Giorno: 5 Maggio 2021

25 APRILE A METÀ:
radici del razzismo e scheletri negli armadi:
costruiamo il nostro Impero (V Parte)

La concorrenza italiana alla dominazione britannica nel Mediterraneo si concretizza in modo vistoso negli anni Trenta: con il possesso nord orientale delle isole del Dodecanneso e con il controllo dell’Albania, l’Italia poteva controllare l’accesso nel Mare Adriatico trasformandolo in un proprio lago interno e in Africa, dalla Tripolitania, l’Italia poteva minacciare tutto il bacino del Mar Rosso.
In Palestina ed in Egitto, così come in Iraq, la propaganda fascista sobillava e affiancava i nazionalisti anti-inglesi.
Alleanza in Europa e competizione nel Mediterraneo e nel Mar Rosso: dalla concordia-discordia dei primi anni Trenta, all’atto finale della seconda guerra mondiale in Africa: l’anacronismo della politica estera fascista e la violenza dell’impresa coloniale.

E’ in questo contesto che nasce l’impresa abissina, le cui motivazioni vanno ricercate  in molteplici fattori: in primo luogo, è stata un’impresa che, secondo il Duce, doveva portare, con la creazione di un Impero, a un accrescimento del prestigio italiano nel contesto internazionale; in secondo luogo aveva una ragion d’essere nella volontà mai celata di vendicare la vergognosa cicatrice, come l’aveva chiamata D’Annunzio, della  sconfitta ad Adua nel 1896 (“the shameful scar as D’Annunzio had called it, of their defeat ad Adowa in 1896” (E.M. Robertson, “Mussolini as Empire Builder”, New York,  St. Martin Press, 1977); in terzo luogo, essa nasce dalla convinzione che in modo pacifico l’Inghilterra non avrebbe mai acconsentito ad un accrescimento del ruolo mediterraneo e mediorientale italiano e che quindi era necessario forzarle la mano, per ottenere che acconsentisse ad un’amichevole ridefinizione dei rispettivi interessi nel Mediterraneo, per giungere insomma a quell’agreement mediterraneo che avrebbe dovuto sancire l’inizio di una nuova era della politica estera italiana; in quarto luogo Mussolini decise l’impresa sulla base di motivazioni interne, più di carattere propagandistico -per rinvigorire la spinta ideale del fascismo, ormai esaurita sotto il profilo del rinnovamento sociale- che non economico.

Pare, a questo riguardo, di poter asserire che il progetto fascista comportasse per sua stessa natura il progetto della costruzione di un Impero: era e si dimostrò imperialista già dalla sua base ideologica. Le dichiarazioni di Mussolini, Dino Grandi; Guariglia, Italo Balbo e Federzoni, nel corso degli anni successivi alla marcia su Roma, sono numerose, e tutte portano a concordare sulla volontà fascista di costruire un Impero. Anche se la categoria classica dell’imperialismo in questo caso non è del tutto appropriata, dato che non lo si intende come una diretta derivazione di istanze contenute nello stato borghese precedente al fascismo, pare che Valette colga nel segno quando afferma: “Realizzare lo stato fascista nel senso pieno del termine significava creare un impero … l’espansione era necessaria per il fascismo” (“réaliser l’état fasciste au plein sense du mot signifiait créer un Empire… l’expansion était necessaire au Fascisme” (J. VALETTE, “Problèmes des relations internationales 1918-1949”, Paris, SEDES).

L’aspetto del prestigio internazionale, al di là delle motivazioni economiche, demografiche e psicologiche interne al regime, riveste un ruolo fondamentale. Probabilmente fuori tempo, anacronisticamente e senza considerare la mutata situazione internazionale del ‘900, nel 1935 l’Italia cerca quel “posto al sole”, che nel pensiero fascista le spetta di diritto, in una comunità internazionale che è ampiamente imperialista e razzista fin dal secolo precedente. Una conquista coloniale rappresenta indubbiamente agli occhi di Mussolini un traguardo di prestigio a cui l’Italia non può rinunciare. L’espansione è una necessità per il fascismo: affermarsi come grande potenza, esportare il modello fascista in Africa, creare un Impero che assicuri prosperità e rispetto alla madrepatria, è questo l’obiettivo della politica mussoliniana.

D’altronde, Pino Rauti, facendosi interprete del progetto fascista quale poteva essere nel 1935 scrive: “Etiopia quindi … , come liberazione da antichi complessi di inferiorità, come “spazio” anche psicologico e mentale da offrire alle nuove generazioni, come strada ai bordi della quale c’era il problema, difficile ma affascinante, della nostra presenza in tutto il Mediterraneo e al cui termine si profilava lo sbocco grandioso di una impresa da usare come test rivoluzionario per l’intero continente nero.

Là volevamo radicarci da grande potenza, radicandovi milioni e milioni di connazionali… E vendicare anche gli smacchi subiti prima, in quell’Africa verso la quale avevamo guardato tante volte ma senza mai riuscire a mettervi più di un timido piede, sempre pronto al dietro-front, e nella rivalsa delle sconfitte patite in malo modo, affrancarsi per sempre da tanti stati d’animo di inferiorità, da frustrazioni e complessi che dipingevano l’antica immagine dell’”Italietta” e dell’italiano eternamente con le pezze dietro, in giro a buscarsi per il mondo il pane, come una razza inferiore o incapace, o capace solo di prestazioni subordinate. Poesia? Retorica? Sogni? La storia vive anche di questo….” (P. RAUTI – R. SERMONTI, “Storia del fascismo” Vol. V, ROMA, CEN, 1977).

Sembra plausibile che in un’ideologia spiccatamente nazionalista e darwinista, quale quella fascista, rientrasse il progetto della costruzione di un Impero come affermazione decisiva della potenza nazionale. È chiaro che tale progetto rientra in una concezione geopolitica che vede l’espansione della potenza di una Nazione in senso prettamente spaziale. E questo era stato intuito dallo storico che più di ogni altro ha significato un punto di riferimento per i suoi successori: Gaetano Salvemini. Egli infatti, nella sua interpretazione della politica estera fascista come pura improvvisazione a fini propagandistici interni, aveva individuato prontamente ed in modo corretto che la “filosofia della violenza, il culto della guerra e la deificazione dello stato con il suo “fanatismo nazionalista”, la militarizzazione del sistema educativo ed il rifiuto di ogni forma di collaborazione internazionale, interpretata in chiave piuttosto social-darwinista quale lotta di tutti contro tutti… fascismo alla lunga, avrebbe significato guerra” (cit. da J. PETERSEN, La politica estera del fascismo come problema storiografico, Storia Contemporanea, III, 1972).

Non stupisce se durante il conflitto vi furono quindi vari episodi in cui i soldati italiani agli ordini di capi militari fascisti vennero più volte accusati dalla comunità internazionale di uso di armi proibite, quali le pallottole dum dum o gas ed agenti chimici quali l’iprite, e se dopo tanti anni siano ancora in fase di indagine storica e militare le efferate atrocità contro le popolazioni civili, verso le quali non si nutriva alcun rispetto umano, in quanto razza inferiore.

È triste, ma anche questo è stato il fascismo, e questo il risultato della sua politica e della sua cultura.

Nota:
“Alla conquista economica dell’Impero”, da cui sono tratte le immagini nel testo e la cover di questo articolo, è un gioco di tracciato con 95 caselle, variante del classico gioco dell’oca. Edito nel settembre 1937 dalle Officine dell’Istituto Italiano di Arti Grafiche Bergamo per celebrare la conquista dell’Etiopia e la Fondazione dell’Impero.

Leggi la Prima Parte [Qui], la II [Qui],la III [Qui], la IV [Qui]

Copparo: BERCO – Organizzazione e cultura per la riduzione degli incidenti.

 

Ufficio stampa BERCO.

Sicurezza in Berco, organizzazione e cultura per la riduzione degli incidenti.

Il progetto di riduzione degli incidenti negli stabilimenti Berco di Copparo e Castelfranco Veneto, partito circa tre anni fa in modo sistematico, ha già dato ottimi risultati, confermando all’attuale management, che l’ha fortemente voluto, la validità delle iniziative intraprese.

L’indice di frequenza infortuni, parametro che misura l’incidenza degli infortuni sul lavoro per milioni di ore lavorate, è sceso infatti dal valore di 20,04 del 2018 al 2,51 di quest’anno (dato marzo 2021), con una riduzione quindi dell’87,5%. Diversi i reparti che nelle due fabbriche hanno raggiunto obiettivi importanti relativi al numero di giorni senza infortuni. Tre di questi hanno già festeggiato i 365 giorni, quali l’area produzione catene 1, lo scorso 27 aprile, l’area produzione catene 2, che ha raggiunto il medesimo obiettivo a febbraio di quest’anno, e il reparto suole nel 2019, tutti nello stabilimento di Copparo. Dal 2019 in avanti, infine, anche gli altri reparti, area stampaggio e area rulli a Copparo, così come la fabbrica di Castelfranco Veneto, hanno già tutti festeggiato, almeno una volta, il raggiungimento dei 100 e 200 giorni.

Due i fronti sui quali il management Berco si sta costantemente muovendo per raggiungere l’obiettivo finale di “zero infortuni”, basati su organizzazione e cultura. Il primo riguarda il percorso di Lean Manufacturing (Produzione Snella), intrapreso circa tre anni fa e volto all’efficienza produttiva, eliminando gli sprechi e portando valore al mercato. Mario Andaloni, COO di Berco, così si pronuncia in merito: “Tra le varie azioni intraprese per la produzione snella, abbiamo ridisegnato i layout delle aree produttive, riposizionando molti dei macchinari e disponendoli a flusso in modo che tutte le lavorazioni di un componente siano effettuate lungo una stessa linea, evitando inutili attraversamenti dello stabilimento. Questo ha portato da una parte a una forte riduzione dei transiti di carrelli elevatori, fonte di alcuni degli infortuni, dall’altra a creare spazi più aperti, consentendo al personale di muoversi in maggiore sicurezza”.

