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Finisce il 2060, e finisce l’anno del nostro passato-futuro che mese per mese ci ha raccontato Costanza Del Re da un paesino fluviale della bassa bresciana. Sono racconti, ma sono anche ricordi, sogni, riflessioni sul presente, felici intuizioni. Per chi, nella noia delle feste, volesse leggere tutte le 12 puntate (per me ne vale la pena) può trovarle facilmente su questo giornale. Perché con Ferraraitalia di ieri non ci si incarta il pesce, è un ‘quotidiano’ molto particolare, “non butta via nulla”. 
Personalmente non ho ancora quando e dove si trovi il 2060 di Costanza Del Re, se prefiguri un futuro, racconti un passato o rifletta sul presente. Forse, più semplicemente, ci mostra il Pianeta privato di Costanza. Ma è un luogo, un tempo, in cui anche noi ci riconosciamo. E possiamo incontrarci. Succede, insomma, quella strana cosa, e abbastanza rara, che chiamiamo Letteratura. 
(Francesco Monini)

Siamo a dicembre, un mese particolare. Giornate corte, freddo, umido e molte feste. Prima arriva Santa Lucia (13 dicembre) a portare i regali ai bambini, poi la festa della ‘Loertisa’ (focaccia che contiene germogli di luppolo bolliti), poi la vigilia e il giorno di Natale.

E’ un mese in cui si tirano un po’ le somme dell’anno. Chi è arrivato, chi ci ha lasciato, quanto Robot-111 sono stati assemblati, quanti messi definitivamente a riposo.
E’ anche il momento per sentirci fortunati se siamo in salute, circondati da persone che ci vogliono bene, amati. E’ il periodo giusto per coltivare la speranza che il domani sarà migliore di oggi, che il prossimo anno potremo tornare al mare, fermarci a guardare il sole che luccica sull’acqua salata e i Gabby-x che volano rasente l’acqua verso il rosso del sole che tramonta.
Ma adesso è dicembre, un mese particolare, quello di Natale.
Cosmo-111 vuole un piccolo Babbo Natale di pezza da attaccarsi su una spalla:
Babbo Natale, babbo Natale, rosso Natale, bianco Natale.  Raco calare, raco calare, toco polare, toco ricare” canta come suo solito un po’ in italiano e un po’ a modo suo, mescolando suoni che gli piacciono.

I miei figli Axilla e Gianblu si sono già messi a discutere per sciogliere il colore delle palline che addobberanno l’abete quest’anno. Pare che saranno argento e azzurro.
Mio marito dice che devo prenotare il cappone dal macellaio in modo che ce ne possano vendere uno di quelli che allevano loro. A terra, senza mangime. Poi bisognerà scegliere delle zucche mature e dolci altrimenti il ripieno dei tortelli non viene buono. Noi siamo molto tradizionalisti, mangiamo per le Feste i cibi che hanno accompagnato tutti gli ottantotto anni della zia Costanza. Sempre quelli, cucinati bene e all’ultimo momento. Non scotti, non riscaldati, non surgelati, non liofilizzati, essiccati, disidratati. L’unica eccezione è il pescandor-k al posto del vino. Questo distillato di pesche bianche piace molto ai robot-111, lo bevono in un batter d’occhi e poi rovescino indietro le telecamere in segno di grande soddisfazione.  Ci sembra giusto che anche loro possano pasteggiare traendo la maggiore soddisfazione possibile dal momento.

Quest’anno è nato Gyanny, la vera novità di questo 2060 che se ne sta andando per sempre lasciando dietro a sé ricordi, rimpianti, sofferenze e amori. Adesso ha cinque mesi ed è uno spettacolo. Luca, mio marito, per il Battesimo gli ha assemblato un robot orsetto che si chiama Orsino-121. Il robot è fatto come un piccolo orso, ricoperto di filo di mollan sgarzato color marrone, trasmette calore mantenendo il suo corpo a una temperatura costante di circa 37 gradi e mezzo. Tiene il bambino sempre caldo. Non solo, i suoi sensori gli permettono di verificare la frequenza dei battiti del cuore di Gyanny, la sua pressione arteriosa, se ha fame o sonno e se deve essere cambiato.
Orsino-121 è un babysitter molto efficiente. In quel robot-121 c’è una grande novità. La sua alimentazione avviene attraverso una pila a fissione nucleare.

La differenza tra bomba e pila atomica sta nella rapidità con la quale si libera l’energia prodotta dalla fissione nucleare di una certa quantità di uranio. Nella bomba, tutta l’energia si libera in una frazione di secondo, con effetti disastrosi. Nella pila, la reazione nucleare è rallentata, così da rilasciare l’energia in un lungo arco di tempo. La fissione nucleare è dovuta all’urto di un neutrone contro un atomo di uranio 235. L’atomo colpito si spacca liberando una certa quantità di energia e due o tre neutroni. Una parte dei neutroni si perde. Se a ogni passo della catena il numero dato dalla differenza tra neutroni prodotti e neutroni persi cresce, la reazione aumenta rapidamente fino a diventare esplosione (bomba). Se il numero diminuisce, la reazione si spegne. Se è uguale, la reazione produce energia in modo costante (pila nucleare). Nella pila, per regolare il numero di neutroni si inseriscono o si tolgono dall’uranio alcune barre di cadmio o boro, che assorbono facilmente neutroni.

