Giorno: 6 Dicembre 2021

“Donne protagoniste in Sanità”, Zappaterra a Roma per consegnare al Governo le proposte di una community di oltre 400 professioniste coordinata dalla Dott.ssa Monica Calamai (Azienda Usl Ferrara)

Zappaterra (Capogruppo Pd): ho coordinato il tavolo su territorio e coesione sociale insieme ad una collega dell’Asl di Modena. Per il futuro della sanità ripartiamo dalle donne e dalla prossimità”

Nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani a Roma, lunedì 6 dicembre pomeriggio la Community “Donne protagoniste in sanità” si è ritrovata per presentare al Sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri e alla Ministra alle Politiche giovanili Fabiana Dadone il frutto di oltre sei mesi di lavoro sul futuro della Sanità italiana.
“Donne protagoniste in sanità è una community alla quale sono orgogliosa di partecipare. – spiega la Consigliera regionale e Capogruppo Pd in Emilia-Romagna Marcella Zappaterra – Da molti mesi siamo al lavoro per avanzare alcune proposte sull’utilizzo dei fondi del PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”.
“Sono grata a Monica Calamai, la direttrice dell’Ausl di Ferrara e coordinatrice della Community, di avermi coinvolto. Insieme a me sono state altre 400 le donne coinvolte da tutta Italia. Protagoniste che da anni hanno maturato una forte esperienza e professionalità nei settori della salute, del welfare e dell’organizzazione socio-sanitaria. – richiama Zappaterra – Abbiamo lavorato suddivise in 25 tavoli di lavoro. Personalmente ho avuto il privilegio di coordinare il Tavolo sullo Sviluppo di un modello omogeneo nazionale finalizzato a una più efficace integrazione dei servizi socio-sanitari, i cui lavori si sono conclusi a metà settembre a Bologna dopo numerosi incontri via web”.
“Volevamo parlare di futuro in un’ottica prettamente femminile. Perché l’Italia per crescere e svilupparsi, soprattutto dopo la pandemia, ha l’assoluto bisogno di farlo partendo dalle donne e dai servizi di prossimità” conclude la capogruppo Pd.

VIGARANO, “SCINTILLE DI NATALE”: IL COMUNE, PRESENTA L’EVENTO SUL RESTAURO DELLA BASILICA DELLA NATIVITÀ DI BETLEMME. Il SINDACO: “È LA PRIMA VOLTA CHE VIENE PROMOSSO ALL’INTERNO DELLA PROVINCIA FERRARESE, IN ESCLUSIVA A VIGARANO”

Tra le iniziative presenti nel programma “Scintille di Natale”, organizzato dal Comune di Vigarano Mainarda, in vista delle prossime festività natalizie, spicca l’evento di fama nazionale, “Restaurare il Cielo”, che verrà presentato il 19 Dicembre 2021 a Vigarano Pieve, alle ore 17:45, presso la Chiesa di Ss. Pietro e Paolo“. Nel quale si racconta di un restauro epocale, quello della Basilica della Natività in Betlemme, che riguarda la storia di un gruppo di restauratori italiani della Piacenti S.p.A. che dal 2013 lavora al recupero e alla salvaguardia della Basilica della Natività, monumento Patrimonio dell’Umanità. “È da Betlemme che nasce e si sviluppa la nostra cultura cristiana occidentale ed è per noi motivo di orgoglio poter ospitare questo evento che, tra l’altro, è la prima volta che viene presentato nel territorio ferrarese e sarà proprio Vigarano ad avere l’esclusiva. Come abbiamo promesso in campagna elettorale – commenta il sindaco Bergamini e prosegue – vogliamo che Vigarano diventi attrattiva nei confronti dei Comuni limitrofi e questo evento ne rappresenta l’inizio.”
Saranno presenti in veste di moderatore Sara Bessi, giornalista de “La Nazione” – redazione di Prato; tra i relatori: Taisir Hasbun, curatore e coordinatore generale della mostra Bethlehem Reborn – Le meraviglie della Natività; Gianmarco Piacenti titolare della Piacentj S.p.A. – azienda che ha realizzato le opere di restauro della Basilica della Natività di Betlemme; Alessandro Fichera, archeologo che ha diretto gli studi e le operazioni salienti del restauro; Tommaso Santi, regista e sceneggiatore italiano, vincitore del Gran Premio della stampa estera.
In tale occasione verrà proiettato un documentario con testimonianze dirette dei relatori sulle operazioni più salienti del restauro. Commenta anche l’assessore alla Cultura, Daniela Patroncini: “I lavori in parte ci appartengono, perché gli studi sono stati eseguiti in sinergia con l’ateneo universitario estense – spiega l’assessore Patroncini – e ringrazio Fabio Altieri, capogruppo di maggioranza in consiglio comunale, per averci supportato con l’organizzazione.”

Un weekend coi videogiochi originali anni ‘80 a Grisù

Nella splendida cornice della rinnovata Sala Macchine di Factory Grisù, in Via Mario Poledrelli 21, spazio al retrogaming. Come in una coloratissima macchina del tempo, sabato 11 e domenica 12 dicembre si potrà giocare gratuitamente con una quindicina di cabinati tra i più famosi dei primi anni dell’invasione dei videogiochi: semplici nella grafica ma pieni di fantasia, veri prodigi del divertimento,
allora e anche oggi, considerando il livello tecnico degli albori. I più grandi ritroveranno la loro gioventù, i più giovani, abituati alle superlative generazioni dei giochi attuali, andranno alla scoperta di questi dinosauri elettronici, ancora molto divertenti con cui sfidare magari i propri genitori!
Tra i titoli, l’immancabile Space Invaders, capostipite del settore, e poi altri mitici come Baby Pacman, Mortal Kombat, Streetfighter, Asteroids, Magic Sword, Ghost Goblin, Super Don Quix-ote, Pengo e Track & Field in versione tavolino, il fantastico Taiko no Tatsujin coi tamburi, Lupin III e Final Fight.
L’evento è promosso all’interno del Progetto "Giardini Comuni" presentato dal Comune di Ferrara e di Padova e cofinanziato da ANCI nell’ambito dell’Avviso pubblico “Sinergie”. L’accesso è gratuito sia sabato 11 che domenica 12 dicembre dalle 15:00 alle
19:00. La cittadinanza è invitata.
SUPER GREEN PASS OBBLIGATORIO

