Giorno: 8 Novembre 2014

Dio contro l’Io, quando i Visitatori siamo noi

Ultimi appelli, stasera e domenica pomeriggio, per godere dello spettacolo “Il Visitatore” tratto da un’opera di Éric-Emmanuel Schmitt con protagonisti Alessandro Haber e Alessio Boni. In questi giorni fra gli spettatori del Teatro Comunale l’entusiasmo è stato contagioso.

Le cinque del pomeriggio è un orario difficile da gestire. Lo confessa Haber, che, scusandosi con i presenti per il leggero ritardo, è accolto da un fiume di applausi e da flash di macchine fotografiche con zoom potentissimi. Lo conferma la compagnia, riunita davanti al tavolo del Ridotto per rispondere alle domande di un pubblico in trepidante attesa. Lo comprendono gli spettatori, tanti e incuriositi, che, ieri pomeriggio, si sono precipitati in Teatro Comunale per assistere all’incontro con il cast dello spettacolo “Il Visitatore”, in scena da giovedì e sino ad oggi pomeriggio alle 16.
La pièce, che, lo scorso giovedì, ha inaugurato la Stagione di Prosa 2014-2015 a Ferrara, vede il ritorno sul palco del Teatro Comunale dell’acclamata coppia Haber-Boni, protagonista della commedia Art nel dicembre 2011. Un ritorno in grande stile, a detta di chi ha già “gustato” l’opera messa in scena dal regista Valerio Binasco, il quale ha acceso i riflettori su un testo di Éric-Emmanuel Schmitt che, in Italia, è stato rappresentato solo una volta da Kim Rossi Stuart e Turi Ferro. Un ritorno che, sfidando l’insensibilità odierna, inchioda lo spettatore alla poltrona per affrontare quesiti seri ed esistenziali senza abbandonare la leggerezza di una commedia esilarante e commovente, scritta da Schmitt quando il teatro scomponeva la personalità di grandi uomini del passato al fine di studiarne le debolezze dell’animo.
E, in effetti, protagonista della pièce è nientemeno che il celebre dottor Freud, padre della psicoanalisi e, nello spettacolo, vecchio angosciato dagli inquietanti avvenimenti svoltisi in una sola notte. Quella del 22 aprile 1938. In una Vienna conquistata dai nazisti, infatti, Schmitt narra la disperata esperienza vissuta dallo psicoanalista a seguito dell’arresto della figlia Anna, interpretata da Nicoletta Robello Bracciforti, per aver insultato un caporale della Gestapo – alias Alessandro Tedeschi -. L’irruzione nell’abitazione di Freud del militare tedesco non fa altro che precedere la seconda “visita” con cui il protagonista dovrà confrontarsi, abbandonato in una stanza tagliata a metà e con una parte immersa nel buio. Sarà proprio da questa oscurità, infatti, che comparirà il coprotagonista dell’opera, il “disadattato fuori dalla norma” cui Binasco dà le sembianze di un barbone. Un clochard che, interpretato da Alessio Boni, afferma di essere Dio e dimostra al dottore di conoscere ogni segreto della sua vita, dando inizio a quel dialogo serrato in cui il Bene, il Male e l’Amore si mescolano tra loro per dare origine a domande senza risposta e a tentativi di spiegare il senso della vita.
Un dialogo che, dimostrando la forza delle parole, è stato al centro dell’incontro svoltosi con il pubblico ieri pomeriggio. Coordinata da Massimo Marino, la presentazione ha visto Haber e Boni spiegare i tratti più nascosti dei loro personaggi, che, pur essendo destinati a fallire, “rappresentano ognuno di noi”. “Il Visitatore fa breccia nel cuore di Freud” ha spiegato Alessio Boni, che non ha rinunciato a tracciare le somiglianze tra la trama elaborata da Schmitt e un fool shakespeariano: “La trama mi ha ricordato la storia di Re Lear, il sovrano inglese spodestato che comincia a riflettere sui sentimenti e sul senso della vita aiutato dal Buffone Fool” ha aggiunto l’attore ai microfoni del Ridotto. Nessuna perplessità neanche sulla tenuta da clochard con cui Binasco ha dipinto la figura del Visitatore, la quale, secondo alcuni critici, potrebbe alterare l’ambiguità di un personaggio che afferma di essere Dio ma irrompe sulla scena come un diavolo pazzo e tentatore. “L’essenza c’è tutta. Penso che il regista, aprendo il confronto tra un dandy come Freud e un disadattato fuori dalla norma come il Visitatore abbia saputo evidenziare ancora di più la debolezza del padre della psicanalisi” ha spiegato Boni anticipando l’intervento di Haber.
“Freud crolla e, in realtà, rivolge delle domande a se stesso. E’ la storia di un uomo che, dopo aver dedicato la sua vita agli altri, risolvendone i problemi dell’animo, è costretto a fare i conti con i Punti Interrogativi della nostra esistenza: dove andremo? Perché tutto questo?”. Le parole di Haber rimbombavano nel silenzio del Ridotto e il pubblico sembrava immergersi nelle “domande vertiginose” che, come Binasco ha scritto nella Nota di Regia pubblicata nella brochure de Il Visitatore, la commedia ci pone nell’arco di 100 minuti.
E’ stato Boni a interrompere l’alienante atmosfera creatasi nella sala del Teatro Comunale, rivelando di non aver mai visto Haber “così mistico”. Un commento che, anticipando le domande conclusive, ha mostrato al pubblico la complicità con cui i due attori hanno dato inizio a una tournée lunga e impegnativa. “D’altronde, dobbiamo sempre trovare la forza di andare avanti” ha spiegato la compagnia approfondendo l’avventura “dietro le quinte”. Dall’importanza del testo al talento dell’improvvisazione, Haber e Boni hanno tracciato i caratteri di un’esperienza in cui “gli attori hanno giocato a risultare credibili”, come ha affermato l’affascinante interprete del “Visitatore” elogiando Tedeschi per aver reso il caporale nazista una figura personalissima. “D’altronde, è un gioco in cui tutti giocano” ha aggiunto Haber nella fase conclusiva dell’incontro, ammettendo di sentirsi “più buono e vivace”. Merito del personaggio interpretato? L’attore non approfondisce, limitandosi a elogiare il testo della pièce. Ma la lunga digressione psicologica, dedicata all’analisi di un uomo che, calata la maschera di psicoanalista dalla fama mondiale, lascia intravedere “i dubbi e le sofferenze di una società attanagliata da una crisi e morale” sembrano evidenziare una profonda intesa con il Freud portato in scena, questa sera, alle 21.
Un appuntamento da non perdere, a cui lo stesso Haber ha consigliato di partecipare perché “si uscirà dal teatro soddisfatti”. Ma, soprattutto, un appuntamento con noi stessi e con la forza delle parole, che, riscoperta da Schmitt e portata sul palco da Binasco, troverà nell’eccezionale dialogo messo in scena dal duetto il punto di partenza per un coinvolgimento trascendentale ed emozionale, in cui i massimi sistemi dell’Amore, dell’Odio e della Religione aprono le porte alle Domande un’umanità fragile e priva di vincitori. Un’umanità che, vagando nel buio del palcoscenico, è destinata a convivere con due sole certezze: la risposta “sì” e la bravura di una coppia come Haber e Boni che, ancora una volta, è capace di dirci veramente qualcosa.

