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Per una Giusta Transizione verso le Energie Rinnovabili.
Lunedì 9 novembre alle ore 14,30 flash mob in piazza Municipale a Ferrara

Stop ai megaimpianti speculativi. Si può costruire una transizione ecologica ed energetica, rispettosa dell’ambiente, giusta socialmente e persino desiderabile per le persone.
Lunedì 9 novembre alle ore 14,30 flash mob in piazzetta Municipale a Ferrara.

In queste poche righe voglio affrontare un tema che, dentro il caos sistemico in cui siamo immersi, trainato dalla terza guerra mondiale a pezzi e dalla corsa al riarmo, a fronte delle policrisi ( economica, sociale, politica e ambientale) che investe l’insieme del mondo, con ampi movimenti e proteste in corso soprattutto da parte delle giovani generazioni, potrebbe apparire come una questione “minore”.

Mi interessa ragionare sulla vicenda relativa all’installazione degli impianti di energia rinnovabile e su come progettare una transizione energetica realmente orientata alla giustizia sociale ed ambientale.

Parto dalla recente legge regionale dell’Emilia-Romagna, approvata nei mesi scorsi, che individua le cosiddette aree idonee in cui collocare questi impianti. Tale provvedimento, nonostante un prolungato confronto sviluppatosi tra i gruppi consiliari di maggioranza e le realtà ambientaliste della regione, a partire da RECA ER( Rete Emergenza Climatica Ambientale Emilia-Romagna), non dà risposte adeguate, soprattutto perché discende da una legislazione nazionale che ha lasciato pochi spazi di intervento agli interventi delle Regioni ed è viziata da un’impostazione che privilegia la messa in funzione di grandi impianti, favorendo le logiche di profitto e di carattere speculativo che anima grandi soggetti economici, in particolare quelli finanziari.

Nello stesso tempo, però, il confronto che si è prodotto ha almeno fissato alcuni vincoli, che limitano quell’impostazione:
in primo luogo, ha fissato un tetto alla superficie agricola che si può utilizzare ( l’1,5% sul totale della superficie agricola come media regionale e il 2,5% a livello dei singoli comuni, tenendo conto anche di quanto realizzato in proposito dal 2020 ad oggi);
inoltre la
salvaguardia di zone naturalistiche e di protezione, come le zone Unesco, per le quali la legge regionale ha rafforzato il divieto di installazione di grandi impianti sia nelle aree cosiddette “core” ( quelle più ristrette) sia nelle aree “ buffer” ( quelle di perimetro più largo).

L’incredibile emendamento al Senato a firma PD

Nei giorni scorsi, su iniziativa di due senatori del PD, Orti e Manca – quest’ultimo ex sindaco di Imola ed eletto in un collegio senatoriale dell’Emilia-Romagna – nel corso della discussione sul decreto “carburanti” hanno presentato un emendamento, approvato pressoché da tutto il Senato, che elimina proprio il divieto di installare impianti di energia rinnovabili nelle aree “buffer” delle zone Unesco.

Viene naturalmente da chiedersi quale sia il livello di schizofrenia o di divisione interna al PD, stante il fatto che, a livello regionale, ci si comporta in un determinato modo e a livello nazionale in termini addirittura opposti!

Per questo, abbiamo chiesto, come RECA ER, assieme al Coordinamento provinciale di Ferrara dei comitati Nobiogas/Nobiometano e al Forum Ferrara Partecipata, che ci sia un pronunciamento chiaro da parte della Giunta regionale, dalle istituzioni ferraresi e da parte delle forze politiche. Allo stato attuale stiamo registrando un assordante silenzio di questi soggetti, a parte la presa di posizione di Coalizione civica per Ferrara, a riprova del distacco esistente tra le istanze che provengono dalla società e la rappresentanza istituzionale.

Occorre aver presente che se permanesse l’indirizzo uscito dal Senato, le conseguenze, in particolare per la provincia di Ferrara, non sarebbero di poco conto.
Infatti, mentre l’area “core” Unesco riguarda in particolare
la parte entro le mura e altre limitrofe del comune di Ferrara e il Parco del Delta, le aree “ buffer” sono molto più vaste: le prime interessano 46.712 ettari, mentre le seconde si estendono per 117.649 ettari, quasi la metà della provincia, visto che la sua superficie complessiva risulta essere di 263.512 ettari.

Oppure, per rendere la questione più diretta, per stare al comune di Ferrara, sembra che esistano progetti a breve per costruire un grande parco fotovoltaico a Ferrara Nord di più di 100 MW, un altro nella zona Aeroporto, sempre di grandi dimensioni, nonché un impianto di accumulo elettrochimico di circa 60 MW sito nei pressi di Focomorto: sono non casualmente poco preciso, perché non vengono fornite alla cittadinanza informazioni dettagliate in proposito, che confermano che queste scelte, orientate da forti interessi, si portano dietro notevoli elementi di opacità.
Questi progetti, molto probabilmente, con la normativa relativa al divieto di installazione nelle aree buffer non avrebbero avuto le autorizzazioni necessarie, al contrario di quanto potrebbe succedere se le modifiche introdotte al Senato venissero confermate.