I rifugiati accolti da CIDAS impegnati nella raccolta di rifiuti abbandonati con Plastic Free

“Se mi chiedessero quanto bravi sono i ragazzi accolti nel progetto del Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI) di Ferrara, direi 110%!” è il commento entusiasta di Dimitriy Porokhovskyy di Plastic Free, l’organizzazione di volontariato nazionale, molto attiva a Ferrara, con l’obiettivo di informare e sensibilizzare sul tema dell’abbandono e della produzione dei rifiuti, soprattutto della plastica.
In particolare con gli ospiti della struttura Jerry Masslo di via Vallelunga, gestita da CIDAS, è stata avviata una collaborazione che dura da qualche mese.
“Qualcuno di loro ha iniziato a partecipare alle raccolte che realizziamo sul territorio, così, in accordo con gli operatori della cooperativa che li seguono, ci è venuta l’idea di organizzare una passeggiata ecologica partendo dalla loro struttura fino a Pontelagoscuro, per raccogliere i rifiuti buttati indiscriminatamente lungo fossi e campi”, ha spiegato Laura Felletti, referente del gruppo ferrarese di Plastic Free.
“È il nostro dovere morale per curare e mantenere l’ambiente sano come fosse nostra madre, anzi è la nostra madre perché è la unica che abbiamo, quindi dobbiamo fare tutti il possibile per dare un mondo migliore alla prossima generazione”, così i ragazzi rifugiati provenienti da Afghanistan, Iraq, Pakistan e Gambia, hanno motivato la loro adesione alle attività di pulizia dell’ambiente.
Oltre agli adulti, sono stati coinvolti, fin dallo scorso anno, anche i minori stranieri non accompagnati ospiti della Città del Ragazzo nell’ambito del SAI gestito con CIDAS che, assieme alle educatrici, hanno partecipato a diverse attività di raccolta dei rifiuti e sensibilizzazione all’utilizzo sostenibile della plastica.
Per il prossimo futuro Plastici Free e CIDAS stanno già organizzando nuove iniziative da svolgere assieme ai beneficiari dei progetti di accoglienza.
“Per noi il valore di questa iniziativa non è solo quello utile e lodevole di dare il nostro contributo a smaltire immondizia abbandonata, ma anche quello di partecipare attivamente ad attività di volontariato con persone sensibili ed inclusive, che è il modo migliore per far sentire le persone che seguiamo parte di una comunità, responsabilizzarle rispetto al contesto in cui vivono e dare un senso concreto al concetto di integrazione su cui lavoriamo ogni giorno”, hanno affermato Marco Orsini, Anna Claudia Belloni e Francesca Cavalieri coordinatore e operatrici dell’accoglienza di CIDAS.
Questo tipo di azioni volte alla partecipazione e alla socialità, si affiancano a quelle di formazione linguistica ed al mondo del lavoro che la cooperativa fornisce per garantire l’autonomia e l’inserimento dei rifugiati nel contesto territoriale.

IL CPM MUSIC INSTITUTE DI MILANO TORNA A SAN PATRIGNANO PER UNO SPECIALE CONCERTO NATALIZIO PER GLI OSPITI DELLA COMUNITÀ

Sabato 11 dicembre i musicisti del CPM Music Institute di Milano, scuola di Alta Formazione Artistica Musicale fra le più ambite d’Italia, guidati dal Fondatore e Presidente dell’Istituto Franco Mussida, tornano ad esibirsi per gli ospiti della Comunità di San Patrignano!
L’Ultra Pop CPM Band porterà in scena “Festa di Natale, festa della vita”, uno speciale concerto natalizio con una ricca scaletta che va dai Beatles a Esperanza Spalding, da Frank Zappa a Dua Lipa.
L’Ultra Pop CPM Band è composta dai diplomati ed allievi dell’Istituto, tra cui Emanuela Senes, Giulia Lazzerini, Marta Bonato e Daniele Azzena (voci), Davide Chioggia (Batteria), Filippo Tosto (Basso), Federica Pellegrinelli (Chitarra), Antonio Cirigliano (Chitarra), Luca Gambino (Tastiere). 

