Giorno: 10 Settembre 2020

Regione: Coronavirus, l’aggiornamento: 110 nuovi positivi, di cui 65 asintomatici le persone guarite salgono a 24.994 (+52) un decesso

Da: Ufficio Stampa Regione Emilia-Romagna

Effettuati più di 9.100 tamponi e oltre 3mila test sierologici. Età media 42 anni. I casi attivi sono 3.611 (+57), il 95% con sintomi lievi in isolamento a casa

 Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 33.073 casi di positività, 110 in più rispetto a ieri, di cui 65 asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali.

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: dei 110 nuovi casi, 64 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone e 43 sono stati individuati nell’ambito di focolai già noti.

Sono 33 i nuovi contagi collegati a rientri dall’estero, per i quali la Regione ha previsto due tamponi naso-faringei durante l’isolamento fiduciario se in arrivo da Paesi extra Schengen e un tampone se di rientro da Grecia, Spagna, Croazia e Malta. Il numero di casi di rientro da altre regioni è 8.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 42 anni.

Su 65 nuovi asintomatici, 33 sono stati individuati attraverso gli screening e i test introdotti dalla Regione, 5 tramite i test pre-ricovero, 26 grazie all’attività di contact tracing mentre in 1 caso l’indagine epidemiologica è ancora in corso.

Per quanto riguarda la situazione sul territorio, il maggior numero di casi si registrano nelle province di Modena (23), Bologna (21), Reggio Emilia (20) e Parma (14).

In provincia di Modena, su 23 nuovi positivi, 12 sono di rientro dall’estero (4 dalla Moldavia, 3 dalla Romania, 2 dal Marocco, 1 dall’Albania, 1 dall’Ucraina, 1 dalla Croazia), 3 di ritorno da altre regioni (2 dalla Puglia e 1 dalla Campania), 8 individuati in quanto contatti di casi già noti e riconducibili a diversi focolai familiari.

A Bologna e provincia sono 21 i nuovi positivi: 7 sono di rientro dall’estero (6 dall’Ucraina e 1 dalla Romania), 3 di ritorno da altre Regioni (2 dal Trentino-Alto Adige e 1 dall’Abruzzo), 1 per tracciamento su un caso noto in ambito lavorativo, 4 casi sono riconducibili a focolai familiari, 6 classificati come sporadici.

In provincia di Reggio Emilia, su 20 nuovi positivi, 9 sono casi di rientro dall’estero (1 dal Marocco, 1 dall’India, 1 dalla Tunisia, 4 dall’Ucraina e 2 dalla Romania), 1 di ritorno da un’altra regione (Veneto), 8 sono contatti di casi già noti all’interno di focolai familiari, 2 classificati come sporadici.

A Parma e provincia su 14 nuovi positivi, 6 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing su casi noti, 3 sono rientri dall’estero (da Spagna, Portogallo e Albania), 3 sono stati diagnosticati attraverso gli screening pre-ricovero, 1 ha eseguito il tampone perché sintomatico e 1 è stato rilevato durante i controlli sui pazienti della CRA al momento della loro riammissione.

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

I tamponi effettuati ieri sono 9.161, per un totale di 999.874. A questi si aggiungono anche 3.017 test sierologici.

I casi attivi, cioè il numero di malati effettivi, a oggi sono 3.611 (57 in più di quelli registrati ieri).

Si registra purtroppo un decesso: un uomo di 89 anni della provincia di Reggio Emilia.

Le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 3.451 (53 in più rispetto a ieri), il 95% dei casi attivi. I pazienti in terapia intensiva sono 17 (+1), mentre i ricoverati negli altri reparti Covid 143 (3 in più rispetto a ieri).

Le persone complessivamente guarite sono 24.994 (+52 rispetto a ieri): 12 “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione, e 24.982 quelle dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.

Questi i nuovi casi di positività sul territorio, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 4.874 a Piacenza (+5, nessun sintomatico), 4.060 a Parma (+14, di cui 3 sintomatici), 5.520 a Reggio Emilia (+20, di cui 5 sintomatici), 4.600 a Modena (+23, di cui 9 sintomatici), 5.879 a Bologna (+21, di cui 18 sintomatici), 527 a Imola (+1, nessun sintomatico), 1.299 a Ferrara (+8, di cui 3 sintomatici), 1.579 a Ravenna (+9, di cui 2 sintomatici), 1.234 a Forlì (+4, di cui 2 sintomatici), 1.028 a Cesena (+2, entrambi sintomatici) e 2.473 a Rimini (+3, di cui 1 sintomatico)

Copparo: unione Terre e Fiumi promuove il turismo

Da:Ufficio Stampa Comune di Copparo

 

Il progetto ‘Terre e Fiumi da vivere’ è candidato ai finanziamenti della
Legge 41

Il progetto ‘Terre e Fiumi da vivere’ dell’Unione dei Comuni Terre e
Fiumi sarà candidato dalla Provincia, per l’anno 2020, fra i progetti
per la riqualificazione e la valorizzazione della rete commerciale
nell’ambito della Legge Regionale 41/97. La progettazione rientra
nell’Azione1 ‘Progetti di promozione e marketing del territorio’.
‘Terre e Fiumi da vivere’ Unisce Copparo, Riva del Po e Tresignana
nell’intento di promuovere una serie di iniziative finalizzate alla
valorizzazione del settore turistico mediante la qualificazione del
comparto commerciale, che rappresenta un importante elemento nella
catena di valore dell’offerta del territorio.
La messa a sistema delle interazioni tra turismo e commercio è affidata
a iniziative di marketing e promozionali coerenti con le indicazioni
urbanistiche territoriali. Mirano a favorire il consolidamento di
aggregazione degli operatori economici; a promuovere un livello
qualificato di animazione; ad aumentare il sostengo alle attività
commerciali ed economiche dei centri storici e delle aree commerciali,
potenziando le manifestazioni esistenti, progettando e attuando un
maggiore coinvolgimento dell’offerta commerciale nel programma delle
attività e degli eventi; a consolidare e rinforzare il valore di luogo
di scambio e aggregazione dei centri abitati; a incrementare la qualità
dei servizi offerti e l’immagine dei centri storici e delle loro
adiacenze; a sviluppare e consolidare la cooperazione/collaborazione tra
attività commerciali, turistiche e le istituzioni; a promuovere la
pratica dello “slow shopping”, posizionando l’offerta commerciale
dell’Unione Terre e Fiumi, da vivere come distintiva per piacevolezza,
varietà, qualità della merce e del servizio; a valorizzare il circuito
delle botteghe storiche.

Regione: firmato l’accordo Italia-Cina per l’esportazione di kiwi via nave

Da: Ufficio Stampa Regione Emilia-Romagna

Agricoltura. Firmato l’accordo Italia-Cina per l’esportazione di kiwi via nave. L’assessore Mammi: “Un risultato straordinario, che apre a nuove opportunità per l’export del nostro sistema regionale

Siglato da ministero Politiche agricole, Alimentari e Forestali e dall’Amministrazione generale delle dogane della Repubblica popolare cinese, l’addendum al protocollo consente di spedire in Cina via mare fino a 7mila tonnellate di kiwi italiani. Coinvolto anche il servizio fitosanitario dell’Emilia-Romagna

 Una nave piena di kiwi emiliano-romagnoli e diretta in Cina, senza scali, sta per salpare.

