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Il bue scuoiato (Marc Chagall, 1947) e la memoria corta della scuola

Chagall dipinge questa opera a due anni di distanza dalla fine dell’Olocausto.
Il gigantesco animale scuoiato è un monumento a sei milioni di vittime innocenti.
In alto a destra si vede il nonno del pittore in volo.
Sopra di lui c’è una candela simbolo di pace.

A sinistra. in basso il gallo che preannuncia l ‘alba è il simbolo di resurrezione.

Oggi 27 gennaio in classe ho  l’appuntamento con la Giornata della memoria.
Nei giorni scorsi la visione di alcuni film mi ha aiutato a preparare il terreno.
La mancanza di testimoni diretti non lascia alternative più efficaci.
Il film è un genere simpatico ai ragazzi.
Usa le immagini e l’immagine è il totem della nostra civiltà nel bene e nel male.
Ma desidero sottolineare  un aspetto, che però qui desidero  trattare in modo consapevolmente colloquiale, al fine di provare a far capire a chi non è in classe tutti i giorni, la realtà emozionale scolastica odierna e i grandi problemi che oggi si nascondono dietro la facciata di una Scuola sempre presente nella nostra società.
Anni fa l’impatto emotivo di questi film sulla Shoah era molto più forte sui ragazzi.
Durante la proiezione non era raro vedere visi di ragazzi rigati dalle lacrime.
Pochi anni or sono al Teatro Nuovo di Ferrara venne la Segre per un incontro con alcune classi delle scuole di Ferrara.
Io ero presente con una mia quinta.
Ad un certo punto la senatrice smette di parlare.
La platea di conseguenza rimane muta, e immobile aspetta la ripresa della relazione.
Io interpreto questo comportamento come un momento di grande commozione dovuto al rivivere in un racconto  momenti di vita personale così drammatici.
Mi sbagliavo.
Dopo pochi lunghissimi minuti di silenzio la senatrice si alza in piedi e con voce ferma invita  alcuni ragazzi di una scuola media seduti nelle prime file  a uscire dal Teatro in quanto evidentemente non interessati a ciò di cui si stava parlando.
I ragazzi infatti non avevano ascoltato nulla del racconto sviluppato da Liliana Segre ma avevano parlottato bellamente  fino a quel momento  tra loro fregandosene delle tante immagini di disperazione offerte dal racconto.
Non avevo mai visto fino a quella giornata tanto disinteresse verso un argomento cosi  naturalmente coinvolgente da un punto di vista emotivo.
Quando si separa una madre dal proprio bambino affinché entrambi trovino una  morte del tutto assurda mi pare non servano molte parole di spiegazione, il cuore viene colpito immediatamente!
L’ Olocausto è un argomento infatti che solitamente suscita forti sensazioni da un punto di vista emotivo.
La rappresentazione del Male assoluto tiene il livello di attenzione molto alto nei giovani!
Qualcosa però  negli ultimi anni è cambiato e sta cambiando sotto i nostri occhi.
E questo qualcosa riguarda il contesto generale all’interno del quale avvengono questi racconti. E mi riferisco a cosa l’ambiente culturale e politico generale di riferimento chiede come esigenza prioritaria alla Scuola.
Chiede ancora consapevolezza, autonomia di giudizio critico, formazione insieme classica e scientifica, conoscenza di linguaggi umanistici, sviluppo di personalità complete?
Direi che purtroppo la risposta  è negativa.
Ma se vogliamo capire cosa è la Scuola di oggi, dobbiamo sapere COSA CHIEDE LA SCUOLA oggi ai ragazzi e ai loro docenti !!!
Cosa chiede la politica alla Scuola e cosa chiede l’Europa alla politica per la Scuola.
Interessante vedere come le risposte emotive dei ragazzi si modifichino a seconda del tipo di richiesta culturale portata avanti dal sistema di riferimento
Ma soprattutto risulta molto significativo un secondo aspetto del cambiamento dei comportamenti dei ragazzi.
E questo secondo aspetto riguarda il loro vissuto.
Mi riferisco alla loro capacità di prendere dentro, di accogliere spiritualmente se stessi e l’altro da sé, del livello di empatia, di compartecipazione al dolore dell’altro, di condividere esperienze interiori…
Qui come siamo messi?
Quali anime arrivano nelle nostre scuole insieme a quei corpi, corpi così pesantemente investiti oggi di grande interesse da parte dei ragazzi fino alla loro auto distruzione!
E soprattutto la Scuola che concime possiede per la loro crescita?
Siamo proprio sicuri, per esempio, che la ricetta per lo sviluppo armonico e armonioso della personalità dei ragazzi passi per il totale superamento della lezione frontale del proprio docente come ultimamente si proclama da parte di miopi burocrati della innovazione scolastica?
Ma la lezione frontale, quella “bella” “seducente” , è soprattutto relazione tra due persone sulla base dell’interesse per la conoscenza!
Ma chi lo crea questo interesse, questa motivazione se non l’anima, gli occhi e la bocca di un docente!
Un interesse e una relazione mediata da una macchina funziona all’interno nello stesso modo?
Tutta questa tecnologia, utilissima per certi aspetti, perché oggi  è invocata dagli spiriti innovativi come principale ancora di salvezza non solo sociale ma anche per la crescita individuale?
Il pane per la crescita individuale è e sarà sempre l’altro!
L’altro quello accanto a noi è quello lontano nei secoli che solo la Scuola rende miracolosamente sempre vivo!
Al contrario, Ulisse sarebbe già morto da tempo!
E invece i suoi tormenti, le sue passioni, le sue paure, i suoi amori la Scuola li rende reali, quasi si arriva a toccarli!
Solo la parola del docente riesce a  restituire loro la vita  quando arrivano in tal modo al cuore di nostro figlio!
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Roberto Paltrinieri

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

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