Il concerto fa parte di un progetto del CPM a San Patrignano, intrapreso dallo scorso settembre. L’idea alla base è quella di riscoprire la musica come un linguaggio universale, e come intima esperienza, capace di integrarsi al programma di recupero e di dare alle persone nuovi strumenti per conoscere meglio sé stessi e la propria natura emotiva. Un concetto che, Franco Mussida, ha dimostrato anche facendo ascoltare ai ragazzi e alle ragazze di San Patrignano musiche celebri di tanti generi e stili diversi, ognuna in grado di far vivere il nostro arcobaleno emozionale: dalla gioia alla malinconia, dall’innamoramento alla tristezza.
Il progetto di prossimo inizio a San Patrignano, in collaborazione con il CPM Music Institute, prende spunto in parte da CO2 che, con il sostegno della SIAE e insignito dalla Medaglia della Presidenza della Repubblica nel 2017, è stato portato con successo in 12 carceri italiane (Milano, Opera, Monza, Torino, Alessandria, Roma, Napoli, Venezia, Genova, Bologna, più una variante attiva al carcere minorile Beccaria di Milano).
«Tra gli obiettivi della Comunità di San Patrignano c’è quello di portare aiuto ad un disagio sociale che si manifesta di certo attraverso l’assunzione e la dipendenza da droghe, ma le cui cause altre sono radicate nel nostro modello sociale; cause che producono un profondo disagio personale e sociale, interiore isolamento e incomunicabilità. La Comunità di San Patrignano si fonda su un autentico spirito laico, in cui l’attenzione alla dignità dell’uomo, allo sviluppo armonico delle sue più intime facoltà e qualità è il perno della sua azione educativa. Il nostro sentire l’arte della musica come scienza umanistica e non solo come mezzo espressivo e performativo, dopo averne sperimentato per oltre trent’anni le straordinarie potenzialità, specie in carceri e comunità, ci ha portati ad immaginare una serie di azioni che riguardano aspetti educativi e sociali comuni a tutti» afferma Franco Mussida.
Il CPM Music Institute (riconosciuto Istituto di Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica dal MIUR) vanta un programma didattico ricco e articolato di corsi specializzati nella formazione strumentale, vocale e professionale curati da insegnanti professionisti (Basso, Batteria, Canto, Chitarra, Pianoforte&Tastiere, ProAudioEngineer, Writing&Production, SongWriting, Giornalismo, Arpa Pop Rock, Violino Pop Rock, Fiati Pop Rock e Presenza Scenica) e propone percorsi Accademici, PreAccademici, Multi e Mono Stilistici, Individuali (AFAM, BAC, Diploma, Certificate, Individuali e Master). È inoltre possibile intraprendere il Triennio AFAM per conseguire il Diploma Accademico di 1° livello, un titolo equivalente ad una Laurea triennale riconosciuta su territorio nazionale e in tutti i Paesi Europei.
Molti di coloro che hanno studiato al CPM lavorano oggi in orchestre prestigiose, suonano e cantano come coristi o musicisti all’interno di band di importanti artisti (da Laura Pausini ad Ermal Meta), altri hanno intrapreso carriere artistiche proprie (tra i quali Mahmood, Chiara Galiazzo, Renzo Rubino, Cordio).
Dal 1988 si occupa anche di portare la Musica in luoghi estremi, la più recente iniziativa è CO2 “Controllare l’odio che consiste nell’installazione di speciali audioteche di sola musica strumentale divisa per stati d’animo, attive in 11 carceri italiane (Milano, Opera, Monza, Torino, Alessandria, Roma, Napoli, Venezia, Genova, Bologna, più una variante attiva al carcere minorile Beccaria di Milano), e realizza progetti musicali educativi per l’industria, come la progettazione di una radio di qualità per il circuito NaturaSì e i corsi formativi per i partecipanti ad Area Sanremo.

1995: “La Haine”.
2021: noi giovani stiamo ancora cadendo.

 

“Non siete altro che degli assassini” grida rivolto allo schieramento della polizia in assetto antisommossa che blocca la strada. “Voi sparate, è facile eh?”, continua, alzando il braccio. «Ma noi non abbiamo armi, non abbiamo altro che pietre».

Il frame in bianco e nero che apre il film è un estratto del telegiornale andato in onda in tutta la Francia il 7 aprile 1993. In televisione venivano trasmesse le immagini di violenti e brutali scontri tra polizia e manifestanti durante la notte tra il 6 e il 7 aprile 1993. Le proteste scoppiano in seguito all’omicidio di Makomé M’Bowolé per mano dell’ispettore Pascal Compain. Il giovane ragazzo Zairese di neanche 18 anni era stato fermato la notte precedente con l’accusa di aver rubato delle sigarette con il fine di venderle. Viene arrestato e interrogato per tutta la notte . Sono circa le 6 del mattino quando, minacciato dallo stesso ispettore, viene raggiunto da un colpo di pistola alla testa sparato a bruciapelo ‘erroneamente’.

Da questo episodio il giovane regista ventisettenne Mathieu Kassovitz, parigino di origini ebraiche, decide di girare La Haine. un film iconico che ha segnato intere generazioni di giovani. Esce nel maggio del 1995 e nello stesso anno vince il premio per la miglior regia al 48° festival di Cannes.

Per chi è interessato o non l’avesse mai visto, ecco il film completo nella versione in italiano:

Dopo l’immagine sgranata di quell’uomo che urla, dopo il titolo – La Haine – in bianco su nero come il fulmine di uno sparo riempie lo schermo, una voce fuori campo inizia a parlare:

È la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Il tizio, man mano che cade, si ripete senza sosta per rassicurarsi: «Fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui… tutto bene». Ma l’importante non è la caduta. È l’atterraggio.

A parlare è Hubert – interpretato da Hubert Koundé – uno dei tre personaggi protagonisti del film insieme a Vinz (Vincent Cassel) e Said (Saïd Taghmaoui). Hubert è un nero – noir – che come gli altri due vive nei banlieue parigini. Tra i tre quello che sicuramente sembra essere il più maturo, con una visione più razionale della società, mossa non solo da odio ma anche da rammarico e voglia di cambiamento, più che di vendetta. Sarà lui a pronunciare una frase chiave per la lettura del film, in una scena altrettanto importante per il regista: La haine attire la haine. L’odio attira l’odio.
Hubert è cosciente della catena che l’odio provoca, e proprio per questo cerca di spezzarla cercando di non farsi dominare dal desiderio di vendetta nei confronti di società e polizia. Invece Vinz, giovane ebreo, è iniettato d’odio, brama la morte di un poliziotto per ‘pareggiare i conti’, si dice pronto a sparare con una pistola trovata durante il tumulto degli scontri notturni. Said, ragazzo di origine arabe, tra i tre sembra quello più ingenuo, irrequieto ma incosciente, convinto prima a seguire il grido di rabbia di Vinz e successivamente rivisto a concordare con il saggio Hubert.
L’odio di cui tanto si era riempito la bocca Vinz ha l’occasione di esplodere quando nella notte parigina i tre incontrano un gruppo di nazi che se la prendono con Hubert ‘il negro’. Con la pistola puntata alla testa del nazi Vinz tentenna, provocato anche dalle parole dello stesso Hubert, che dalle sue spalle non esita a parlare:
Spara, spara, spara! Porca puttana, spara! Di poliziotti buoni ce ne sono, ma un nazi buono è un nazi morto! Spara porca puttana!

