Giorno: 14 Settembre 2020

LA SFIGA DI ESSERE GIOVANI

E’ durissima essere giovani. Oggi sicuramente: disoccupazione, incertezza, il Pianeta in pericolo, e chi più ne ha più ne metta.
Oggi, ma anche ieri e l’altro ieri. Nel secolo presente, come nel precedente.
Quando sei giovane ti senti ripetere due cose, continuamente, sempre quelle due cose.
Una carezza: “I giovani sono il nostro futuro….dobbiamo puntare sulle giovani generazioni… dobbiamo consegnare ai giovani un mondo più decente di quello attuale…. “
E un cazzotto: “ I giovani se ne fregano, sono disinteressati e irresponsabili, sono edonisti ed egoisti, sono solo capaci di far casino, bevono, si drogano…”.
Della difficile, complessa, problematica, drammatica condizione giovanile, gli adulti sono anche disposti a prendersi la responsabilità. A parole, naturalmente. Segno che si tratta di un semplice esercizio retorico, una captatio benevolentiae, un ritornello lavacoscienza.
Il risultato è che, alternativamente “i giovani sono belli” oppure “I giovani sono brutti”. Secondo l’occasione, il fatto di cronaca, l’ennesima indagine Censis .
In realtà i giovani non sono né belli né brutti. E’ però in atto una strategia, conscia o inconscia, per tagliarli sempre più fuori dalla società. “Voi state fuori, che prima o poi risolveremo tutto”.
Ad esempio. C’era una volta – ma è passato solo un anno – un movimento nazionale impetuoso, tutto giovanile, che aveva mobilitato coscienze e riempito le piazze. Il movimento delle sardine, che aveva eccome mosso le acque, sembra oggi disperso. Si è scontrato con “il mondo della politica”, con i corteggiamenti di questo o quel partito, con la necessità di schierarsi, con l’urgenza di “prendere una posizione pubblica”.
L’eclissi (non sappiamo se permanente) del movimento delle sardine mette in piena luce la grande forza e la impermeabilità della politica italiana, l’ incapacità dei partiti – anche di quelli progressisti – di aprirsi a modalità, contenuti e linguaggi nuovi: quelli appunto portati avanti dai giovani. Se le Sardine rappresentavano un abbozzo di “Nuova Politica”, La Vecchia Politica è riuscita a disinnescare la minaccia e si è riproposta tale e quale.
Ecco quindi che agli italiani – anche ai giovani italiani – viene proposto un Referendum populista e mal congegnato, dove tutti i partiti (compreso il Partito Democratico che si era detto contrario) invitano a votare sì. Per un’unica “vergognosa” ragione: perché i Sì stravinceranno (secondo i sondaggi) e quindi occorre essere tra i vincitori. E salvare un governo eternamente traballante. Il resto non conta.
Parlo con i miei figli. Parlo con i giovani. Molti non andranno a votare. E faccio fatica a dargli torto. La politica, questa politica. Non c’entra nulla con loro. Loro sono fuori. Ai margini. Come sempre.
Anche Ferrara, mentre dura la nuova amministrazione leghista, i ragazzi, e anche i bambini, sono spinti sempre più ai margini. Mentre, seguendo il metodo Naomo, piazze e giardini devono essere messi in sicurezza contro i vandali della movida, il Comune di Ferrara avrebbe deciso di abolire uno storico e seguitissimo appuntamento per i bambini e per le famiglie. ‘Estate Bambini’ quest’anno non si farà.
Dare la colpa al Covid è l’ultima scusa per mettere i giovani ai margini. Del futuro. E del presente.

difesa-razza

Entro mezzogiorno

In questi giorni dominati dall’odio e dalla violenza, verbale e fisica, aggravata dai futili motivi, la frase di questo politico statunitense, che fu anche Governatore del Vermont, suona amaramente persuasiva.