Nei due stabilimenti di Copparo e Castelfranco Veneto sono stati smantellati molti macchinari obsoleti, tradizionalmente costruiti con meno attenzione verso la sicurezza e, ove necessario, sostituiti con attrezzature moderne e all’avanguardia. Infine, molte delle attrezzature ancora presenti vengono via via migliorate per renderle più sicure, con l’obiettivo di arrivare alla messa a punto totale degli stabilimenti entro due anni e mezzo, quando il percorso di Lean Manufacturing arriverà al suo completamento.

Il secondo fronte sul quale Berco si sta fortemente impegnando per l’obiettivo “zero infortuni” riguarda una serie articolata di iniziative volte a istillare giorno dopo giorno nei dipendenti delle due fabbriche, a tutti i livelli, la cultura della sicurezza. Innanzitutto, sono stati istituiti comitati e sottocomitati che, partendo dai manager arrivando in modo piramidale fino ai singoli lavoratori, si occupano di attivare le azioni per il costante miglioramento della sicurezza nei reparti. È stato poi approntato un vademecum con le 10 regole d’oro, cioè le norme fondamentali che ogni dipendente deve tenere a mente per la propria sicurezza e dei colleghi. Regole che trovano spazio anche in cartelloni e schermi disposti all’interno delle fabbriche. È stata infine creata la “We Stop Card”, una tessera che consente a ogni dipendente l’autorizzazione e il compito di portare l’attenzione su eventuali attività e condizioni di non sicurezza e di sospenderle immediatamente.

Tra le diverse iniziative, molto apprezzati dai dipendenti si sono dimostrati i riconoscimenti ai singoli reparti che hanno raggiunto obiettivi importanti in termini di tempo trascorso senza infortuni, con varie tappe a partire dai 100 giorni per arrivare ai 1.000. Conclude Andaloni: “Al raggiungimento dei diversi obiettivi, i dipendenti dei reparti virtuosi ricevono a testimonianza una spilla e, dai 200 giorni in su, vengono organizzate una cena e una lotteria, con premi la cui importanza cresce con l’obiettivo raggiunto. Ciò ha generato nel tempo una sana competizione tra i lavoratori, che si dimostrano sempre più motivati a raggiungere traguardi via via più sfidanti”.

Coronavirus. L’aggiornamento in Emilia Romagna, 5 maggio.

 

Coronavirus. L’aggiornamento in Emilia-Romagna: su quasi 30mila tamponi, 561 nuovi positivi (1,9%). 587 i guariti; calano ancora casi attivi e ricoveri. Vaccinazioni: 1 milione e 783mila dosi somministrate.

Sul totale dei positivi, il 95,5% è in isolamento a casa, senza sintomi o con sintomi lievi. L’età media nei nuovi casi è di 36,5 anni. 17 decessi. I cittadini completamente immunizzati con anche il richiamo superano quota 600mila.

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 372.817 casi di positività, 561 in più rispetto a ieri, su un totale di 29.978 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è dell’1,9%.

Continua intanto la campagna vaccinale anti-Covid, che in questa fase riguarda il personale della sanità e delle Cra, compresi i degenti delle residenze per anziani, in maggioranza già immunizzati, gli ultraottantenni in assistenza domiciliare e i loro coniugi, se di 80 o più anni, e le persone dai 65 anni in su. Da domani, 6 maggio, altro passo avanti con il via alle prenotazioni per i 60-64enni, i nati dal 1957 al 1961 compresi.

Il conteggio progressivo delle somministrazioni effettuate si può seguire in tempo reale sul portale della Regione Emilia-Romagna dedicato all’argomento: https://salute.regione.emilia-romagna.it/vaccino-anti-covid, che indica anche quante sono le seconde dosi somministrate.

Alle ore 15 sono state somministrate complessivamente 1.783.315 dosi; sul totale, 601.558 sono seconde dosi, e cioè le persone che hanno completato il ciclo vaccinale.

Tutte le informazioni sulla campagna vaccinale: https://vaccinocovid.regione.emilia-romagna.it/

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: dei nuovi contagiati, 203 sono asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. Complessivamente, tra i nuovi positivi 211 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone, 294 sono stati individuati all’interno di focolai già noti.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 36,5 anni.

Sui 203 asintomatici, 135 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 9 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 2 con gli screening sierologici, 9 tramite i test pre-ricovero. Per 48casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La situazione dei contagi nelle province vede Bologna con 121 nuovi casi, seguita da Reggio Emilia (103). Poi Ravenna (63), Parma (62), quindi Forlì (44), Modena (39), Ferrara (37), Piacenza (32) e Rimini (30). Infine, Cesena(20) e il Circondario Imolese (10).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 18.034 tamponi molecolari, per un totale di 4.469.725. A questi si aggiungono anche 11.944 tamponi rapidi.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 587 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 320.778.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 39.082 (-43 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 37.323 (+30), il 95,5% del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano 17 nuovi decessi: 2 in provincia di Parma (una donna di 91 anni e un uomo di 94); 1 nel modenese (un uomo di 72 anni); 8 in provincia di Bologna (4 donne – rispettivamente di 71, 84, 87, 95 anni – e 4 uomini, di 82, 87, 93 e 99 anni); 1 nel ferrarese (una donna di 86 anni); 4 in provincia di Ravenna (3 donne, rispettivamente di 66, 83 e 95 anni, e un uomo di 79 anni); 1 in provincia di Forlì-Cesena (una donna di 89 anni). Nessun decesso nelle province di Piacenza, Reggio Emilia e Rimini.

In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 12.957.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 213 (numero invariato rispetto a ieri), 1.546 quelli negli altri reparti Covid (-73).

Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 9 a Piacenza (numero invariato rispetto a ieri), 15 a Parma (invariato), 25 a Reggio Emilia (-2), 29 a Modena (-1), 59 a Bologna (+1), 12 a Imola (+1), 22 a Ferrara (+1), 12 a Ravenna (-1), 7 a Forlì (+1), 6 a Cesena (invariato) e 17 a Rimini (invariato).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 23.134 a Piacenza (+32 rispetto a ieri, di cui 25 sintomatici), 26.507 a Parma(+62, di cui 35 sintomatici), 45.309 a Reggio Emilia (+103, di cui 71 sintomatici), 63.447 a Modena (+39, di cui 29 sintomatici), 79.685 a Bologna (+121, di cui 67 sintomatici), 12.355 casi a Imola (+10, di cui 5 sintomatici), 22.713 a Ferrara (+37, di cui 13 sintomatici), 29.514 a Ravenna (+63, di cui 50 sintomatici), 16.214 a Forlì (+44, di cui 36 sintomatici), 18.789 a Cesena (+20, di cui 16 sintomatici) e 35.150 a Rimini (+30, di cui 11 sintomatici).

Rispetto a quanto comunicato nei giorni scorsi sono stati eliminati 6 casi, di cui 3 positivi a test antigenico ma non confermati dal tampone molecolare e altri 3 giudicati non Covid-19.

 

Giovedì 6 maggio: I concerti di Casa Romei, Racconto di Sirena.

 

Comunicato stampa Conservatorio Ferrara.

Indagine vocale sulla femminilità e le sue possibili declinazioni: Dal Museo di Casa Romei, in streaming sul canale Youtube del Conservatorio Frescobaldi di Ferrara, la docente Marta Raviglia e Frescobaldi Vocal Ensemble

 Ferrara – In programma giovedì 6 maggio è il ‘Racconto di Sirena’ di Marta Raviglia, penultimo appuntamento de I Concerti di Casa Romei, rassegna musicale ideata dal Conservatorio Frescobaldi di Ferrara che si concluderà giovedì 13 aprile. Ad animare l’armoniosa cornice dello storico edificio di via Savonarola 30, il 6 maggio alle ore 17.30 in diretta dal Museo di Casa Romei sul canale Youtube del Conservatorio, saranno la docente Marta Raviglia (voce, pianoforte, live electronics) e gli studenti del Dipartimento Nuove tecnologie con il Frescobaldi Vocal Ensemble.

Il link per seguire l’evento: www.youtube.com/watch?v=vhYs6j6Iqqc

Racconto di Sirena è un denso assolo in cui Marta Raviglia si confronta per la prima volta dal vivo, oltre che col canto, anche con l’azione scenica. Questa breve pièce prende le mosse da un’indagine su alcune declinazioni possibili della femminilità. Dunque, Racconto di Sirena conduce lo spettatore lungo un percorso insidioso e discontinuo che svela le contraddizioni profonde dell’essere donna. “Dopo il faticoso approdo a lidi sconosciuti una sirena, ormai in fin di vita, trova il coraggio di raccontarsi ai suoi increduli soccorritori attraverso il suo canto ammaliatore” racconta Raviglia. Nasce così Racconto di Sirena. “La sua voce libera è contemporaneamente voce di donna e di creatura senza genere e limite – spiega Marta Raviglia, referente del Dipartimento di Nuove Tecnologie e Linguaggi Musicali – È voce che annulla i confini del sentire e ridisegna le strategie dell’essere. È voce che porta con sé un profondo senso di spaesamento. È voce che riafferma l’appartenenza ad un non-luogo. È voce che condanna all’ascolto vigile e consapevole di sé e dell’altro da sé. Il racconto della sirena insegna che l’unica forma di verità possibile è quella che passa attraverso le espressioni del corpo”.

Fanno parte del Frescobaldi Vocal Ensemble Rachele Amore, Stefano Asioli, Francesca Emila Bordeianu, Luana Charafeddine, Erika Corradi, Alessandra Fabbri, Giuseppe Ferro, Chiara Fortini, Danilo Lico, Anna Manuzzi, Giada Ia Minardi, Cecilia Ottaviani, Valentina Sala, Viviana Severini, Ivano Tota e Ilaria Vanzini. Il peculiare ensemble vocale nasce dalla classe di canto jazz di Marta Raviglia. Gruppo di matrice ‘improvvisativa’ in cui i coristi sono anche dei validi solisti, ognuno con una propria identità stilistica, e dei performers. Il gesto vocale, di fatto, viene spesso accompagnato da una regia del movimento. Le tecniche vocali estese che l’ensemble sperimenta fanno riferimento tanto all’avanguardia jazzistica che a quella classica contemporanea. Il Frescobaldi Vocal Ensemble ha debuttato nel febbraio 2021 con la produzione di un cortometraggio dal titolo “Outside of Language” prodotto dal Conservatorio di Ferrara in collaborazione col Jazz Club Ferrara.