“No al riconoscimento dello Stato Paestinese da parte dell’Italia”

“No, l’Italia non riconoscerà lo Stato Palestinese” è il titolo di una pagina su Facebook dove lo scopo è quello di raccogliere più consensi possibili. Ovvero: l’ Italia non sarà la prossima Nazione Europea a riconoscere lo Stato Palestinese senza che sia possibile frenare il terrorismo in Medio Oriente. L’Italia dovrebbe continuare ad astenersi dal riconoscimento fino a che:
– verrà fomentato il terrorismo dai leader palestinesi anziché condannato.
-nello statuto di Hamas sia evidente il progetto di uccidere tutti gli ebrei e la conquista di Gerusalemme.
-La Palestina non riconoscerà l’esistenza di Israele.
-Israele possa mantenere confini difendibili da nazioni ostili e Isis.

Negli ultimi giorni sono avvenuti fatti gravissimi proprio a Gerusalemme dove due terroristi, a distanza di un giorno, hanno deliberatamente investito, con le loro automobili, utilizzando la stessa tecnica, oltre una decina di persone uccidendone tre, tra cui una neonata di appena tre mesi di vita. E’ diventato di moda oggi a Gerusalemme est, piombare sui passanti per ucciderli. E’ una tecnica terroristica che costa pochissimo, basta avere un’automobile… Il fatto è che questi criminali vengono considerati dei “martiri!” La cosa sconvolgente e vergognosa di questi omicidi e attentati è il modo in cui vengono trattati e strumentalizzati da una certa stampa italiana: non tutta, fortunatamente. A parti invertite, sempre questo tipo di media, avrebbero intitolato a caratteri cubitali contro quegli “assassini” degli israeliani.

Ora abbiamo a che fare con la Federica Mogherini, che considero persona meno indicata a trattare la questione Medio Orientale, per motivi noti circa la sua troppa “sensibilità” nei confronti dei palestinesi e perciò impossibile pensare ad una neutralità giusta ed equa. Lo ha già dimostrato nel suo incontro di circa due giorni fa in Israele, dove il primo Ministro Netanyahu è stato costretto a correggerla:” Gerusalemme è la capitale d’Israele e non un semplice insediamento”. Come si può confondere e non sapere che Gerusalemme è la capitale? Come si può non sapere che i quartieri dove vivono gli ebrei e dove stanno costruendo appartengono al governo israeliano da oltre 50 anni? E che resteranno, giustamente, parte integrante di Israele in qualsiasi accordo di pace, non solo, si respinge la falsa denuncia che questi insediamenti siano alla base del conflitto. La questione, cara Mogherini, non è il territorio: “ma il diritto di Israele di esistere e il rifiuto di altri di riconoscerlo, indipendentemente da quali siano i confini”, ha replicato il primo Ministro israeliano; poichè come sempre la signora si è permessa di criticare” il proseguimento della politica di colonizzazione di Israele nei territori palestinesi occupati”.

La cosa che mi fa ancor più “sorridere” sta nelle affermazioni, della stessa signora, che ha annunciato che considererebbe un “successo chiudere il suo mandato, tra cinque anni con l’esistenza di uno Stato Palestinese”. Sicuramente: peccato si sia scordata di aggiungere:” prima di questo il terrorismo palestinese va bloccato!” Questa delicatissima questione va trattata con estrema prudenza poichè potrebbe diventare molto “scomoda” se trattata con troppa superficialità.

Laura Rossi (Israele in Italia)

Quella bomba di Milano che fece esplodere la stagione dello stragismo

da: Responsabile Eventi Libreria IBS.it Ferrara

Con una significativa partecipazione di pubblico , ha preso avvio ieri presso la libreria IBS.it il ciclo d’incontri Passato prossimo, dedicato a pagine recenti della storia costituzionale italiana.
Sono stati il giornalista e scrittore Giorgio Boatti e il costituzionalista Paolo Veronesi a dialogare sulla genealogia della strategia della tensione, di cui lo storico Andrea Baravelli ha ricostruito, con precisione e chiarezza, le tappe fondamentali: dalla bomba alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano fino a quella nella stazione di Bologna del 2 agosto 1980.
Davanti a una platea prevalentemente giovanile, che quegli eventi non hanno vissuto in prima persona, sono stati ricostruiti i disegni, le responsabilità, le complicità istituzionali di chi agevolò prima, e depistò poi il primo episodio stragista della repubblica italiana.
Ad agevolare il confronto, le pagine del libro di Boatti dedicato alla strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, “il giorno dell’innocenza perduta”. Certamente, nella ricca letteratura in tema, il più documentato e appassionato: il processo intentato nei confronti del suo autore, infatti, si è concluso con la sua assoluzione e con il riconoscimento dell’attendibilità storiografica e giudiziaria della sua ricerca. Emozionante la lettura scenica delle pagine iniziali del libro, proposta da Eleonora Brusi. Così come intenso e coinvolgente sarà lo spettacolo teatrale Feltrinelli. Una storia contro, che il regista e attore Mauro Monni metterà in scena martedì 11 novembre (Sala Estense, ore 21.00, ingresso libero), a completamento dell’incontro di ieri in libreria.

Il ciclo Passato Prossimo, promosso dal Dottorato di ricerca in Diritto costituzionale dell’Ateneo ferrarese, proseguirà i suoi appuntamenti venerdì prossimo, 14 novembre, alle ore 17.00. Tema: la stagione dei diritti e la legge Basaglia che segnò la chiusura dei manicomi.

Cimarelli alla Festa del Ringraziamento di Coldiretti “La Regione deve fare molto di più per sostenere l’agricoltura e promuovere le nostre eccellenze”

da: Luca Cimarelli, Candidato al Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna, Lista di Forza Italia

Il candidato alle elezioni regionali Luca Cimarelli ha preso parte alla giornata del ringraziamento organizzata da Coldiretti in piazza Trento Trieste a Ferrara. Un’iniziativa volta a illustrare concretamente a turisti e residenti i tantissimi prodotti tipici dell’eccellenza locale.
“Alla Regione dovremo chiedere molto di più di quanto fatto sinora – spiega il coordinatore provinciale di Forza Italia – perché l’agricoltura rimane un settore di importanza fondamentale per la nostra provincia, che, purtroppo, è stata trattata come un territorio di serie B e C, dai vertici esecutivi dell’Emilia Romagna.
Cosa si può fare in concreto per invertire questa tendenza? Innanzitutto un taglio netto alla burocrazia, oltre a incentivi diretti per dare ossigeno alle imprese agricole che, a differenza di altri settori, hanno molti margini di crescita, con possibilità di creare occupazione sul piano locale.
Poi occorre investire, come avviene in altre regioni d’Europa, per promuovere le filiere e i prodotti tipici, specie nel ferrarese, dove vantiamo moltissime eccellenze: dall’aglio di voghiera, alle zucche, passando per il riso di Jolanda e le varie tipologie di frutta, dalle pere alle mele nostrane, senza contare i prodotti lavorati.
Una Regione capace di credere nel territorio – insiste Cimarelli – dovrebbe essere in grado di battersi per una riforma della politica comunitaria affinchè sostenga l’agricoltura attraverso fondi comunitari sborsati da noi cittadini italiani.
In ultimo, un’area regionale che vanta università di primo livello, dovrebbe riuscire a fare molto di più per incrementare la ricerca applicata e il trasferimento tecnologico in un settore così vitale, dove i passi più concreti, sinora, sono stati fatti sul biologico, con eccellenti risultati, seppur ancora poco incentivati. Il mio impegno è rivolto a una crescita ben più decisa dell’intero segmento agricolo”.

