5 Ottobre 2019

DIARIO IN PUBBLICO
Storia di un tavolo. In ricordo dell’amico Efisio

Gianni Venturi

Tempo di lettura: 3 minuti

Appena sposati ci trasferimmo in un piccolo appartamento vicino a quello dove abitavano Efisio e Luciana. Nacque il problema di come arredarlo con pochi soldi ma con cose di gusto. Le tende comprate a Firenze da Hassler, la vecchia e brutta libreria, il bellissimo capoletto regalo dei suoceri. Urgeva soprattutto un tavolo da studio e pieno di speranze mi rivolsi a Efisio che immediatamente e trionfalmente mi propose un frat(t)ino seicentesco. Ingolosito galoppai a vederlo ed ecco trionfalmente mi viene esibito un tavolinuccio assai grezzo con evidenti inserti moderni ma dall’aria simpatica. Storsi la bocca ed Efi che conosceva il suo pollo disse che il prezzo era veramente speciale per un tavolo autentico. A questo aggiungeva due bellissimi candelieri di legno che avrebbero poi avuto i paralumi della signora Laura Fink e quindi il tavolo venne sistemato davanti alla libreria con i ‘bambini’ (i libri) stipati dietro. Eravamo veramente orgogliosi del fratino e a chi veniva facevo notare l’eleganza (?) del tavolo e la sua comodità illusoria perché era basso e non sopportava una sedia normale inserita. Tuttavia mi piaceva e lì componevo le sudate carte mentre l’attività degli amici si espandeva.
Aprirono un bellissimo negozio in un lato della chiesa dei Teatini e lì, ormai affermati antiquari, ci si vedeva con gli amici mentre Efisio con aria indifferente mi mostrava bellissime cose che non avrei mai potuto permettermi. Poi dopo iterati e sempre andati a vuoto inviti a vedere Tavolara, l’isola dove Efisio era una specie di monarca e che era la passione di mio cognato Romano che con occhi sognanti mi raccontava della natura selvaggia, della tendopoli, della vita naturale che vi si svolgeva tra i brividi miei compresi il sistema della toilette e soprattutto del vento che mi rese fino ai settanta anni e passa out quell’isola. Una sera mi affacciai al negozio con la mia Lilla prima di cui ero orgoglioso e mi trovai vicino ai nobili cani dei Chinelli e dell’amica Ippolita. La Lilla festosa si precipitò a richiedere le carezze che s’attendeva ma venne accolta da sonore risate da loro che mi domandavano dove avevo raccolto quello ‘scherz’ di natura. Odio furioso non placato nemmeno dalla vista di uno splendido carillon ottocentesco. Frattanto colleghi fiorentini nelle loro scappate ferraresi vennero messi in contatto con i Chinelli e da allora visite frequenti li portarono qui per arredare le loro case con gli oggetti e i mobili proposti dai ferraresi . Frattanto il fratino traslocò nel bell’appartamento che affittammo in via Contrari di fronte al campanile del Duomo e da quel momento il tavolo assunse importanza e si dette delle arie. Traslocò in seguito nel nostro appartamento di Firenze dove serviva anche da tavolo da pranzo; infine ha ora una (quasi) stabile sistemazione al L(a)ido degli Estensi non più usato come tavolo da lavoro ma come tavoli da pranzo.

La scomparsa di Efisio è un duro colpo per chi lo ha conosciuto così intimamente nel corso di una vita. Il tempo ci toglie le persone care ma non il ricordo.
Ciao Efisio.



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L’autore

Gianni Venturi

Gianni Venturi è ordinario a riposo di Letteratura italiana all’Università di Firenze, presidente dell’edizione nazionale delle opere di Antonio Canova e co-curatore del Centro Studi Bassaniani di Ferrara. Ha insegnato per decenni Dante alla Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze. E’ specialista di letteratura rinascimentale, neoclassica e novecentesca. S’interessa soprattutto dei rapporti tra letteratura e arti figurative e della letteratura dei giardini e del paesaggio.
Gianni Venturi

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