Ideata dal 4 marzo al 13 maggio, la rassegna musicale è promossa dal Conservatorio in collaborazione con la Direzione Musei dell’Emilia Romagna e il Museo di Casa Romei.

Prefettura di Ferrara: Prevenzione della criminalità in banca in provincia di Ferrara.

 

Comunicato Stampa Prefettura di Ferrara.

PREVENZIONE DELLA CRIMINALITÀ IN BANCA IN PROVINCIA DI FERRARA. SOTTOSCRITTO TRA PREFETTURA E ASSOCIAZIONE BANCARIA ITALIANA – A.B.I. IL PROTOCOLLO D’INTESA.

Nel corso della Riunione Tecnica di Coordinamento, è stato anche approvato il Piano provinciale per la gestione degli interventi in caso di manifestazioni di protesta e disordini nell’ Istituto penitenziario del capoluogo.

Nel corso dell’odierna Riunione Tecnica di Coordinamento, il Prefetto Michele Campanaro e Marco Iaconis, Coordinatore del Centro di ricerca sulla sicurezza anticrimine dell’Associazione Bancaria Italiana – ABI, in rappresentanza di quindici tra gli istituti di credito operanti nella provincia di Ferrara, hanno sottoscritto il nuovo Protocollo d’intesa relativo alla prevenzione ed al contrasto alla criminalità ai danni delle banche e della clientela.

Il documento, firmato alla presenza del Questore Cesare Capocasa, del Comandante dei Carabinieri Gabriele Stifanelli e dal Comandante Provinciale della Guardia di Finanza Cosimo D’Elia, potenzia la collaborazione tra gli istituti bancari del territorio estense e le Forze di polizia, con il concorso dell’OSSIF, Centro di ricerca dell’ABI sulla sicurezza anticrimine.

L’intesa, di durata biennale, si colloca nell’ambito delle azioni intraprese dalla Prefettura con l’ABI per elevare i margini di sicurezza delle banche del territorio, attraverso la promozione di fattive sinergie tra operatori del sistema creditizio ed Istituzioni pubbliche. “L’analisi sull’andamento della criminalità e, in particolare, il trend delle rapine in banca è in netta flessione dal 2017, a conferma dell’eccellente collaborazione tra Forze di polizia e sistema bancario locale – ha sottolineato il Prefetto Campanaro –  Con il documento sottoscritto stamane si intende rafforzare ulteriormente la risposta alla domanda di sicurezza proveniente dal settore bancario, sicché l’ attività messa quotidianamente in campo dalle Forze di polizia, di prevenzione e contrasto, viene resa ancora più efficace”.

Lo strumento pattizio sottoscritto in mattinata non contempla soltanto misure relative al rafforzamento dei dispositivi di difesa passiva a tutela delle filiali: per contrastare le più sofisticate metodologie di attacco cibernetico “multi vettoriale” agli istituti di credito, nel Protocollo si prevede l’attivazione di adeguate contro misure con le tecniche di cyber physical security, attraverso il coinvolgimento del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni.

Vengono, inoltre, messe in campo misure di prevenzione di furti, rapine, attacchi terroristici e vandalici, ed una particolare attenzione alle truffe ai danni della popolazione di età più avanzata. L’accordo prevede anche la segnalazione da parte delle banche alle Forze di polizia di ogni potenziale fattore di rischio per la sicurezza, nonché la comunicazione attraverso apposito Data-Base del Centro di ricerca dell’ABI sulla sicurezza anticrimine – OSSIF delle informazioni sulle rapine verificatesi.

Particolare risalto assume, infine, l’obiettivo di realizzare, a beneficio delle Forze dell’ordine, una mappatura degli apparati di videosorveglianza installati in luoghi pubblici o aperti al pubblico, con evidenti ricadute sull’azione di prevenzione e investigativa. “L’attività di prevenzione e di sensibilizzazione avviata da anni dal Ministero dell’interno in collaborazione con ABI – ha evidenziato conclusivamente il Prefetto Campanaro – ha fatto registrare ottimi risultati, grazie alle iniziative di raccordo poi svolte in sede locale in seno al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Il continuo scambio informativo tra mondo del credito e quello delle Forze di polizia rappresenta un argine importante ai rischi di infiltrazione della criminalità nell’economia legale, specie in questa delicata fase di ripresa del Paese”.

Nel corso della stessa seduta di Riunione Tecnica di Coordinamento, è stato approvato il “Piano provinciale per la gestione degli interventi in caso di manifestazioni di protesta e disordini nella Casa circondariale di Ferrara”. Dopo i disordini registrati lo scorso anno in diversi istituti penitenziari italiani, la nuova pianificazione approvata dal Prefetto disciplina puntualmente il coinvolgimento tecnico-operativo di tutti i soggetti istituzionali deputati a garantire la sicurezza sia all’interno, sia all’esterno della Casa circondariale del capoluogo. Il documento delinea con precisione i perimetri operativi e le linee di intervento, nel rispetto del principio generale della competenza a garantire l’ordine e la sicurezza negli Istituti di pena, istituzionalmente assegnata alla Polizia Penitenziaria.

“Sono molto soddisfatto – ha così chiuso la riunione il Prefetto Campanaro – per il risultato conseguito con la pianificazione approvata oggi, frutto dell’analisi e degli approfondimenti fatti dal Gruppo di Lavoro appositamente costituito in Prefettura nelle settimane scorse, con qualificati rappresentanti delle Forze dell’Ordine e della Polizia Penitenziaria, magistralmente coordinati dal Viceprefetto Vicario”.

 

Vaccinazioni anti-Covid: L’Emilia-Romagna accelera ancora.

 

Vaccinazioni anti-Covid. L’Emilia-Romagna accelera ancora: prenotazioni al via da domani per i 60-64enni, una platea di 250mila cittadini. Via alle somministrazioni anche per i 51-59enni di ‘categoria 4’, con patologie analoghe agli estremamente vulnerabili ma di inferiore gravità, che saranno contatti dalle Aziende sanitarie. Entro maggio via libera a 55-59enni e alle vaccinazioni nei luoghi di lavoro. Riprendono in questi giorni quelle al personale scolastico e universitario.

Utilizzato il 91% dei quasi 2 milioni di dosi consegnate da inizio campagna, resta la sola scorta per i richiami: prima dose somministrata al 93% degli over 80 e al 72% dei 70-79enni. Il punto fatto dall’assessore Raffaele Donini in video conferenza stampa: “Aumentiamo il ritmo rispettando in pieno le indicazioni del Piano vaccinale nazionale. Potenzialità enorme della nostra macchina vaccinale, se arrivano le dosi necessarie entro l’estate tutti gli emi liano-romagnoli saranno vaccinati”.

Bologna – È la volta dei 60-64enni: in Emilia-Romagna da domani, giovedì 6 maggio, agende aperte per la prenotazione del vaccino anti Covid-19 dei nati dal 1957 al 1961 compresi – circa 250mila persone – che potranno fissare l’appuntamento utilizzando i consueti canali disponibili, dai  Cup alle  farmacie che effettuano servizio Cup, dal telefono a tutti gli strumenti online a partire dal  Fascicolo sanitario elettronico.  Con le prime vaccinazioni che saranno effettuate già nei prossimi giorni. Si anticipa dunque una partenza che era stata inizialmente prevista per lunedì 10.

Semaforo verde anche per un’altra importante fascia di cittadini considerata prioritaria nel Piano nazionale, quella identificata con categoria 4, a cui appartengono“le persone con comorbidità di età inferiore ai 60 anni, senza quella connotazione di gravità riportata per i soggetti estremamente vulnerabili”. In questa fase le vaccinazioni interesseranno chi ha un’età compresa tra i 51 e i 59 anni (anni di nascita dal 1962 al 1970): i cittadini non dovranno prenotarsi perché saranno contattati direttamente dalle Aziende sanitarie di appartenenza.  

Entro maggio, inoltre, si apriranno le prenotazioni anche per la fascia 55-59 anni e per le vaccinazioni nei luoghi di lavoro, in quest’ultimo caso con modalità già in corso di definizione al tavolo regionale del Patto per il Lavoro e per il Clima.

E proprio in queste ore dalla Struttura commissariale nazionale, “alla luce del positivo andamento della campagna vaccinale in favore dei cittadini appartenenti alle categorie prioritarie”, è arrivato il via libera a ripartire con le vaccinazioni al personale scolastico e universitario, docente e non docente, non ancora sottoposto alla prima vaccinazione.

Una ulteriore accelerazione della campagna vaccinale in Emilia-Romagna, che si conferma una delle regioni nella quale viene effettuato il maggior numero di somministrazioni. Alcuni dati: è del 30,2% la percentuale di emiliano-romagnoli vaccinabili (quindi con più di 16 anni) che hanno già ricevuto in Emilia-Romagna la prima dose, il 15,3% quella di chi ha completato il ciclo. Ancora: il 93,3% delle persone con più di 80 anni ha ricevuto la prima dose, lo stesso per il 71,8% dei 70-79enni.

Complessivamente, è stato utilizzato il 90,6% dei quasi 2 milioni, esattamente 1.953.670, di dosi consegnate da inizio campagna, quindi con la sola giacenza minima prevista di scorta per garantire il richiamo.

L’annuncio delle nuove platee di cittadini vaccinabili è stato dato oggi in video conferenza stampa dall’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini, che ha anche fatto il puntosull’andamento della campagna vaccinale e la consegna delle dosi.