È arrivata una bella notizia per l’export italiano e regionale: è la firma all’addendum al protocollo commerciale Italia-Cina che permette ai kiwi italiani di arrivare in Cina attraverso il trasporto in nave.

L’accordo è il frutto del lavoro di squadra che ha direttamente coinvolto il Servizio fitosanitario nazionale e quello della Regione Emilia-Romagna, il Mipaaf (ministero Politiche agricole, Alimentari e Forestali) e il ministero degli Affari Esteri. Si tratta di un risultato che consente di spedire fino a 7mila tonnellate di kiwi, su un’unica nave, che raggiungerà la Cina senza scali intermedi.

Ringraziamenti da parte dell’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi alla ministra dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, e al sottosegretario agli Esteri, Manlio di Stefano, per l’importante lavoro diplomatico. L’accordo permetterà infatti di portare i kiwi emiliano-romagnoli in Cina con un mezzo di trasporto alternativo all’aereo e alle navi porta container con una serie di vantaggi che potranno incrementare la competitività di tutta la filiera.

“La qualità dei controlli del servizio fitosanitario della Regione e la sinergia con tutti i partners coinvolti- afferma Mammi-, ci permettono di raggiungere un risultato inedito, che apre nuove opportunità per l’export del nostro sistema regionale. La competizione di mercato a livello globale funziona quando le istituzioni hanno la volontà di accompagnare i processi e le imprese si fanno trovare pronte e competenti: credo si tratti di un ottimo risultato per l’intero sistema”.

L’accordo per l’export dei kiwi apre la strada alla definizione dei dossier Italia-Cina su mele e pere, e su cui è alto l’interesse dei produttori regionali.

Ferrara Film Festival: presentazione della 5° edizione

Da: Ufficio Stampa Ferrara Film Festival

Nel corso di una conferenza stampa tenutasi presso la Sala dell’Arengo del Comune di Ferrara è stata presentata, la quinta edizione del Ferrara Film Festival che inizierà il prossimo 17 settembre e si concluderà domenica 20, in forma ridotta e in totale sicurezza per via delle restrizioni da Covid-19. Il benvenuto lo dà l’assessore al Turismo di Ferrara Matteo Fornasini che parla di coraggio degli organizzatori “in quanto realizzare eventi nel corso delle restrizioni sanitarie comporta ancora più impegno. Malgrado questo a Ferrara, oltre a veder confermati appuntamenti in calendario gli anni scorsi, si aggiungono anche nuovi eventi. Per quanto riguarda il Ferrara Film Festival rivolgo i complimenti dell’Amministrazione perchè si inquadra all’interno di appuntamenti di spessore che creano indotto, dando modo alle attività commerciali di lavorare richiamando turismo in città”. Maximilian Law, nella veste di direttore del Festival, ha poi specificato i temi di rilievo, a cominciare dai grandi ospiti. “Consegneremo 3 premi alla carriera, tra cui due internazionali. Parlo di Nastassja Kinski, che non ha bisogno di presentazioni, Bille August, regista pluripremiato con film eccellenti, quali la Casa degli spiriti, Les Miserables, Il senso di Smilla per la neve, oltre ad Alessandro Haber che conosciamo tutti. Una delle novità di quest’anno – ha precisato il direttore – sta nella formula più ridotta, sulla base del weekend, con la proiezione dei 13 film premiati dalla giuria, sui 38 che avevano scelto di candidarsi. A questi si aggiunge la premier italiana del film “The poison rose”, un film uscito negli USA, con John Travolta e Morgan Freeman. Noi presenteremo l’anteprima nazionale nella versione director’s cut, con 20 minuti di scene totalmente inedite, con la partecipazione del regista e del cast italiano del film. Ricordo anche la partnership con RDS con cui abbiamo avviato un progetto interessantissimo teso all’organizzazione di un grande concerto in programma a Ferrara per il prossimo anno in occasione del giorno della Terra 2021. Se ne parlerà più approfonditamente insieme al direttore di RDS che sarà nostro ospite nel corso del Festival. Intanto possiamo anticipare che, grazie a delle partnership con UNICEF e Italo Treno siamo arrivati all’ideazione di due premi speciali per nuove categorie di film incentrati su argomenti di rilievo (“Young UNICEF”, sul tema umanitario, e “FFF Earth”, sul tema dell’Ambiente). Il Ferrara Film Festival non è solo cinema ma anche beneficienza, così come precisato dal vicedirettore Giorgio Ferroni: “Non lavoriamo solo per questo weekend lungo di cinema: il nostro è un impegno che si sviluppa durante tutto l’anno per creare appuntamenti anche in ottica di beneficienza e solidarietà. Il 17 abbiamo in programma una cena il cui ricavato verrà devoluto all’associazione A-Rose impegnata nella ricerca sul cancro”. Infine l’arte, con Palazzo della Racchetta (via Vaspergolo 6 a Ferrara) storica e confermata sede del FFF, diretta da Enrico Ravegnani, che ospiterà sia la mostra artistica di Alberto Andreis che la proiezione del docufilm “Art Backstage – la passione e lo sguardo” di Manuela Teatini in programma il 16 settembre alle 21.

Camera di Commercio:presentato, il nuovo bando per la ripartenza in sicurezza delle imprese ferraresi

Da: Ufficio Stampa Camera di Commercio Ferrara

Presentato ieri questa mattina in Camera di commercio il nuovo Bando a fondo perduto per la ripartenza in sicurezza delle imprese ferraresi, promosso dall’Ente di Largo Castello con la collaborazione di tutti i Comuni del territorio e le associazioni di categoria. Un nuovo intervento, dunque, quello varato dalla Camera di commercio, che, dal periodo di lockdown alla ripartenza, ha investito più di 2 milioni di euro per venire incontro al grave deficit di liquidità delle imprese.

Il bando, che aprirà i battenti il 28 settembre prossimo per poi chiudersi il 23 ottobre del 2020, prevede aiuti per 691.667,59 euro. Tra le spese ammissibili, quelle per l’igienizzazione e la sanificazione degli ambienti, l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e per la misurazione della temperatura corporea, studi, consulenze e servizi per ripensare l’organizzazione degli spazi e i processi di lavoro, formazione del personale e l’adozione della connettività per la banda larga. Il contributo sarà assegnato a fondo perduto nella misura del 50% delle spese sostenute ed ammissibili, fino al limite massimo complessivo di 5.000,00 euro ad impresa. La disponibilità dei Sindaci a cofinanziare l’intervento e, dunque, ad incrementare le risorse stanziate dalla Camera di commercio, consentirà di favorire una addizionalità delle risorse ed una maggiore qualificazione dei progetti di investimento presentati dalle imprese. Naturalmente i fondi comunali interverranno a sostegno esclusivamente delle domande delle imprese localizzate nei rispettivi territori e solo dopo l’esaurimento delle risorse rese disponibili dalla Camera di commercio.