“Se dovessimo svegliarci una mattina e scoprire che tutti sono della stessa razza, credo e colore, troveremmo qualche altra causa di pregiudizio entro mezzogiorno.”
George Aiken

Si torna a scuola

Enrico ha ricominciato a frequentare la scuola materna.  Contento e curioso. Dice che finalmente può stare con i suoi amici. Mi chiedo per quanto tempo (ma non glielo dico).
La scuola materna di Pontalba è molto spaziosa, ha aule grandi e un bel cortile. Ha anche  la mensa interna e un grande refettorio dove si può pranzare e fare merenda. I bambini possono stare a scuola tutto il giorno rispettando tutte le norme igienico-sanitarie per la prevenzione da contagio Covid-19. Questo fino a quando qualcuno non si ammalerà. A quel punto dovranno stare a casa tutti due settimane. Ma noi facciamo gli scongiuri (‘vai via brutto Covid, vai via brutto Covid, vai viaaaaa, bum, bum, bum !!!) e speriamo che possano continuare le loro attività.

Il difficile momento della scuola è chiarissimo: dove non ci sono spazi sufficienti, banchi sufficienti, personale ATA sufficiente e insegnanti sufficienti si concretizza un problema. Dove le corse degli autobus non sono state come minimo raddoppiate, si verifica una criticità non da poco: alcuni ragazzi arrivano nei pressi della scuola ore prima e poi staranno in giro facendo “non si sa cosa”, altri arriveranno in ritardo.
Inoltre alcune scuole hanno un bacino d’utenza così ampio che non riescono a gestire tutte le ore “in presenza” per cui ci saranno classi che andranno a scuola una settimana sì e una no. A fasi alterne, seguendo un po’ di didattica on-line e un po’ in presenza, cercheranno di accumulare il sapere sufficiente per accedere all’anno successivo senza danni e corsi di recupero da fare a settembre.

Gli insegnanti sono preoccupati, i dirigenti scolastici hanno passato l’estate senza fare le ferie, organizzando i turni di frequenza e litigando con le aziende di trasporto per raddoppiare le corse degli autobus.
Il dirigente scolastico di mia sorella Cecilia dice che sta rischiando il divorzio. Fa il preside da poco più di un anno, si è sposato da poco più di un anno, aspetta un bambino che si augura di poter vedere nascere.
I genitori sono in preda a dei tormenti organizzativi: portare i figli a scuola in macchina, iscriverli a scuole periferiche meno affollate, acquistare tutte le attrezzature informatiche che saranno comunque necessarie e, per i bambini più piccoli, trovare il modo di garantire sempre la presenza di una persona adulta che possa portare il bambino a scuola e andare a riprenderlo, essere di supporto durante le lezioni on-line, accudirlo intanto che i genitori lavorano, fargli la doccia e metterlo a letto se si fa tardi e i genitori non sono ancora rincasati.
Chi ha un bambino in casa sa quanto fermento ci sia in questi giorni, senza contare il dramma di tante donne che facendo lavori poco qualificati ricevono stipendi bassi.  Molto tristemente, conviene loro lasciare il lavoro, perché tutto quello che guadagnerebbero finirebbe nelle tasche della baby-sitter prescelta. E’ vero che ora esiste il bonus baby-sitter. Vedremo come funzionerà.

Enrico è sicuramente consapevole che alcune cose sono cambiate, anche se oggi è tornato dall’asilo dicendo che era felice perché aveva mangiato la torta di Roberto, un bambino suo coetaneo che oggi ha compiuto gli anni. Me l’ha raccontato soddisfatto.
Certe volte non lo vediamo con sufficiente lucidità, ma i bambini sanno interiorizzare le regole più di quanto noi pensiamo: Enrico non si dimentica mai la mascherina, si mette in fila senza prendere per mano nessuno, entra all’asilo da solo perché così non è necessario misurare la febbre  anche all’accompagnatore, mette i guanti di lattice tutte le volte che sono necessari senza che nessuno glielo ricordi, si disinfetta le mani da solo. Ha imparato le regole anti-contagio e le applica con una sistematicità da certosino. Eppure è un bambino vivace di quattro anni e mezzo che non ama per nulla le convenzioni. In questo momento lui è un esempio da seguire, un comportamento da imitare, una riflessione da condividere.