“Con il via alle prenotazioni per queste due fasce di cittadini e l’apertura entro maggio ad altri target significativi della popolazione, diamo un’ulteriore accelerata alla campagna vaccinale, rispettando in pieno le indicazioni del Piano nazionale sia per quanto riguarda le classi d’età, sia per le categorie considerate prioritarie perché più fragili- ha sottolineato l’assessore Donini-. Possiamo velocizzare ulteriormente il passo perché finalmente i vaccini stanno arrivando, e speriamo che le consegne programmate siano rispettate. Già oltre il 30% di cittadini ha ricevuto la prima dose, e siamo tra le regioni che le utilizzano appieno, con più del 90% di vaccino inoculato. L’Emilia-Romagna tuttavia ha una potenzialità significativamente più ampia rispetto a quella che stiamo mettendo in campo, non solo grazie ai nostri Hub ma anche da parte dei medici di medicina generale, che sono pronti ad estendere ulteriormente la vaccinazione sul territorio, e delle tante farmacie e aziende del mondo del lavoro che hanno già dato la propria disponibilità a cominciare a vaccinare, una volta esaurita la fascia dai 60enni in su. Se avremo le dosi- ha aggiunto Donini– siamo fiduciosi di riuscire a immunizzare tutti gli emiliano-romagnoli che lo vorranno entro l’estate”.

Categoria 4:

A questa platea appartengono, come indica il Piano nazionale, cittadini “affetti da patologie o situazioni di compromissione immunologica che possono aumentare il rischio di sviluppare forme severe di Covid-19”; le patologie previste sono perlopiù le stesse della categoria 1 “Elevata fragilità”, ma con un livello di gravità, appunto, considerato inferiore. Undici le aree interessate: malattie respiratorie, cardiocircolatorie, neurologiche, diabete/altre endocrinopatie, Hiv, insufficienza renale/patologia renale, ipertensione arteriosa, malattie autoimmuni/immunodeficienze primitive, malattie epatiche, cerebrovascolari e patologie oncologiche (v. tabella allegata).

Il punto sulle vaccinazioni, per categoria:

Tocca il 93,3% la percentuale degli over 80 che hanno già ricevuto la prima dose di vaccino, mentre sono l’81,5% quelli che hanno avuto la seconda. Per gli ospiti delle Rsa e delle Cra la percentuale dei vaccinati con prima dose è del 95,7% e dell’84,1% quella relativa alle seconde dosi. Per le altre categorie, le percentuali di chi ha ricevuto la prima e la seconda dose sono: operatori sanitari e sociosanitari 86% e 70,9%; estremamente vulnerabili 48,5% e 21,2%; 70/79enni 71,8% e 15,5%; 60/69enni 28,4% e 5,3%; operatori scolastici: 71,1% e 0,9%.

Piano delle consegne e Punti vaccinali:

Ribadito dall’assessore il piano delle consegne previsto entro fine mese, che in 30 giorni, dal 27 aprile al 27 maggio, porterà in Emilia-Romagna oltre 1 milione di dosi di vaccino. In particolare, per maggio è previsto l’arrivo di 843.590 dosi dai quattro diversi produttori, le prime già arrivate a inizio settimana: complessivamente 610.740 di Pfizer-Biontech, 150.600 di Astrazeneca- Vaxzevria, 70.850 di Moderna e 11.400 di Johnson&Johnson. Quantitativi che permetteranno di superare per la fine del mese i 2,5 milioni di dosi inoculate in Emilia-Romagna. In una rete che, tra grandi e piccoli centri diffusi su tutto il territorio, può contare su 141 Punti vaccinali: 7 a Piacenza, 6 a Parma, 11 a Reggio Emilia, 17 a Modena, 66 a Bologna – Imola compresa –  9 a Ferrara e 25 in Romagna (Forlì Cesena 10, Ravenna 8 e Rimini 7), ai quali andranno poi ad aggiungersi tutti quelli messi a disposizione dal mondo delle imprese, per cui Regione ed Ausl stanno raccogliendo la disponibilità di Associazioni di categoria e aziende.

Torna a Reggio Emilia Fotografia europea: “Sulla luna e sulla terra, fate largo ai sognatori”. La XVI edizione dal 21 maggio al 4 luglio.

 

Cultura. Torna a Reggio Emilia Fotografia europea: “Sulla luna e sulla terra, fate largo ai sognatori”. La XVI edizione dal 21 maggio al 4 luglio. L’assessore Felicori: “Un festival sempre più internazionale e protagonista di una nuova transizione culturale, che riparte dai luoghi della cultura e si allarga negli spazi cittadini, facendo rete con le istituzioni e altri festival della scena italiana ed europea”.

Centinaia di opere esposte in più di 20 mostre. In programma un palinsesto di eventi digitali con incontri, conferenze, letture portfolio e workshop in presenza. Tra i progetti: la novità delle mostre all’aperto, l’arte partecipativa di Joan Fontcuberta, con una installazione permanente, la mostra “Fotografia visionaria dagli anni ’70 ad oggi”. Il circuito Off e la Notte Off nel centro storico, con una serie di eventi sabato 12 giugno.

Bologna – Opere di grandi maestri internazionali e giovani talenti in mostra nei luoghi della cultura e all’aperto, in un programma che alimenta un confronto culturale trasversale a partire dalla fotografia. Torna dopo l’interruzione dovuta alla pandemia, Fotografia europea, tra i festival più rappresentativi del suo genere nel panorama italiano, promosso e prodotto da Fondazione Palazzo Magnani insieme al Comune di Reggio Emilia, con il contributo della Regione Emilia-Romagna.

La XVI edizione con più di venti progetti espositivi in programma dal 21 maggio al 4 luglio in sette sedi storichedi e sette piazze di Reggio Emilia, è ispirata a un celebre verso di Gianni Rodari,Sulla Luna e sulla Terra / fate largo ai sognatori!”.

Fotografia Europea 2021 presenta decine di progetti fotografici, molti dei quali si interrogano sul ruolo delle immagini in questo particolare momento storico, ponendo l’accento sulla loro natura complessa, ottimo punto di partenza per ripensare il mondo in cui viviamo.

Il festival quest’anno rafforza i suoi obiettivi di internazionalizzazione e di arricchimento, grazie all’arrivo nelladirezione artistica, accanto a Walter Guadagnini, di Diane Dufour – direttrice fino al 2007 di Magnum Photos, fondatrice dello spazio espositivo Le Bal (Parigi) e collaboratrice di Fotografia Europea dal 2015 al 2017 – e Tim Clark, curatore e docente, fondatore e capo redattore del magazine online di fotografia 1000 Words.

Alla nuova direzione si deve la scelta di 12 progetti che raccontano un sogno ad occhi aperti, Daydreams, che trovano spazio nelle sale dei cinquecenteschi Chiostri di San Pietro e negli spazi cittadini all’aperto. A questa selezione si aggiungono importanti Produzioni che sono da sempre uno degli obiettivi di Fotografia Europea, una sezione che quest’anno è arricchita da alcuni progetti già elaborati ed ereditati dall’annullata edizione precedente e infine le Collaborazioni, cioè le mostre organizzate dalle istituzioni cittadine, regionali e internazionali che gravitano intorno alla kermesse.

Per la prima volta nella storia del Festival sette progetti di fotografi contemporanei sono protagonisti di allestimenti aperti in sette aree cittadine per convivere al meglio con le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria, e per essere fruiti da un pubblico più ampio possibile.

Non manca l’appuntamento con Circuito Off, la sezione indipendente che presenta progetti di fotografi professionisti accanto a giovani alle prime esperienze, appassionati e associazioni, e che ogni anno vede il fiorire spontaneo di centinaia di mostre in strade e luoghi pubblici e privati di Reggio Emilia.

“Un felice ritorno- ha affermato l’assessore regionale alla Cultura e paesaggio, Mauro Felicori alla presentazione on line-, dopo un anno vissuto in una condizione di privazione quasi totale delle attività espositive. Reggio Emilia ha reagito all’emergenza fin dal primo momento, adeguando la propria programmazione alle modalità di comunicazione in digitale, sperimentando nuove attività e innovazioni che resteranno e ci arricchiranno anche quando torneremo pienamente alla normalità”.

“Il festival- ha aggiunto l’assessore-, ha praticato quello che è stato uno degli insegnamenti più preziosi di un grande intellettuale come Gianni Rodari, cui è dedicata questa edizione: la fantasia come strumento non solo per evadere dalla realtà, ma anche per far fronte agli interrogativi e alle emergenze che essa ci pone”.

“Fotografia Europea – ha detto Felicori-, riparte dai luoghi della cultura, riapre i musei e si allarga negli spazi all’aperto delle piazze cittadine. E inoltre fa piacere che Fotografia Europea abbia consolidato quel lavoro di rete che vede da un lato coinvolte altre importanti istituzioni del territorio regionale, dall’altro il progetto Reset che ha avuto un riconoscimento da parte del Ministero della Cultura, realizzato nell’ambito del Sistema Festival Fotografia, il network che raccoglie alcuni dei principali festival italiani del settore. Una condizione, questo stile di lavoro, necessaria a perseguire l’obiettivo, che la Regione Emilia-Romagna condivide, di un evento che abbia un crescente peso europeo”.

DI MERCOLEDI’
Libri o persone? Tutti e due: persone & libri.

 

Nella foto in bianco e nero c’è un bambino sulla giostra insieme a me; occupa la moto alla mia sinistra e guarda l’obiettivo a occhi sgranati. Io invece sono concentrata a guidare una macchinina, con le mani ben strette sul volante. Di Marco si notano il giubbino fatto a mano con la lana piuttosto grossa e i capelli corti e ispidi, da monello. Oggi è il giorno di San Michele Arcangelo, patrono del mio paese, e la mia pettinatura è quella delle grandi occasioni: il concio o come si dovrebbe dire lo chignon che mia madre abbina ai vestiti eleganti, come questo che è di velluto. Il colore non si può vedere nella foto, ma la memoria mi soccorre e lo ricordo color bordeaux.

Stamattina al mercato del mio paese il giro tra le bancarelle è durato poco: mi hanno assorbita altre commissioni attorno alla piazza, tra cui quella in banca. Lunghissima. Meno male che, nell’attesa di conferire con il cassiere, Marco e io ci siamo ritrovati dopo tutti questi anni e abbiamo rimesso in piedi alcuni ricordi della nostra infanzia. La foto sulla giostra è venuta in mente quasi subito a tutti e due. Con le nostre facce di oltre mezzo secolo fa, ma almeno sono facce complete e non questi ovali coperti dalle maschere anti Covid, che portiamo come segno dei tempi.