Che ci commissarino pure, noi restiamo al fianco delle imprese, sempre e comunque”. Così Paolo Govoni, presidente della Camera di commercio, a proposito dell’articolo 61 del DL Agosto, che prevede, lo ricordiamo, la decadenza degli Organi delle Camere di commercio con meno di 75.000 imprese (unico motivo, altri proprio non ce ne sono) il 14 settembre prossimo. “Quelli che il Paese sta vivendoha proseguito il presidente della Camera di commercio – sono giorni decisivi: ci aspettavamo un agosto completamente diverso, invece è tutto fermo, a partire dal piano per le riforme Ue e dagli oltre 300 decreti attuativi”. E sulla Riforma delle Camere di commercio, Govoni rincara la dose: “Con l’accorpamento, gli squilibri territoriali aumenteranno e le economie più fragili soffriranno inevitabilmente. Oggi le aziende, soprattutto dopo la pandemia, hanno bisogno di un supporto capillare e dedicato in modo esclusivo e tale dovrebbe essere l’obiettivo del Governo. Con l’attuazione dell’articolo 61 e della fusione permarranno tutte le sedi delle Camere accorpate, nonché il personale attuale e il divieto di corresponsione di emolumenti a consiglieri e Presidenti. L’accorpamento non porterà, dunque, a nessun genere di risparmio ulteriore”.

Bondeno:mostra dedicata a Teodoro Bonati nel centenario della sua scomparsa

Da: Ufficio Stampa Comune di Bondeno

 

Il 2 gennaio del 1820 moriva all’età di 96 anni Teodoro Bonati. Una figura storica e carismatica, che ha segnato il destino del territorio bondenese, ideando opere idrauliche, permettendosi addirittura di contraddire Napoleone, forte della logica e della convinzione delle sue idee. Il Comune di Bondeno, in collaborazione con Associazione Bondeno cultura e Cooperativa Le Pagine Arl ha organizzato all’interno della Biblioteca Comunale “L. Meletti” una mostra documentaria dal titolo: “Teodoro Bonati. Documenti dell’Archivio di Bondeno”, per ricordare la figura dello studioso e accademico bondenese e la sua lunga attività scientifica.

Il percorso espositivo è ora visitabile in biblioteca negli orari di apertura al pubblico fino al 31 dicembre 2020, ed è stato ideato ben prima dell’emergenza Covid. Fu pensato, infatti, nell’ambito della “19a Settimana della didattica e dell’educazione al patrimonio in archivio – Quante storie nella Storia”, promossa da IBC Emilia-Romagna, e rinviato in seguito all’emergenza sanitaria.

Il municipio non si limiterà alla mostra: la ricorrenza riguardante Teodoro Bonati è al centro di un percorso di ricerca e diffusione della cultura incentrato sull’illustre personaggio: lo testimonia il corredo storico a supporto del diario prodotto a cura dell’Assessorato alla Cultura, e la maglietta che riporta proprio il volto del Bonati e che verrà distribuita ad alunni e insegnanti dell’Istituto Comprensivo che porta per il suo nome.

Per informazioni sulla mostra e le modalità di visita:

Biblioteca Comunale “Lorenza Meletti” e Archivio Storico

Via Dei Mille 8/A – 44012 Bondeno (Fe)

342 1984674

biblioteca@comune.bondeno.fe.it

LA SCIENTIFICA TRINITA’ DIGITALE E LA VITA NELL’AMBIENTE INTELLIGENTE:
Internet delle Cose, Megadati, Intelligenza Artificiale

Oggi, proprio adesso, ci troviamo tutti coinvolti in un cambiamento radicale; nulla di nuovo per certi versi poiché il cambiamento continuo è stato la cifra della modernità tanto quanto la distruzione creativa resta, oggi più che mai, la specifica cifra del capitalismo. Tutto nuovo invece se osserviamo spassionatamente l’ambiente entro cui conduciamo le nostre vite quotidiane, se lo confrontiamo con quello che potevano esperire in gioventù i nostri genitori e prima di loro i nostri nonni.
Gli sviluppi globali e locali di questo ambiente, sempre più tecnologicamente pervasivo, superano di gran lunga ogni precedente storico e rappresentano una diversità radicale nella misura in cui esso diventa e già ampiamente è un Ambiente Intelligente in grado di interagire con oggetti e persone.
Internet delle Cose, Big Data e Intelligenza Artificiale ne sono i pilastri che, a loro volta, si fondano su una gigantesca infrastruttura fisica indispensabile per rilevare, raccogliere, elaborare e trasmettere l’informazione digitale che contiene in potenza sapere, ricchezza, conoscenza, potere, bellezza e i loro contrari.
Una trinità tecnologico-scientifica che sta diventando ed in parte è già, il terreno (artificiale) e la base indispensabile non solo per il funzionamento della società ma per la vita stessa dei singoli umani sempre più incapaci di vivere al di fuori di essa.

Senza entrare nell’ambito delle applicazioni industriali e militari, l’Internet delle cose (IoT) può essere compreso dal profano (non addetto ai lavori) se solo si pensa alla possibilità (oggi quasi banale) di installare su ogni oggetto della vita quotidiana e su ogni corpo un chip, un sensore elettronico, di fatto un piccolissimo calcolatore, dotato di un indirizzo internet necessario per poter colloquiare con altri calcolatori vicini e lontani. Oggi, ognuno di noi è connesso solamente a pochi di questi dispositivi (uno per tutti: l’irrinunciabile smartphone che accompagna la vita delle persone) ma, nel breve volgere di un decennio, perdurando l’attuale tasso esponenziale di crescita, ognuno potrà (o forse dovrà) essere connesso a centinaia di oggetti intelligenti, a loro volta connessi tra di loro e collegati in una grande rete globale.
In questa prospettiva anche il corpo umano come fonte preziosissima di informazioni e di dati, è destinato ad essere integrato nella rete tramite dispositivi esterni (sensori) ed interni (microchip)  diventando esso stesso oggetto tra gli oggetti, intelligente non per sé e in sé, ma a causa della tecnologia che su di esso è installata e che consente l’interazione automatica con l’ambiente intelligente circostante di cui diventa parte. Le richieste di sicurezza e di salute rendono queste soluzioni molto appetibili ai cittadini a presindere da ogni elucubrazione complottista mentre – per inciso e sinteticamente – il tanto discusso 5G è semplicemente l’infrastruttura che si rende necessaria per trasmettere velocemente  l’enorme flusso di dati indispensabile a far funzionare l’internet delle cose.

L’assoluta centralità dell’informazione quale principale motore della società contemporanea è riconosciuta fin dai primi anni sessanta, quando fu coniata l’espressione Società dell’Informazione; l’avvento dei social e dell’internet delle cose, aumentando esponenzialmente la quantità di dati disponibili, riempie il concetto di un significato più concreto anche agli occhi dei cittadini non addetti ai lavori: essi però colgono solo il lato che riguarda le informazioni codificate in forma linguistica e simbolica, quelle che si possono leggere o guardare attraverso i media e i social, così numerose da aver causato una infodemia che rende quasi impossibile riconoscere la verità dalla finzione o dall’inganno. Esiste però un altro tipo di informazione generata da tutti i sensori installati nell’ambiente intelligente, partendo a titolo d’esempio dalla tastiera del PC, passando attraverso i navigatori dell’auto, per arrivare alle telecamere che ormai popolano ogni territorio.  Questa enorme disponibilità di dati e informazioni digitali in crescita esponenziale rappresenta un patrimonio dal valore incommensurabile quanto sbalorditivo: da esse si può estrarre di tutto. Già oggi sono disponibili raccolte di dati digitali, così estese in termini di quantità e varietà, da richiedere tecnologie e metodi analitici per spremere da questi archivi conoscenza utilizzabile. Questi grandi archivi digitali (Big Data) sono il terreno dove si sviluppa una vera e propria scienza volta ad estrapolare e mettere in relazione grandi quantità di dati eterogenei strutturati o non strutturati, allo scopo di scoprire tendenze, individuare legami causali e correlazioni, svelare scenari e prevedere sviluppi futuri, costruire profili personali sempre più precisi man mano che più informazioni vengono integrate. Al livello della vita quotidiana vediamo già adesso la potenza di questi sistemi nella precisione con cui ci vengono suggerite opzioni di consumo in funzione dei nostri comportamenti rilevati ed elaborati tramite algoritmi; e siamo solo all’inizio! 

