne facciano ammalare dieci volte tanto. La specie umana comunque non avrebbe più le caratteristiche per tornare ad adattarsi ad uno stato di natura, qualunque cosa voglia dire. Mentre forse la natura potrebbe fare a meno della specie umana, ma questo è un altro discorso.
Siccome la realtà non la tollero più, provo a rifugiarmi nell’arte. Per trovare sollievo però dovrei individuare un’espressione artistica che mi trasportasse in una dimensione aliena, che non contemplasse la specie umana. Non necessariamente un’ altra galassia: andrebbe bene anche uno Chagall ma senza le persone, con solo gli asini e le capre e le pecore.
L’anarchia del potere
E’ incredibile che Pier Paolo Pasolini abbia concepito e girato “Salò o le 120 giornate di Sodoma” nel 1975. E’ incredibile non tanto perché ha anticipato di 50 anni i contenuti più disturbanti degli Epstein files, non tanto per la capacità predittiva su come sarebbero andate le cose, quanto perché sapeva come stavano già andando le cose. E siamo negli anni settanta, che nell’immaginario collettivo sono gli anni delle manifestazioni studentesche, del diritto al divorzio, all’interruzione di gravidanza, dello Statuto dei Lavoratori; ma anche gli anni di piombo, quelli in cui alcuni utili idioti sedicenti “rivoluzionari” sono stati usati, consapevolmente o inconsapevolmente, per reprimere e soffocare nel sangue la progressione civile e sociale in atto. Pasolini, che già al tempo dichiarava di non avere più alcuna speranza, disse che “Salò” era un film sull’anarchia del potere. In effetti, la profonda depravazione dei potenti, come la si evince dai contenuti pubblicati dall’archivio di Epstein, è il correlato di un potere esercitato in modo arbitrario, senza alcuna regola esterna o interiore a indirizzarlo: nessuna legge, nessuna morale. Salò è il pretesto usato per collocare il set dentro un periodo storico dato, ma il fascismo mostrato da Pasolini non è il fascismo storico, ma quello ontologico del potere. Stanley Kubrick invece in “Eyes wide shut” del 1999 non mostra quello che immagina, sembra mostrare quello che sa, talmente è didascalica la parte finale del film con il party segreto, le maschere, la sottomissione, i sacrifici umani, e soprattutto la capacità di ricatto.
La vivisezione degli umani poveri serve agli umani ricchi
L’ex ministro delle finanze greco, economista ed attivista Yanis Varoufakis ha riferito di un colloquio con un ex tecnico di Palantir, la big tech del controllo che lavora per i governi statunitense, in supporto ad ICE, e israeliano, in supporto al genocidio della popolazione palestinese. Il professionista, riferisce Varoufakis, (puoi guardarlo qui) gli dice che i terribili bombardamenti di Gaza sono dal punto di vista tecnologico “eccitanti”, perchè i movimenti delle persone in fuga coi loro smartphone forniscono loro una miriade di informazioni in unità di tempo da raccogliere e far elaborare dagli algoritmi di Palantir. A che scopo? Allo scopo di vendere al Servizio Sanitario Britannico un software, rilasciato attraverso il cloud di Amazon AWS, che permette agli ospedali di organizzare in maniera efficiente i soccorsi e gestire il panico durante le situazioni di emergenza: ad esempio, un grave incidente stradale. Sembra l’ esemplificazione di un chiaro intento sociale, economico e “scientifico”, analogo alla vivisezione: utilizzare i reietti umani (non individui, ma intere popolazioni) come cavie di un laboratorio planetario che serve a vendere prodotti efficienti al mondo ricco e civile, in modo da salvargli la vita o renderla più piacevole. Un mondo preferibilmente bianco, ma va bene anche bruno e con la ghutra in testa, purché abbia soldi da investire in svaghi di lusso (la Riviera di Gaza eretta sui cadaveri dei bambini palestinesi) o salute e sicurezza (la gestione delle emergenze sanitarie e l’individuazione ed eliminazione dei “terroristi”). Varoufakis conclude l’aneddoto dicendo che questa classe di potenti non è immorale: è amorale, cioè sprovvista di un sistema etico.
Uno storico dell’antichità potrebbe dire che questo genere di depravazione e corruzione dei costumi è sempre avvenuto negli imperi e in genere nei potentati, laici ed ecclesiastici; e che il fatto di cercare analogie coi sacrifici umani e infantili del passato e con cerimonie sacrificali ributtanti o terrificanti del Centroamerica o dell’ antica Grecia o della Roma imperiale non faccia che confermare la circolarità della storia. Sono d’accordo. E a questo punto mi faccio una domanda: tutta la storia della filosofia, l’elaborazione sull’etica, gli imperativi categorici, i Socrate, gli Hegel, valgono solo per i comuni mortali come noi? Perché migliaia di anni di filosofia e morale hanno alfine inculcato in ognuno di noi l’idea di quello che giusto e di quello che è sbagliato, al punto che quando facciamo qualcosa di sbagliato siamo consapevoli che era sbagliato? Perché mi arriva la sensazione che questi soggetti siano aldilà del bene e del male, privi di un qualunque codice morale, e che questo gli permetta quindi di farla pure franca non solo davanti alla giustizia umana, ma di fronte alla loro “coscienza”? Forse non è nemmeno corretto chiedersi se queste persone abbiano una coscienza. Del resto, se non hai coordinate morali, figurati se per te vale lo specismo in base al quale non puoi mangiare carne di un tuo simile (il tabù del cannibalismo) ma non hai nessun problema a mangiare carne di animali ammazzati per finire sulla tua tavola. Se per un potente completamente amorale lo specismo non vale, vale solo il piacere e gli eventuali “benefici” del consumo. Quindi non escludo che certi “quarti” della sfera umana siano percepiti come gustosi e funzionali alla loro salute, come parrebbe da certe raggelanti testimonianze.