Penso che abbia fatto bene a entrambi incontrarci. Certo, la sensazione che lascia il calore umano scambiato dal vivo porta una piccola beatitudine, perché ci fa sentire parte di una tribù a cui abbiamo preso parte fin da piccoli, con i suoi riti identitari; ci fa ricordare insieme e credo sia già una forma di dialogo. Combatte la solitudine della caverna nella quale abbiamo trascorso gli ultimi mesi. Come è accaduto a molti di noi, nell’ultimo anno ho esercitato più che mai la mia capacità ricettiva. Sento e leggo a lungo ogni giorno le news di politica interna ed estera; come avrebbe detto Galileo conosco estensive le cose che accadono nel mondo, molto più di quando insegnavo e lavoravo tutto il giorno per fare lezione da casa e tentavo in qualche modo di salvare la qualità della relazione con i ragazzi. Ora però rielaboro di meno, soprattutto per la carenza di interlocutori. I mass media consentono assai poco la reciprocità del dialogo: ascolto e basta. E mi manca il dialogo quotidiano con le amiche colleghe, compagne di avventure didattiche e dello spirito.

Diciamo che frequento libri e rifletto sulle sollecitazioni che mi dànno con una grande sete di parole. Chissà se in Italia è aumentata la lettura durante il lockdown e di quanto.
Libri o persone? Ho bisogno di tutt’e due. E allora eccomi a comprare appena è stato possibile l’ultimo libro di Marco Balzano, Quando tornerò, e ad aspettare di sentirlo parlare di questa nuova storia durante il collegamento con la sede ferrarese di Libraccio il 15 aprile scorso. Ho conosciuto Balzano un paio d’anni fa quando è venuto a incontrare i ragazzi dei Licei cittadini al Museo di Spina nel salone delle Carte Geografiche. Che bel momento. Lui generoso e attento ai ragazzi come un docente, che è anche scrittore, sa fare, il suo libro, Resto qui, bellissimo.

Volevo riascoltare la persona Balzano, lo scrittore in carne e ossa. In un gioco chiarissimo di complementarità tra autore e narratori, Balzano dice “Io” per tre volte nel nuovo romanzo: parla nelle vesti di Daniela, la madre di famiglia che lascia la Romania per venire a Milano a fare la caregiver (da evitare la parola riduttiva badante, meglio curante o il termine equivalente inglese), poi assume il punto di vista dei due figli, che Daniela ha lasciato soli, con un padre evanescente che riesce solo a fuggire le responsabilità e ad andarsene a sua volta senza lasciare traccia. Lei per prima, poi Manuel e infine Angelica danno la loro versione degli anni in cui da Daniela ha lavorato a Milano, con l’unico scopo di mandare loro i soldi necessari a farli studiare.

E’ la storia dello spaesamento da cui sono stati travolti: lei che come tante donne dell’Est si è trasferita in Italia a prendersi cura di una persona anziana, i figli che per questo sono stati lasciati senza cura. È una storia contemporanea e internazionale: sul tema della partenza e poi del ritorno alla famiglia, dopo un’ intensa esperienza di lavoro e di emancipazione femminile vissuta in un altro paese; sul senso di colpa che divora chi è andato lontano. Lo sa bene Daniela, anche se è stata spinta a venire in Italia dalle necessità economiche e dall’immenso amore per i figli. Ogni sacrificio è stato fatto per loro, che però non possono capire e sentono la ferita dell’abbandono.

Come nel precedente romanzo, mi sembra di nuovo straordinaria la capacità di immedesimazione dell’autore nei suoi personaggi: là era protagonista e io narrante, la maestra di un paese in Alto Adige, Trina; ora lo sono una donna matura e i due figli adolescenti. Ognuno racconta la propria versione della storia con le caratteristiche espressive che gli sono peculiari e con il proprio grado di comprensione della scelta che Daniela ha compiuto. In particolare Manuel, che, a differenza della sorella maggiore avrebbe voluto andare via con la madre, sbanda sotto il peso dell’abbandono.

Nella mia vita ho conosciuto alcune curanti occupate in famiglie del mio paese, poi ho conosciuto da vicino Sofia quando ho avuto bisogno che si prendesse cura di mio padre. E’ stata una guida imprescindibile per me, lungo un cammino senza tracciato in cui rischiavo di sbandare. Ho avuto lei come bussola: la sua laurea in medicina e la sua dedizione l’hanno resa indispensabile a mio padre e al resto della famiglia. Dopo nove anni, anche ora che è tornata a vivere in Polonia, non passa giorno che non ci scambiamo una parola tramite whatsapp. Di lei mi ricordo quotidianamente e dunque il libro che parla di Daniela e dei suoi figli mi suona familiare.

Sofia è venuta in Italia per cercare lavoro, ma soprattutto per lasciarsi alle spalle una storia famigliare dolorosa; ha lasciato in Polonia i due figli maggiori e ha portato con sé il più piccolo, di soli otto anni. Mi viene in mente la sua parabola di vita, nella fase che ho conosciuto, perché ricorda da vicino i sacrifici e le privazioni di Daniela. Nel caso di Sofia, però, l’attaccamento dei suoi figli non è mai stato scalfito dalla lontananza. Il maggior segno di amore le è stato dato dal più piccolo, che ormai trentenne l’ha seguita nel suo ritorno in patria. Lui, più italiano che polacco per il modo di vivere e di pensare, ha ripreso la via di casa insieme a lei, complici anche la precarietà del lavoro qui in Italia e qualche problema di salute.

Mi domando di nuovo: persone o libri? La risposta è la stessa: persone e libri. Perché, come ha detto Balzano a chi gli chiedeva come avesse scelto il tema del badantato per questo romanzo, la letteratura ha la forza di guardare il mondo dall’interno e con efficacia, di trovare empatia nel rapporto con gli altri. Sa andare oltre gli stereotipi. Sa procurare avvicinamento.

Per leggere gli altri articoli e indizi letterari della rubrica di Roberta Barbieri clicca [Qui]

Le Città d’arte dell’Emilia-Romagna secondo Stefano Accorsi: L’attore emiliano protagonista dello spot su una terra che ti sorprende sempre.

 

Turismo. Le Città d’arte dell’Emilia-Romagna secondo Stefano Accorsi. L’attore emiliano protagonista dello spot su una terra che ti sorprende sempre. Bonaccini-Corsini: “Il biglietto da visita perfetto per una regione pronta ad accogliere visitatori dall’Italia e dall’estero”. Accorsi: “Abbiamo pensato che unire poesia, ironia e leggerezza, oltre alla bellezza delle immagini, fosse la strada migliore”.

Dal cibo al divertimento, dall’arte alla cultura. Presentata la nuova campagna regionale insieme ai presidenti delle tre Destinazioni turistiche che hanno collaborato allo spot realizzato da Apt servizi. Dal 9 maggio al 5 giugno oltre 800 passaggi sulle principali emittenti tv nazionali, con programmazione all’interno di trasmissioni di intrattenimento come ‘Ulisse’, ‘Fratelli di Crozza’, ‘Che tempo che fa’. Investimento da oltre 500mila euro.

Bologna – Oltre cinquecento musei, più di duecento teatri, cento chilometri di portici, piazze, un patrimonio di bellezza vastissimo. Un tesoro unico, raccontato da Stefano Accorsi in 30 secondi capaci di conquistare e svelare l’altro lato della nostra regione, quello della cultura e dell’arte, per lui il vero piacere da scoprire e riscoprire.

E’ il nuovo spot dedicato alle Città darte e cultura dell’Emilia-Romagna, in cui l’attore emiliano gioca sulla grande reputazione enogastronomica della regione per poi accompagnare lo spettatore in un viaggio che unisce luoghi straordinari e suggestivi. Il messaggio è potente e sottile al tempo stesso: questa terra ti sorprenderà sempre.

Promosso da Apt Servizi,in collaborazione con le Destinazioni Turistiche Bologna-Modena, Visit Emilia e Visit Romagna, il video sarà al centro di una campagna di comunicazione che dal 9 maggio al 5 giugno prevede oltre 800 passaggi sulle più importanti reti televisive nazionali. Si tratta di un investimento complessivo di oltre 500mila euro, che rientra in una più vasta strategia di comunicazione su tv e web avviata nel 2020 con Stefano Accorsi in veste di testimonial delle nostre Città d’arte e del Cineturismo in Emilia-Romagna.

Lo spot è stato presentato oggi in video conferenza stampa dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini, dall’assessore regionale al Turismo, Andrea Corsini, e dallo stesso Stefano Accorsi, in un video col suo saluto e le sue riflessioni.

In collegamento sono intervenuti anche i presidenti di Destinazione Romagna – Visit Romagna, Andrea Gnassi, Destinazione Emilia – Visit Emilia, Cristiano Casa e, per la Destinazione Bologna-Modena, Matteo Lepore.

“Un biglietto da visita perfetto per dare il benvenuto alla nuova stagione turistica dopo un anno così difficile segnato dalla pandemia- afferma Bonaccini-. Il presidente Draghi ha ragione: il turismo è fondamentale per la ripartenza del Paese e l’Emilia-Romagna è pronta. Dalla montagna alla Costa, dai borghi all’enogastronomia, dalla cultura alle Città d’arte, così ben narrate da Stefano Accorsi, che ringrazio, invitiamo tutti a prenotare le prossime vacanze da noi, ovviamente nel pieno rispetto delle regole di sicurezza”.

“Abbiamo tutto ciò che serve per soddisfare ogni esigenza, per incuriosire e conquistare- prosegue- anche grazie a una capacità ricettiva e dell’accoglienza che nonostante tutto ha visto gli operatori moltiplicare i loro sforzi per permettere soggiorni sicuri. Il loro impegno, insieme alla campagna vaccinale che prosegue a ritmo serrato, rappresentano una vera e propria garanzia”.

“Dopo le campagne per la Costa con Paolo Cevoli e per l’Appenino con Alberto Tomba- aggiunge Corsini– non era semplice riuscire a raccontare in trenta secondi che l’Emilia-Romagna oltre al mare, al divertimento, alla buona tavola e al turismo attivo, offre un patrimonio artistico e culturale eccezionale. Ma Stefano Accorsi ci è riuscito molto bene, dosando bellezza e ironia, due caratteristiche che contraddistinguono la nostra terra da sempre. Un risultato che è il frutto del talento di un attore di fama internazionale, ma soprattutto della conoscenza profonda e dell’affetto sincero che legano da sempre Stefano alla sua terra di origine”.