Una così grande disponibilità di dati e di connessioni è una spinta potente anche per far fare un salto di qualità  all‘Intelligenza Artificiale disciplina dell’informatica che studia i fondamenti, le metodologie e le tecniche che consentono di progettare hardware e software capaci di garantire al calcolatore elettronico prestazioni che, all’osservatore comune, sembrano di pertinenza esclusiva dell’intelligenza umana quali, ad esempio, le percezioni visive, spazio-temporali e decisionali.  Non solo dunque macchine dalla straordinaria capacità di calcolo come è stato fino a poco tempo fa, ma anche e soprattutto macchine in grado di apprendere, dotate di abilità per risolvere i problemi in funzione del contesto, capaci di decisione non puramente logiche, capaci insomma di comportamenti intelligenti.
Questa replicazione tecnologica delle attività del cervello e delle forme del pensiero umano intelligente  pone delle sfide davvero drammatiche e – sia detto per inciso –  ha suscitato forti perplessità perfino in soggetti insospettabili come il fisico Stephen Hawking o l’imprenditore Elon Musk icona del progressismo tecnologico ottimista, che in questo tipo di sviluppo vedono pericoli superiori a quelli già gravi delle armi atomiche.

Questo tre ambiti tecno-scientifici in forte crescita, diventano  sempre più integrati e sempre più diffusi generando quello sviluppo inarrestabile sta alla base della costruzione del nuovo Ambiente Intelligente che rende e renderà il mondo esperito dalle persone nella vita quotidiana così originale e così diverso da come lo abbiamo vissuto fino a poco tempo fa.
Se l’evoluzione è questa, e tale sarà a meno di drammatiche catastrofi, viene da chiedersi da un lato se ci saranno esclusi dal “paradiso” tecnologico e, dall’altro se sarà possibile per chi è incluso, uscire dal sistema, ritirasi per così dire in qualche luogo libero dalla connessione. Certo è che ognuno dovrà fare i conti con questa realtà, inventarsi il modo per vivere in questo nuovo ambiente intelligente reso possibile dall’Internet delle cose, dai megadati e dall’intelligenza artificiale. Ma come?

Molte persone convinte che la tecnologia sia dominabile e gestibile ritengono che l’attuale fase di consumo sostanzialmente acritico possa continuare fornendo al consumatore sempre nuove opportunità e occasione per curiose esperienze; lo sviluppo dell’ambiente intelligente guardato con l’occhio del consumatore è semplicemente un progresso, un miglioramento rispetto al passato. Non si colgono in tale visione ottimista i rischi ambientali e sociali, né la cifra del cambiamento antropologico delle generazioni che nascono e crescono in un nuovo ambiente così diverso da quello delle generazioni precedenti.
Questo ottimismo superficiale nasconde appena il timore latente, la paura che dal godimento di queste tecnologie si possa essere esclusi, che vengano a mancare le risorse  economiche e finanziarie per poterne godere i frutti; o al contrario che queste tecnologie possano essere imposte dall’alto e diventare quindi manipolatorie e liberticide.

Altre persone, ancora poche per ora, vedono con estremo favore la possibilità dell’ibridazione cosciente, ovvero la scelta di potenziare corpi e menti attraverso la tecnologia: una strada ampiamente descritta nell’immaginario della fantascienza e riccamente articolata nelle riflessioni dei movimenti transumanisti che, nelle forme più radicali, predicono un’estensione indefinita della vita e ipotizzano perfino la possibilità di scaricare la mente (download) su supporti digitali e conquistare in questo modo una sorta di immortalità tecnologica. Già oggi ognuno di noi è un nodo  connesso alla rete digitale alla quale fornisce informazione e dalla quale informazione riceve tramite i dispositivi che sono per noi delle protesi tecnologiche che ampliano le nostre capacità; entro pochi anni è facile prevedere che dispositivi tecnologici saranno installati direttamente sui o nei corpi delle persone iniziando da innocenti applicazione biomediche peraltro già note. Ibridazione e potenziamento tecnologico possibile, proponendo la realizzazione concreta della mitica figura del cyborg, mezzo uomo e mezzo macchina, come ultimo e sviluppabile anello di un’evoluzione ormai assoggettata alla scienza, propongono la possibilità di un salto evolutivo decisamente sconvolgente che (per fortuna?) non sembra ancora così prossimo; ma già adesso pongono una domanda inquietante: chi potrà godere delle nuove tecnologie e chi ne sarà escluso?

Altre persone ancora, quelli che vedono in questi sviluppi i rischi oltre alle opportunità, quelli che non si sentono semplicemente consumatori passivi e temono l’ibridazione, quelli più attenti a vivere bene il presente piuttosto che attendere un futuro percepito come dubbio, possono guardare all’ambiente tecnologico intelligente come si guarda ad una sfida che rimanda innanzitutto verso l’interiorità, una sfida che può portare verso un’evoluzione spirituale. Evocare il concetto inneffabile di spirito può sembrare fuori luogo in un mondo dominato dalla tecnoscienza e dalla presunta razionalità; ma, a ben vedere è una soluzione non propriamente residuale visto l’attuale grande successo di sette, conventicole, religioni e pseudo religioni, comunità utopiche, discipline e tecniche occulte, misticismo e contattismo, pratiche sciamatiche, esoteriche e new age; risposte sociali attuali che attestano al di la di ogni dubbio la grande domanda di senso e di significato, di relazione e di amore, che sotto sotto agita uomini e donne che vivono in un ambiente sempre più intelligente, certo affascinante, ma incapace di rispondere alle domande ultime generando pace e felicità.
Anche in questo caso i confini tra ricerca seria e moda, tra autenticità e mercificazione sono assai sfumati e non di rado intrecciano antropologia e storia delle religioni, ricerca scientifica e ritualità tradizionale, ascesi ed uso di sostanze stupefacenti come sostenevano i profeti della psichedelia degli anni ’60 e ’70 (Timothy Leary e Aldous Huxley ad esempio) che praticarono l’uso di LSD come un vero e proprio sacramento laico.

Certo è che il nuovo ambiente tecnologico pone una sfida che investe non solo l’organizzazione della società ma anche e soprattutto la soggettività e l’interiorità di ogni persona: non prendere sul serio la sfida ci pone nella brutta situazione della rana che, immersa nella pentola d’acqua riscaldata poco a poco, non si rende conto del cambiamento ambientale in cui è immersa, e finisce con l’essere bollita viva.

