Passa al contenuto principale

Vite di carta /
L’Aquila d’oro 2026 a Gianluca di Feo

Vite di carta. L’Aquila d’oro 2026 a Gianluca di Feo

Alla terza votazione delle giurie riunite Il cielo sporco di Gianluca Di Feo ha raggiunto il quorum e si è aggiudicato l’Aquila d’oro dell’edizione 2026 del Premio Estense. Avevo scambiato due parole con lui pochi minuti prima, durante la breve pausa caffè e dopo le prime due votazioni andate a vuoto.

L’avevo trovato giù nel giardino di Palazzo Roverella, solo con i suoi pensieri e con la pipa, che come succede anche a mio marito è amica dei momenti di silenzio. Dicendo buongiorno mentre gli chiedevo di firmare la mia copia del Cielo ho infranto la sottile aura in cui si era rifugiato.

L’ho percepito, ma è stato un attimo e già si parlava dei due mestieri, il suo che l’ha reso noto e il mio di insegnante. Della utilità del suo libro verso i giovani, del conoscere la guerra per come è diventata oggi grazie alla applicazione della AI, supertecnologica e per certi versi “democratica”, a costi accessibili per i paesi contendenti.

Mi ha scritto una dedica preziosa che assegna un senso al lavoro di chi promuove la conoscenza e tenta di tracciare mappe per affrontare il mondo. Per chi insegna, per chi fa ricerca e poi divulga, per i giornalisti che, come dirà nel pomeriggio Monica Maggioni nel ricevere il 42° Riconoscimento Granzotto, trovano il loro posto tra gli eventi che accadono e la possibilità di raccontarli.

Libri finalisti del Premio Aquila d’oro 2026 – foto di Roberta Barbieri

Siamo rientrati per la terza decisiva votazione che lo ha incoronato e lo ha trovato vagamente incredulo. Consapevole, come è stato spesso ribadito nel dibattito tra la giuria tecnica e noi della giuria popolare, di quale fosse il valore degli altri libri finalisti. Libri scritti da giornalisti che hanno consumato le suole delle scarpe nel portare avanti le loro indagini tenaci. Rigorose.

Tonia Mastrobuoni, che è arrivata al secondo posto con un punteggio vicinissimo a quello del vincitore, ha impiegato dodici anni per la stesura del suo saggio La peste. Un libro denso e densamente documentato sulla ascesa della estrema destra in Germania: una reta capillare di movimenti estremisti che pulsano antisemitismo, voglia di eversione, euroscetticismo e nostalgia del Reich. Un libro che rendiconta, riflette e lancia l’allarme contagio.

Sul palco del Comunale, siamo alla cerimonia della premiazione e a condurre l’evento c’è per la prima volta Tiziana Ferrario, Mastrobuoni  racconta il volto di una Germania poco conosciuta, che può spiegare il recente successo elettorale di AfD nella Sassonia-Anhalt, dove il partito che ha convogliato in sede parlamentare la radicalizzazione in atto ha sfiorato il 44% dei voti.

Di Nello Trocchia mi colpisce la giovane età insieme alla durezza del suo libro sulla mafia albanese, Invincibili. Mi è rimasta impressa la tenerezza con cui l’ho visto poche ore fa, durante il lunch, stare accanto alla sua bambina.

Ora la vedo che si muove giù in platea e intanto ascolto il papà che scolpisce una sintesi di parole sul violento successo della mafia che dall’Albania si è mossa per mare alla conquista delle piazze di in ogni parte del mondo, passando per Roma. Prima scafisti e contrabbandieri, poi killer e oggi narcotrafficanti, gli Albanesi primeggiano in violenza e corruzione. Imprendibili, per la loro struttura a cellule mobili e sfuggenti.

Da Virman Cusenza mi è arrivato il segnale forte di un giornalismo di competenza, che non abbandona lo studio e l’interesse per la storia. Stavolta incarnata nella figura inedita e sorprendente di Giuseppe Garibaldi negli anni di Caprera, un uomo di idee moderne cha applica all’agricoltura della sua isola e alle relazioni umane, sia con i visitatori che con gli amici e gli intellettuali che ospita generosamente nella propria casa. Un uomo, apprendo, che ha fondato la Società Reale di protezione degli Animali.

L’altro Garibaldi è un saggio appartato rispetto agli altri tre, costruito sulla scoperta dei Diari agricoli dell’eroe dei due mondi. Lontano dalla attualità, in grado tuttavia di proiettare fasci di luce  sulla storia recente e scoprire per esempio un Garibaldi sostenitore delle donne, che considera il motore della trasformazione della società.

Del resto, neppure la forza degli altri tre libri finalisti si esaurisce nella attualità delle tematiche che trattano: nell’intervistarne gli autori Tiziana Ferrario ha evidenziato quanto i loro testi abbiano in comune la spinta a trasformare la cronaca in conoscenza, molto probabilmente in storia.

Penso a Il cielo sporco, per il quale ho votato fin dal primo turno sulle orme di Ludovico Ariosto. Nel nono canto del Furioso Ariosto se la prende con l’archibugio e lo addita come “abominoso ordigno”: sembra rendersi conto di quanto quell’arma inciderà sul modo di fare la guerra nella storia degli uomini.

Nei secoli l’uso dell’artiglieria ha fatto assumere alla guerra la dimensione totale che ha ancora oggi e che causa milioni di vittime, sempre più tra i civili. Se il cielo si sporca ogni giorno di più di droni silenziosi, a basso costo e ad altissima tecnologia, altro che senso dell’onore dei cavalieri antichi. Altro che eroismo.

Se, come apprendo dal libro, ai droni di recente fabbricazione l’essere umano ha delegato la capacità decisionale, il cambio di strategia e di bersaglio, vedo un nuovo paradigma nel modo di fare la guerra. Molto pericoloso.

Mi ha detto Di Feo, mentre mi scriveva la dedica, che sa di avere scritto un libro angosciante. Gli ho ribadito che lo trovo tuttavia adatto per essere letto dai ragazzi nelle scuole: non trovo negoziabile che, pur nei modi dovuti, i giovani possano crescere in consapevolezza.

Oltre alla lezione che imparo oggi, dal Festivaletteratura di Mantova ne ho portata un’altra, giorni fa. L’ho avuta ascoltando Lucio Caracciolo ma non solo, mentre si diceva convinto che solo attraverso la consapevolezza sull’esistente si può costruire la pace.

Nota bibliografica:

  • Gianluca Di Feo, Il cielo sporco, Guanda, 2025
  • Tonia Mastrobuoni, La peste. Indagine sulla destra in Germania, 2025
  • Virman Cusenza, L’altro Garibaldi. I “Diari” di Caprera, Mondadori, 2026
  • Nello Trocchia, Invincibili, Rizzoli, 2025

Cover: Foto scattata dall’autrice durante la cerimonia di premiazione del Premio Estense 2026 presso il Teatro Comunale: Monica Maggioni riceve il Riconoscimento Granzotto

Per leggere gli altri articoli di Vite di carta la rubrica quindicinale di Roberta Barbieri clicca sul nome della rubrica o il nome dell’autrice

sostieni periscopio

Sostieni periscopio!

Tutti i tag di questo articolo:

Roberta Barbieri

Dopo la laurea in Lettere e la specializzazione in Filologia Moderna all’Università di Bologna ha insegnato nel suo liceo, l’Ariosto di Ferrara, per oltre trent’anni. Con passione e per la passione verso la letteratura e la lettura. Le ha concepite come strumento per condividere l’Immaginario con gli studenti e con i colleghi, come modo di fare scuola. E ora? Ora prova anche a scrivere

Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *