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BiancoVannacci e la Regina Nera

BiancoVannacci e la Regina Nera

(C’era una volta in un lontano Reame)

In una Repubblica che era un Reame, dove il Parlamento era ignorato ogni momento, regnava la regina Giorgia Prima. Doveva togliere le accise alla benzina, ma costava più che mai. Disse che voleva abolire La Fornero, ma non era affatto vero. I sudditi l’avevano votata perché degli spacciatori facesse una retata, portasse i migranti ― tutti quanti ― in Albania, ma era come nel Novanta, arrivavan come prima, hai capito la Regina?

Giorgia aveva un’abitudine mattutina: fare una domanda, sempre uguale, allo specchio del Quirinale. Di nascosto al Mattarella, si infilava nel palazzo travestita da studente. Giunta allo specchio domandava:

— Specchio, specchio nazionale, chi è la più a destra del reale?

— Non sei tu, o mia regina, è BiancoVannacci il generaledisse lo specchio una mattina.

Non sia mai, miei fidi a me! Per avere risposta fanno una seduta tutti e tre, e riuniti attorno a un tavolino traballante ― Giorgia, Lollo e la sorella ― ed evocano l’animaccia nera di Almirante.

A causa di una svista, si materializza al suo posto un operaio comunista di Gallarate che di legnate ohibò, tosto li riempie.

Delusa e contusa, la regina ha un’idea geniale: affiderà la faccenda a Lollo il bracconiere, che fra treni e corriere, formaggi e Ddl sulla caccia aveva ha ormai perso la faccia. Lollo si dà subito da fare e pensa:
“potrei fargli sparare solo un pochino, da un gioielliere marocchino da remigrare, ma è troppo esagerato, mica è cinque stelle dichiarato”.

Quel losco contatta allora la famiglia nel bosco e fa rapire il generale. BiancoVannacci viene chiuso in cantina con una decina di topacci che gli fanno un vestito per il ballo… Ah no! scusate, è questa è un’altra fiaba …  Il nostro prode evade di prigione: nessun rumore ode a notte fonda, la porta sfonda ed esce all’aperto.

Di pifferi sente un concerto e l’eroico Roberto segue il suono che perdura fino ad una vicina radura. Seduti in cerchio attorno al fuoco, stan quattro piccoli ministrini dai neri berrettini, sono D’Ursolo, Salvinucciolo, Valditarotto e Piantedosolo. Tutti suonano il flauto con impegno, ma stonano a tutto legno. BiancoVannacci si avvicina cauto:

— Scusate, perché suonate il flauto così a lungo? Da più di un’ora dura ‘sta sofferenza.

— Ci vuol pazienza, ci stiam preparando, perché alla prossima legislatura, col piffero che ci rieleggono ancora! Gli italiani si son svegliati.

Ma figuriamoci, quel branco di pecoroni, sono ancora addormentati: ho avuto già più di duecentomila iscrizioni!

I quattro ministri lo invitano per una pasta al burro e parmigiano ma… Tradimento! Era un avanzo di Pastasciutta Antifascista, quella del Partigiano.
Il povero BiancoVannacci cade in coma profondo. Per riportarlo al mondo serve un bacio di un africano gay e comunista, ma in tutto il territorio italiano, nessuno si mette in lista per baciare il generale.
Così, lo specchio al Quirinale incoronò nuovamente Giorgia Meloni la più a destra della Destra.
E vissero tutti così, fascisti e contenti.

In copertina: Giorgia Regina Nera e Vannacci Biancaneve – immagine creata da Stefano Agnelli con AI Imgcreatorai 

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Stefano Agnelli

Stefano Agnelli è laureato in Storia Contemporanea, ed insegna materie letterarie negli Istituti di Istruzione Secondaria. Ha pubblicato due raccolte di poesie: “La stagione del sonno fecondo”, Corbo Editore, Ferrara, 2007 e “Turno di notte”, Albatros, Roma, 2011. Ha collaborato con il sito internet Spigolature. Spigoli & Culture, e collabora con la rivista online: Il giornale di Rodafà. Rivista di liturgia del quotidiano.

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