Biblioteche, archivi storici e musei si rinnovano Stanziati dalla Giunta regionale oltre 3,4 milioni di euro a sostegno di nuovi servizi digitali

Da: Ufficio Stampa Regione Emilia-Romagna

Stanziati oltre 2 milioni per il Piano Bibliotecario e circa 1,4 milioni di euro per il Piano Museale. I contributi regionali destinati a progetti di Enti locali o direttamente realizzati dall’Ibc. Con i fondi anche l’avvio del sistema museale regionale in un’ottica di integrazione dei servizi con altri istituti culturali

La nuova esperienza di biblioteca/museo a Pieve di Cento (Bo), un grande contenitore culturale che riunirà in un’unica sede servizi bibliotecari, museali e spazi per le associazioni; la digitalizzazione dei catasti dell’epoca di Maria Luigia e delle carte della Società del Canale di Langhirano (Pr); l’intervento conservativo sul Fondo Corrado Ricci della Biblioteca Classense (Ra). E ancora il miglioramento degli spazi di biblioteche e musei aperti al pubblico, l’eliminazione di barriere architettoniche, l’integrazione del sistema di monitoraggio dei servizi bibliotecari (Sibib) con un sistema di business intelligence. Sono solo alcuni degli esempi delle iniziative interessate dal provvedimento relativo al 2020 (qui la delibera), approvato dalla Giunta regionale per biblioteche, archivi storici e musei, con un finanziamento complessivo di 3.404.692 euro.

Il Piano regionale prevede più servizi per gli istituti e i luoghi della cultura, per lo sviluppo di reti e sistemi locali e per il potenziamento delle piattaforme tecnologiche e dei servizi digitali, oltre l’avvio di un sistema museale con servizi più integrati con altri istituti che si occupino di patrimonio.

I contributi sono destinati dalla Regione a progetti di Comuni o Unioni di Comuni (relativi al bando pubblicato nel dicembre del 2019), e a interventi direttamente realizzati dall’Istituto per i Beni culturali, mediante convenzioni o procedure di acquisto.

Il Piano bibliotecario, che comprende anche interventi per gli archivi storici, ammonta complessivamente a euro 2.019.192 euro, di cui oltre 1 milione per finanziare i progetti presentati dai Comuni e oltre 900 mila per interventi diretti dell’Ibc.  Oltre la metà di questi ultimi è destinata al sostegno delle reti bibliotecarie territoriali (442.000 euro), al potenziamento dei servizi digitali erogati dalle piattaforme Emilib e BibliotecheRomagna e dalla piattaforma regionale dedicata al prestito interbibliotecario digitale (SpidER). Servizi che hanno raddoppiato le attività nei primi sei mesi dell’anno triplicandola nei mesi di lockdown.

La Regione ha finanziato in quest’ambito 122 progetti di enti locali (su 136 presentati), di cui 10 proposti da Unioni di Comuni, con una copertura media del 65% sul costo complessivo. Il 69% dei progetti riguarda la realizzazione di nuovi servizi e l’adeguamento di sedi e attrezzature, il 28% progetti e attività di valorizzazione e il 3% interventi di conservazione e restauro.

La maggior parte dei progetti è concentrata in provincia di Bologna, 26quelli finanziaticon un contributo regionale complessivo di 250 mila euro; a seguire la provincia di Modena, dove sono stati finanziati 20 progetti con un sostegno di 207 mila euro e Reggio Emilia con 13 progetti, per un contributo di 151 mila euro. (Tabella contributi per provincia in allegato).

I progetti di biblioteche e archivi

Nell’ambito del Piano per le biblioteche sono 21 i progetti di promozione della lettura con il potenziamento dei servizi collegati alla lettura digitale. Inoltre vengono finanziati, fra gli altri, il completamento dell’allestimento della nuova Malatestiana (Ra), la nuova Sala multimediale della biblioteca Ariostea di Ferrara, il potenziamento della biblioteca Delfini e l’ampliamento delle biblioteche di San Possidonio e Spilamberto (Mo), il potenziamento degli archivi storici comunali dell’Unione dei Comuni Bassa Val Trebbia e Val Luretta, l’ampliamento degli spazi e dei servizi della biblioteca Classense di Ravenna e della Panizzi di Reggio Emilia, il potenziamento della biblioteca di Coriano (Rn). Non mancano gli interventi di restauro di codici e libri antichi.

Il Piano museale ammonta complessivamente a 1.385.500 euro, di cui 1 milione e 130 mila per finanziare i progetti presentati dai Comuni e 255.500 euro per interventi diretti dell’Ibc. Gran parte di questi ultimi sono destinati a finanziare l’avvio del sistema museale regionale, che rappresenta una scelta strategica condivisa con gli enti locali e le istituzioni museali per sviluppare i servizi in un quadro di sostenibilità e di integrazione con gli altri istituti del patrimonio e con le politiche territoriali.

I progetti degli enti locali finanziati dalla Regione in ambito museale sono 86, (su 102 presentati) con una copertura media del contributo pari al 74% del costo totale. Tre progetti, in particolare, sono stati proposti da Unioni di Comuni. I progetti riguardano le sedi e gli allestimenti (77%), progetti e attività di valorizzazione (14%) e, interventi di conservazione e restauro (9%).

Gli interventi per i musei

Per quanto riguarda i musei, sono 21 gli interventi di valorizzazione dei servizi e delle collezioni fra cui si segnalano i progetti di Bologna (Istituzione Musei) e Parma (Comunità dei musei) e il finanziamento del miglioramento dell’illuminazione dei musei bolognesi. Finanziati inoltre l’ampliamento del percorso espositivo del museo di Dozza, il rinnovo dell’allestimento del museo archeologico di Cesena, il nuovo allestimento dell’ala quattrocentesca del Museo Schifanoia di Ferrara e della Madonna della Melagrana di Jacopo della Quercia del Museo della Cattedrale di Ferrara. E ancora nuovi impianti, spazi e servizi per i musei civici di Modena, il museo archeologico di Castelfranco Emilia e il Museo del sale di Cervia, nuovi allestimenti per i musei di Reggio Emilia, il recupero delle prigioni della Rocca dei Gonzaga a Novellara.

Tra gli interventi anche quelli conservativi e di restauro relativi a dipinti di Palmezzano, Cagnacci, Guerrini e altri esposti nella Pinacoteca e nel Palazzo del Merenda di Forlì, il restauro del Palazzetto Eucherio Sanvitale a Parma, del Dossale del Maestro del Coro degli Scrovegni nella Pinacoteca di Ravenna (anche in vista delle celebrazioni dantesche) e di alcuni dipinti del Trecento riminese esposti nel Museo della Città.

Bergamini presenta la sua candidatura al consiglio comunale e la petizione per un piano straordinario di contrasto alla nutria

Da: Ufficio Stampa Lega Bondeno

Il sentore che la “Scampagnata elettorale” di Fabio Bergamin portasse dietro di sé qualche sorpresa nascosta c’era, eccome. Infatti, per non deludere le aspettative, durante la serata di ieri all’agriturismo “La Florida”, il consigliere regionale Bergamini ha presentato la petizione che ha promosso tra gli agricoltori del territorio provinciale e, più in generale, tra chi ha subito danni a causa della massiccia presenza delle nutrie. L’annuncio dell’apertura della raccolta firme, che andrà in seguito presentata in Regione, è avvenuto proprio durante l’evento che intendeva presentare pubblicamente la stessa candidatura al Consiglio comunale di Fabio Bergamini, che corre per la lista della Lega in appoggio al candidato a sindaco e amico, Simone Saletti.  