Un voucher per l’imprenditoria femminile

da: organizzatori

Un convegno aperto al pubblico per promuovere un accordo Confartigianato-UniCredit teso a sostenere le imprese femminili nell’accesso ai finanziamenti. E’ quello in programma domani (lunedì), alle 15.30, alla Sala Zarri di Confartigianato, dove verranno illustrati nuovi strumenti tesi ad aiutare le donne a presentare progetti che consentano loro di accedere al fondo centrale di garanzia prima ancora di avere avuto il benestare delle banche. Esemplificando: col placet della commissione giudicante, le ‘richiedenti’ riceveranno un voucher corrispondente al valore (fino all’80% e con un limite massimo di 1 milione e mezzo di euro) della garanzia. Nessun limite di età e nessun ambito di competenza è escluso, «perché quel che noi vogliamo lanciare è un messaggio positivo – spiega Giuseppe Vancini, direttore di Confartigianato – in cui si allarga il campo dell’imprenditorialità e in cui si sollecitano a mettersi in gioco anche quante, espulse dal mondo del lavoro, hanno ancora energie e idee». «Molte sono le zone ‘scoperte’ e le professioni da inventare, soprattutto nel campo dei nuovi bisogni, quindi sanità e sociale», conferma Donatella Zuffoli, responsabile del Credito. I lavori saranno aperti da Vancini. Seguiranno gli interventi di Caterina Paparella, Presidente Donna Impresa; Giovanni Bottega, responsabile Sviluppo e Relazioni del territorio Unicredit. Chiuderà, Donatella Zuffoli.

Roma Film Festival: Stefano Muroni candidato come miglior interprete maschile per “Tommaso”

da: organizzatori

Il cortometraggio è in gara anche per altri tre premi: “Colosseo d’Argento” come miglior cortometraggio, “Menzione Speciale della Giuria” e “Miglior Interprete Femminile”, per Monica Guerritore.

ll giovane attore tresigallese, Stefano Muroni, è in corsa per il premio “Miglior Interprete Maschile” al Roma Film Corto, per “Tommaso”, opera di Luigi Vincenzo Mascolo. Il festival si aprirà domani (9 novembre) e si chiuderà giovedì 14 con la cerimonia di premiazione, alla quale Muroni parteciperà insieme al resto del cast. “Il giovane seminarista Tommaso – si legge nella trama – viene coinvolto in una vicenda che sconvolgerà la sua esistenza. L’incontro con Antonio, malato terminale, sarà la mina di una bomba che scoppierà all’interno di una famiglia stravolta dal dolore, tra scelte e paure si snoderà una storia che riporterà l’uomo al centro di un conflitto senza fine: la coscienza e la moralità come limite alla libertà dell’essere umano”. Nell’interpretare la parte di Tommaso, l’attore ferrarese, ha avuto il privilegio di lavorare accanto a Monica Guerritore e Giulio Brogi, due figure importanti del nostro cinema. “Recitando insieme a loro – racconta il giovane – ho realizzato uno dei miei sogni. Sul set ho imparato tantissimo. Prima dell’inizio delle riprese ho studiato la materia, cercando di prendere più dimestichezza possibile con temi enormi come la religione e l’eutanasia. Interpreto un giovane seminarista sconvolto da un evento che, se possibile, lo rende ancora più insicuro di quello che già era. Sono orgoglioso della mia candidatura al Roma Film Corto Festival; il cortometraggio è in gara per quattro premi differenti. E’ una bella sensazione”. Il Roma Film Corto è patrocinato dall’assessorato alle politiche culturali di Roma Capitale, dal sindacato nazionale Critici cinematografici italiani e dall’associazione Giovani produttori cinematografici indipendenti, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura e RomaPress

Comacchio: Interpellanza sul Santuario di S.Maria In Aula Regia

da: Antonio Di Munno, capogruppo Il Faro-FI Comacchio

Il Santuario di Santa Maria in Aula Regia, indiscutibilmente uno dei monumenti principali della nostra collettività, di proprietà dell’Amministrazione Comunale, come da fotoriproduzioni del 6 novembre u.s. presenta sulla volta interna diverse preoccupanti crepe.
Altre ne esistono nelle pareti portanti, ora non visibili, perché tinteggiature frutto dell’opera di volontariato dei fedeli le hanno parzialmente nascoste.
La lodevole opera dei volontari non può certo arrivare ad intervenire sulla volta ove, come si può rilevare dalle immagini, le fenditure sono veramente importanti.
Trattandosi di immobile di proprietà, voglia codesta Spett/le Amministrazione effettuare apposito sopralluogo al fine di valutare eventuali pericoli per le persone, nonché di predisporre appositi interventi di manutenzione e conservazione.
La Parrocchia ha da tempo attivato anche una raccolta di offerte specifica per il restauro, ma non ritiene l’Amministrazione che questo strumento sia assolutamente insufficiente per cui debba essere supportato da risorse comunali ?
Cordialmente

Antonio Di Munno

Luigi Dal Cin e Marilù Oliva al ventennale Feltrinelli

da: ufficio stampa “Gruppo del Tasso”

Secondo giorno di festa alla Feltrinelli e in città, e la libreria si riempie di piccoli lettori a caccia di parole avventurose: domani, alle 17.30, è previsto il primo pomeriggio dedicato ai bimbi. Luigi Dal Cin, che ha portato la sua Ferrara per l’Italia con una dolcezza unica, intratterrà il giovane pubblico sognante con le sue magiche metafore. Il pomeriggio sarà anche l’occasione per presentare la sua nuova pubblicazione, Il Canto delle Scogliere. Fiabe e leggende dalla Scozia (Panini Editore): un intreccio di racconti in una terra sferzata dal vento, tra scogliere a picco sul mare e delicate brughiere ricoperte d’erica, al tepore del fuoco di torba, con cui si tramandano fiabe e leggende antiche. Le voci oltremanica, quindi, sono state interpretate da grandi acquarellisti e riscritte da una penna fiorita tra le nostre mura, quasi fosse d’altri tempi.
Durante questo evento sarà possibile comprare e donare un libro alla scuola d’infanzia Aquilone, in modo da accompagnare l’anno scolastico appena cominciato con un gesto culturale. Più volte Dal Cin ha collaborato con l’asilo che per Internazionale è stato inaugurato dal premier Renzi. E specialmente si ricorda il suo racconto sul terremoto, Un drago sottosopra, un tentativo fantasioso di far reagire i bambini di fronte alla paura.
Da segnare in agenda anche la mattinata di domenica, quando alle 11, sempre all’interno della libreria in via Garibaldi, la giornalista e scrittrice Camilla Ghedini introdurrà Le Sultane (Elliot), le pagine agguerrite dell’autrice bolognese Marilù Oliva, tutte al femminile. Il romanzo dell’Oliva, più volte definito “commedia nera”, narra in uno stile spassoso e a tratti drammatico una storia dolceamara, di giovinezza mancata e di un mondo veloce e indifferente, ma soprattutto di una sconvolgente rottura di ogni tabù.

Domani nell’intervallo di Vigarano-Gesam Gas Lucca, l’esibizione del Csr Ju Jitsu Italia

da: ufficio Comunicazione Pallacanestro Vigarano

Alle 18,00 l’incontro di pallacanestro sempre in diretta streaming sul sito della Lega Basket Femminile www.legabasketfemminile.it

Sarà l’Asd Csr Ju Jitsu Italia delle sedi di Ferrara e Bondeno ad animare l’intervallo della partita di A1 femminile Pallacanestro Vigarano-Gesam Gas Lucca in programma domani alle 18,00 al PalaVigarano in via Pier Paolo Pasolini.

Il club biancorosso ospiterà le esibizioni di ju-jitsu, antica arte marziale giapponese, effettuate dal maestro Davide Conti, cintura nera 7° dan, e dai maestri Christian Poletti (c.n. 6° dan) e Luca Cervi (c.n. 5° dan) sul tatami che sarà collocato al centro del campo, nel corso della pausa tra il secondo e il terzo quarto di gioco.

