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Pum! La Leica ha compiuto cent’anni, il pugile Alessandro Duran ne sta per festeggiare la metà.
Cosa c’entra una macchina fotografica con un pugile? Volendo c’entra perché è proprio quella macchina lì che ha immortalato uno dei campioni-simbolo di questo sport, che è Cassius Clay, diventato famoso con il nome di Muhammad Alì. E il pugile in questione è Duran, nato a Ferrara il 5 febbraio 1965, che proprio un’immagine di Muhammad Alì tiene appesa nella palestra della società dove porta avanti questa disciplina insieme al fratello Massimiliano e, prima, già con il padre Juan Carlos. Perché Alessandro, nel pugilato, c’è dentro da quando è poco più che un bambino: prima come atleta, ora come allenatore e commentatore, ogni sabato su ItaliaUno.

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Punchingball della Pugilistica padana-Vigor di Alessandro e Massimiliano Duran, a Ferrara

In comune, poi, la mitica macchina fotografica e il pugile hanno il piglio dimensionale. Compatta e micidiale, la Leica è la macchina fotografica che rivoluziona dimensioni e dinamicità della ripresa. E’ il suo inventore – Oscar Barnack – che supera la tecnica degli ingombranti apparecchi a lastre. Costruisce una camera con dentro solo un piccolo pezzo di materiale fotosensibile, che è il negativo, da ingrandire poi in camera oscura. Il primo prototipo, leggero e maneggevole, è messo a punto un secolo fa, poi prodotto dal 1925. Così l’obiettivo per la prima volta esce dagli studi, inizia lo scatto a mano libera: in strada, in guerra, sul ring. La caratteristica delle fotografie fatte con la Leica è che sono sempre lì, pronte a raccontare la vita in pieno svolgimento. Non a caso il nome della macchina fotografica è legato al famoso scatto di Robert Capa, del 1936, con il miliziano colpito a morte; alla guerra in Vietnam (Nick Ut, 1972); al bacio del marinaio per i festeggiamenti in piazza del V-day (Alfred Eisenstaedt, del 1945); ma anche al ritratto del pugno di Muhammad Alì fatto da Thomas Hoepker, del 1966.

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Locandina della mostra per il centenario Leica: bacio in strada per il V-day, Mohammad Alì e operaio su un cantiere

Come quella macchina che ha fissato tanti momenti storici, pure Alessandro Duran fonda la sua forza su una dinamicità leggera e veloce. Campione di pugilato, vince il titolo italiano e poi il mondiale nella categoria di peso welter, che è quello che non può superare i 67 chili, rispetto ai 90 e passa dei pesi massimi. E ora, come allenatore, Alessandro porta sul ring Simona Galassi, campionessa donna della categoria dei pesi mosca, che vuol dire sotto i 51 chili. Ragazze, ragazzini, uomini corrono svelti e leggeri al Palapalestre di Ferrara durante gli allenamenti settimanali della Pugilistica padana-Vigor. Per alcuni è palestra, per altri è mestiere.

Tra pochi giorni Alessandro Duran – che ogni sabato commenta gli incontri di pugilato in tv – farà le sue riflessioni sportive in diretta dal palasport di Ferrara: sabato 7 febbraio a partire dalle 20. In palio il titolo intercontinentale maschile superwelter e il titolo europeo femminile pesi mosca con protagonisti rispettivamente i ferraresi Matano e la Galassi. Marcello Matano combatterà contro il finlandese Jussi Koivula per il titolo Intercontinentale pesi superwelter; Simona Galassi affronterà Loredana Piazza per il titolo europeo pesi mosca. Sul ring anche Mattia Musacchi (pesi piuma) e Marco Iuculano (pesi leggeri), al loro esordio da professionisti, e poi Maurizio Lovaglio e Rosario Guglielmo a disputarsi il titolo italiano pesi massimi leggeri.

Eccoli allora, pronti a scattare: leggerezza e mira, dinamicità e colpi micidiali. Auguri.

[clic su una foto per ingrandirla e vedere tutta la galleria]

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Alessandro Duran nella palestra dove allena (foto Giorgia Mazzotti)
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Alessandro Duran (foto Giorgia Mazzotti)
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Punchingball (foto Giorgia Mazzotti)
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Simona Galassi e Alessandro Duran (foto Giorgia Mazzotti)
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La campionessa pugile Simona Galassi (foto Giorgia Mazzotti)
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Simona Galassi si prepara (foto Giorgia Mazzotti)
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Allenamento della Pugilistica padana-Vigor (foto Giorgia Mazzotti)
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Atleti in riscaldamento (foto Giorgia Mazzotti)
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Ragazzi, uomini e donne si allenano (foto Giorgia Mazzotti)
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Un altro scatto durante gli allenamenti (foto Giorgia Mazzotti)
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Allenamento a Ferrara (foto Giorgia Mazzotti)
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Guantoni e accessori di protezione (foto Giorgia Mazzotti)
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Giorgia Mazzotti

Da sempre attenta al rapporto tra parola e immagine è giornalista professionista. Laurea in Lettere e filosofia e diploma dell’Accademia di belle arti, collabora con la rivista del “Gambero Rosso”, il periodico “Econerre” sull’economia dell’Emilia-Romagna e “CasAntica”. Per la Provincia di Bologna ha curato il sito “Turismo in pianura” e le segnalazioni su “Emiliaromagnaturismo” dedicate ad arte e cultura, gastronomia ed eventi del territorio.

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Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

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