Vinz non ce la fa la violenza non esce dalla canna della pistola, ma sotto conati di vomito.
Hubert l’ha convinto. L’odio chiama solo altro odio. Tornati alle prime luci della mattina nel proprio quartiere, Vinz depone le armi e lascia la pistola nelle mani dell’amico più saggio, considerandolo più capace di portare un tale fardello. 

Sono le 6 del mattino, è la fine del film.
I tre si salutano e Hubert si incammina sulla sua strada. Nel giro di due minuti arriva una volante della polizia. Gli ‘sbirri’ scendono e afferrano Vinz e Said, sbattendoli contro la macchina.
Hubert ha appena il tempo di girarsi, quando uno dei tre poliziotti, vecchia conoscenza dei protagonisti, estrare la pistola e minaccia Viz.
Esplode un colpo a bruciapelo in testa al giovane ragazzo ebreo.
Hubert torna sui suoi passi, a terra il corpo esamine di Vinz, estrae la pistola e la punta in faccia al poliziotto che ha sparato.

Lo schermo si oscura, echeggia un colpo di pistola e di nuovo la voce fuori campo: “È la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Il tizio, man mano che cade, si ripete senza sosta per rassicurarsi: «Fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui… tutto bene». Ma l’importante non è la caduta. È l’atterraggio.”.

La caduta che, metaforicamente, sta compiendo la società non si è ancora arrestata. Non siamo ancora atterrati. E sebbene consapevoli di cadere, cerchiamo di rincuorarci dicendo ‘fino a qui tutto bene’.
Nel film i giovani della periferia Parigina hanno un futuro preciso: criminali non per scelta, violenti perché cresciuti nell’odio di chi governa, violenti e scontrosi come la società che li emargina.

Oggi a precipitare siamo tutti noi, tutti i giovani. Abbandonati a noi stessi, con un futuro che non esiste, studenti senza prospettive se non quelle di essere sfruttati, di doversi accontentare, di dover chinar la testa e chiudere gli occhi per sopravvivere.
La crisi di prospettive giovanili porta i ragazzi alla sfiducia nel società e politica, psicologicamente insufficienti e sofferenti. Ne è un esempio come ormai è normalizzato l’uso di psicofarmaci in ragazzi di giovanissima età.

Questa caduta pare inarrestabile. Che alternative abbiamo allora?
C’è chi ci prova da solo, asseconda la caduta e si allinea a logiche individualiste per cui mors tua vita mea.
C’è chi invece crede che per arrestare la caduta, o decidere dove atterrare per farsi meno male, sia necessario creare una comunità forte e consapevole. Creare una comunità vuol dire rifiutare la competizione che vige in questa società, vuol dire cercare di creare un’alternativa per il futuro.
Per un futuro migliore è però necessario lottare nel presente. L’alternativa non è sempre facile da vedere, talvolta lottando ti senti come Don Chisciotte contro i mulini a vento, ma è l’unica alternativa per spezzare le catene dell’odio ed aspirare a una società giusta ed equa per tutti.

Question time sull’affidamento servizi per la redazione del Piano Urbanistico Generale

PREMESSO

che in ritardo su tutti i tempi utili il Comune di Ferrara ha pubblicato il 27 ottobre scorso un
bando per individuare i professionisti a cui affidare la redazione del Piano Urbanistico
Generale, con un importo a base di gara da 158.682 €, con scadenza di presentazione delle
offerte il 26 novembre

CONSIDERATO

che la legge urbanistica regionale 24/2017 richiede che entro dicembre 2021 venga
approvata in Giunta la proposta di Piano, pena il blocco dell’operatività urbanistica degli
strumenti vigenti, mettendo a rischio le operazioni di trasformazione e riqualificazione della
città sia di iniziativa pubblica che privata

Si CHIEDE AL SINDACO E ALL’ASSESSORE COMPETENTE

se il Comune abbia individuato i consulenti per poter procedere al più presto alla redazione
del Piano Urbanistico Generale.