Il motivo che risiede nella decisione di dare vita alla petizione tra gli agricoltori è presto detto: «I coltivatori del territorio (dal Mezzano, ai Lidi, fino all’Alto Ferrarese) sono esasperati dalla diffusione della nutria, che non ha nemici naturali e devasta raccolti ed arginature dei fiumi. Con la petizione – dice Bergamini – chiediamo un piano straordinario di limitazione della popolazione di questo animale infestante, e l’istituzione di un fondo per il risarcimento delle aziende agricole colpite. La Regione deve intervenire con misure eccezionali, per fare fronte ad un problema ormai fuori controllo».

Progetto “scuole sicure”
all’esame del Comitato Provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica

Da: Ufficio Stampa Prefettura di Ferrara

Presieduto dal Prefetto di Ferrara Michele Campanaro, si è riunito ieri, presso Palazzo don Giulio d’Este, il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

All’incontro sono intervenuti il consigliere Gino Soncin per la Provincia, l’Assessore del Comune di Ferrara alla Pubblica Istruzione e Formazione, Pari Opportunità, Politiche Familiari Dorota Kusiak, il Sindaco di Cento Fabrizio Toselli, il Dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale Giovanni Desco, il Questore Cesare Capocasa, il Comandante provinciale dei Carabinieri Gabriele Stifanelli e il Comandante provinciale della Guardia di Finanza Cosimo D’Elia. Erano, inoltre, presenti l’Assessore alla sicurezza del Comune di Cento Antonio Labianco, il Comandante della Polizia Municipale di Cento Fabrizio Balderi e l’Ispettore superiore della Polizia Municipale di Ferrara Daniela Catozzi.

Nel corso della riunione, incentrata sulle problematiche connesse all’imminente avvio del nuovo anno scolastico, è stato preliminarmente esaminato il progetto presentato dal Comune di Cento in adesione all’iniziativa del Ministero dell’Interno “Scuole sicure”, con un finanziamento di € 21.011,27 da impiegare in attività di prevenzione e contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti nei pressi degli istituti scolastici. Nell’elaborato progettuale presentato dall’Amministrazione comunale centese, che ha ricevuto la piena approvazione da parte dei componenti del Comitato,  sono previsti l’acquisto di un’autovettura e di strumentazioni di radiocollegamento per il personale della Polizia Locale impegnato nei servizi di vigilanza nei pressi delle scuole, oltre al finanziamento di campagne informative rivolte a studenti e genitori degli istituti di istruzione secondaria di primo e secondo grado, da realizzare in stretta collaborazione con le Forze di polizia territoriali.

In relazione, poi, alla imminente riapertura delle scuole prevista per lunedì 14 settembre prossimo, prendendo le mosse dall’ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 7 settembre scorso, il Prefetto Campanaro ha richiamato anzitutto l’attenzione dei presenti sulla necessità massima, pur nel rispetto delle autonomie scolastica e territoriali, dell’impegno e della collaborazione inter istituzionali. In quest’ottica, partendo dall’ampia ed articolata relazione del Dirigente scolastico provinciale incentrata sulle soluzioni messe in atto per garantire le misure del distanziamento sociale all’interno degli edifici scolastici e sui mezzi di trasporto pubblico locale, si è fatta con gli amministratori locali una puntuale ricognizione della situazione a livello provinciale che, salve limitate misure in corso di definizione entro questa settimana, ha consentito un giudizio complessivamente positivo sul rispetto, da parte del sistema scolastico provinciale, di norme e raccomandazioni, nazionali e regionali, in materia di prevenzione e contenimento della diffusione del COVID-19. Una attenzione particolare à stata dedicata alle misure preventive da realizzare con il concorso di Forze di Polizia, Polizie Locali ed associazioni di volontariato, per impedire situazioni di assembramento degli studenti in prossimità delle fermate dei mezzi di trasporto; sul punto, il Prefetto ha disposto l’attivazione di specifico tavolo tecnico in Questura.

“L’imminente apertura del nuovo anno scolastico non deve farci trovare impreparati ed in questo senso mi rassicurano i contributi portati a questo tavolo dalle diverse Istituzioni coinvolte, che ho molto apprezzato per il grande lavoro realizzato in tempi particolarmente stretti – ha concluso il Prefetto Campanaro – Ci aspettano ancora sfide impegnative, ma sono certo che con la partecipazione e la responsabilità condivisa di tutti, come accaduto sinora, sapremo senz’altro superarle. In questo momento, la sicurezza degli studenti e del personale scolastico resta il primo obiettivo da perseguire e, in questa direzione, saranno profusi tutti gli sforzi necessari”.

Estate bambini: il sindaco risponde alla lettera dei genitori

Da: Ufficio Stampa Comune di Ferrara

“Innanzitutto ci tengo a ringraziare i genitori che mi hanno scritto perché la loro lettera mi permette di dialogare in modo, diretto e franco, cosa che, come tutti sapete, è tra gli obiettivi più importanti che mi sono prefissato come sindaco. Purtroppo, come è capitato più volte durante questi mesi difficili, anche per Estate Bambini, come giunta ci siamo trovati a dover scegliere tra due principi opposti: la prudenza e il desiderio, forte, di tornare alla normalità. Le nostre certezze in ambito sanitario, ogni giorno, vengono messe in discussione da dati e situazioni che mutano costantemente e nonostante la situazione, a livello locale e nazionale, sia fortunatamente positiva, le notizie delle ultime settimane, ci hanno tolto anche quelle poche convinzioni che credevamo di aver acquisito, relative al virus e alle fasce di età maggiormente esposte. A questo si aggiungono le norme stringenti, imposte dal governo per la riapertura delle scuole e dei servizi per l’infanzia e che vanno rispettate per a preservare la tranquillità e la sicurezza delle famiglie. A lungo abbiamo valutato i pro e i contro e poi abbiamo deciso di far prevalere la prudenza e di rinviare la manifestazione. Ovviamente, in questa valutazione, gli aspetti economici non hanno avuto alcun peso: avevamo già assegnato l’incarico e previsto ampiamente le spese. Piuttosto sono stati i numeri dei partecipanti degli anni passati a farci riflettere: sarebbe stato davvero giusto ridurre negli spazi, nei tempi e, inevitabilmente, nella spontaneità, un momento di socialità capace di mettere insieme 8000 bambini festanti? E se è vero che non realizzare un’iniziativa è una rinuncia, realizzarla in modo parziale e limitato non sarebbe peggio? Una cosa possiamo garantire: con lo spirito che ci ha accompagnato fino ad oggi, positivo e propositivo, ci impegniamo fin da ora a riorganizzare il festival, nel più breve tempo possibile e nel modo più gioioso e partecipato in un momento in cui, lo speriamo davvero tutti, l’incubo del coronavirus si sarà allontanato e potremo pensare insieme a come recuperare il divertimento perduto. Nel frattempo, già nei prossimi giorni, sarò lieto di incontrare una delegazione dei genitori che hanno scritto per confrontarci sulla questione e, magari, ipotizzare insieme nuove forme di collaborazione per rendere ancora più bella l’edizione di Estate Bambini 2021”.