Avanti con le rinnovabili, ma stop ai megaimpianti

Bisogna intendersi bene su quale deve essere il profilo delle scelte che è importante compiere in materia di politica energetica. Quando parlo di un’impostazione sbagliata rispetto al fatto di eliminare i divieti nelle aree “buffer”, ovviamente, non mi riferisco al fatto di ostacolare la diffusione delle fonti di energia rinnovabili, che, anzi, va accelerata, ben di più di quanto sta facendo l’attuale governo, se vogliamo uscire dall’economia del fossile, che è la principale responsabile delle emissioni nocive e del cambiamento climatico.

Il punto di fondo, però, è che non si può avere, anzi, è sbagliato avere una logica puramente quantitativa, cioè stabilire quali sono i fabbisogni energetici da realizzare con le energie rinnovabili e ragionare su come arrivarci.

Questa, invece, è la base su cui si sta mettendo in campo una transizione energetica, peraltro insufficiente: la si affida sostanzialmente al mercato, agli interessi degli investitori, che la promuovono guardando al ritorno economico se non addirittura a logiche finanziarie e speculative.

Non a caso essa si sta prioritariamente indirizzando verso la messa in funzione di grandi impianti, collocati in buona parte nelle aree agricole, che è appunto la soluzione più semplice e profittevole per i soggetti privatistici, generando consumo di suolo, squilibri territoriali nella loro distribuzione e scontando la “necessaria” mancata informazione e coinvolgimento dei cittadini, oltre al fatto che per essi non c’è alcun riconoscimento utile nei costi delle bollette.

la situazione della provincia di Ferrara

Da questo punto di vista, la situazione della provincia di Ferrara è emblematica: essa, finora, ha contribuito in modo sproporzionato alla potenza installata in regione (circa il 60% del totale per quanto riguarda il biometano, che non si può peraltro considerare pienamente fonte di energia rinnovabile, e per più del 40% rispetto agli impianti fotovoltaici) e, dentro la crisi dell’agricoltura, sta realizzando una negativa conversione verso la produzione energetica. Si può invece costruire un’altra traiettoria per la transizione ecologica ed energetica, che sia ambientalmente orientata, giusta socialmente e persino desiderabile per le persone.

Nell’immediato, è utile mettere vincoli seri all’impostazione mercatista del passaggio alle energie rinnovabili: questo il senso del ragionamento che RECA, il Coordinamento provinciale di Ferrara dei comitati Nobiogas/Nobiometano e al Forum Ferrara Partecipata hanno avanzato nei confronti della Regione e anche della salvaguardia delle zone Unesco, sia per le aree “core” che per quelle “buffer”.

Costruire questi vincoli significa anche disincentivare la scelta di privilegiare i grandi impianti e utilizzare le superficie agricole, per guardare innanzitutto alla loro collocazione sui tetti, parcheggi e altre aree, dai siti oggetto di bonifica , discariche chiuse, cave cessate alle aree interne agli stabilimenti e e agli impianti industriali e altro ancora.

Soprattutto serve guardare ad un modello di transizione energetica, fondata sullo sviluppo dei piccoli impianti, sull’autoproduzione e sull’autoconsumo collettivo, sul riconoscimento delle comunità energetiche che di fatto esistono già fisicamente sotto le cabine secondarie, di bassa tensione.

E’ un’idea di energia distribuita, democratica, insomma di energia come bene comune, che può coinvolgere attivamente i cittadini e anche diminuire le loro bollette. Su questo RECA, e non solo, sta predisponendo una campagna importante e diffusa: ma avremo modo di parlarne più avanti.

Per tutte queste ragioni, saremo in piazzetta Municipale il 9 novembre alle 14,30, in concomitanza con lo svolgimento del Consiglio comunale di Ferrara ( vedi locandina).

Infine, mi interessa sottolineare, per “smentire” quanto detto inizialmente, che non stiamo ragionando su una questione “minore”: affrontare il tema della transizione ecologica significa parlare dell’idea che abbiamo di modello sociale e produttivo e anche del fatto, sempre più forte ed evidente, di quale vuole essere il ruolo del nostro Paese nella crisi energetica che investe il mondo e che molto ha a che fare anche con i venti di guerra che percorrono il mondo. Non mi pare poco.

Cover: Bologna, manifestazione 22 ottobre 2022 – immagine RECA Emilia Romagna

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Corrado Oddi

Attivista sociale. Si occupa in particolare di beni comuni, vocazione maturata anche in una lunga esperienza sindacale a tempo pieno, dal 1982 al 2014, ricoprendo diversi incarichi a Bologna e a livello nazionale nella CGIL. E’ stato tra i fondatori del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua nel 2006 e tra i promotori dei referendum sull’acqua pubblica nel 2011, tema cui rimane particolarmente legato. Che, peraltro, non gli impedisce di interessarsi e scrivere sugli altri beni comuni, dall’ambiente all’energia, dal ciclo dei rifiuti alla conoscenza. E anche di economia politica, suo primo amore e oggetto di studio.

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