Le esibizioni o i saggi dimostrativi di gruppi e associazioni proseguiranno col medesimo canovaccio anche nel corso della stagione sportiva

In attesa che la società definisca ufficialmente altre intese, la partita di domani tra Vigarano e Lucca – valida per la settima giornata del massimo campionato femminile di basket – sarà visibile in diretta streaming a partire dalle 17,55 sul sito della Lega Basket www.legabasketfemminile.it/lbf-livetv/

Tre grosse novità per I-Comacchio, l’app del Comune di Comacchio

da: ufficio stampa Comune di Comacchio

La nuova app del Comune di Comacchio, lanciata la scorsa primavera dopo un concorso di idee vinto da Diego Rizzati, sta procedendo a gonfie vele. Sono migliaia gli utenti che hanno già scaricato gratuitamente da http://www.icomacchio.it/ (tramite App store e Google Play) la nuova applicazione, divenuta a pieno titolo una vera e propria guida turistica virtuale con eventi, luoghi di interesse, itinerari, segnalazioni sugli sconti applicati dai commercianti, informazioni utili e molto altro ancora. 3 sono le novità in arrivo: l’amministratore ha inserito le coordinate gps delle principali vie e piazze di Comacchio e dei lidi. In questo modo si potranno geolocalizzare gli eventi che si svolgono all’aperto, come “Mercatini di Natale”, manifestazioni, “Outlet Carducci e Centro di Comacchio” etc…
Da Lunedì 10 novembre inoltre sino a domenica 23 novembre, sulla pagina Facebook ufficiale della app (https://www.facebook.com/icomacchio), sarà possibile votare tra le 3 proposte la nuova interfaccia grafica della app. “La grafica delle nuove home screen nasce proprio grazie ai consigli e alle segnalazioni degli utenti iComacchio – spiega Diego Rizzati, l’amministratore -, e abbiamo deciso di metterle ai voti perchè vogliamo che l’app del Comune di Comacchio sia in primis l’app dei cittadini comacchiesi e dei visitatori.” Infine è partita proprio in questi giorni la sezione dedicata al business con una nuova funzionalità che si chiama “iComacchio_Carta Fedeltà Digitale.” Gli utenti business iComacchio potranno autonomamente creare carte fedeltà digitali in pochi click, realizzando anche raccolte punti, risparmiando ai clienti l’inconveniente dello smarrimento di tessere cartacee. La nuova funzionalità, insieme all’opportunità di inserire eventi ed iniziative promozionali, offre agli esercenti una marcia in più per farsi conoscere. Ulteriori e dettagliate informazioni sono disponibili su www.icomacchio.it (video della nuova funzionalità: https://vimeo.com/111218279). Non dimentichiamo che la App del Comune di Comacchio è scaricabile gratuitamente in qualsiasi momento e attraverso i social networks consente di postare e condividere contenuti, mentre il suo CR (code reader) è in grado di interfacciarsi con la segnaletica pedonale turistica di recente istituzione in centro storico.

Martedì 11 novembre si alzerà il sipario sulla seconda edizione dei “Tè letterari in biblioteca”

da: ufficio stampa Comune di Comacchio

Con il capolavoro giovanile di Alberto Moravia, “Gli indifferenti”, che ha aperto un drammatico squarcio sulla società italiana dei primi del Novecento, in grado di offrire sempre nuovi e stimolanti motivi di riflessione e di approfondimento.

“Il libro è una creatura che ci parla e leggere è un’occasione di incontro e di amicizia – sottolinea Luciano Boccaccini, scrittore e giornalista ideatore della rassegna letteraria -.” Per il secondo anno consecutivo Boccaccini condivide l’organizzazione e la conduzione dei “Tè letterari” con il libraio Leonardo Romani, responsabile della libreria “Le querce” del Lido degli Estensi, nonchè con il giornalista e critico letterario Paolo Pizzato. La scorsa settimana Boccaccini ha avviato il primo gruppo di lettura “Leggere in Comune”, che si riunisce a martedì alterni, alle ore 16, in biblioteca (prossimo appuntamento martedì 18 novembre 2014). L’iniziativa culturale è sostenuta e patrocinata dall’Assessorato alle Istituzioni Culturali, mentre il gruppo di lettura ha preso le mosse da un’idea del dirigente al Turismo e Cultura, Roberto Cantagalli, che a breve sfocerà in un vero e proprio gemellaggio letterario con il gruppo di lettura di Cervia, coordinato dalla responsabile della biblioteca comunale Bianca Verri.
Leonardo Romani, artefice di un’altra rassegna letteraria di successo “Librandosi”, che ogni estate accende i riflettori sulla letteratura giallo/noir ospitando grandi autori, parlerà di Moravia, mentre Luciano Boccaccini, accompagnerà quasi per mano il pubblico alla scoperta de “Gli Indifferenti”, un autentico dramma teatrale travestito da romanzo.
A completare il suggestivo scenario, non mancherà il collegamento via Skype con il critico letterario Paolo Piazzato.
Anche quest’anno il tè (rigorosamente con biscotti) sarà offerto dal Bar Calaluna del Lido degli Estensi. L’accoglienza ed il servizio del tè saranno curati da Elisabeth Sodi, che coadiuva da sempre Romani per Querce Project.
Appuntamento dunque in biblioteca per martedì 11 novembre alle ore 17 (Via Agatopisto, 5 – Palazzo Bellini- primo piano). L’ingresso ed il servizio del tè sono naturalmente GRATUITI

Luciano Carratoni presenta “Il lago dei cigni ovvero Il canto”

da: organizzatori

Liberamente ispirato al balletto Il lago dei cigni e all’atto unico di Anton Čechov Il canto del cigno

Coreografia e Regia
Fabrizio Monteverde
Musiche
P. I. Čajkovskij
Costumi
Santi Rinciari
Allestimento scenico
Fabrizio Monteverde
Assistente alle coreografie
Sarah Taylor
Maître de ballet
Piero Rocchetti
Costumi realizzati da Opificio della Moda e del Costume
Maschere realizzate da Crea FX Effetti Speciali
Video realizzati da Matteo Carratoni e Michele Innocente

Dopo il successo di Otello, prodotto dal Balletto di Roma nel 2009 e in corso di riallestimento al Teatro San Carlo di Napoli per il prossimo 10 febbraio, torna al Balletto di Roma il coreografo Fabrizio Monteverde. Tra i più apprezzati autori sulla scena italiana della danza contemporanea, Monteverde firma questa volta per la storica compagnia romana la nuova versione di un classico d’eccezione Il lago dei cigni, ovvero Il canto con debutto in prima nazionale il 15 novembre 2014 al Teatro Comunale di Ferrara.
Tra le suggestioni di una favola d’amore crudele e i simboli di un’arte che sovrasta la vita, Monteverde dà nuova vita ad uno dei più importanti balletti del repertorio classico su musica di P. I. Čajkovskij, garantendo quell’originalità coreografica e registica unica che da sempre ne caratterizza le creazioni e il successo. Pretesto per una riflessione sottile sull’intreccio tormentato di arte a vita, il Lago di Monteverde trova nell’atto unico di Anton Čechov Il canto del cigno (1887) il proprio naturale compimento drammaturgico in un percorso struggente di illusioni e memoria.
Persi tra i ruoli di una lunga carriera, i danzatori di Monteverde, come l’anziano attore di Čechov, si aggrapperanno ad un ultimo Lago, tra il ricordo sofferto di un’arte che travolge la vita e il tentativo estremo di rimandarne il finale. Individualità imprigionate in una coazione a ripetere, sabotatori della propria salvifica presa di coscienza oltre i ruoli di una vita svanita, gli interpreti ripercorreranno la trama di un Lago senza fine, reiterandovi gesti e legami nella speranza straziante di sopravvivere al finale di una replica interminabile.

