Il conforto del buio
(un racconto nero)
Il conforto del buio
(un racconto nero)
Groel è scomparso.
Sono passati tre giorni e tre notti e di Groel nessuna traccia. Belfa e i fratellini sono preoccupati, non è affatto normale tutto ciò.
Groel dove sei? Ormai è un pensiero fisso per tutti quanti.
Al tramonto, finalmente, Belfa decide d’andare a cercarlo. «Belfa, fatti aiutare! In due abbiamo più probabilità di trovarlo.» dice Adriel, il più grande dei fratellini.
«No Adriel, mentre sono fuori devi occuparti degli altri!»
«Ma Belfa, se la possono cavare anche da soli!»
«Lo sai bene che non è così. Fai come ho detto! All’alba sarò già tornata.» taglia corto Belfa.
Il bosco tutt’attorno è vasto e profondo, non è facile trovare qualcuno dentro quel groviglio vegetale.
Belfa lo sa bene, ma conosce il bosco come nessun altro ed è maestra nel seguire le tracce al buio. Poi ogni creatura della notte, all’occorrenza, le verrà senz’altro in aiuto.
«Mi raccomando, tenete chiuse porte e finestre mentre sono via!» dice Belfa sulla soglia prima di uscire. «E non aprite a
nessuno per nessuna ragione!»
«Stai tranquilla Belfa, metto tutti a letto e aspetto il tuo ritorno leggendo un libro.» la rassicura Adriel.
Belfa dà un’ultima occhiata ai fratellini e se ne va chiudendo la porta dietro di sé.
Come d’abitudine, Belfa fa un giro intorno alla casa per captare le tracce odorose.
Stavolta però un giro solo non basta, deve farne diversi. Dopo tre giorni l’aria ha rimescolato le carte, le tracce si sono rarefatte e serve massima concentrazione.
Al quarto giro si ferma: ecco l’odore di Groel finalmente! È tenue ma preciso, è impossibile sbagliarsi, la pista è quella giusta. Adesso basta seguire la scia, è sufficiente restare concentrati lasciandosi guidare dall’odore.
La direzione porta proprio nel bosco oltre il sentiero. Lì la vegetazione è più fitta, gli alberi secolari sono così vicini che i rami s’attorcigliano e i tronchi quasi si toccano. La volta di fogliame crea una barriera talmente spessa che la luce non riesce a filtrare nemmeno nelle ore più assolate. Gran parte del sottobosco è come l’interno di una galleria in cui l’oscurità prevale sulla luce per tutto l’arco della giornata. L’umidità è densa e il freddo è pungente. Belfa segue la traccia e sorride: è proprio questo l’ambiente che più gradisce.
Le ore notturne passano veloci. Tra poco l’alba di un nuovo giorno inizierà a schiarire l’orizzonte oltre il confine orientale della valle. Belfa ha seguito l’odore di Groel per parecchie miglia senza trovarlo e decide a malincuore di tornare. Deve raggiungere casa sua prima che spunti il sole, sarebbe un bel guaio se non facesse in tempo.
Affretta il passo. Finché il buio la protegge è al sicuro, ma la cosa non durerà a lungo. S’accorge infatti che l’ambiente intorno inizia a farsi più nitido, le ombre s’attenuano e i contorni degli alberi sono sempre più marcati così come il terreno comincia a rivelare tutti i suoi particolari. È l’effetto subdolo della luce che si sta lentamente insinuando nell’oscurità, dissolvendola, soffocandola sotto un velo etereo ma implacabile.
Belfa lo sa e si mette a correre. Forse può ancora farcela ad arrivare a casa prima di farsi lambire dai primi raggi di sole e scottarsi.
Belfa è quasi arrivata. Davanti a sé, oltre il groviglio di rami e tronchi, già intravede la casa dei fratellini a margine del bosco. Purtroppo il sole rosso e fiammeggiante dell’alba fa capolino all’orizzonte, e adesso Belfa sente sulla pelle il bruciore dei suoi raggi.
Mancano pochi metri. Belfa fa un lungo respiro, poi trattiene il fiato e si lancia come un fulmine verso l’ingresso. Vede che la porta è aperta e all’interno c’è Adriel ad attenderla nell’oscurità, ha in mano una coperta e la sta incitando.
«Corri Belfa, corri, forza dai!» le grida.
Pochi secondi bastano a Belfa per attraversare il tratto di radura assolata che divide il bosco dalla casa. Un ultimo balzo ed è dentro, in salvo.
Adriel l’avvolge con la coperta e richiude in fretta la porta. L’odore di carne bruciata sveglia i fratellini che si precipitano giù dalle scale allarmati. Belfa è sfinita e dolorante. La sua pelle, di nuovo protetta dall’oscurità all’interno delle mura domestiche, smette di sfrigolare. In un attimo le piaghe e le bolle delle bruciature si rimarginano e scompaiono.
Ma c’è mancato poco. Qualche secondo in più in balìa della luce e Belfa si sarebbe trasformata in un tizzone ardente, e in quel caso non ci sarebbe stato più nulla da fare.
Belfa dà un’occhiata ai fratellini. «Beh che c’è? Come mai vi siete alzati?» chiede.
«Abbiamo sentito odore di bruciato…» risponde Crippel.
«Ci siamo preoccupati e siamo corsi giù a vedere.» gli fa eco Rakiel
«Tornate su a dormire! Non è successo niente… di giorno si dorme, lo sapete.» ordina Belfa, ormai perfettamente guarita dalle bruciature.
I fratellini, senza dir più nulla, tornano nelle loro stanze.
Belfa si gira verso Adriel e gli rende la coperta.
«Mentre eri fuori a cercarlo, è tornato Groel.» rivela Adriel.
«Tornato? E dov’è adesso?» domanda lei.
«Quando gli ho detto che lo cercavi è uscito di nuovo per raggiungerti…» spiega il giovane. «Strano che non vi siate incontrati.»
«Ormai è tardi. Per uscire dal bosco dovrà aspettare il tramonto. Finché il sole non scompare starà riparato da qualche parte.» conclude Belfa visibilmente contrariata. «Ti ha detto perché è stato via tutto questo tempo?»
«Sì, è rimasto nascosto. Ha incrociato degli uomini armati che si aggiravano nel bosco. Lo hanno inseguito, volevano catturarlo…» racconta Adriel. «È riuscito a seminarli ma sentiva ancora il loro odore. Ha capito che erano vicini e lo stavano cercando, così si è nascosto finché l’odore non è svanito.»
Un piacevole brivido corre lungo la cresta dorsale di Belfa. L’idea di così tanti uomini che si aggirano nel bosco, così teneri e inconsapevoli del pericolo, un po’ la eccita. L’unica preoccupazione è data dalle loro armi, anche se non si è mai avuta notizia di un lamantis ucciso dall’arma di un cacciatore.
Il vero rischio è farsi sorprendere dalla luce…
La luce, l’unica cosa veramente letale per creature come lei.
Per fortuna, presto o tardi, arriva sempre il buio a dare un po’ di conforto.
Leggi il prequel di questo racconto: Uno sconosciuto alla porta
Cover: elaborazione grafica di Carlo Tassi
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