Slow Beans: Polizzi Generosa si candida ad accogliere l’edizione 2022

Polizzi Generosa si candida ad accogliere l’edizione 2022 di Slow Beans, l’evento organizzato da Slow Food che riunisce i produttori e le comunità dell’omonima rete di Slow Food dedicata ai legumi. La cittadina del palermitano – culla del fagiolo badda, Presidio Slow Food- ha dato la sua disponibilità a raccogliere il testimone in occasione della due giorni di Slow Beans organizzata a Capannori, in provincia di Lucca, dove 10 anni fa si è tenuta la prima edizione dell’evento.
La rete Slow Beans in questo decennio è cresciuta, anche grazie all’impegno di tante amministrazioni comunali che, come Capannori e Polizzi Generosa, hanno creduto nei legumi come prodotto principe per proteggere la biodiversità, e con essa valorizzare il territorio e le comunità locali. Slow Beans conta oggi circa 50 tra Presìdi Slow Food, Comunità Slow Food e prodotti saliti a bordo dell’Arca del Gusto. Il prossimo passo sarà coinvolgere i produttori di legumi al di fuori dei confini italiani e far diventare la rete internazionale.
L’evento che si è tenuto fino a domenica 5 dicembre a Capannori ha visto la partecipazione di 50 produttori italiani e 7 provenienti da Bulgaria, Lettonia, Germania e Polonia, riuniti in una mostra mercato che ha visto anche momenti di educazione e degustazione, incontri e dibattiti.
«Prepararci ad accogliere e organizzare insieme la prossima edizione di Slow Beans è l’occasione per strutturare le nostre azioni in un progetto strategico per la nostra comunità. E rafforza l’idea che come amministrazione possiamo lavorare per la valorizzazione dei prodotti locali e di filiera, e quindi del nostro territorio, e farne sistema. Ospitare questo evento vuol dire anche fare e dare forza alla rete, far incontrare i territori, le comunità e le municipalità che stanno lavorando in questo senso» dichiara Gandolfo Librizzi sindaco di Polizzi Generosa raccogliendo il testimone dal vice sindaco di Capannori Matteo Francesconi.
Roberta Billitteri, produttrice del fagiolo badda e vicepresidente di Slow Food Italia, sottolinea l’impegno dell’associazione nel coinvolgere i Comuni nella rete di Slow Beans, proprio come Polizzi Generosa che da sempre collabora per la promozione del Presidio. «Sono moltissime le municipalità che hanno aderito e che si stanno strutturando all’interno della rete di Slow Beans. Si tratta di modelli da emulare, perché portatori di interessi e di buone prassi. Sono attività che mettono in pratica azioni concrete di tutela della biodiversità. I legumi sono il cibo del futuro, baluardo di biodiversità, simbolo di buone pratiche, di resistenza al cambiamento climatico, tutela del paesaggio e contrasto al dissesto idrogeologico».
Slow Beans nasce a Capannori in provincia di Lucca nel 2010. Perno della manifestazione erano le Fagioliadi, una competizione “agro-culinaria” che andava alla riscoperta della biodiversità attraverso i fagioli tipici della Piana di Lucca. Di lì, dopo 10 anni di esperienza, la rete è cresciuta, si è diffusa in tutta Italia e adesso è pronta a diventare internazionale. Oggi la rete Slow Beans lavora per la salvaguardia dei legumi e per l’incremento del loro consumo in primo luogo coltivandoli, quindi portando avanti diverse iniziative, tra momenti di educazione e manifestazioni, come appunto l’evento annuale Slow Beans, e campagne, come la recente Let It Bean! che coinvolge le municipalità nel sostegno alle coltivazioni di legumi tradizionali del territorio. Polizzi Generosa è una di queste municipalità e ora si unisce dunque a una rete che scommette sui legumi come cibo del futuro (simbolo di resilienza e biodiversità) e che abbraccia la valorizzazione delle filiere alimentari come volano per le comunità locali e rurali.

Lettera di pubblico ringraziamento per la serata antimafia del 3 dicembre 2021

Il SULPL (Sindacato Unitario Lavoratori Polizia Locale) desidera ringraziare pubblicamente il Sig. Paolo Vezzani dell’Associazione Sostenitori dei Collaboratori e Testimoni di Giustizia per l’invito alla serata antimafia che si è tenuta venerdì 3 dicembre presso la Sala Estense. Allo stesso modo il ringraziamento va anche alle altre associazioni promotrici dell’evento a cui il nostro sindacato, da sempre attivo nella lotta alle mafie e alla tutela della legalità quale aspetto caratterizzante della categoria di lavoratrici e lavoratori della polizia locale italiana che rappresentiamo, ha partecipato con una sua delegazione. Un grazie forte a tutti gli intervenuti e relatori (esempi di vita da seguire!) a “Mafie in casa nostra?”, che hanno posto in evidenza questo aspetto appunto da mai sottovalutare, perché è anche dove manca la
consapevolezza che l’illegalità si può annidare. E come più volte sottolineato da Paolo, dove c’è silenzio c’è mafia. Le sentinelle vigili devono essere tutti i cittadini, non solo gli operatori di polizia e tutte le altre istituzioni preposte alla garanzia del vivere civile e del rispetto delle norme. Per chiudere ricordiamo una delle prime battute della serata, una delle più note frasi del Magistrato Antonino Caponnetto, guida ed ispiratore di tanti, come noi, che dovrebbe essere scolpita nella mente di ogni persona “La mafia teme la
scuola più della giustizia, la mafia prospera sull’ignoranza della gente, sulla quale può svolgere opera di intimidazione e di soggezione psicologica, solo così la mafia può prosperare”. Con sincera stima a nome mio e di tutto il nostro sindacato.

Davide Zamboni
Referente Provinciale

L’acqua per l’innovazione: incontro con Consorzio di Bonifica e C.E.R

Nello spazio di Cia, Confagricoltura e Copagri a FuturPera un appuntamento dedicato all’importanza dell’acqua per come opportunità di sviluppo