Titolo per eccellenza del repertorio classico, il Lago dei Cigni ben si presta ad essere pretesto di riflessioni sull’ambiguo legame tra arte e vita, nonché punto di partenza per comprendere se sia quest’ultima ad influenzare la prima o se, secondo un vecchio paradosso, non sia piuttosto la vita ad “imitare” l’arte. Capolavoro del balletto, sintesi perfetta di composizione coreografica accademica e “notturno” romantico, di chiarezza formale e conturbanti simbologie psicoanalitiche, il Lago è una favola senza lieto fine in cui i due amanti protagonisti, Siegfried e Odette, pagheranno con la vita la passione che li lega e sarà solo ultraterrena la felicità verso cui infine vedremo elevarsi i loro spiriti.
Una di quelle “favole d’amore in cui si crede nella giovinezza” avrebbe detto un altro grande russo contemporaneo di P.I. Čajkovskij, Anton Čechov, scrivendo ne Il canto del cigno di un attore ormai vecchio e malato “con l’anima fredda e buia come una cantina” che ripercorre in modo struggente i grandi ruoli di una lunga carriera. Con dichiarata derivazione intellettuale dal grande scrittore russo, la nuova proposta coreografica di Fabrizio Monteverde porta in scena un gruppo di anziani danzatori che provano l’eventuale messa in scena de Il lago dei cigni come “inevitabile” percorso memoriale d’arte e di vita, tentando, nell’illusoria ricerca di un lieto fine, di vincere la battaglia contro il tempo attraverso la sola cosa che possano, e forse sappiano, fare.
Crudele, solipsistico, grottesco jeu de massacre che mescola teatro, immagine e danza, questo “lago dei cigni/canto del cigno” scava in quella zona “neutra e incolore” in cui l’interprete si fa misteriosamente personaggio e lasciandosi alle spalle volgarità e minuzie della vita quotidiana finisce per ritrovarle, in un circolo di inquietante automatismo, ogni sera al calar del sipario. Si tratta di una ricerca costante e ininterrotta di unione e completezza che, come tutta l’arte, non conosce traguardo, allo stesso modo in cui il personaggio bifronte Odette/Odile, metà principessa e metà cigno, vive in una perenne metamorfosi che non giunge mai al pieno compimento; è questa l’autentica e geniale invenzione coreografica del balletto, metafora dell’arte stessa.

Esponente di una generazione di talenti esplosa negli anni Novanta, Monteverde svolge, da ormai trent’anni, un lavoro di elaborazione stilistica e drammaturgica che ne rende il segno
unico e riconoscibile. Sensibile alle suggestioni letterarie e teatrali, la contemporaneità coreografica di Fabrizio Monteverde si scorge nelle profondità invisibili di racconti senza tempo, tra le righe di narrazioni moderne e i risvolti psicoanalitici di favole antiche.
Collaborazione di successo, quella di Monteverde con la compagnia del Balletto di Roma, per cui il coreografo ha riallestito nel 2002 il proprio Giulietta e Romeo (debutto al Teatro Carlo Felice di Genova, 1989), diventato in breve uno degli spettacoli di danza più visti degli ultimi anni. Sempre con la compagnia romana, il coreografo ha realizzato produzioni importanti come Cenerentola, Otello e Bolero, puntualmente premiate da unanime consenso di critica e pubblico.
Maestro di uno stile energico e personale, Monteverde è autore di un movimento composto di intrecci e spostamenti di peso che ne orientano coerentemente equilibri e curve dinamiche. Il risultato è quello di una gestualità rotonda e morbida che richiama nel corpo l’intenzione del moto per esplodere infine in spigolosità nette e decise.
Il lago dei cigni, ovvero Il canto è la terza nuova produzione dell’anno del Balletto di Roma che con oltre 400.000 spettatori, più di mille spettacoli realizzati negli ultimi anni e da sempre sostenuta dal MiBACT, si conferma come una delle compagnie più attive sulla scena contemporanea della danza in Italia. Dopo il debutto del 15 novembre a Ferrara, la creazione sarà presentata nei più importanti teatri nazionali in un intenso tour invernale.

Personaggi e Interpreti

Odette
Roberta De Simone|Claudia Vecchi
Siegfried
Mirko De Campi|Placido Amante
Odile
Anna Manes|Azzurra Schena
Rothbart
Luca Pannacci|Michele Cascarano

LA COMPAGNIA
Placido Amante, Marcos Becerra, Michele Cascarano, Mirko De Campi, Roberta De Simone, Monika Lepisto, Anna Manes, Tayma Niane Baldò, Luca Pannacci, Raffaele Scicchitano, Azzurra Schena, Sophie Tonello, Claudia Vecchi, Stefano Zumpano

Replica del Sindaco Marco Fabbri a Valter Zago

da: ufficio stampa Comune di Comacchio

Il Sindaco Marco Fabbri ritiene di entrare nel merito delle dichiarazioni dell’esponente del Circolo del Delta di Sinistra Ecologia e Libertà, pubblicate oggi dai quotidiani locali. “Non per prendere le difese dell’amministrazione Cicognani, ma l’intervento odierno di Valter Zago pare più una butade elettorale, dal momento che non si è mai sentito parlare di una presunta trasformazione del piano terra dell’ex-ospedale San Camillo in un’area commerciale con negozi e ristoranti.” “E’ dagli anni ’80 che vengono spese risorse tra idee e ripensamenti. Capisco che per i politici del passato, avvezzi a lunghi convenevoli e a discussioni infinite, risulti indigesta un’amministrazione che realizza progetti e fa le cose nell’interesse della collettività – prosegue il Sindaco -. Quindi per quale motivo se in passato esistevano le disponibilità economiche ed il progetto piaceva, non è stato realizzato? Come si può pretendere dopo anni di far realizzare un progetto obsoleto e non più sostenibile economicamente, solo perchè non si è stati in grado di finalizzare un’idea quando era il momento? Oggi, l’allestimento del Museo all’interno dell’ex-ospedale settecentesco degli infermi sta procedendo il proprio iter a passi veloci, è stato assegnato l’incarico attraverso criteri meritocratici, trasparenti, con un concorso di idee aperto a chiunque avesse i requisiti tecnici. Contiamo di concludere la fase progettuale degli allestimenti entro la fine dell’anno – sottolinea il primo cittadino – o al più tardi entro i primi mesi del 2015, in concomitanza con le procedure di gara per il trasporto di una parte dei reperti dai depositi del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara a Comacchio, loro culla naturale. E’ un progetto attuale che guarda al futuro. Zago nei giorni scorsi mi ha additato come finto tonto. Che i Dinosauri si mettano il cuore in pace – conclude il Sindaco-.”

