La Carovana per l’Ambiente
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La Carovana per l’Ambiente
L’11 aprile parte un’iniziativa significativa per affrontare le problematiche ambientali e sociali presenti nella nostra Regione.
Per 2 mesi, partendo da Piacenza e attraversando tutti i comuni capoluoghi di provincia e anche altre città, si svilupperà la Carovana sui temi ambientali e sociali promossa da RECA (Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia-Romagna) e da AMAS (Assemblea Movimenti Ambientali e Sociali Emilia-Romagna), per poi concludersi con un importante convegno regionale il 13 e 14 giugno a Bologna.
La Carovana nasce per rispondere a 2 finalità precise:
la prima è quella di evidenziare i tanti conflitti aperti nella nostra regione, soprattutto sulle questioni ambientali, che hanno troppo spesso poca visibilità e rischiano di apparire frammentati. La Carovana vuole non solo farli emergere e raccontarli – cosa che faremo anche producendo un apposito docufilm che seguirà tutte le tappe-, ma, ancor più, dare forza ad essi, sottolineneando la trama comune che li unisce. Per questo – solo per esemplificare alcuni momenti della Carovana- verranno affrontati i temi della logistica e del consumo di suolo a Piacenza, quelli relativi all’inquinamento atmosferico e alla tutela dell’acqua a Parma, le vicende riguardanti gli allevamenti intensivi e la mobilità a Modena. Nell’area romagnola si approfondiranno le questioni legate ai fenomeni alluvionali e, in specifico a Ravenna, il ruolo negativo del ciclo delle energie fossili, a Ferrara quelle che hanno a che fare con il forte impatto degli impianti di biometano.
Il secondo intento dell’iniziativa è quello di connettere le vertenze presenti nei diversi territori con la discussione inerente le 4 leggi regionali di iniziativa popolare promosse, ancora dal 2022, da RECA e Legambiente Emilia-Romagna e sottoscritte da più di 7000 cittadine e cittadini della regione. Le 4 proposte di legge affrontano nodi fondamentali delle politiche ambientali della Regione, intervenendo sui temi dell’acqua, dell’energia, dei rifiuti e del consumo di suolo e prefigurando una svolta profonda nelle scelte finora prodotte. Ora, le proposte di legge subirono una prima interruzione nella legislatura scorsa per via della sua interruzione anticipata e poi hanno proseguito il loro iter nella nuova.
In specifico, sono state assegnate alla Commissione Ambiente regionale il 13 aprile del 2025 e da allora giacciono lì, senza che si sia prodotta alcune discussione sulle stesse, che, anzi, non hanno neanche visto la definizione del loro relatore, atto preliminare perché la discussione possa iniziare.
Il 12 agosto finisce l’anno e mezzo entro il quale la normativa regionale prevede che le proposte di legge di iniziativa popolare giungano alla fine del loro percorso, con l’approvazione, la loro modifica o la bocciatura.
Il fatto che non siano ancora state esaminate e che la scadenza finale arrivi a breve la dice lunga sul fatto che l’attuale maggioranza di governo della Regione ( ma anche la minoranza) non ha alcuna intenzione di recepire l’impostazione di fondo che le contraddistingue.
Scopo della Carovana è dunque anche l’intenzione di riportare all’attenzione della società regionale i loro contenuti e denunciare l’inerzia della politica regionale in proposito, la cui prosopopea sull’importanza della partecipazione va di pari passo con il fatto di non volerla prendere in considerazione e, anzi, di deprimerla.
Il significato della Carovana e del convegno finale, però, va anche al di là di questi due obiettivi immediati. In realtà ciò che sta al fondo e ispira quest’azione è l’idea di dare gambe alla necessità di produrre una svolta radicale nelle politiche ambientali e sociali che animano anche le scelte politiche della nostra Regione.
Non solo abbiamo da lungo tempo alle spalle i fasti del fu modello emiliano, ma anche da noi, ormai, è dominante un paradigma di tipo neoliberista, al massimo temperato, da quello che sopravvive dello Stato sociale, che certamente non ha le caratteristiche di quello portato avanti da una destra volgare e autoritaria, ma che neanche si può considerare alternativo ad esso. Anche qui l’idea di fondo è quello di uno “sviluppo” centrato sulla cosidetta attrattività degli investimenti, sull’incremento della produttività, sul volano delle esportazioni, sacrificando su quest’altare qualità del lavoro e dell’occupazione, rilancio delle protezioni sociali universali, tutela e valorizzazione dell’ambiente. Senza fare i conti con il fatto che questa ricetta non funziona più, che nel mondo pervaso da un nuovo capitalismo finanziario e ipertecnologico aggressivo salta il vecchio compromesso tra capitale e lavoro, addirittura, come profetizza Peter Thiel, figura emblematica di questo nuovo corso, la sua compatibilità con la democrazia. A scanso di ragionamenti che qualcuno potrebbe giudicare astratti, prendo due esempi emblematici. Il primo riguarda il futuro della struttura produttiva della regione, a partire dal settore metalmeccanico, da sempre emblema della stessa. In un mondo sempre più orientato alla guerra, alla spesa per il riarmo e alla conversione verso la produzione bellica ( vedi la Germania, della quale l’Emilia-Romagna costituisce un pilastro importante nella filiera della sua subfornitura), che prospettive ci possono essere di evitare di seguire quella traiettoria, se non mettendo in campo un’opzione completamente diversa da quella sinora dominante?
Il secondo riguarda la transizione ecologica ed energetica: in questo periodo di tempo, la politica regionale sta discutendo di un aggiornamento del Patto per il lavoro e il clima del 2020 e anche la proposta di legge relativa alle aree idonee per l’installazione degli impianti di energia rinnovabile. In entrambe queste vicende, la politica energetica della Regione non si discosta più di tanto dalle scelte che si stanno compiendo a livello nazionale, che attaccano il Green New Deal dell’Unione Europea e prefigurano, nella migliore delle ipotesi una transizione lenta verso le energie rinnovabili e, soprattutto, il fatto che siano gli interessi delle aziende e del mercato a guidarla. Non ci si può muovere, come si sta facendo nei due casi citati sopra, semplicemente in una logica di riduzione del danno, provando a mettere alcuni “paletti” che, però, non sono in grado di contrastare le scelte regressive che provengono dall’impostazione del governo nazionale.
Insomma, non è più rinviabile anche in Emilia-Romagna una discussione di fondo sull’idea di modello produttivo e sociale che si intende perseguire: la pura continuità con l’esistente è destinata a produrre, al massimo, una prospettiva di galleggiamento sulla crisi economica e sociale, se non di vera e propria regressione. Serve, invece, mettere in campo un’alternativa fondata sulla riconversione ecologica dell’economia, supportata da una reale pianificazione partecipata, sulla qualità del lavoro, sulla qualificazione e potenziamento dello stato sociale, sulla difesa dei beni comuni e la valorizzazione dell’ambiente. Anche di questo vogliamo parlare con la Carovana sui temi ambientali e sociali; soprattutto intendiamo mettere in campo conflitto e progetto per dare un contributo importante alla necessità di cambiare la rotta anche in questa regione.
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