Davvero affascinante. Queste nuove pile hanno una potenza incredibile e una durata impressionante. Nulla di paragonabile agli alimentatori che si sono usati fino ad ora per i robor-111. E così insieme alla nascita umana di Gyanny abbiamo assistito alla nascita di una nuova generazione di mezzani, i robot-121.  Luca dice che questi nuovi robot verranno commercializzati presto a prezzi accettabili e che avranno delle prestazioni davvero stupefacenti. Orsino-121 è il primo di una lunga catena di mezzani che sostituiranno o aggiorneranno i precedenti.  A Orsino piace il miele e anche i Frutti di Martorana (tipico dolce siciliano) anche se i cibi non sono più necessari per il funzionamento dei suoi circuiti meccatronici.  Pensiamo che l’alimentarsi di cibo umano sia diventato uno dei tanti processi imitativi appresi per prove ed errori. Sta di fatto che quei dolci gli piacciono da matti,  da Orsetti-matti-121. I frutti di Martorana sono fatti di pasta di mandorle, modellata e colorata in modo da imitare frutti e ortaggi in scala ridotta e sono bellissimi da vedere. Devono il loro nome al monastero nel quale furono inventati nel 1194, il monastero della Martorana a Palermo.

In piazza a Parda c’è una pasticceria dove ne producono di buonissimi, dobbiamo ricordarci di dire a Daniele, quando viene ad aiutarci a preparare il pranzo di Natale, di portarne un vassoio, poi glieli paghiamo. Quando arrivano li devo nascondere subito. Se Orsino-121 li trova, li mangia tutti e per Natale non resta sulla nostra tavola nemmeno un piccolo e perfetto mandarino-martorano.

E così ci ritroveremo di nuovo a Natale, tra pranzi da preparare, regali da incartare, nuovi bambini e mezzani da iniziare ai festeggiamenti e anziani (umani e mezzani) da salutare. Credo che alla fine non ci sarà molta differenza tra il Natale di quest’anno, quello di dieci anni fa, quello di cinquanta. La zia Costanza mi ha raccontato che quando era piccola suo padre faceva il presepe su un tavolino del soggiorno. Usava strani legni ripescati nel Lungone che verniciava con le sue sapienti mani. Doveva davvero essere un presepe originale e bellissimo. Altro che quelli che si comprano tutti uguali e che costano tanto!. Il professor Umberto doveva essere un vero artista, così lo ricordano la mamma e le zie. Se n’è andato da molto tempo ormai, ma il bene che ha saputo donare resta bene perenne. Questo vale per tutte le persone che ci hanno lasciato, per tutti coloro che ci hanno salutato, che sono partiti.  Il presepe più bello resta quello che si fa con i resti di legno, cartone e iuta. Con la pasta di pane, con la cartapesta fatta con le strisce di carta dei vecchi Tresciaone messi a macerare con acqua e colla. Quello che si ricopre col muschio che è attaccato ai tronchi dei tigli che costeggiano la strada che porta al cimitero di Pontalba, che si spruzza con un po’ di farina bianca. Le cose fatte in case, artigianali, uniche e anche un po’ maldestre sono curiose, piacciono anche ai mezzani, le continuano a guardare.

Ieri ho sorpreso Cosmo-111 e Canali-111 che si facevano delle strane confidenze.
“Tu cosa vuoi per Natale ?” ha chiesto Cosmo-111 a Canali-111.
“Io voglio che i bambini ridano. Marlon e Gyanny quando ridono sono belli. Quando ride Marlon e Gyanny lo vede, anche lui ride. Quando Gyanny ride e Marlon lo vede, anche lui ride”
E si torna sempre sullo stesso nodo focale. L’apprendimento per imitazione è una delle strategie fondamentali per acquisire degli stili di comportamento. Vale per i mezzani e vale anche per gli umani. Forse se uno di noi sorridesse un po’ di più sorriderebbero un po’ di più molti altri.
Tanti auguri di Buone Feste da noi umani, dai robot-111, dai robot-121, dai robot-animali-x e dalle anime dei nostri cari che ci hanno lasciato e che sorridono a queste imminenti feste da lassù.

Per leggere tutte le altre puntate, tutti i mesi del 2060 di Costanza Del Re, è sufficiente cliccare il nome dell’autore sotto il titolo. 

 

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Costanza Del Re

E’ una scrittrice lombarda che racconta della vita della sua famiglia e della gente del suo paese, facendo viaggi avanti e indietro nel tempo. Con la Costanza piccola e lei stessa novantenne, si vive la storia di un’epoca con le sue infinite contraddizioni, i suoi drammi ma anche con le sue gioie e straordinarie scoperte.

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Caro lettore

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Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

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Francesco Monini
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