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Fuori la verità!

da: Circolo del Delta, Sinistra Ecologia Libertà

Fuori la verità! E’ troppo pretenderla a proposito del destino di un investimento pubblico che ha superato complessivamente i dieci milioni di euro per riqualificare il cuore del cuore del Centro Storico di Comacchio? A tanto ammontano infatti ad oggi gli interventi finalizzati al recupero del comparto di Palazzo Bellini e del settecentesco Ospedale degli Infermi. Per dare smalto durevole alla crescita civile ed economica del Delta. Smentendo la vecchia vulgata di una Comacchio isolazionista e reclinata su se stessa, la sua Municipalità concertò, tra gli anni settanta e novanta, con Stato, Regione, Provincia e Comune di Ferrara, la nascita, a Comacchio, di una istituzione molto innovativa: il Museo delle Culture Umane del Delta del Po. “Un Museo per l’Europa”, si arrivò a dire allora, senza azzardare! Poi, ci fu un brusco ritorno al passato e a politiche miopi e miserrime. La Giunta Cicognani pensò di rattrappire quel progetto di alto profilo e respiro, musealizzando solo il piano nobile e destinando il piano terra del Vecchio Ospedale addirittura a negozi e ristoranti. La Giunta Fabbri, poi, facendo propria l’idea di ‘piccolo è bello’, ha immaginato al posto di questi ultimi la biblioteca e gli archivi comunali, nell’ottica di spostare i suoi uffici a Palazzo Bellini. In seguito, essa ha immaginato un altro rimescolamento di tali spazi, ponendo in gioco anche quello occupato dal carico della nave romana. Il tutto in una prospettiva bislacca che continua ad accomunare le suddette amministrazioni. I loro disegni fin qui infatti coincidono. Oltre che nell’abbandono unilaterale del progetto originario, anche nell’idea che il nascente Museo debba essere solo una mera custodia di beni culturali dello Stato, ripiegata esclusivamente sulla storia di Comacchio, senza una vero e proprio organo direttivo e senza alcuna relazione con il quadro di intese maturato a suo tempo con Stato, Regione, Provincia e Comune di Ferrara. La Giunta Fabbri fa ancora in tempo a ritornare sulla retta via saggiamente tracciata da tali intese. Ora, alla luce del recente rinvenimento di un altro scafo di epoca romana, dei nuovi assetti politico-istituzionali che associano i Sindaci di Ferrara e Comacchio ed altri alla guida della Provincia, delle radici nostrane del Ministro della Cultura e del Turismo in carica (per non parlare degli straordinari esempi di buone pratiche, a soli due passi da casa, del Parco Archeologico di Classe e della Fondazione Ravenna Antica, che basterebbe in larga parte copiare, ad iniziare dal coinvolgimento a pieno titolo anche dell’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio), cosa osta a realizzare quel bel progetto ‘in progress’ di un Museo per l’Europa?

Circolo del Delta
Sinistra Ecologia Libertà

Fiera del formaggio di Fossa, ‘l’ambra di Talamello’

A dargli il nome di “Ambra di Talamello” fu niente meno che il poeta Tonino Guerra. Il formaggio di fossa, una delizia della zona del Montefeltro, viene fatto stagionare nelle fosse scavate nella roccia arenaria, seguendo un’antichissima tradizione che affonda le sue radici addirittura nel Medioevo; rocce che assumono, una volta riaperte le fosse, un meraviglioso colore ambrato. Talamello, piccolo centro in provincia di Rimini, celebra questa domenica 9 novembre e la prossima questa prelibatezza con la XXIX edizione della “Fiera del formaggio di fossa”: il borgo, che conserva un patrimonio artistico di notevole interesse, diventerà una vera e propria terrazza del gusto, dalla quale si potrà ammirare il suggestivo paesaggio del Montefeltro, assaggiando i migliori piatti della tradizione. Re incontrastato della manifestazione sarà “l’Ambra di Talamello” da degustare presso i banchi della fiera e nei ristoranti del paese, che offriranno interessanti menù a tema, e da accompagnare con i migliori vini della zona.
Anche quest’anno non mancheranno i “gemellaggi gastronomici” con altre produzioni tradizionali dello Stivale, oltre a incontri, conferenze e spettacoli. E se all’evento “trine e formaggio” si fonderanno arte gotica e pittura, si potranno visitare la mostra fotografica “L’altro volto di Talamello” e le caratteristiche sculture di pane realizzate a mano. I bimbi delle scuole di Talamello inoltre, si trasformeranno in mini-guide turistiche per presentare le bellezze del paese, fra le quali spiccano il Museo-Pinacoteca “Gualtieri” e l’intero centro storico, che custodisce importanti opere come il “Crocefisso” di scuola giottesca (Giovanni da Rimini, 1300) e la ‘Cella’, adiacente al cimitero, affrescata nel 1437 da Antonio Alberti da Ferrara.

(dalla redazione di FuoriPorta)
Per saperne di più visita il sito FuoriPorta [vedi]

La chiave per una buona salute?
E’ questione di equilibrio

Il sistema nervoso autonomo è responsabile di funzioni vitali importantissime, quali il battito cardiaco, la digestione, l’eliminazione e così via. Esso è parte del sistema nervoso periferico e si occupa di tutte quelle funzioni che non sono controllate dalla nostra volontà. Esiste però anche un aspetto sottile di questo sistema che non è comunemente noto, ovvero che il sistema nervoso autonomo può essere usato per riportarci all’equilibrio se opportunamente attivato.

Il sistema nervoso autonomo è diviso in due rami, il simpatico e il parasimpatico, che rappresentano le “filiali” del sistema nervoso. Il simpatico è legato ad attività che richiedono che una mente vigile; il parasimpatico è legato alle attività più rilassanti, come dormire, mangiare e guardare la tv. Non abbiamo mai in funzione un solo sistema, sono entrambi necessari per far funzionare l’organismo.
Tra i due ci deve essere un giusto equilibrio che è la chiave per una buona salute. Le persone che attivano eccessivamente il loro sistema simpatico tendono a soffrire di stress e sintomi correlati, come problemi cardiaci, pressione del sangue alta e insonnia. Le persone che invece attivano prevalentemente il loro parasimpatico possono soffrire di depressione, avere mancanza di motivazione/ambizione e un sistema immunitario indebolito.

L’attivazione del sistema nervoso simpatico è responsabile della ‘lotta’ e della ‘fuga’: aumenta il battito cardiaco e rende il flusso del sangue più veloce, i muscoli sono tesi, i riflessi sono velocizzati e la digestione e l’eliminazione possono essere rallentate o bloccate completamente. In sostanza, attiva tutte le risposte primarie che sono in relazione con la vita.
Viceversa, il ramo parasimpatico, detto anche “il vago”, è responsabile del riposo, del recupero e del relax. L’attivazione del sistema nervoso parasimpatico diminuisce il battito cardiaco, rilassa i vasi sanguigni e i muscoli, consentendo al sangue di portare sostanze nutritive e i rifiuti fuori dalle proprie cellule. Stimola la digestione e rallenta la respirazione.

Fondamentalmente tutte le normali reazioni del corpo sono associate alle attività essenziali che si svolgono durante la giornata e al recupero. Le pressioni della società odierna, spesso sono molto impegnative e diventa difficile mantenere il giusto equilibrio tra questi sistemi, in modo da contrastare la disfunzione del sistema metabolico e l’accelerazione del processo di invecchiamento cellulare, aumentando l’insorgenza di malattie cardiovascolari, diabete, ictus, etc.
È necessario quindi riacquisire un equilibrio consapevole, imparando a gestire le proprie giornate in modo che quando si stimola troppo un sistema, si passi ad un’attività che metta in azione l’altro.
Ad esempio, al lavoro è importante prendersi delle pause durante la giornata; nel week-end, si dovrebbe evitare di dormire davanti alla televisione tutto il giorno.
Un consiglio è cercare di accostare attività lavorative stressanti e sedentarie con attività rilassanti ma allo stesso tempo energetiche, come ad esempio camminare a passo sostenuto o fare sport. E poi, subito dopo pranzo e dopo cena, 3000 passi per migliorare l’equilibrio fra i sistemi e sentirsi in forma!

Lo stile di vita è alla base della buona salute e del benessere.

