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A pensarci bene /
Un Mondiale per soli bianchi

A pensarci bene /
Un Mondiale per soli bianchi

di Antonio Micciulli*
(tratto dalla sua pagina Facebook )

Il Mondiale 2026 è un gusto che va acquisito.
Dopo Haiti e Marocco, è la Costa d’Avorio a dover rinunciare ai suoi tifosi.
Non perché siano violenti o abbiano precedenti: perché oggi agli ammeregani gira così.
“Gli Stati Uniti sono stati chiari con noi, dicendo che non vogliono vedere i nostri tifosi” commenta Julien Kouadio Adonis.
Una frase che dovrebbe far gelare il sangue nelle vene, ma ehi questi sono gli USA bello, rilassati sennò ti rilassiamo noi.
Non è un documentario sugli anni 30, è un comunicato ufficiale del Mondiale FIFA 2026.
La Costa d’Avorio ha Didier Drogba e due Coppe d’Africa. Ma non il visto.
Gianni Infantino nel 2018 diceva:
“Il calcio è lo sport degli immigrati, dell’inclusione e dell’unione.
Qualsiasi squadra che si qualifica per una Coppa del Mondo deve avere accesso al paese, inclusi i sostenitori e i funzionari di quella squadra, altrimenti non ci sarà la Coppa del Mondo.
Il governo statunitense ha assicurato che non ci sarà alcuna discriminazione di questo tipo.”
Gianni.
Carissimo.
Metti il braccio così un momento.
Nel 1966 l’Inghilterra pensò di negare il visto alla Corea del Nord.
La FIFA rispose: “Se non entrano tutti spostiamo il Mondiale, anche all’ultimo minuto.”
Nel 2026 la risposta è: “Se non entrano, pazienza. Guarderanno da casa. Hanno il servizio di abbonamento in streaming nel loro Paese, no?”
I funzionari dichiarano “non c’è discriminazione”. È solo una coincidenza se non entrano africani, arabi, haitiani, marocchini, iraniani.
Una sfortunata casualità geografica.
Che stranamente non vale per i tifosi scozzesi, fra i pochi ammessi.
Ma con riserve: niente alcol in pubblico a Boston.
La soluzione?
Affittare una barca e iniziare a bere alle dieci del mattino.
La strategia anti-USA è arrivare già ubriachi via mare.
Chissà come mai poi gli stadi sono vuoti. È un mistero insondabile.
La FIFA dice che i tifosi “preferiscono stare nei corridoi”.
Pagano 300 dollari a biglietto per guardare la partita dagli schermi Qled.
Crederci sempre, arrendersi mai.
Nel frattempo rubano tutta l’attrezzatura alla nazionale inglese.
Scarpe, palloni, divise.
Tutto.
La squadra collabora con la polizia.
Che negli Stati Uniti vuol dire forse ritrovare un calzino, ma solo se era bianco.
La cosa grottesca è che i responsabili non stanno neppure provando a fingere imbarazzo.
La FIFA incassa.
Gli USA ignorano.
Il calcio affonda.
Benvenuti nella Terra della Libertà
(si applicano termini e condizioni).
Antonio Micciulli*
Regista, sceneggiatore e produttore cinematografico. nato nel 1976. Inizia a lavorare giovanissimo: è ancora minorenne quando bussa alle porte delle grandi aziende del settore videoludico per mettere insieme i capitali necessari a realizzare la sua idea, un mensile specializzato sulla falsariga delle grandi riviste nazionali che segue da tempo. Poco dopo si trasferisce da Cosenza a Roma per collaborare proprio con una di queste riviste. Nel ’96 comincia a collaborare per la neonata rivista di cinema «Set» realizzando servizi di copertina e interviste per il periodico, lavorando contemporaneamente per Radio Italia network come autore e conduttore del programma Babylon, striscia quotidiana di venti minuti dedicata al mondo del cinema. Lascia infine il lavoro come giornalista per poter scrivere la sua prima sceneggiatura: Piccolo manuale di tattica e strategia militare. Negli anni successivi amplia la sua attività avvicinandosi al web, realizzando opere come la pluripremiata miniserie Innumerevoli Ombre e la celebre Figures in Action, serie cult con milioni di visualizzazioni. Tra i suoi contributi più recenti figura il film Santa Guerra (2022), per il quale Micciulli ha firmato soggetto e sceneggiatura ed ha ricoperto anche il ruolo di produttore.
Cover: Donald Trump e il Mondiale 2026 – foto Valigia Blu con licenza Wikimedia Commons
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