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Curare il corpo, salvaguardare la salute e raggiungere un traguardo lontano posto oltre il cerchio del fuoco. Sabrina Paravicini, attrice, regista, scrittrice, nel suo libro Fino a qui tutto bene, Sperling & Kupfer, racconta il viaggio dalla scoperta della malattia oncologica alla guarigione, un viaggio pieno di speranza e straordinari passi avanti, verso una felicità diversa, nuova, fatta di altro.
Sabrina Paravicini guarda alla propria di storia di donna, madre e paziente a cui da un giorno all’altro cambia tutto: il corpo, l’immagine allo specchio, il ritmo dei giorni, ma cambia anche come sentire gli altri, guardarsi attorno e dentro. “Cambia anche il tuo modo di ascoltare quello che accade, a te e agli altri”, un viaggio dentro se stessa, parallelo e profondo, la accompagna nei momenti più duri della malattia e la conduce alla guarigione. Un viaggio assieme a nuovi compagni con i quali la condivisione della sofferenza, ma anche di uno sguardo rivolto al domani è tra le medicine più potenti. Serve fiducia nei medici per andare avanti, fiducia nella strada intrapresa, quella più difficile perché piena della tentazione di non crederci quando la sofferenza è acuta e vacillare diventa facile.
La malattia rende tutto più vero e diretto, “non ci si mente più, si vive e basta”, si perdono gli orpelli, le frasi superflue, la vita abbraccia un’essenzialità sconosciuta: “mi porto in dono – scrive Sabrina Paravicini – la consapevolezza di quello che mi resta, di quello che ho scoperto, degli amici nuovi che ho incontrato e di quelli che si sono persi per strada”.
E questa consapevolezza è consegnata agli altri, un dono nel dono affinché sia chiaro che “l’amore che abbiamo dentro, il cancro non me ne ha tolto neppure un frammento”.
La verità di cosa la vita stia offrendo e togliendo, non è mai nascosta, nemmeno al figlio Nino, il pilastro più forte per Sabrina, l’accudimento più intimo che non si discosta mai.
Sabrina Paravicini presenterà Fino a qui tutto bene giovedì 18 febbraio alle 21 in diretta sulla pagina Facebook del Microfestival delle storie e Ferraraitalia. Dialoga con l’autrice Riccarda Dalbuoni.

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Riccarda Dalbuoni

È addetto stampa del Comune di Occhiobello, laureata in Lettere classiche e in scienze della comunicazione all’Università di Ferrara, mamma di Elena.

Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE
di Piermaria Romani


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