17 Maggio 2015

IL CASO
La biblioteca scomparsa di Celio Calcagnini, custodiva anche le opere di Savonarola

Monica Forti

Tempo di lettura: 3 minuti

savonarola

Dove sono finiti gli oltre mille libri della biblioteca di Celio Calcagnini? E’ questa l’interrogativo girato ai ferraresi da Oliviero Diliberto, che nei panni dello storico e giurista ha svelato un inedito ritratto dell’illustre umanista ferrarese vissuto alla corte degli Estensi tra il Quattrocento e la metà del Cinquecento (1479-1541). Citato come “dotto” nell’opera di Ludovico Ariosto, Calcagnini, figlio illegittimo ma riconosciuto di una famiglia facoltosa, il padre era un protonotaro al servizio del papa distaccato presso gli Este, viene ricordato soprattutto per un trattatello di astronomia “Quod caelum stet, terra vero moveatur”. “In realtà ha lasciato ben quattro trattati di diritto e numerosissimi scritti, tra cui uno sull’alchimia, che in vita non pubblicò”, ha spiegato il professore durante l’incontro organizzato da Associazione culturale democratica.

Abbracciata la carriera ecclesiastica, Calcagnini fu al servizio del cardinale Ippolito d’Este, fu amico dei più affermati poeti e scrittori dell’epoca e diplomatico presso corti europee cosmopolite con cui gli Este intrattenevano rapporti. Numismatico, storico, dottore in diritto canonico, fu un innovatore ai limiti dell’eresia. “Prese le difese di Erasmo da Rotterdam con il quale aveva uno scambio epistolare di cui resta traccia nell’inventario della sua biblioteca privata, lasciata in eredità al Convento dei Domenicani con la clausola di aprirla a tutti – ha raccontato Diliberto – Purtroppo dei libri non v’è traccia”.

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Oliviero Diliberto e (alla sua sinistra) Roberto Pazzi

A stilare l’inventario fu un inquisitore di Santa Romana Chiesa, sicché qualche sospetto sulla figura dell’illustre ferrarese aleggiava sicuramente tanto più, ha ricordato Diliberto, che le sue opere postume furono pubblicate a Basilea, terra di eretici, da Johan Froben il medesimo editore di Erasmo.

Era un pensatore moderno, forse troppo per la chiesa, ma aveva amicizie importanti e, soprattutto, era il segretario del cardinale Ippolito d’Este. “Morto Ippolito si ritirò a vita privata per una ventina d’anni. Ciò non impedì ad Enrico VIII d’Inghilterra di spedire a Ferrara una delegazione per chiederne il parere giuridico circa la possibilità di divorziare dalla regina. E Calcagnini diede ragione al re. I documenti sono microfilmati e conservati all’Università dei gesuiti in Michigan”, ha spiegato. Non era certo cosa di tutti giorni spostare un re per consultare un luminare del diritto, il che la dice lunga sulla fama di Calcagnini purtroppo offuscata dai secoli. “Stavo facendo delle ricerche nell’antico repertorio bibliografico di giurisprudenza dell’800 e mi sono imbattuto nel Calcagnini giurista – ha spiegato – Mi sono incuriosito, poi appassionato e ho consultato l’inventario del suo lascito ai domenicani, conservato alla biblioteca di Modena nell’Antico fondo degli Estensi. A quel punto si è aperto un mondo, più di mille volumi, una divina commedia miniata, le opere di Savonarola, piuttosto impegnative per l’epoca, tantissimi inediti e molto altro. Se è vero che la biblioteca di un uomo è il ritratto della sua personalità, Calcagnini vale la pena di essere svelato”.

Ora l’inventario diventerà un libro commentato in via di pubblicazione entro l’anno, resta però il mistero dei libri scomparsi.



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Monica Forti

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