FERRARA, 4 dicembre 2021 – In occasione di FuturPera – Salone Internazionale della Pera le organizzazioni Cia-Agricoltori Italiani Ferrara, Confagricoltura e Copagri hanno organizzato un incontro su uno dei temi più importanti per il comparto frutticolo l’utilizzo strategico e innovativo dell’acqua per l’irrigazione: “La gestione delle acque nel ferrarese contro lo stress idrico”.  In apertura Gianluca Vertuani, presidente di Confagricoltura Ferrara ha ribadito: “L’acqua è un elemento essenziale per il sistema agricolo e siamo fortunati perché sul nostro territorio non manca, anche grazie al ruolo essenziale del Consorzio di Bonifica che la gestisce in maniera efficiente. Quest’anno, se non avessimo avuto la possibilità di irrigare, il territorio ferrarese sarebbe diventata un’area fortemente improduttiva per lo stress provocato dal clima siccitoso, che avrebbe cancellato migliaia di ettari di colture seminative, orticole e frutticole. La buona gestione dell’acqua è la chiave per la sfida dell’agricoltura del futuro”.
A seguire il presidente Stefano Calderoni, presidente del Consorzio di Bonifica, ha ribadito l’impegno per dell’ente per lo sviluppo dell’agricoltura del territorio grazie a una “cultura dell’acqua” fortemente innovativa.
“L’acqua non è solo fondamentale per irrigare è anche un’opportunità, un fattore di crescita per il settore primario e per tutte le le attività del territorio. Occorre un forte cambiamento culturale per comprendere le diverse funzioni della risorsa idrica. Innanzitutto attraversa un territorio complesso, fortemente antropizzato e, grazie alla sua gestione virtuosa, preserva la biodiversità, un patrimonio mondiale riconosciuto dall’Unesco. Inoltre molti dei 600 milioni di metri cubi di acqua che gestisce il Consorzio ritornano in mare, mitigando gli effetti degli scarichi civili. Poi, naturalmente, c’è l’irrigazione che trasforma, letteralmente, l’acqua in prodotti che arrivano sulle tavole di tutti gli italiani. L’acqua, dunque, elemento di sviluppo complessivo del territorio e anche di tutela. Per questo il Consorzio, nel bilancio di previsione 2022, appena approvato, ha scelto di anticipare la stagione irrigua al 1° aprile, quindi 20 giorni prima rispetto agli anni precedenti. Inoltre, anche se per noi ci sarà un forte rincaro dei costi energetici, non aumenteremo di un centesimo i contributi consortili. Si tratta di due scelte non semplici ma a mio avviso coraggiose, che vanno incontro da un lato alle richieste e alle necessità delle imprese agricole del territorio che devono poter rimanere competitivi e dall’altro non gravano ulteriormente sulle famiglie che dovranno già affrontare rincari delle utenze domestiche”.
L’acqua, dunque, come strumento di sviluppo e innovazione, un concetto ribadito anche da Gioele Chiari, divulgatore scientifico del C.E.R – Canale Emiliano Romagnolo.
“Per gestire l’acqua in maniera innovativa e produttiva, servono nuove e concrete tecniche di gestione. Per questo il C.E.R ha creato Acqua Campus, un polo all’avanguardia dedicato al trasferimento dell’innovazione alle imprese che operano in agricoltura. È costituito da un moderno centro di ricerca per le ricerche irrigue un centro dimostrativo delle tecnologie di eccellenza per la distribuzione aziendale e consortile delle acque irrigue. Oggi l’agricoltura è il settore che soffre di più per la mancanza di tecnologia ed è su questo che dobbiamo puntare per migliorare l’irrigazione e diminuire i costi irrigui per le aziende. Perché se un’azienda agricola utilizza centraline meccaniche e sensori per attivare un sistema, anche datato, d’irrigazione ha un vantaggio in termini di tempo, che può utilizzare per attività di gestione e sviluppo aziendale.  Inoltre anche l’uso dei Gps e dei satelliti consente di effettuare un’irrigazione mirata e di consumare solo l’acqua strettamente necessaria ai bisogni delle piante, un enorme vantaggio per la produttività e il risparmio idrico. Tutte queste innovazioni sono già applicabili e già applicate anche alla frutticoltura e sono a disposizione delle aziende che possono vedere la loro corretta applicazione proprio ad Acquacampus. Perché l’automazione non è una “moda”, non è come comprare l’ultimo modello di cellulare: è fondamentale per gestire in maniera più efficiente l’acqua e migliorare produzione e qualità delle colture”.

EDISON E CRÉDIT AGRICOLE ASSURANCES INSIEME PER ACCELERARE LO SVILUPPO DELLE RINNOVABILI IN ITALIA

Crédit Agricole Assurances supporta l’impegno di Edison nella transizione energetica e diventa suo partner finanziario rilevando il 49% del capitale di Edison Renewables. Crédit Agricole Assurances contribuirà a incrementare la potenza eolica e fotovoltaica installata di Edison Renewables a 4GW entro il 2030.
Milano, 3 dicembre 2021 – Edison e Crédit Agricole Assurances annunciano la firma dell’accordo con il quale Crédit Agricole Assurance partecipa allo sviluppo eolico e fotovoltaico di Edison Renewables diventandone azionista al 49%. La valutazione complessiva di Edison Renewables è superiore a 2 miliardi di euro.
Edison mantiene il pieno controllo industriale e di governance della società e ne guiderà lo sviluppo nelle rinnovabili in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione espressi nel PNIEC italiano e nel Green Deal europeo. Edison continuerà a consolidare integralmente Edison Renewables, che detiene asset rinnovabili per una capacità complessiva di 1,1 GW, di cui circa 1.000 MW eolici distribuiti nelle zone del Paese a più alta ventosità.
Con questa operazione Crédit Agricole Assurances, coerentemente con gli impegni assunti dal Gruppo Crédit Agricole in favore del clima, diventa partner finanziario di lungo periodo di Edison Renewables
riconoscendone la validità del progetto di sviluppo industriale e condividendone l’impegno verso le sfide della decarbonizzazione. Edison rafforza il proprio ruolo di operatore responsabile, leader nella transizione energetica del Paese, con un piano industriale che ha nella crescita della generazione rinnovabile uno dei propri cardini di sviluppo strategico, insieme all’efficienza energetica, alle vendite e ai servizi per i clienti finali nonché alle attività gas e green gas.
“Siamo orgogliosi di annunciare una partnership di lungo termine con un player che si riconosce nel nostro progetto industriale e che lo sostiene – dichiara Nicola Monti, amministratore delegato di Edison -. Grazie a questa collaborazione siamo nella migliore condizione per accelerare gli investimenti nelle rinnovabili in  Italia, realizzando la robusta pipeline di progetti che abbiamo in sviluppo e contribuendo così alla transizione energetica del Paese”.
Philppe Dumont, amministratore delegato di Crédit Agricole Assurances, dichiara: “Siamo orgogliosi di
sostenere la politica italiana di transizione energetica con Edison. In accordo con gli impegni assunti dal
Gruppo Crédit Agricole in favore del clima, questo nuovo investimento in Edison aiuterà Crédit Agricole
Assurances a rafforzare la nostra azione nella transizione energetica. Quest’acquisizione contribuirà al nostro obiettivo di aumentare ulteriormente gli investimenti nelle rinnovabili fino a raggiungere 11 GW di capacità installata entro il 2025”.
Il closing dell’operazione, che non è soggetto a condizioni sospensive, è previsto entro la fine dell’anno.

