15 Agosto 2016

I racconti del Lido/6
Al cospetto della stupidità il “Laido” riconquista la dignità

Gianni Venturi

Tempo di lettura: 2 minuti

E finalmente di fronte alla stupidità criminale nazionale il Laido degli Estensi può riconquistare il suo vero nome: Lido.

Il mio binocolo non è più puntato sui vicini d’ombrellone – quelli che abbiamo ora sono veramente speciali – ma sulla maleodorante situazione italiana e anche ‘ferarese’. Le storie legate alla protesta di Gaibanella: l’intero paese che si schiera contro la possibilità d’ospitare i migranti presso villa Modoni Ravalli, attualmente sotto procedura fallimentare. Il centurione ‘Naomo’ Lodi e il capo col codino Alan Fabbri guidano la protesta che l’immaginifica prosa di Matteo Langone del Resto del Carlino così racconta: “Partito dalla villa incriminata, il serpentone d’anime protestanti ha percorso via Ravenna. Gaibanella vista dall’alto è, in buona sostanza, un pugno di case tagliate da una croce d’asfalto. La stessa croce che i residenti hanno messo sopra il sindaco e l’assessore. «Tagliani a casa, Sapigni a casa» hanno intonato lungo il tragitto uomini e donne, grandi e piccini. «Dimissioni, dimissioni» hanno proseguito. E c’è di più: c’è la volontà di creare una class action ad hoc contro l’amministrazione comunale «per danno d’immagine». Proteste e proposte, in un pomeriggio in cui Gaibanella ha ascoltato ma anche urlato: un urlo che, complice l’eco dell’aperta campagna, è tornato indietro, come per gioco, ancor più amplificato.

Ma ancor più il turbinio volgare, che ha il fiato corto di ciò che l’amministrazione intende fare e a volte disfare. E cosa sono allora gli orrendi marciapiedi del Lido, coperti da strati di aghi, cacche canine e rifiuti di plastica, che producono un piacevole effetto d’imminente fine estate ancor prima che il clou delle ferie abbia inizio?

Anche i gabbiani tacciono. Solo qualcuno insiste a uccidere colombi e tortore per mangiucchiarli distrattamente sul tetto e sulle terrazze delle ville.

In questo clima da ‘finis mundi’, un meraviglioso articolo di Salvatore Settis, apparso su Repubblica del dieci agosto, difende il latino, la lingua più parlata al mondo (e chi volesse saperne il perché si cerchi l’articolo), e invoca che non venga cancellato dai Licei come possibilità di redenzione europea.

E nel mondo, ormai villaggio unico, si parla di zar, di sultano e di pazzo, intendendo le figure di Putin, di Erdogan e di Trump.

Allora, meglio rifugiarci nella tranquilla banalità del Lido che, per dimostrare la sua originalità, organizza al bagno una festa di Natale, con tanto di renne, neve, ghiaccio e seggiolone di Babbo Natale. Le stagioni, come scriveva il poeta ‘la presente e viva e il suon di lei’ non bastano più: occorre precederle, divorarle, annullarle.

L’inverno a Ferragosto.

Perciò accettiamo il Lido e la sua rassicurante banalità.

Naturalmente il Sindaco di Comacchio continua a non rispondere…



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Gianni Venturi

Gianni Venturi è ordinario a riposo di Letteratura italiana all’Università di Firenze, presidente dell’edizione nazionale delle opere di Antonio Canova e co-curatore del Centro Studi Bassaniani di Ferrara. Ha insegnato per decenni Dante alla Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze. E’ specialista di letteratura rinascimentale, neoclassica e novecentesca. S’interessa soprattutto dei rapporti tra letteratura e arti figurative e della letteratura dei giardini e del paesaggio.
Gianni Venturi

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