PAROLE A CAPO
Laura Accerboni: “Acqua acqua fuoco”

La poesia nacque la notte in cui l’uomo contemplò la luna pur consapevole che non fosse commestibile”
(Valeriu Butulescu)

L’ACQUA
L’acqua
sta sotto
al letto
se non dormi
arriva
alle lenzuola
e annega
ogni cosa
fino al tetto.
*

 

La mucca pazza sono io – Carol Rama
Colazione in pelliccia – Meret Oppenheim

I
Ci sono scoiattoli
nati
per essere uomini
lo vedi
da quello
che ingoiano
dalla quantità
di alcol
e dalla pelliccia
che indossano
al bar
come uno scalpo

II
Le volpi
hanno una pelle
che si indossa
fino alla pancia
da mettere
intorno al collo.
A ogni passo
la carne
sotto la pelliccia
cresce

III
La pelliccia
cresce
dopo anni
sulle mani
dopo che le dita
hanno imparato
a grattare
via la pelle
e a scuoiare
il corpo
senza rovinare
lo smalto

IV
Sono rimaste
le vene
sui guanti
ho pensato
fosse meglio
per il corpo
alleggerire
la carne
dargli
la possibilità
di togliersi
e indossarsi

V
Si vestono
per la colazione
al posto
della pelle
indossano
animali
vivi
dopo il caffè
si danno
la caccia
da soli

VI
Le mucche
si strappano
la lingua
per rivenderla.
Se ci fai delle
scarpe
cammini
per ore
sullo stomaco
a tacchi alti

VII
La carne
appesa
vive
perché deve
fino all’ultima
goccia di sangue.
È il suo dovere
verso
le dieci bocche
spalancate
accanto.

Da “Acqua acqua fuoco” (Einaudi, 2020)

Laura Accerboni, nata a Genova nel 1985, vive a Ginevra . Ha pubblicato le raccolte poetiche: Attorno a ciò che non è stato (Edizioni del Leone, 2010) e La parte dell’annegato (Nottetempo, 2016), Acqua acqua fuoco (Einaudi, 2020). Sue poesie sono state pubblicate su diverse riviste italiane e straniere tra cui «Nuova corrente», «Poesia», «Italian Poetry Rewiew», «Gradiva», «Loch Raven Review», «Kluger Hans». Ha conseguito diversi premi letterari tra cui: Lerici Pea giovani (1996), Premio internazionale di poesia Piero Alinari (2011), Premio Achille Marazza Opera Prima (2012). Sue poesie sono state tradotte in più di dieci lingue ed è stata ospite di numerosi festival internazionali.  Dal 2016 è tra i poeti selezionati nell’ambito del progetto Versopolis promosso dall’Unione Europea.

La rubrica di poesia Parole a capo esce regolarmente ogni giovedì mattina su Ferraraitalia.
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Basta tacere, basta voltarsi dall’altra parte

La narrazione sulla tipologia di cambiamento (o piuttosto di non – cambiamento) della nostra condizione sociale e politica, ci porta a constatare che il mancato appuntamento con la storia, con ciò che è già stato e ha segnato elevati gradi di responsabilizzazione civile, sta immiserendo e mettendo in crisi tutte le democrazie liberali, a cominciare dalla nostra… Tanti e tali sono ormai gli esempi di arroganza, malaffare e violenza che viviamo ogni giorno, talora nell’indifferenza più completa della comunità, che viene spontaneo chiedersi cos’altro possa accadere.
Qualche riflessione su cosa sta succedendo a Ferrara, vorrei comunque farla, perché vivo con una certa sofferenza e indignazione questo clima, anche se non vorrei soffermarmi troppo su considerazioni e analisi sulla situazione sociale, politica e culturale della nostra città, già chiaramente espresse, per esempio, da Giovanni Fioravanti e Federico Varese in alcuni articoli pubblicati proprio su Ferraritalia qualche giorno fa .
Non posso fare a meno di riscontrare, infatti, l’assordante silenzio che ruota attorno alla politica di sinistra a Ferrara, che sembra aver disperso non solo la propria voce, ma anche la propria anima, la sua mission, in fondo, dello stare con la gente e fra la gente. La sensazione è un po’ quella di trovarsi ad un bivio dove la direzione precisa non si conosce: siamo soli e non c’è alcuna precisa indicazione per procedere. Come cittadina devo dire che questo clima sta diventando insopportabile e mi auguro che vi sia quanto prima una seria reazione della gente a questa mediocrità quotidiana, fatta di beghe di mercato, piuttosto che di gestione della vita e dei problemi di ogni giorno.
Per restare su situazioni concrete, forse l’ultima spinta a reagire mi è giunta quando ho letto notizie come quella della esternalizzazione di due scuole dell’infanzia comunali, già data per effettuata, senza che ne fossero al corrente le famiglie, il personale scolastico e i sindacati, fatto salvo che due giorni dopo il Sindaco ne smentiva la decisione per riparlarne più avanti.

Ebbene so cosa comportano queste decisioni, perché ho diretto i servizi educativi e scolastici Comune di Ferrara per anni, cercando di sostenerne il valore sul piano sociale, culturale e politico. E’ da tempo dimostrato anche sul piano scientifico, che una società che investe e agisce precocemente con programmi di intervento educativo sulla popolazione, promuovendo educazione e istruzione, ne ricavi benefici sia sul piano della crescita dei propri cittadini, che del sistema sociale e lavorativo generale, in termini di crescita della comunità intera. Non è un caso che i bambini che frequentano scuole e servizi educativi fin dai primissimi anni di vita, come statisticamente dimostrato, abbiano minore probabilità di insuccesso scolastico.
Nel corso di questi decenni, diverse amministrazioni succedutesi nel governo della città, hanno dimostrato grande lungimiranza, promuovendo importanti politiche di investimento delle risorse pubbliche nella realizzazione di servizi per l’infanzia destinati a tutta la cittadinanza. Fin dall’immediato dopoguerra, infatti, grazie anche allo straordinario supporto offerto da importanti associazioni femminili come l’Udi, l’attenzione al mondo educativo e scolastico è stato prioritario. Ho avuto modo recentemente di scrivere e documentare alcuni testi, in collaborazione con il Gruppo Nazionale Nidi e Infanzia e la Regione Emilia Romagna, la storia di questo lungo cammino che ha segnato la stessa qualità di vita della nostra città.

Non si tratta quindi solo di non esternalizzare le scuole comunali, né tantomeno di favorire il privato a danno del pubblico, perché abbiamo creato e sostenuto da anni la gestione integrata dei servizi e della formazione comune del personale pubblico e privato. Si tratta piuttosto della conservazione della qualità raggiunta in anni di duro lavoro e di grandi risultati peraltro riconosciuti anche a livello nazionale ed europeo. Grazie al sostegno di politiche regionali mirate e investimenti in questa direzione, si è consolidato anche a Ferrara un sistema di offerta educativo scolastica davvero eccellente, che per decenni ha prodotto una sorta di nuovo tessuto culturale, specchio di una città che cresceva insieme alle nuove generazioni.