APPELLO A tutte le donne del mondo:
a difesa dell’inviolabilità dei corpi, delle future generazioni, del senso stesso di umanità,

A tutte le donne del mondo
A difesa dell’inviolabilità dei corpi, delle future generazioni, del senso stesso di umanità e dell’intero vivente.
Contro il transumanesimo

Tutte le donne del mondo sono madri in potenza. Tutte portano nelle viscere il sapere che da millenni viene trasmesso di generazione in generazione. I nostri semi contengono il segreto delle origini. Siamo seminatrici e semi allo stesso tempo. Siamo le guardiane dei semi e dobbiamo mantenere l’energia, la forza e la memoria di questi Semi.
Le donne, tutte, se ascoltano le loro viscere, sanno che è in corso un attacco formidabile alla vita, alla nascita e alla morte. L’attacco che da anni è diretto ai loro corpi oggi diventa attacco a tutti i corpi.
Per il transumanesimo i corpi sono come macchine, e come tali necessitano  di revisione periodiche, vanno costantemente implementati, ottimizzati, modificati, monitorati e digitalizzati.
L’accelerazione che lo Stato d’Eccezione, diventato la nuova normalità, ha dato a questa introiezione simbolica dei corpi dovrebbe farci riflettere e indurci alla lotta.
Oggi i bambini e le bambine, il miracolo per eccellenza della forza della Vita, semi che cresceranno in piante più o meno vigorose, ma tutte facente parte del più grande organismo vivente che è l’Universo, sono diventati, nelle parole dei transumanisti, “malefici moltiplicatori di un virus”.
L’attacco ai loro corpi è predisposto. Un attacco, senza precedenti, di tecnocrati transumanisti eugenisti che si spinge fino all’interno dei corpi e che sradicherà le future generazioni dalle loro origini.
I vaccini a mRNA sono in realtà terapie geniche, vere e proprie piattaforme di riprogettazione cellulare, che rappresentano il precedente per una prossima manipolazione genetica di massa. “Stiamo hackerando il codice della vita” afferma il Ceo di Moderna.
La bio-tele-nano medicina, con inserti genici a mRNA a livello preventivo per qualsiasi patologia, farmaci da remoto e microchip all’interno dei nostri corpi, sarà il paradigma su cui si fonderà una nuova concezione di salute e di malattia in una società cibernetica tecno-medicale.
Le nostre esistenze, dalla nascita alla morte, saranno costantemente monitorate e sottoposte al volere degli algoritmi.
Il fine: dirottarci verso una società transumanista che, alla radice, contiene la cancellazione definitiva della Natura Umana, il senso stesso di essere umano.
Klaus Schwab, fondatore del World Economic Forum, ospitato pochi giorni fa a palazzo Chigi è stato chiaro affermando che ci attende “la fusione biologica con il digitale”.
Intelligenza artificiale, editing genetico, riproduzione artificiale, bionanotecnologie, Internet delle cose (5G) e Internet dei corpi comunicanti (6G). La trilogia post-umana è così completata: trasformazione fisica, biologica e digitale, in una convergenza che chiude il cerchio e apre alla manipolazione dell’intero vivente, verso una società post-umana e post-natura.
Le donne, tutte, sono le madri di tutti i bambini e le bambine del mondo. Sappiamo bene che i bambini sono il miracolo della natura e che nessuna intelligenza artificiale potrà mai superare l’intelligenza dei nostri corpi e dei suoi semi.
Un canto sacro recita così: “La terra è il mio corpo, l’acqua il mio sangue, l’aria il mio respiro, il fuoco il mio spirito”. Siamo consapevoli di avere oltraggiato oltre misura la terra, l’acqua, l’aria e il fuoco. Siamo consapevoli che solo il recupero del rispetto del limite che ci pone la Natura e l’inviolabilità dei corpi e del vivente ci restituirà alla vita, alla vita Vera.
Se le Donne tutte, madri in potenza, non sapranno difendere i figli e le figlie dalla più grande sperimentazione di massa, questa umanità sarà persa per sempre.
Compatte, a difesa dei corpi, delle future generazioni, del senso stesso di umanità e dell’intero vivente, schieriamoci: Non Passeranno!
Restare umane significa Resistere al Transumanesimo!

Prime firmatarie:
Roberta Trucco
Silvia Guerini
Cristiana Pivetti

Per chi vuole aderire, scrivere a; corpiindisponibili@inventati.org 

IL VIAGGIO DI VALENTINA (5)
In Kazakistan e Kirghizistan

 

Il viaggio di Valentina Brunet in sella alla sua bicicletta prosegue in Kazakistan e successivamente in Kirghizistan.
Com’è stato il tuo arrivo in Kazakistan?

Ho iniziato a pedalare in terra kazaka [Qui] concentrandomi per aprire la mia mente ad una nuova cultura. Ben presto sono stata invitata un po’ ovunque per un tè con pane e burro, marmellata e frittelle. Anche in questo nuovo Paese non è mancata l’ospitalità, molto gradita in particolare quella nelle abitazioni, data la presenza di zone steppose con cespugli pungenti e serpenti, un po’ pericoloso per piantare tenda. Nella guess house di Svetlana ho condiviso perfino la camera con uno dei minatori, clienti dell’hotel, approfittando di comune accordo del suo turno di notte. La difficoltà è stata il vento caldo contrario che rendeva arduo il procedere. Le strade sono pianeggianti e non molto trafficate per fortuna.

Come descriveresti il popolo kazako come cultura e indole?