Noi adulti pensiamo che i bambini siano quelli più difficili da assoggettare a questo nostro nuovo modo di relazionarci, di stare insieme senza pericolo, ma l’evidenza dei fatti dimostra che non è così.
Invece chi davvero sta creando problemi ed è completamente “fuori banda” è l’esercito dei “non credenti” (chiamiamoli pure “negazionisti” con un termine mutuato dalla seconda guerra mondiale), quelli che dicono che il Covid-19 non esiste, che le vaccinazioni non servono, che la terra è piatta, che Einstein in realtà non è mai nato, che la Shoah non è mai esistita, etc. Sono davvero interessanti i meccanismi psicologici che portano il  cervello umano a negare cose del genere. E’ sicuramente un fenomeno intrapsichico e sociale che meriterebbe di essere studiato a lungo e analizzato in tutte le sue sfaccettature e conseguenze. Sta di fatto che nella storia i negazionisti ci sono sempre stati.

Ad esempio c’è stato chi nel seicento ha negato l’esistenza della peste per poi ammalarsi e morire proprio di questa malattia. C’è stato chi ha negato l’esistenza della Spagnola agli inizi del ‘900 per poi ammalarsi e morire di Spagnola. C’è stato chi ha negato la mortalità dei carcinomi per poi finire sottoterra grazie proprio a uno di loro. Senza arrivare al negazionismo della deportazione Ebraica e della Shoah. Una negazione tanto drammatica quanto inaccettabile.  Il fenomeno è talmente grave e si è talmente diffuso che anche la Commissione Europea ha preso posizione sul dramma. La reviviscenza delle teorie negazionistiche  ha spinto nel 2006  i ministri della Giustizia dell’Unione Europea a introdurre in tutti gli Stati membri sanzioni fra uno e tre anni di carcere per “incitamento pubblico alla violenza o all’odio razziale” e per “apologia in pubblico o negazione, banalizzazione volgare del genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra”. Nel gennaio 2007 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato il testo presentato dagli Stati Uniti e sostenuto da 103 nazioni che invita tutti gli Stati membri a rifiutare senza riserve ogni negazione, totale o parziale, della Shoah come evento storico.

Ritornando alla scuola di Pontalba, qui non esiste nessun “negazionismo”, sappiamo tutti che questo maledetto virus per ora è ancora con noi e che dovremo conviverci fino all’arrivo del vaccino che non sembra per nulla prossimo.
Enrico con la sua mascherina azzurra sembra un bambino leucemico (solo i bambini immuno- depressi portavano la mascherina in Italia fino a pochi mesi fa), ma i suoi occhi sono vivaci e lucidissimi, non si è perso nulla di questo Covid-19 e ha imparato a comportarsi di conseguenza.
“Tu zia ha paura del Covid?”
“Solo un po’ Enrico, qui a Pontalba si sono ammalate pochissime persone”.
“Ma zia devi avere paura! Questa malattia uccide i nonni! E io voglio molto bene alla nonna Anna. La nonna gioca con me a tombola, a oca e a dama cinese, fa con me i disegni e anche le torte e la frittata il venerdì”.
In quello che Enrico ha appena detto c’è davvero una grande saggezza. E’ la saggezza semplice ma diretta e lucida dei bambini, è la loro capacità di cogliere nel profondo,  senza mediazioni.
Negli occhi dei bambini brilla la verità.  Per questo sono belli.

Fra poco tutti torneranno a scuola, ognuno cercherà di proteggersi come può e speriamo che ci riesca. Ma negare l’evidenza e pensare che sia tutto frutto di una mente malata che vuole farci credere in una specie di immunità già acquisita (non si capisce né come né quando) è davvero impressionante e pericoloso. I bambini ne sanno più di noi e soprattutto sanno guardare le cose con maggiore trasparenza.