Allora perché esternalizzare? L’ex Sindaco Tagliani in un suo recente intervento non si stupiva tanto della possibilità di esternalizzare qualche scuola o nido d’infanzia comunale, giacché proprio la sua giunta poco tempo fa aveva proceduto ad effettuare questa scelta affrontando però un confronto serrato con la gente … dopo innumerevoli infuocati incontri con il personale, i genitori, le rappresentanze sindacali, si sono spiegate le ragioni e raccolti i suggerimenti a difesa del sistema pubblico… e si stupisce che oggi si esternalizzi “a freddo” il lunedì e poi si faccia dietro front il martedì. E’ sicuramente discutibile la modalità di agire da parte della nuova giunta, ma devo purtroppo dissentire sul fatto che si possa difendere il sistema pubblico dei servizi, esternalizzandoli, sia pure nelle condizioni di maggiore accortezza possibile.
Tutto il lavoro fatto per qualificare la scuola sul territorio, e non solo quella rivolta all’infanzia, ha sortito anche forme di intervento istituzionale più vicine alle trasformazioni del tessuto sociale cittadino, accompagnandone il percorso diretto a tutto il sistema scolastico territoriale.

Perché allora procedere ad esternalizzare? Perché i servizi costano? Perché non si vuole assumere personale? Ma cosa ne pensano le famiglie di tutto questo? E il personale cosa ne pensa?
Mi chiedo dov’è la politica vera della città basata sul confronto? E i partiti dove sono?
Certo non c’è solo la scuola, ci sono anche le mille altre problematiche connesse al lavoro, al sistema economico, all’integrazione, ma non possono certo ridursi a ricette estemporanee come ci è capitato di assistere in questi mesi e non certo solo per l’emergenza Covid.

Credo sia giunto il momento di chiedere ai nostri concittadini, ai nostri giovani se intendono lasciarsi fagocitare da questa mediocrità, nella quale ognuno oggi pare sentirsi autorizzato a fare ciò che vuole e nessun altro può avere il diritto di obiettare in una sorta di isolazionismo padronale, costituito da stereotipi e massificazione di luoghi comuni, che trovano il loro sfogo esplosivo in insulti, provocazioni o violente invettive contro tutto e tutti, a cominciare dal dilagare su ogni tipo di social, di esempi di grossolana meschinità e vigliaccheria.

Ma dove si è nascosto quel modo di fare politico, quel coraggio di difendere le proprie idee in relazione e confronto diretto con i cittadini? E’ piuttosto ridicolo il modo con cui in consiglio comunale maggioranza e opposizione si confrontano. Osiamo chiamarlo vero confronto?
E’ pur vero che il sistema politico partitico così come si è evoluto negli ultimi anni, non è riuscito a fare alcun tentativo serio per arginare l’indifferenza della gente o per capire i sintomi della patologica trasformazione comunicativa fra la gente e la vita di ogni giorno, fra la gente e i propri amministratori. Non ha aiutato certo il dominio pressoché illimitato della rete e dei social, della tecnologia de’ noantri che, se mal utilizzata, può davvero minacciare la nostra stessa democrazia, soprattutto perché utilizzata come fine e non come strumento, laddove il virtuale diventa l’unica realtà. Sono convinta che a nulla valga la potenza di questi nuovi invasori della comunicazione, se vengono a mancare il senso del vivere, la tensione verso uno scopo e la conoscenza, infatti credo che la prima difesa della democrazia stia proprio nella difesa della conoscenza, dell’intelligenza che danno senso alla dignità umana in continuo confronto con gli altri. Mi son chiesta perché la gente non partecipa più, non si relaziona, non chiede di essere presente nelle decisioni se non per interessi prevalentemente di carattere individuale o di piccoli gruppi e non di carattere generale? Perché i partiti di sinistra in particolare quelli che hanno governato la città negli ultimi decenni non hanno saputo leggere fino in fondo queste trasformazioni sociali?
Stanti così le cose, con le ultime amministrative potevamo almeno aspettarci una capacità della destra di proporre un nuovo senso di cittadinanza, ma ai cittadini sono bastate una serie di manifestazioni più o meno estemporanee di qualche figura locale che, erigendosi a salvatore della patria, si è esibito in uno spettacolo che se non fosse stato (e sia ancora) deprimente, ricordava quantomeno uno spettacolo circense. A questo livello l’attenzione della gente è stata catturata su aspetti concreti come quelli dei neri sotto casa, dello spaccio nei giardini, della prostituzione (fenomeni tuttora nemmeno scalfiti e che hanno solo cambiato qualche postazione) come se l’emigrazione fosse l’unico problema dei ferraresi. Una vera e propria sequela di spettacolarizzazioni a livello di armata Brancaleone. Qualcosa di vero per fare opposizione alla staticità del governo cittadino di centro sinistra c’era e possiamo dire che non è stato cavalcato con metodologie di politica attiva, ma col metodo della provocazione continua da avanspettacolo e non certo con vere proposte di risoluzione dei problemi concreti che la gente in una situazione generale di crisi, stava realmente vivendo.
Qualche azione roboante e poi siamo ancora al «Bisogna cambiare tutto per non cambiare niente”, così scriveva Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne ‘Il Gattopardo’ ed è ciò che sta esattamente avvenendo nel nostro contesto e non solo.

Ebbene, un tempo si diceva “ogni lasciato è perduto” e a distanza di poco più di un anno non si è ancora provato a recuperare né confronto, né ricerca di soluzioni alternative a questa mediocre stagione della politica locale. Nel corso di questi mesi ho conosciuto e seguito l’attività espressa da un buon numero di cittadini inseriti nelle diverse liste civiche, ma ancora una volta, nonostante la buona volontà dei tanti, la frammentarietà, la mancanza di una visione prospettica comune, seppur sostenuta finalmente anche da giovani che da tempo non si vedevano così impegnati, non ha saputo ancora produrre una vera alternativa, con un Pd che non ha tentato di unirsi alle altre forze laiche, né nel percorso elettorale, né ora, per un piano programmatico e organizzativo comune.
Se donne e uomini di questa città non riescono a capire che solo unendosi, relazionandosi, possono costruire e dare senso a quel futuro assai incerto che spetta in ogni caso alle nuove generazioni, evidentemente non hanno capito che vivere significa partecipare e non essere indifferenti a quello che succede, come diceva Antonio Gramsci. “Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. L’indifferenza è il peso morto della storia”
Dinnanzi alle grandi trasformazioni tecnologiche soprattutto a livello di comunicazione, la forza del mercato globale nel quale siamo immersi, ha sicuramente preso il sopravvento per allontanarci gli uni dagli altri, favorendo il distacco e l’indifferenza per la politica attiva, ma sono convinta che la difesa della conoscenza e dell’educazione possono ancora salvarci dalla miseria morale e intellettuale. Per non riferirmi solo al problema politico locale mi sovvengono pensieri che non riguardano solo la situazione locale o nazionale , ma un po’ tutte le società cosiddette democratiche. Ritengo siano vere le parole che un grande filosofo come Habermass sostiene a proposito delle nostre istituzioni democratiche. In effetti le trasformazioni cui stiamo assistendo dipendono da vere e proprie trasformazioni sociali dovute anche al potere dei mercati di una globalizzazione spinta e ormai potentemente irrinunciabile, che lascia spazio a problemi di mancata relazione e confronto fra individui, fra paesi e una loro autonoma gestione politica dei territori. In una siffatta società politicamente frammentata, ma altamente integrata sul piano economico, non disponiamo di organizzazioni che possono compensare questo divario e dunque combinare questo divario e la capacità di azione democratica e di controllo democratico.

Forse sarebbe proprio il caso di ricostruire tutti insieme, organizzando dal basso, le premesse minime per la formazione di una cultura politica protesa più al benessere comune e all’eliminazione delle disuguaglianze sociali.

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