“Quando abbiamo ideato questo spot, scritto con Fabio Bonifacci e diretto da Paolo Freschi- spiega Accorsi– ci siamo chiesti come fare per trasmettere in pochi secondi il carattere e le unicità dell’Emilia-Romagna e abbiamo cominciato a fare l’elenco di quante cose incredibili ci sono nella nostra Regione, quindi abbiamo pensato che unire poesia, ironia e leggerezza, oltre alla bellezza delle immagini fosse la strada migliore”.

Lo spot:

Il video è prodotto da The Solo House, su script di Fabio Bonifacci e Stefano Accorsi e con la regia di Paolo Freschi. Si susseguono istantanee di piazze, porticati, chiese, teatri, cupole affrescate e sale museali da Piacenza a Rimini. Ad unire le immagini la voce e il volto di Accorsi che presenta i numeri della cultura emiliano-romagnola: 202 teatri, 530 musei, oltre 100 km di porticati e migliaia di spettacoli nelle sere destate. Nel video trovano spazio anche le eccellenze enogastronomichedei territori che diventano il pretesto per scoprire le eccellenze culturali.

La campagna di comunicazione sui media:

Dal 9 maggio al 5 giugno previsti oltre 800 passaggi tv sulle reti Rai, del digitale terrestre e satellitare (Canale 4, Rete 4, La7, TgCom24, LaEffe, Real Time, Nove, DMax, Food Network, Sky Tg 24, Sky Cinema, Sky Arte, Classica, Cine 34, Premium Cinema), con programmazione all’interno di alcune delle trasmissioni di intrattenimento più seguite. Il 26 maggio lo spot andrà in onda su Rai Uno all’interno della trasmissione Ulisse di Alberto Angela; su Rai Tre il 15 maggio prima di Sapiens – Un solo pianeta di Mario Tozzi e, sempre su Rai Tre, il 23 e 30 maggio sarà trasmesso all’interno di Che tempo che fa di Fabio Fazio. A questi passaggi si aggiungono le messe in onda nell’ambito di Propaganda Live su La7 e Fratelli di Crozza’sulla Nove.

Covid, Fials: Giornata mondiale igiene mani è prevenzione primaria non solo per sanitari.

 

Ufficio stampa FIALS.

5 mag. – “Dedicare una campagna a un gesto quotidiano, semplice ma allo stesso tempo essenziale per la prevenzione contro le infezioni trasmissibili ed in particolare il coronavirus, quale il lavaggio delle mani, è doveroso e intelligente. Rendere speciale un gesto che oggi appare banale, aiuta a ricordare a tutti l’importanza della prevenzione: con questo spirito dal 2005, ogni anno l’OMS promuove una giornata ad hoc. Si tratta di un momento significativo che arriva proprio all’indomani delle riaperture e con la bella stagione che avanza, anche perché è necessario tenere a mente che stiamo nel bel mezzo dell’emergenza da Covid-19. A fronteggiarla non ci sono solo gli operatori sanitari, a cui la campagna si rivolge”.

Così Giuseppe Carbone, segretario generale della Fials, in occasione della Giornata mondiale per il lavaggio delle mani.

“Come sindacato della sanità – prosegue – sentiamo di dover sensibilizzare tutti i cittadini e i decisori politici, affinché si sentano chiamati in prima persona a combattere, così come i medici, gli infermieri, gli OSS, i tecnici e gli esercenti le professioni sanitarie, in questa interminabile battaglia contro la pandemia. Soprattutto ora che assistiamo ad un allentamento delle misure di sicurezza e dopo aver visto scene di assembramenti e festeggiamenti di piazza, occorre ricordarsi di rispettare semplici ma essenziali prescrizioni, tra cui quella di igienizzare le mani. Un gesto da compiere con naturalezza a vantaggio della salute dell’intera collettività, che è composta anche dai fragili”.

“Compiere un gesto di rispetto e prevenzione delle infezioni negli ambienti ospedalieri – spiega Carbone – è essenziale anche perché, stando alle rilevazioni, tra il 5 e l’8% dei pazienti ricoverati in strutture sanitarie italiane può contrarre un’infezione ospedaliera. Un dato su cui riflettere, sebbene non tutte le infezioni cosiddette nosocomiali siano prevenibili”. Per evitarne una buona parte, gli operatori sanitari Fials fanno propria la campagna di sensibilizzazione rilanciando sui luoghi di lavoro il messaggio dell’Organizzazione mondiale della sanità. “In occasione di questa giornata – conclude il segretario generale Fials – è bene non tralasciare le raccomandazioni più semplici che però possono fare la differenza”.

Adultescenza e dintorni. Il saggio Unife sull’immaturità adulta premiato dalla Società Italiana di Pedagogia.

Comunicato stampa Università degli studi di Ferrara.

L’autrice Elena Marescotti, professoressa e pedagogista del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Ferrara, è stata premiata per l’originalità e la significatività del suo lavoro nell’ambito degli studi scientifici sull’educazione.

Dalla sindrome di Peter Pan alla definizione di eterno bambino, l’immaturità in età adulta è una condizione tanto presente nell’immaginario collettivo quanto radicata nella nostra società.

Proprio sul tema dell’adultescenza – neologismo inserito nel dizionario Zingarelli già dal nel 2014 – si focalizza il libro della professoressa Unife Elena Marescotti “Adultescenza e dintorni. Il valore dell’adultità, il senso dell’educazione” (Milano, FrancoAngeli, 2020), appena insignito del “Premio Italiano di Pedagogia 2021” da parte della Società Italiana di Pedagogia (SIPED).

La cerimonia di conferimento del Premio si terrà per via telematica il 25 giugno 2021, nel corso del Convegno Siped online organizzato dall’Università dell’Aquila.

“Il libro ricostruisce l’evoluzione delle espressioni utilizzate nel tempo per riferirsi alla condizione di adultescente – dal puer aeternus a Peter Pan, da mammone a bamboccione – e analizza lerappresentazioni sociali e culturali del fenomeno veicolate da film e fiction, cronaca e pubblicità”, spiega la professoressa Marescotti, e continua: “Lo scopo è mettere a fuoco i tratti di una adultità in crisi, che rifugge dall’assunzione di impegni e di responsabilità, ristagna in situazioni di dipendenza e fatica a porsi al cospetto dei pari e delle generazioni più giovani in termini di esemplarità”.

Lo studio chiarisce come l’adultescenza non possa essere considerata una condizione meramente individuale, ma ricada invece nell’ambito delle tematiche sociali, minando le fondamenta della nostra collettività. E indaga le possibili strategie di intervento, le metodologie pedagogiche pereducare all’adultità:

“Nel libro si argomenta la condizione adulta come bella e desiderabile, alla quale ambire per le sue prerogative intrinseche. La consapevolezza di essere cresciuti, ma mai del tutto e definitivamente. L’intenzionalità nel perseguire il proprio miglioramento, riuscendo a trasformare la fatica dell’educarsi permanentemente in piacere e gratificazione. La responsabilità per le proprie e le altrui condizioni di vita e l’autonomia nelle scelte del proprio personale progetto di vita.

Quello della maturità, allora, diventa un valore e quindi un fine precipuamente educativo, da coltivare incessantemente nelle sue varie declinazioni e manifestazioni e nei più disparati contesti: nel lavoro così come nella gestione del tempo libero, nelle relazioni sociali ed affettive, nell’esercizio della cittadinanza”, conclude la professoressa Elena Marescotti.

NO PAURA DAY FERRARA – Sabato 8 maggio in Piazza Castello a Ferrara Per il Diritto alla Salute, il Diritto al Lavoro e la Libertà.

 

Sull’esempio di quanto è avvenuto con crescente successo a Cesena per 22 settimane consecutive, nasce anche a Ferrara il primo NO PAURA DAY, una grande e pacifica manifestazione apartitica ed autorizzata, autorganizzata ed autofinanziata da cittadine e cittadini ferraresi che in questi 15 mesi di Emergenza Sanitaria si sono trovati isolati, impauriti, spesso privati del proprio lavoro e della propria dignità, sommersi da una comunicazione unidirezionale e volta esclusivamente a terrorizzare la popolazione.

Saremo in Piazza Castello Sabato 8 maggio alle ore 15.30 insieme a intellettuali, giuristi, medici e i rappresentanti delle categorie più direttamente colpite dalla crisi, per dare informazioni corrette su terapie efficaci e utili strumenti di difesa legale, offrendo un punto di vista alternativo alla narrativa del Governo e del mainstream mediatico.

Come già in numerose città italiane (da Cesena a Bologna, da Torino a Bergamo, da Trieste a Belluno, da Milano a Modena, a Verona e Rovigo) ci ritroveremo nel pieno centro storico della città, accolti dalla magnifica cornice rappresentata dal Palazzo Ducale e dal Castello Estense, per chiedere la fine immediata dello Stato di Emergenza!

Con le parole e la nostra presenza fisica difendiamo la Costituzione della Repubblica Italiana, trasformiamo la paura in coraggio e scendiamo in Piazza Castello per il Diritto alla Salute, la Libertà, il Diritto al Lavoro e allo Studio.

Ferrara Rinasce anche così! Offrendo il suo volto migliore  affinché la Città d’Arte, Cultura e Turismo che conosciamo torni ad essere pienamente fruibile agli italiani e agli stranieri, senza obblighi vaccinali incostituzionali e l’oscena istituzione di passaporti sanitari discriminanti.

Alla manifestazione interverranno:

Leonardo Facco – Saggista proveniente da Bergamo, testimone diretto della tragedia che ha colpito la Lombardia.
Mario Zisa – Avvocato impegnato nella tutela dei cittadini e delle imprese ferraresi.

Mattia Florulli – Ristoratore bolognese e attivista costituzionale, più volte multato.
Alessandro Matteucci – Notaio e giurista impegnato nel promuovere la conoscenza della Costituzione Italiana.

Simona Fantini – Informatrice scientifica e naturopata omeosinergetica.