È fatto di persone

Sembrava una serata tranquilla, una normale serata di fine estate di questo duemilaventi così strano. Un anno in cui tutti – specie chi organizza eventi – ci aspettavamo letteralmente duemila eventi, e invece…
E invece avec al caz, come insegna una famosa barzelletta assai popolare nella provincia ferrarese.
Avevo appena finito di guardare la partita della nazionale, stavo bevendo una bella 0.66 di Birra Italiana, birra il cui prezzo – da qualche mese – è stato gentilmente fissato dalla Coop alla bellezza di 0,66 euro.
Mi stavo sciroppando le consuete chiacchiere post-partita mezzo addormentato ma evidentemente non avevo prestato la dovuta attenzione ai numeri attinenti la brodaglia che stavo bevendo perché la bestia era dietro l’angolo, pronta a palesarsi.
Stavo per spegnere, così da poter andare a letto e provare a dormire quando il tipo in tipo in tv ha mandato la maledetta reclame.
Pensavo fosse la solita reclame, roba tipo il novellino Campiello o sì-con-riso-senza-lattosio o addirittura l’ormai classica credo negli esseri umani ma invece no, è sbucato fuori lo spot di quella famosa ditta che fa spedire roba in giro per il mondo e il cui logo è un sorrisino tipo quello che si vedeva una volta nella reclame sofficini.
Ingenuamente pensavo che ci potesse essere un limite anche in quel mondo di esseri spregevoli che è l’advertising, ma ingenuamente sbagliavo.
Mi sono dunque dovuto sorbire un pippone breve ma intenso che sarà durato trenta secondi ma sembrava non finire mai.
C’era questa signora vedova che raccontava di come questa ditta famosa nel mondo per la vendita di fuffa con consegna tramite corrieri – ora anche droni a quanto pare – l’abbia soccorsa poco dopo la morte del marito, assumendola nonostante l’età che avanzava inesorabile rendendola scarsa a livello di appeal sul mercato del lavoro.
Mentre questa signora raccontava quanto sono buoni e cari quelli di questa ditta famosa nel mondo, si vedevano delle riprese che raffiguravano uno scenario a dir poco idilliaco che sembrava provenire un po’ da quel vecchio film con Charlton Heston, quel film in cui tutti – nel 2022 – si nutrono di gallette prodotte da una ditta famosa nel mondo non per la vendita-con-spedizioni ma per altro.
A una certa mi aspettavo Charlton Heston che urla ma invece no, è comparso il logo col sorrisino di quella famosa ditta bla bla bla.
Era a quel punto chiaro che quell’idilliaco ambiente lì era il posto di lavoro di quella signora che fino a qualche secondo prima tentava di vendermi quella favola a cui non so davvero chi possa credere.
Sapendo già che quella notte non sarei riuscito a prendere sonno, ho dunque cercato altri spot di quella famosa ditta e ho finito per apprendere che ce ne sono altri e che c’è persino gente che si commuove per – scusate il mio francese piuttosto scolastico – QUELLA MERDA OFFENSIVA VERSO L’INTERA RAZZA UMANA!
Alla fine non ho dormito ma vabbé, non è certo questa la cosa importante.
Soprattutto in questo 2020 in cui – ancora – così tante persone danno soldi a quella famosa ditta che vende roba con spedizioni.
Comunque a parte questo fatto disdicevole è stata una serata gradevole, una serata di grande calcio.
Gli azzurri di Roberto Mancini si confermano una rappresentativa nazionale in grande crescita che – andando avanti così – può giocarsi bene le proprie carte al prossimo Campionato Europeo che purtroppo, come sappiamo tutti, è stato rimandato al 2021 per la pandemia ancora in corso.
Cordiali saluti e buona settimana a tutti!

Spread the virus (Cabaret Voltaire, 1981)

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