Ho trovato questo popolo molto ospitale e in tantissimi si sono fermati a fare due chiacchiere per strada, qualcuno mi affiancava in macchina o mi rincorreva porgendomi una bottiglia di acqua fresca. Quando ho avuto bisogno di aiuto per rinforzare un copertone, si è mobilitato un intero paese. Ben presto attorno a me c’era una moltitudine di persone curiose che mi facevano mille domande. Una donna mi ha regalato un foulard e un sacchetto di kurd, uno snack tipico fatto di latte fermentato ed essicato. Il meccanico non ha voluto essere pagato per la riparazione. E per concludere in bellezza, sono stata invitata a casa da un poliziotto e la sua famiglia, dove ho festeggiato il mio 33esimo compleanno. Mi son trovata diverse volte a spiegare che a quest’età sono ancora single per scelta e sono felice così. Voglio vedere il mondo. Mettere su famiglia non rientra tra le mie priorità. Credo non sia facile da capire in questi Paesi dove una ragazza cresce con l’unica idea di doversi sposare e avere figli. Si respira un forte attaccamento alle tradizioni che si scontra a volte con una spinta verso la modernità. Il 70% della popolazione è musulmana ed ho notato molta tolleranza nel consumo dell’alcool e molto rigore, invece, nei confronti della carne di maiale. Nella cultura musulmana l’ospite è un dono inviato da Dio, una benedizione per chi l’accoglierà.

Le difficoltà che hai incontrato?

Le noiose steppe senza fine non sono state senz’altro entusiasmanti senza contare il fatto che non era semplice trovare un buon punto per piantare la tenda. E a volte non era una garanzia nemmeno campeggiare in centro urbano, nel verde di qualche casa. Una volta mi sono ritrovata in un prato dove, in piena notte, la gente scesa da un pullman ha espletato i propri bisogni in una puzzolente buca del terreno, coperta da assi traballanti e altrettante che la chiudevano alla vista. Durante la giornata il sole picchiava forte fino a ustionare la pelle nel mese più caldo dell’anno. Moldir, che avevo conosciuto quel giorno, mossa a compassione, mi ha invitata a pernottare in casa. Giornate torride al limite della tollerabilità, il pericolo dei serpenti in tenda, le molestie di un individuo che, minacciato di una chiamata alla polizia (non avrei saputo che numero chiamare…!), si è limitato a chiedere dei soldi. Rifiutati anche quelli. Mettiamoci anche uno sfratto in piena notte da parte di un tizio su un trattore che voleva campeggiassi da un’altra parte! Anatoli, un camionista che aveva accostato, si è fatto raccontare la mia storia davanti alla cena che offriva, rimanendo impressionato da questa mia vita errante che per me era diventata normale.

Come hai trascorso l’ultimo periodo in Kazakistan?

Ho trovato altri cicloviaggiatori a cui unirmi, Simon e Dominik. Abbiamo viaggiato tranquillamente a 20 km/h in una zona che sembrava la Rimini kazaka, tra spiagge affollate, chioschetti, venditori. Solo che non c’è il mare ma solo un bacino artificiale d’acqua, uno dei più importanti dell’Asia Centrale. Ero felice di non aver ceduto alla tentazione di concludere il mio viaggio dopo le esperienze terrificanti della Mongolia e di aver proseguito stringendo i denti. Ci siamo fermati una settimana a riposare, ottimizzare le attrezzature da viaggio e procurare i visti per il Kirghizistan [Qui].

Cosa succede in Kirghizistan? Ormai a questo punto eri diventata una viaggiatrice esperta…

Ero molto preoccupata perché stavo per affrontare il tratto più impegnativo del mio viaggio, la Pamir Highway, ad altitudini mai provate, ma per fortuna c’erano Dominik e Simon. Mi sono trovata in difficoltà quasi subito, con una gomma a terra e la sacca dell’acqua che perdeva. Risolti i problemi è tornato l’ottimismo e la carica. Abbiamo pedalato oltre 1600 m di dislivello, dagli 800 ai 3180. La fatica veniva ricompensata dal paesaggio mozzafiato: pareti verticali, canyon, tornanti. A tratti ero stremata per la fatica della salita sul sellino di una bici stracarica. C’era anche un tunnel di 4 km da percorrere tra il fumo degli scarichi, senza ventilazione. Dicono che è un suicidio per un ciclista, infatti raccontano che qualche ciclista sia morto. All’interno, macchine ferme col motore acceso ad aspettare il turno di passaggio del senso unico. Nella discesa che ci aspettava Dominik e Simon hanno subìto un’aggressione da parte degli occupanti di un’auto in corsa che hanno aperto la portiera nel tentativo di farli cadere, episodio al quale è seguita una scazzottata. E finisce in quei giorni il mio viaggio in compagnia dei due ragazzi: ritmi, visti e budget diversi lo richiedevano. Ero di nuovo sola.

Come prosegue il tuo viaggio in solitaria?

Le rocce erano diventate rosse e il panorama era cambiato. Finalmente corsi d’acqua e piccoli agglomerati urbani ma anche altri tunnel che facevano accrescere l’ansia e la fretta di arrivare all’uscita. Le temperature erano alte e procedevo costeggiando il filo spinato che separava dall’Uzbekistan, Paese che, mi avevano spiegato, apre e chiude le frontiere arbitrariamente, per motivi incomprensibili. Ho fatto molti incontri: l’italiano Manuele, Greta e Michael, Alessandra e Urbo, Hugo, Harry, e molti altri. Con alcuni mi sono accompagnata in tratti di viaggio. Ho conosciuto anche una nonnina che mi ha messa all’ingrasso con il lagman, una specie di zuppa di pasta al sugo esortandomi ad abbuffarmi.

Cosa ti rimane di questa attraversata?

Le salite, tornante dopo tornante, il vento contrario, i ruscelli e le discese liberatorie, l’apnea per mancanza di ossigeno a 4336 m sul Kyzil Art Pass  – alcune alture arrivano ai 7000 m – e il freddo delle sommità dei monti, rispetto al caldo estivo delle pianure.  Ricordo il momento dei saluti con gli amici incontrati davanti a strade diverse da intraprendere. Ultimo flash, l’edificio fatiscente della dogana, prima della terra di nessuno, la no man’s land  brulla, grigia e desolante. Stavo già pensando al Tagikistan…

Segui tutti i lunedì su Ferraraitalia le interviste a Valentina Brunet, rilasciate durante l’intero percorso.
Leggi tutte le puntate precedenti nella rubrica Suole di vento

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