Alessandro Fusillo – Avvocato attivo nella difesa dei diritti degli italiani da divieti, imposizioni, contravvenzioni palesemente incostituzionali.
Stefano Scoglio – Microbiologo che esercita una puntuale critica al valore diagnostico dei tamponi.
Mariano Amici – Medico di base tra i più attivi  nella promozione delle terapie domiciliari e nella critica all’obbligo vaccinale.

Giovedì 6 maggio il Quintetto del Lauter Project sarà protagonista dell’ultimo concerto di “Ferrara Musica a casa vostra”.

Comunicato stampa Ferrara Musica.
GIOVEDì 6 MAGGIO L’ULTIMO CONCERTO DELLA STAGIONE IN STREAMING “FERRARA MUSICA A CASA VOSTRA”: IL QUINTETTO DEL LAUTER PROJECT PROPONE UN PROGRAMMA DEDICATO A ROBERT SCHUMANN.
 
Si conclude “Ferrara Musica a casa vostra”, la prima stagione in streaming promossa dall’associazione concertistica ferrarese: del terzo e ultimo appuntamento sarà protagonista il quintetto del Lauter Project, formato dai violinisti Alexandra Conunova e Nicola Bruzzo, dal violista William Coleman, dal violoncellista Enrico Bronzi e dal pianista Gabriele Carcano, che proporranno al pubblico un programma musicale incentrato su Robert Schumann.
Il concerto, che è stato filmato a fine aprile al Teatro “Claudio Abbado”, sarà visibile in streaming sul canale YouTube di Ferrara Musica a partire da giovedì 6 maggio alle 20.30.
Di Schumann verranno eseguiti in apertura i Cinque pezzi in stile popolare op. 102 per violoncello e pianoforte, un ciclo in cui vengono rielaborate melodie di carattere popolare in brani di breve durata, come la romanza, e danze stilizzate. Seguiranno i Märchenbilder op. 113 per viola e pianoforte, veri gioielli della produzione cameristica schumanniana, caratterizzati dalla sensibilità visionaria tipica del suo autore, che qui affiora pienamente e determina l’ispirazione fantastica e fiabesca dei quattro brani.
In conclusione verrà proposto il Quintetto per pianoforte e archi op. 44, opera tra le più affascinanti del repertorio cameristico, che unisce la densità sinfonica della scrittura a un’ispirazione alta e complessa, proiettata verso l’idealismo romantico.
 
Lauter Project è un progetto di divulgazione musicale ideato e diretto da Nicola Bruzzo, violinista dalla carriera internazionale. Un’iniziativa che riesce nel difficile intento di avvicinare il pubblico, e in particolare i giovani, alla musica da camera: quest’anno hanno partecipato e collaborato quattro scuole ferraresi: il Liceo Roiti, Liceo Ariosto, Istituto Bachelet e Liceo Carducci. Il progetto nasce come stimolo per tutte le componenti dell’“ingranaggio” musica classica: i musicisti, gli enti concertistici e il pubblico. Viene costruito un percorso a tappe che introduce i giovani al mondo della musica coinvolgendoli direttamente nell’organizzazione e nella promozione del concerto a teatro inserito nella programmazione della stagione partner. Il percorso si basa su diversi workshop formativi e sul contatto diretto tra studenti e musicisti. Quest’anno Lauter ha preparato inoltre un piccolo ciclo di quattro podcast sulla figura di Robert Schumann; in particolare la quarta puntata introduce il pubblico al programma del concerto, concentrandosi sulla guida all’ascolto del Quintetto, curata da Nicola Bruzzo. Il nome del podcast è Cucù e si può ascoltare su Spotify, Apple Podcasts e Google Podcasts.
Nel corso delle cinque edizioni promosse da Ferrara Musica, partner del progetto già a partire dal 2017, sono stati registrati cinque concerti sold out, e sono stati portati a teatro 4.500 spettatori di cui circa 2.500 studenti paganti e 2.000 abbonati. Nel suo percorso ferrarese Lauter ha organizzato 17 workshop formativi e 30 concerti gratuiti nelle scuole coinvolgendo più di 4.000 studenti. “Crediamo che il successo del progetto – dichiara Nicola Bruzzo – sia dovuto al coinvolgimento di musicisti di fama internazionale, al rapporto diretto che si crea tra loro e i ragazzi, alla responsabilizzazione degli studenti e all’attenzione per la peer education e il lavoro di gruppo».

Nursing Up De Palma: «Nuovi preoccupanti casi di infermieri contagiati tra i già vaccinati».

 

Comunicato stampa Nursing Up.

Sanità, Nursing Up De Palma: «Nuovi preoccupanti casi di infermieri contagiati tra i già vaccinati. Accade in Sicilia. Nostra indagine sindacale per comprendere cosa sta accadendo in Italia negli ultimi due mesi, tra pericolose varianti, reale efficacia dei vaccini e Direzioni Sanitarie che fanno difficoltà a fornire i dati ufficiali».

«Intanto, con i vaccini la cui copertura dura 6 mesi, non abbiamo ancora letto indicazioni ufficiali da parte del Ministero, che regolamentino preventivamente le procedure relative alla terza dose».

5 MAG 2021 – «Aumenta di ora in ora il numero degli operatori sanitari contagiati presso l’ospedale di Taormina. Secondo quanto ci riferiscono i nostri referenti, il focolaio sarebbe divampato lo scorso 2 maggio nel reparto di cardiologia. Inizialmente gli infermieri, tutti già regolarmente vaccinati, che si sono re-infettati di Covid erano solo 2, rispetto agli 11 casi totali tra pazienti e operatori socio sanitari. Ora, secondo le nostre fonti ufficiose, i casi sono saliti a 20 in poche ore, con gli infermieri contagiati che sarebbero già 5. Mentre attendiamo che la locale Direzione Sanitaria confermi i dati ufficiali, abbiamo realizzato un report sindacale per capire quello che sta accadendo in Italia nelle ultime settimane. Oltre a Taormina, infatti, ci sono due infermieri contagiati al Policlinico di Messina sempre nelle ultime 24 ore. E poi in precedenza abbiamo i 7 infermieri di Abbiategrasso, i 2 di Pesaro e poi i casi precedenti del Moscati di Avellino (in tutto 3 infermieri), di Brescia e di Latina rispettivamente con 2 e 5 colleghi infettati. Apparentemente sembrerebbero cifre irrisorie, ma in realtà ciò che ci preoccupa di più è la scarsa attenzione che le Regioni stanno dando a questi accadimenti. Si tratta come detto di infermieri che hanno ricevuto regolarmente la seconda dose del vaccino tra gennaio e febbraio».

Così Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up.

«Le motivazioni dei contagi degli infermieri già vaccinati non possono essere semplicemente legate alla già nota non totale efficacia dei farmaci. Tutto questo non è sufficiente. Le Direzioni Sanitarie fanno difficoltà a fornire informazioni ufficiali e questo ci lascia pensare, ancora una volta, che siamo di fronte a quella superficialità che più volte abbiamo già pagato sulla nostra pelle durante questa emergenza sanitaria.

Quanti sono realmente infermieri e gli altri operatori sanitari già vaccinati che si sono re-infettati in Italia solo negli ultimi mesi? Qual’è lo stato dell’arte nelle nostre aziende sanitarie, e che tipo di impatto hanno le ormai celebri varianti sul presentarsi di nuovi casi tra il personale già vaccinato?

E soprattutto, se il futuro sarà caratterizzato, come sembra, dalla presenza di varianti, come si pensa di affrontare, preventivamente, la minore efficacia dei vaccini in contesti tanto sensibili come gli ospedali e le strutture sanitarie italiane, e come si intende evitare che una eventuale variante tra quelle “refrattarie”, possa giungere in tali strutture e re- infettare il personale ivi operante con il rischio di dare nuovo impulso al drammatico ciclo dei contagi verso l’esterno?

Quando arriverà il nostro richiesto protocollo Ministeriale che scandisca ruoli e responsabilità delle aziende sanitarie nella puntuale effettuazione di test per la misurazione dei livelli anticorpali, e che fornisca indicazioni ufficiali sul comportamento da tenere nei casi in cui i livelli riscontrati non fossero in grado di garantire la sicurezza dell’interessato e della collettività? E’ ipotizzabile in casi come quelli citati, la somministrazione di una dose di richiamo indipendentemente dal fatto che siano trascorsi o meno i 6 mesi di copertura?

Le vaccinazioni per gli operatori sanitari sono iniziate a gennaio, quindi tra giugno e luglio saranno decorsi i 6 mesi di validità per coloro che sono stati vaccinati tra i primi. Perchè mancano ancora indicazioni ufficiali sulla procedura alla quale dovranno attenersi tali operatori?  E più in generale, cosa dovranno fare tutti i sanitari interessati una volta decorso il periodo di validità della copertura? Stiamo parlando di un fenomeno generalizzato che deve trovare indicazioni omogenee ed uniformi, proprio per evitare di doversi rimettere al comportamento delle singole aziende sanitarie.

Insomma, non è una eventuale terza dose che preoccupa gli infermieri, bensì ancora una volta, la mancanza di politiche di programmazione tempestive ed omogenee, come gli screening di misurazione del livello anticorpale sul personale sanitario che noi come sindacato continuiamo a chiedere a gran voce alle aziende sanitarie. Solo così, evidentemente, si potrà agire “preventivamente”, per evitare l’esposizione al rischio contagio di quei colleghi già vaccinati, che operano nei reparti con pazienti fragili, e che potrebbero involontariamente diventare veicolo di contagio essi stessi nel momento in cui si infettano anche se già sottoposti alla seconda dose», chiosa De Palma.

Tutto è permesso
L’ultimo romanzo di Linda Lercari in libreria dall’8 maggio

 

da: edizioni BookTribu

Un punto di vista sugli uomini e sulle donne, vero quanto impietoso. Tutto è permesso di Linda Lercari, edizioni BookTribu, nelle librerie da sabato 8 maggio, è una storia di genere romance che pagina dopo pagina accompagna il lettore e gli fa vivere amori brucianti in un costante confronto con le proprie storie d’amore di ieri e di oggi.

