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Diario in pubblico. La puzza che sale. Interpretazione olfattiva dello schifo sociale

L’irrespirabilità dell’aria odorata come segnale della condizione etica, sociale e quindi politica della “nostra” Italia raggiunge un tasso talmente alto che rimane a chi la annusa la necessità di combattere o chiudersi nel proprio odore/puzza.

Di fronte alle catastrofi che scuotono il mondo o agli scandaletti che scuotono la nostra curiosità indotta da patte toccate ad arresti di treni, dall’uso di cognomi un tempo famosi alle idiozie televisive di un’attrice un tempo da me ammirata Virginia Raffaele.

Qui, purtroppo, la violenza, la puzza, l’imbecillità si esercita su un bambino che ha un’unica colpa, quella di essere intellettualmente più dotato dei suoi compagnucci di scuola, mentre genitori e insegnanti mostri gli fanno il vuoto attorno.

La vicenda si svolge a Rende ed è narrata dalla madre, avvocata cosentina del bambino intellettualmente bullizzato in una scuola dalla connivenza puzzolente tra genitori e insegnanti.

Il bambino di otto anni doveva essere spostato in un altro istituto da quello che frequentava a causa di incomprensioni tra la madre e alcune maestre che richiedevano l’inserimento nel “percorzo” del minore di un insegnante di sostegno, a causa della diagnosi di iperattività con funzionamento intellettivo superiore alla media.

Cioè sei più intelligente dei compagni? Bene! Allora sei un invalido che ha bisogno di un sostegno. Il ragazzino parla due lingue correntemente e perciò viene considerato un malato, più che un super/ritardato.  Viene deciso il cambio istituto e il ragazzino, felice, al primo incontro in aula con i compagni trova cosa? Il vuoto.

Alla delusione che ne segue il bambino reagisce, pensando che i compagnucci avessero tutti la febbre e perciò fa un disegno da regalare al suo compagno di banco assente. Tutto nel complotto ordito da insegnanti e parenti scoperto il pomeriggio prima dalla madre, la quale si era imbattuta in un’insegnante che definiva suo figlio “disabile e fastidioso”, istigando i parenti dei ragazzini ad eseguire il piano dell’assenza di tutti.

Ma che mostri siamo? Ma come puzziamo?

Al silenzio generale anche dagli uffici preposti risponde il ministro Valditara, che chiede un’ispezione per ristabilire responsabilità e connivenze.

Certo. Ben altre tragedie scuotono il mondo e la puzza che sovrasta è ancora più soffocante. Ma cosa va detto per questa immane idiozia e ignoranza?

Non pensiamo, al solito, che la parte della Nazione più sensibile a tali vicende debba essere il Sud Italia. La ‘bullimizzazione’ è ben prospera nelle ricche province e regioni e città del Nord. Mi astengo dal riferire quelle che accadono a “Ferara”

Nella mia città ferve, s’infiamma, lascia fumi, la necessità/volontà di esprimere il candidato di sinistra, dove curiosamente il candidato maschile viene sempre citato non con il suo nome di battesimo ma come “l’avvocato Anselmo”. Il mestiere meglio del nome. Andrò a votare scetticamente radical chic, ma mi meraviglio che la candidata a mio parere più preparata e allenata, cioè Ilaria Baraldi, accuratamente non venga mai nominata dai capoccioni di sinistra. Ach’ puzza……

Non so se prenderò il ‘trenolollo’, o se mi lascerò infiammare dalla polemica sul mancato contributo ministeriale al film di Paola Cortellesi. O di approvare o meno la brutta mostra di Tolkien (autore a me profondamente “ghignoso”), o di schierarmi con Dario Franceschini, amico di una vita, del quale mai ho rilevato atteggiamenti scorretti.

Vale allora un avvertimento. Alle puzze incombenti reagire con una bella doccia culturalmente servita, poi ritirarsi in casa a leggere, scrivere, ascoltare dischi e vedere film, senza però tapparsi, come gli ignavi, il naso.

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Gianni Venturi

Gianni Venturi è ordinario a riposo di Letteratura italiana all’Università di Firenze, presidente dell’edizione nazionale delle opere di Antonio Canova e co-curatore del Centro Studi Bassaniani di Ferrara. Ha insegnato per decenni Dante alla Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze. E’ specialista di letteratura rinascimentale, neoclassica e novecentesca. S’interessa soprattutto dei rapporti tra letteratura e arti figurative e della letteratura dei giardini e del paesaggio.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE
di Piermaria Romani


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