L’INTERVISTA
Il centro Perez, un rifugio sull’orlo dell’abisso: “Qui si impara
ad affrontare la propria sorte”

“Questo è un luogo di esercizio quotidiano, di resilienza: un carattere del quale oggi si parla molto e che ben descrive l’atteggiamento mentale richiesto a una persona che ha subito un trauma grave e cerca di ricominciare a vivere”. A dirlo è Anna Perale, coordinatrice del centro Perez della Città del ragazzo di Ferrara. “E’ come parlare di amore sull’orlo di un abisso. L’abisso per queste persone c’è sempre, accompagna la loro esistenza. La consapevolezza che ciascuno ha della propria condizione e la sostanziale capacità di affrontare la realtà non prescinde da momenti di disperazione e dolore. Il senso di perdita è sempre in agguato. Ci si fa forza reciprocamente, si vive profondamente il senso di solidarietà. Qui si è senza maschere, affrontare la propria disabilità con serenità non è semplice: la serenità va continuamente sostenuta e sorretta”.
Per riuscirci, Anna, i suoi collaboratori Conrad Binder e Maria Grazie Aretusi, il tirocinante Marco Borgatti, la decina di volontari che dedicano una parte del loro tempo e delle loro energie al centro Perez, cercano di offrire ai 28 ospiti della struttura giornate piene e ricche di stimoli. La mattina dalle 8,30 alle 12,15 si lavora: attività di corniceria, tipografia, stampe digitali, assemblaggi manuali di varia natura su commissioni esterne, cioè lavori richiesti e pagati. Poi mansioni di orto-giardinaggio nello spazio esterno al centro, che occupa la palazzina fra l’edificio principale e la palestra della Città del ragazzo.

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Anna Perale, coordinatrice del centro Perez

“Il pomeriggio – riprende Anna, laurea in Farmacia e qualifica di educatrice professionale – alterniamo il laboratorio teatrale all’attività motoria, al ballo, ai canti corali”. Al corso di ballo può partecipare anche chi è in carrozzina o ha problemi di mobilità. Gli educatori della cooperativa Indaco sperimentano per la prima volta in Emilia Romagna tecniche di coinvolgimento che non escludono nessuno. I canti corali sono diretti da una giovane psicologa diplomata al conservatorio musicale: non hanno solo valore ludico, ma anche riabilitativo per chi soffre di afasia o disartria, cioè problemi nell’emissione e nella deglutizione causati, per esempio, dall’intubamento post coma.

Gli ospiti attuali sono tutti in età adulta, come Gianluca Melloni che ha raccontato su ferraraitalia la sua storia [leggi]. Il centro è intitolato a Francesco Perez, nobile veronese che nell’Ottocento cedette tutti i suoi beni e si mise al servizio dell’Opera fondata da don Giovanni Calabria, di cui la Città del ragazzo è parte. E’ sorto nel 1999 per fornire sostegno a persone con disabilità conseguenti a trami di varia natura: incidenti, ictus, trombosi, emorragie, ischemie…
“Nel tempo la vocazione della nostra struttura è mutata – racconta Anna Perale, in servizio dal 2006 -. All’inizio forniva essenzialmente un servizio mirato alla valutazione e al reinserimento socio-lavorativo dei traumatizzati. Poi si è progressivamente orientata alla formazione e alla riabilitazione. Comuni, Asl, Azienda ospedaliera, Opera Don Calabria sostengono questo progetto. Le leggi sull’inserimento lavorativo di persone con disabilità sono bellissime – afferma la coordinatrice – ma le aziende fanno fatica ad accettare persone con gravi inabilità. La maggiore collaborazione c’è da parte di enti pubblici, cooperative e imprese del terzo settore. Poi va fatta una considerazione: in un incidente stradale può essere coinvolto chiunque, ma i problemi vascolari normalmente colpiscono persone in età matura, dai 50 anni in su. E persone di questa età incontrano più ostacoli delle altre nel reinserimento”.
Il risultato è che il Perez si è progressivamente trasformato in un centro diurno specializzato, a sostegno di uomini e donne alle prese con una situazione della quale hanno consapevolezza. “A differenza di chi ha disabilità congenite, i nostri ospiti hanno lucida coscienza di un ‘prima’ e di un ‘dopo’ “. Il demone è l’evento che ha cambiato le loro vite. “Il lutto della perdita affiora di continuo. Per chi si trova in questa condizione l’accettazione del proprio stato è faticosissima”. Lo è anche per le famiglie: alcune resistono altre si disintegrano. “I genitori restano sempre accanto ai figli, mogli o mariti non sempre ce la fanno a sostenere i congiunti”.
E nel dolore emergono le sfumature caratteriali di ciascuno. “In generale chi si sente responsabile della propria sorte, per un’imprudenza o un eccesso compiuto, si pacifica con se stesso prima degli altri. Ma chi si reputa vittima non riesce a farsi una ragione di quel che gli è capitato. Non ci si rassegna. Non si perdona. Le domanda ‘perché io’, perché proprio a me’ ricorrono quotidianamente”. Insomma, con la disabilità si convive, con l’evento che ha sconvolto la vita è più difficile. “Ogni giorno si riapre il dialogo su questo. Canto e teatro costituiscono forme espressive che ci aiutano a dare sfogo a queste angosce e a rappresentare tutti i vissuti. La cosa che più conforta è percepire che qui non si è giudicati ma sempre accolti”.
Ogni tanto ci sono momenti di tensione. “Per stemperarli un giorno, anziché incartarci nelle rimostranze, ciascuno ha scritto le cose che lo fanno stare bene. Le abbiamo raccolte in un elenco”. Fra le tante si legge: “Mi fa stare bene sentirmi nel cuore e nei pensieri degli altri”.