Pedofilia e capitale
Sotto il profilo psichiatrico, spesso il pedofilo è uno che ha subito abusi da bambino. E’ una giustificazione, o una esimente in termini penali? Assolutamente no. Attenzione, però: sta cominciando a circolare la proposta di abbassare l’età del “consenso” – come se essere stuprata o stuprato a 16 anni invece che a 19 introducesse un tema di consenso tacito che merita di essere retrocesso fino all’ inizio dell’età puberale (che in alcune femmine può avere un esordio a 8 o 9 anni, per essere chiari). La rete di persone che godono di contenuti violenti su bambini o preadolescenti è interclassista e molto più estesa di quanto appare dagli Epstein files, e riproduce il meccanismo del consumo nella società capitalista: chi ha meno possibilità si deve accontentare di consumare pornografia infantile o di abusare di un familiare (un figlio, un nipote, l’infante di un amico), chi ha qualche possibilità economica fa turismo sessuale, chi ricopre un ruolo di vertice abusa della merce migliore alle Virgin Islands (curioso nome). Ciò che accomuna questa varia umanità che disumanizza l’oggetto della propria violenza è una pulsione di morte. Ciò che trovo invece peculiare nei potenti che violentano e (forse) ammazzano bambini è una sorta di tedio del tutto: una ricerca, indubbiamente disperata, di un piacere privo di piacere, di chi avendo a disposizione tutto non prova più piacere per nulla, a meno che non abbia il pregio dell’esclusività criminale: un club dei laidi con la carta Platinum.
Il fango schizza addosso a chi è già bruciato
Chi diventa troppo pericoloso per il sistema perché sa troppe cose, al limite viene suicidato (vedi Epstein). Ghislaine Maxwell resta in vita fino a che lo scambio “bocca chiusa vs. condizioni carcerarie alberghiere” (pilates, pet therapy, internet illimitato) regge.
La rete del potere profondo (che a questo punto esiste eccome, complottisti o meno) ti mantiene impunito fino a che servi: quando non servi più, a quel punto vieni esposto al ludibrio come specchietto per le allodole, ma perché sei già obsoleto.
In termini di amministrazione statunitense attuale: Kash Patel continua a fare il capo dell’FBI (finchè Trump è presidente) se racconta, come ha fatto ieri, che non ci sono prove del fatto che Epstein trafficasse minori per i suoi amici Vip, ma solo per sè. Ma Patel è un morto che cammina, perché il suo capo è fottuto. Trump viene già sporcato di fango dalle rivelazioni perché non ha futuro. Israele e suo cognato Jared Kushner stanno già preparando il dopo Trump. Se Trump si leva di mezzo senza tentare un colpo di stato con il sergente Hartman o i Village People al seguito, è una buona notizia, in sè. Il problema è che il mondo non si sta sbarazzando di Netanyahu e soprattutto non si sta sbarazzando della lobby sionista e dell’AIPAC. Israele si sta già riorganizzando per foraggiare il prossimo cavallo, ripulendo la sua reputazione o non esponendolo. Difficile credere che i file di Epstein pubblicati stiano esponendo tutti i potenti coinvolti in varia misura. Non dimentichiamo che i files sono in mano al Dipartimento di Giustizia di Pam Bondi, messa lì da Trump, che sta cercando disperatamente di mettere in vetrina i nomi che possono essere sacrificati perché sono ormai fuori dal giro (Clinton, Gates), oppure perché sono bruciati per il prossimo futuro (il suo capo). Anche i Rubio e i Vance secondo me sono bruciati. Fino a che si tratta della portavoce Leavitt (che non farà mai la giornalista se non in Fox) o del deficiente suprematista Miller passi, ma quando Rubio e Vance dalla loro posizione giustificano il tardo para-demente Trump con argomenti ridicoli, si stanno autoescludendo da un futuro politico di primo piano. Lo scandalo sessuale serve a fare una piazza pulita di tipo gattopardesco, per spianare il terreno ad un candidato presidente (e una rete di candidati al Congresso) moralmente presentabile, ma che in politica estera continui a fare quello che vuole Israele. Ed è questo l’aspetto più drammatico: Israele attualmente è sionista e suprematista nella sua maggioranza, non solo dell’establishment ma della popolazione. E’ uno stato estremista, coloniale, aggressivo, economicamente potente, e ha una ossessione nonché una specializzazione per il controllo che gli consente di condizionare, comprare o ricattare le persone.
Cover: Bosch, Hieronymus – The Garden of Earthly Delights, right panel- commons.wikimedia.org
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