Per Lianna e Daniel o c’è passione o c’è orgoglio, e quando è presente la prima, la seconda tace e attende che le fiamme si estinguano per soffocare al più presto la brace. È più forte l’amore di sé o il desiderio dell’altro? E quando l’orgoglio non rende visibile persino a se stessi che non si tratta di amore di sé, bensì di un subdolo tentativo della ragione di nascondere le nostre debolezze, come svegliarsi dal sonno per accorgersi che non ci stiamo amando, ma ci stiamo distruggendo? Lianna e Daniel allora fuggono in opposte direzioni, cedono all’incontro, per poi addossare all’altro le proprie mancanze.

Linda Lercari, autrice di origine ligure, ma domiciliata tra la Toscana e l’Emilia Romagna, chiosa così il suo nuovo romanzo: “Se vi è piaciuto Via col vento, non potrete rinunciare alle avventure di Lianna e Daniel, due caratteri troppo orgogliosi per credere nei reciproci sentimenti, ma si sa che in amore e in guerra, tutto è permesso”.

I protagonisti, infatti, affrontano la vita a cuore aperto, incuranti delle ferite, pronti a godere delle gioie come a piangere sui propri fallimenti.

Linda Lercari è scrittrice di narrativa multigenere, commediografa, poetessa e attrice. Arriva nelle edicole nazionali nel 2014, con gli allegati a quattro numeri di Scrivere edito dalla Fabbri Publishing. Una carriera mai interrotta che le ha fatto conseguire importanti riconoscimenti con la pubblicazione di poesie e romanzi, non ultima una serie di racconti erotici (DelosDigital) che sono besteller Amazon fissi sin dalla prima data di pubblicazione nel 2016. Vincitrice del quarto concorso letterario nazionale di BookTribu con l’opera Doveva essere un romanzo d’amore pubblicato dalla casa editrice BookTribu.

FANTASMI
La quarta parete

 

È l’ultima volta che François si trova davanti a questo specchio, tre parti di vetro e una d’argento. I bordi consumati dalle dita che lo hanno sollevato, smontato, riposto, poi montato di nuovo. Le luci oramai fioche a contorno riescono a fatica ad illuminare il suo volto. Osserva il riflesso, ciò che vede è ancora se stesso, nonostante tutto. Cinquanta anni di finzione non hanno dissipato la coltre di ansia che lo assale prima dell’apertura del sipario, riesce quasi a toccarla.

Ma perché dovrebbe avere paura? Lui è un attore, uno dei migliori.
– Sì avanti.
– Il drink signore.
– Mettilo qui, grazie.
La bottiglia di porcellana bianca di Edmundo Dantes Gran Reserva sul vassoio d’acciaio, irrinunciabile abitudine. Sarà vuota a fine serata, François ne è consapevole.

L’aroma di vaniglia, sgomitando, rincorre il tappo, lo sorpassa. Per venticinque anni ha atteso questo momento, ora improvvisamente la libertà di espandersi, di dare sapore ai sensi.
Il naso corre ad abbracciarlo dimenticando il tanfo della muffa, mesto compagno di una vita. L’alone di invisibile paura che lo circonda assume il colore ambrato del liquido versato nel bicchiere di cristallo, il colore del piacere che diventa dolore, della libertà che diventa solitudine.

L’ultimo spettacolo sta per iniziare, la bottiglia già a metà.

François incontrerà per l’ultima volta il suo fantasma, la quarta parete che lo fisserà immobile, senza farsi vedere, nascosto dietro i riflettori, giudice spietato che alzerà il pollice verso, o le mani per applaudirlo.
Apre la porta del camerino e di nuovo si scontra col puzzo di acqua stantia che pervade il corridoio di velluto rubino.
Facce sconosciute lo aspettano, lo toccano, lo acclamano, ultimi fotogrammi di diapositive che nessuno vedrà mai più, cellulosa disciolta negli acidi del tempo che non torna. Il sipario blu notte emette il suo sibilo minaccioso, mentre un brivido gli percorre la schiena fin sotto la folta parrucca corvina.

L’unico proiettore acceso lo punta diretto mentre il mare di parole si placa ed il brusio in sala cessa.

Il fantasma è lì, immobile.

François contrae i muscoli del viso fino a serrare le palpebre; vuole vedere cosa c’è dall’altra parte, è l’ultima occasione che ha. Chi c’è dietro quel lenzuolo bianco? Perché non si fa vedere?
Gli occhi vermigli rinunciano a frugare nella nebbia, è troppo tardi ormai, le pupille d’improvviso si dilatano. Si spengono i riflettori sull’artista, l’ultimo atto è terminato.

Rimane solo l’inchino, il fantasma è sconfitto.

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GLI SPARI SOPRA
L’analisi del Boh

 

“La situazione italiana è grave ma non seria”
(Ennio Flaiano)
… ma viene da aggiungere pure un … boh?

Avrei voluto commentare la caduta del governo Conte due e l’arrivo dell’illustrissimo, esimio professor Draghi. Ma, nonostante stia scrivendo – parole che forse cancellerò prima di cliccare un invio – sono decisamente spiaggiato. Non credo sia grave non avere opinioni, per uno come me intendo. Cioè non sono un commentatore di professione, non sono un ‘proto influencer’ o ‘semi giornalista’, sono solo un cazzone di sinistra, sbandato, senza guida politica, che non risponde a nessun politburo.

Dice: ma al mondo cosa può interessare l’opinione di uno che manco ce l’ha una opinione?
Esatto, saggia domanda.

Ma imperterrito, almeno fino a quando non spingerò il tasto canc, provo a spiegarmi una condizione inspiegabile. Perché ritengo il Conte due un governo che ha avuto più positività che negatività? Forse perché siamo da oltre un anno all’interno di una crisi mondiale che ha stracciato le certezze di un ‘sistema mondo’ sul ciglio della sua autodistruzione? Forse perché una persona distinta, in doppio petto, con la riga da una parte, che non mi rappresenta, alla fine mi rappresenta pure? Al netto dei tanti errori e dei molti ministri molto sotto la soglia della sufficienza, la lotta di alcune persone per bene hanno permesso di tenerci a galla nel marasma, dei Gallera, Fontana, Salvini, Melloni e compagnia cantante. Dovessi dare un voto al governo darei un appena sufficiente, ma in un compito di una difficoltà estrema, con domande che non c’erano sul libro, e neppure si poteva attingere da vecchi appunti, perché la storia arriva a mala pena alla seconda guerra mondiale, manca tutto il secondo novecento, figuriamoci il XXI° secolo, per non parlare della fine del mondo. Non lo so se i miei ragionamenti sono di sinistra, forse sono solo scombinati e senza senso.

Dice: ma uno come te non avrebbe voluto un governo diverso?

Certo che si, avrei molti nomi, che vanno dalla sinistra moderata, all’estrema sinistra, con qualche spruzzata di liberi intellettuali anarchici, operaisti, economisti ecologisti, che poi, per cercare davvero dei nomi che mi piacciono dovrei usare Wikipedia. Peccato che in Italia le forze politiche che io voto, sommate insieme, nei mille simboli che li compongono, forse, arrivano al cinque per cento. Percentuale da estinzione che però non sarà mai agglutinata, perché noi compagni (moderni), non quelli veri di un tempo, non sappiamo aggregarci. Non abbiamo attrattiva, discutiamo nei collettivi in rete, dove abbiamo la capacità di scannarci tra leninisti e trozkisti, tra comunisti e comunisti, tra anti euro e anti Nato. Siamo morti compagni. Non so se qualcuno leggendo, e magari conoscendomi, si preoccupa della mia sanità mentale o della mia ottusa coerenza. Non fatelo, non sono una fake, sono io e per me non c’è speranza e né scelta. Continuerò a votare un qualunque partitino dell’ 1%, non ho alternativa, non ho scampo, quello sono e quello rimarrò.

Tornando a Conte, il sicario ha eseguito il suo intervento alla luce del sole, ha consegnato l’Italia nelle mani dell’unico banchiere in grado di coagulare intorno a lui un ampia rappresentanza, creando un governo d’ammucchiata che Boccaccio scansati proprio. Voleva la destra? E la destra ha avuto.
E quindi, quale era l’alternativa? Alle urne compagni, mobilitiamoci nelle piazze. A no, non si può. Attacchiamo le locandine, consultiamoci nelle sezioni. Le sezioni non esistono più e poi non si può fare neppure quello.

Dittatura! Grida il popolo.

No, un virus di merda, che non riusciamo a debellare perché prima, da sconosciuto ha fatto centinaia di migliaia di morti ed ora, perché le case farmaceutiche hanno bisogno di lucro, continua a farli.

Le elezioni sono un diritto! Guardate che lo so.

Quindi ricapitolando, meglio un banchiere, sicuramente ricco di capacità, amico di Silvio, dei Mattei, l’uno diventato europeista, l’altro spalmato a pelle di leone davanti a Montecitorio, per permettere al Migliore di pulirsi i piedi, con un governo ‘all’altezza’, dove spiccano alcuni personaggi da brivido, o meglio le elezioni? Consultazioni da fare nel pieno di una possibile terza ondata, con centinaia di morti al giorno (in Italia), senza comizi, con una campagna elettorale di una violenza immane, al netto di almeno tre mesi di immobilismo, (mentre stanno arrivando i soldi dell’Europa), con un risultato elettorale già scritto. Destra destra, più centro destra, più centro e più né destra e né sinistra.

Ma la sinistra?

Non c’è compagni, noi non esistiamo, finche rimaniamo fuori, arroccati dentro al mausoleo di Lenin non incideremo mai, ora proprio ora, dove c’è bisogno di noi, perché il sistema capitalistico si sta sgretolando, noi non riusciamo a proporre nulla che non sia litigiosità sulle sfumature da dare alla bandiera rossa. Perché? Perché non riusciamo ad aggregarci, mano aperta che si stringe a pugno, fratellanza che ci portava a dividere il pane, corpi tenuti per mano in un nuovo quarto stato, dove tutti invece di guardare al sol dell’avvenire, si guardano le mani che tengono strette un telefono dallo schermo luminoso. Perché non siamo capaci di unirci, di essere il sogno di milioni di persone come nel ‘900, perché non sogniamo più?

Troppi, perché in un mare di parole inutili.

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