Rosso d’autunno

Quando mi chiedono consigli per sapere quale sia il posto migliore del giardino per mettere a dimora una pianta, ho diversi tipi di risposta. Quella botanico-scientifica prende in considerazione le esigenze di terreno, acqua, temperatura e luce; quella paesaggistica valuta il quadro complessivo e l’immagine del giardino; ma quando si tratta di una pianta molto amata, la mia risposta è sempre stata: “mettila dove la puoi vedere dalla finestra”. Dopo anni di coabitazione con un giardino, mi sono resa conto di avere trascorso molto più tempo in casa che fuori, e la soddisfazione di poter godere della bellezza di alcune delle mie piante mentre sto lavorando al computer o mentre sbrigo le faccende in cucina, mi appaga totalmente, grazie ai quadri vivi, sempre diversi, che posso guardare attraverso la cornice di una finestra. Proprio in questi giorni grigi di novembre, il mio giardino mi regala il momento magico di una delle mie piante preferite: l’ortensia quercifoglia (Hydrangea quercifolia). Come le sue sorelle Ortensie appartiene alla famiglia delle Saxifragraceae, è un arbusto di medie dimensioni e dalle nostre parti viene coltivata come pianta da giardino. Rispetto alla comune ortensia macrofilla (Hydrangea macrophylla sin. Hydrangea hortensis ), molto conosciuta e diffusa, questa varietà, nonostante sia molto più rustica di quella comune, viene poco considerata, ed è un vero peccato perché proprio in autunno diventa spettacolare, quando le sue larghe foglie smerlate come quelle di una quercia, si incendiano di tutte le possibili sfumature brunite di rosso. Ogni anno è diversa, quest’anno le tonalità scure sono quasi inesistenti e la mia ‘bellona’ è una massa porpora che si staglia netta, su tutti gli altri colori del giardino. La quercifoglia non è bella soltanto per il fogliame, ma si riempie di sfere ricche di infiorescenze bianche a quattro petali. A metà dell’estate un comando interno della pianta sospende i contatti tra le radici e i fiori e, mentre le foglie mantengono il loro aspetto sano e polposo, i fiori lentamente si disidratano diventando di carta. Praticamente sono già pronti per essere raccolti e conservati per fare decorazioni autunnali molto raffinate.
Se consideriamo che è una pianta che resiste al freddo, alla siccità, che sta bene a mezza-ombra, divide volentieri la terra con le radici di un albero, non si ammala e richiede come unica potatura l’eliminazione dei rami secchi, è davvero un mistero che non sia diffusa nei giardini in modo massiccio. Un mistero che ha facile soluzione, perché l’ortensia quercifoglia richiede un po’ di pazienza. Le piante giovani hanno un aspetto striminzito per una caratteristica dei suoi rami, che quando sono privi di foglie si spellano naturalmente del loro strato superficiale. Non è il sintomo di una malattia, ma a molti non piace avere sotto il naso una pianta che per qualche anno sembra pronta a morire di stenti. In realtà lei sta benissimo, sta solo prendendo confidenza con il luogo, ma quando decide di crescere diventa, in poco tempo, un cespuglio molto bello, che si allarga, senza essere invadente.
Nel mio giardino ho scelto di concentrare le fioriture tra la primavera e l’inizio dell’estate, poi lascio parlare le foglie con le loro forme e sfumature di verde che, in autunno, si trasformano, regalandomi una nuova esplosione di colori caldi e dorati. Una tavolozza che sta molto bene con i colori dei crisantemi con il fiore a margherita, esattamente quelli che abbiamo portato ai cimiteri. Se abbiamo un angolino nel nostro giardino, invece di buttarli via, li possiamo piantare senza problemi, sono erbacee rustiche e perenni che l’anno prossimo fioriranno tranquillamente. Bisogna innaffiarli nei momenti di siccità, e per averli un po’ compatti, andrebbero cimati durante la primavera, spezzando le punte in modo che la pianta non cresca in modo disordinato, ma stanno bene comunque, anche un po’ spettinati, magari alla base di un’ortensia quercifoglia.

Riccardo Roversi, sereno
post-futurismo

Fra le nuove generazioni poetiche, storicamente parlando dal/del duemila, parallelamente a sterili imitazioni del passato sempre care ai letterati italiani, è possibile osservare almeno due direzioni innovative (a livello, ora, ovviamente succintissimo). L’una, erede del futurismo e delle avanguardie, continua a sperimentare e scoprire il nuovo, tra “poesia totale” (Adriano Spatola) e neoavanguardia (Paolo Ruffilli); l’altra pur attraversando tale tradizione del nuovo, viene anche da un altro moderno, tra simbolismo ed ermetismo, inventando la nuova bellezza con sguardi forse meno eretici ma più sereni. Fra i nuovi poeti, Riccardo Roversi opta probabilmente per quest’ultimo gioco poetico, come traspare nelle opere finora pubblicate. In “Serenezze”, “Nonostante” e “Proesie”, i versi e le parole sono combinate ed elaborate con mano leggera ma persuasiva, la poesia come Farfalla intelligente in volo libero… La poesia di Roversi nasce dal linguaggio, ma è un al di là, innesta nel simbolo le varianti e le possibilità dell’anima umana, vaghe ma al passo coi tempi, illuminate; nello stesso tempo l’autore miscela la parola nella bellezza, senza eccessi appunto linguistici, distante dall’intellettualismo di certa poesia italiana. Nell’ultimo, Roversi incontra il futurismo della parola che si abbandona alla sperimentazione, come in “Nonostante”, quando il paesaggio in primo piano evoca la “Padania” di Corrado Govoni o lo stesso Paolo Buzzi, forse il più classicheggiante dei poeti futuristi, dove Roversi in “Serenezze” e “Proesie” insiste felicemente sul verso prezioso e musicale. Tale non frequente alchimia tra sperimentazione e nuovo classicismo elettronico è poi consapevolmente emersa nelle opere successive, ovvero in “Trappola Minimale”, soprattutto con il canovaccio poetico-teatrale di “Periplo di Millennio” (Este Edition, 1999), più volte messo in scena a Ferrara e altrove con la regista parigina Alexandra Dadier: quest’ultimo percorso, appare più prossimo al Teatro d’avanguardia e alla Poesia sperimentale, tra surrealismo e teatro dell’assurdo remixati in chiave postmoderna.
Un postmoderno, peraltro già post anch’esso, poiché – per così dire – di stile europeo o persino neorinascimentale, come nell’umanesimo italiano fiorentino, come trend successivo chiarissimo anche nel Roversi critico letterario (‘segnalato’ anche nel libro manifesto “Nuova Oggettività” a cura di Sandro Giovannini), o (tra le numerose opere più recenti, tra letteratura, guide su Ferrara e monografie ecologiche) in “Canzoni Scordate” (Este Edition, 2011). Parole e segni oltre l’esperimento artistico, verso – ora – un’avanguardia virtuosa evidenziata anche da chi scrive in “Futurismo per la Nuova Umanità” (Armando editore, 2012). Recentemente, Riccardo Roversi (come si sa anche giornalista del Resto del Carlino Ferrara e editore), già noto per un antologico volume sulla parola ferrarese contemporanea (“Percorsi Letterari Ferraresi, Liberty House), ha dato alle stampe una esemplare ricognizione sulla letteratura estense dal Rinascimento a oggi: 50 letterati ferraresi, da Celio Calcagnini e Pietro Bembo a Corrado Govoni e Giorgio Bassani, etc., recuperando anche parecchie figure del passato di grande stoffa letteraria perdute o quasi nella memoria attuale. E con la casa editrice Este Edition ha curato una recente rassegna di gran spessore nazionale “Autori a Corte”, con ospiti i vari Achille Occhetto, Roberto Pazzi e Marcello Simoni. Ha collaborato e collabora con numerose riviste: tra esse Roma Futurismo Oggi e Teatro.it (Portale del Teatro Italiano), Ferraraitalia ecc.

da Roby Guerra “Dizionario della letteratura ferrarese contemporanea”, Este Edition, La Carmelina ebook, 2012

Per saperne di più di Riccardo Roversi visita il suo sito [vedi] e quello di Este Edition [vedi].

IMMAGINARIO
Furiosa poetica.
La foto di oggi

Incontro su Ludovico Ariosto e presentazione di una mostra ispirata al suo “Orlando furioso. Del poeta parlerà questa mattina (ore 9-11) Gianni Venturi nell’atrio Bassani del liceo Ariosto, via Arianuova 19, a Ferrara. Seguirà – alle 11,15 nell’ala nuova del liceo – la presentazione delle  miniature di Angela Pampolini su un “Ariosto immaginato”. L’appuntamento è l’ultimo degli ‘Itinerari ariosteschi’ dedicati ai 540 anni dalla nascita del grande letterato a cura dell’Ufficio Ricerche storiche del Comune insieme con associazione Ferrariae Decus e liceo Ariosto.

OGGI – IMMAGINARIO LETTERATURA

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Un’opera dedicata a “Ariosto Immaginato” di Angela Pampolini da oggi in mostra al liceo Ariosto, a Ferrara in via Arianuova

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic sulla foto per ingrandirla]

GERMOGLI
Lungimiranza.
l’aforisma di oggi

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la giornata…
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Ennio Flaiano

Chi ha saputo guardare lontano e vederci bene.

“Fra trent’anni l’Italia sarà non come l’avranno fatta i governi, ma come l’avrà fatta la televisione”. (Ennio Flaiano)

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

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Redazione

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