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Conto alla rovescia per la riapertura del Cras (Centro di recupero per animali selvatici) La Garzaia di Codigoro che sarà gestito da Lida, l’onlus per i diritti degli animali autorizzata dalla Provincia, proprietaria della struttura, a riprendere l’attività. Il centro è chiuso da marzo, quando la ditta Pulcino di Giuliano Valentini, privata dell’erogazione di denaro provinciale ha ceduto il passo, rinunciando alla gestione per l’impossibilità di occuparsi della manutenzione ritenuta straordinaria rispetto agli impegni assunti con l’ente ferrarese. “Era economicamente insostenibile e non dovuto – spiega con amarezza l’ex responsabile del Cras, il veterinario Luciano Tarricone – Nonostante le segnalazioni sulle emergenze, che vanno dalle gabbie non a norma, alla presenza di amianto da rimuovere, le nostre richieste come le nostre proposte, sono state ignorate. Siamo stati costretti ad assistere molti degli animali nella clinica Benvenuto di Polesella, centro della Provincia di Rovigo, lo abbiamo fatto per la loro salute e per la sicurezza dei volontari che con noi hanno lavorato”. Tutti gli ospiti della Garzaia, soprattutto rapaci, sono tornati liberi a settembre, ma i ricoveri sono proseguiti a Polesella, quando ancora sembrava ci fosse margine per salvare il lavoro di 13 anni.

Anacleto-torna-libero
Un falco liberato prima della chiusura “forzata” della Garzaia

“In termini economici non sono mai andato oltre il rimborso spese, anzi ho partecipato con contributi personali – dice – Il rapporto con la Provincia, in stand by per mesi, ha portato alla decisione finale: lasciare”. Nono nasconde l’amarezza per gli anni di impegno, che ancora gli fruttano numerose richieste di soccorso. “Le difficoltà erano note, mi aspettavo di ricevere la metà del contributo previsto per i Cras, 12 mila euro, senza i quali è impossibile intervenire – spiega – Abbiamo fatto appelli e manifestazioni di ogni tipo, siamo arrivati anche in Rai, ma non è servito a niente. Se il centro di Codigoro è andato in malora non è certo per negligenza di chi vi ha operato”. Impianti di luce e riscaldamento fuori norma, niente servizi igienici, niente derattizzazione, gabbie datate per le necessità di permanenza e recupero. Condizioni inadatte per sostenere un’attività veterinaria come quella richiesta dalle circostanze. Cose risapute, sottolinea il veterinario, ricordando che la permanenza di personale senza una foresteria igienicamente passabile e attrezzata era del tutto impensabile. Nonostante questo, racconta, era garantita la presenza di un operatore per tre mattinate dalle 9 alle ore 12, il ritiro degli animali su chiamata a Codigoro e nella provincia. Fino a marzo, da allora gli animali vengono dirottati alla Lipu.

“I ricoveri li facciamo fino a sabato nella tarda mattinata (9.30 – 12,30 ndr) – spiega il naturalista Davide Tartari di Lipu di Ferrara – Chi è ospite del centro, come ovvio, riceve tutte le cure necessarie sette giorni su sette. Certo fossimo almeno in due i turni sarebbero meno massacranti, ma il momento è difficile e di fondi ce ne sono pochi per far fronte a tutte le esigenze. Ad aiutarmi ci sono i volontari”. Solo in questa prima parte dell’anno, racconta, sono stati ricoverati 1050 animali, il 90 per cento dei quali uccelli a cui si aggiungono piccoli mammiferi, ricci, pipistrelli, volpi. “Settecentoundici sono arrivati dal Comune di Ferrara, più o meno 500 dall’est della provincia, inclusa la zona verso il mare”, conclude.

“La temporanea chiusura della Garzaia ci ha messo in difficoltà – confessa Renato Finco Responsabile P.O. Agricoltura Sostenibile Caccia ed Aree Protette della Provincia – La legge prevede l’esistenza di due centri e si premura di avvantaggiare le associazioni senza scopo di lucro, crediamo dunque di aver risolto grazie a Lida un problema, incluso quello del trasporto degli animali, visto che l’associazione è dotata di ambulanza con servizio veterinario”. Il dottor Francesco Cardarelli di Codigoro, veterinario anche di Lipu, si occuperà dell’assistenza. “Umanamente capisco il dottor Tarricone, ma non c’è mai stato un contratto, non è mai esistita una convenzione, c’è un’autorizzazione rilasciata su richiesta. Quanto al Cras di Codigoro – spiega – ha avuto il parere favorevole dell’ufficio veterinario dell’Ausl”. Tutto in regola, il problema non si pone, così come l’eventuale saldo a compenso di prestazioni veterinarie. “Il contributo di denaro non è obbligatorio, pertanto nel 2013 non è stato dato. Tenunto conto dell’incertezza circa i fondi a nostra disposizione, faccio presente che l’erogazione viene di solito concessa quando si fa attività sul territorio”. E ancora: “In dicembre c’è stata una diffida verso la Pulcino, una richiesta di chiarimenti sulla tenuta dei registri di carico e scarico e più in generale sulla gestione del Cras”.

Tarricone
Luciano Tarricone accudisce un leprotto

Come dire, troppi problemi. La Provincia, interessata a mantenere il Cras nel delta del Po, ha così voltato pagina, ha scelto Lida, il volontariato tout court che garantisce con l’ambulanza in servizio 24 ore su 24 il recupero e l’assistenza degli animali in difficoltà in tutti i Comuni e dal 10 luglio le ha concesso l’autorizzazione per la gestione de ‘La Garzaia’. Due servizi e un gestore, il volontariato ancora una volta arriva là dove il portafogli langue. “Come Provincia non riusciamo a fare di più, in ogni caso abbiamo risolto un problema”, conclude Finco. Una vicenda come tante. Storie di uomini, animali e burocrazia. Passione e mestiere sono ingredienti raramente compatibili con gli ingranaggi amministrativi, soprattutto in tempo di vacche magre. In questo caso, il rapporto pubblico-privato si è rivelato alla stregua di un copione di Antonioni, il regista dell’incomunicabilità.

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Monica Forti


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Caro lettore

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Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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