Caso Fideuram:
più dell’Artificiale Intelligenza, poté l’Umana Sudditanza
Caso Fideuram: più dell’Artificiale Intelligenza, poté l’Umana Sudditanza
I fatti, risalenti a qualche mese fa.
Paolo Molesini è il presidente di Fideuram. Un bel giorno Carlo Messina, AD di Intesa, proprietaria al 100% di Fideuram, gli manda un messaggio via whatsapp. Gli scrive che bisogna usare la tesoreria di Fideuram (a causa di alcune ragioni tecniche, gli dice, Intesa non può operare direttamente) e far partire bonifici urgenti su estero, per non perdere l’occasione di una importante operazione finanziaria, pare sull’Asia.
Subito dopo gli telefona Paolo Nastasi, di A&O Shearman Italia, uno studio legale internazionale che si propone come intermediario dell’operazione. Molesini conosce Nastasi, ne riconosce la voce al telefono.
Molesini infine riceve delle mail dallo studio legale di Nastasi, che gli ha appena telefonato. Dentro ci sono scritti i dati delle società e dei conti su cui trasferire i soldi. Molesini quindi ordina senza indugio al direttore finanziario di Fideuram di procedere ai trasferimenti all’estero: circa 96 milioni di euro.
Adesso descrivo gli stessi fatti, stando fuori dalla ragnatela Matrix dentro la quale è rimasto impigliato il Molesini.
Chi gli ha scritto via whatsapp non era Carlo Messina, ma probabilmente un israeliano (non ridete) a quanto pare non nuovo a questo genere di truffe, che non era AD di niente, ma capace del tanto necessario per fregarsi un bel po’ di soldini.
Chi gli ha telefonato non era l’avvocato Paolo Nastasi, ma uno che parlava con una voce clonata da quella di Nastasi. Sembrava lui, infatti Molesini aveva riconosciuto il timbro, l’intonazione e la cadenza di Nastasi. Invece era un truffatore che parlava usando la voce di Nastasi contraffatta attraverso il Voice cloning, applicazione che sta progressivamente diventando alla portata di tutti(immagine Easy-Peasy.AI – AI Image Generator). 
Infine, chi gli ha scritto le e-mail non faceva parte dello studio Nastasi, ma di una organizzazione che aveva replicato gli indirizzi dello studio in questione.
I sistemi di allerta informatica di Fideuram hanno rilevato le anomalie dopo che il denaro era già partito. Morale della truffa: ad oggi sono rientrati circa 60 milioni di euro, rintracciati e restituiti grazie alla collaborazione tra istituti finanziari e sistema internazionale dei pagamenti. Non si trovano tracce dei rimanenti 36 milioni, probabilmente già convertiti in criptovalute (vedi tra gli altri questo articolo).
L’ingegneria sociale, nuova frontiera delle truffe
Molesini è stato prima l’Amministratore Delegato, poi il Presidente di Fideuram. Si è dimesso a marzo di quest’anno. Che lo abbia fatto spontaneamente o spintaneamente poco cambia. Chiunque non occuperebbe più quel posto dopo aver subito un simile raggiro.
Attenzione. Non sto dicendo che Molesini si sia comportato, puramente e semplicemente, come uno sprovveduto. Questo genere di truffe sono in crescita, e la cosa interessante è che non sono basate sull’accesso illecito a domini o indirizzi: quella è ormai la penultima generazione delle fregature. L’ultima generazione si basa sulla persuasione, altresì detta ingegneria sociale.
Funziona così. Costruisco una storia credibile, credibile per te a cui la racconto: quindi non necessariamente credibile in assoluto, ma persuasiva per te, in relazione al tuo profilo psicologico e alla tua posizione professionale.
Sulla base di questa storia – una vera e propria narrazione, arricchita naturalmente di documenti e tracce coerenti con la narrazione quanto fasulle – ti convinco a fare qualcosa d’impulso. Qualcosa che non dovresti mai fare senza riflettere, senza fare un minimo di verifiche. Lo fai anticipando addirittura i controlli della tua organizzazione, che arrivano quando hai già fatto uscire i buoi dalla stalla.
Perché lo fai, e lo fai così in fretta? Perché io che te la racconto riesco a fare leva in maniera decisiva su uno dei tuoi driver comportamentali. Nel caso del dirigente in questione, questo driver non è la paura, ma una sua declinazione specifica: la sudditanza.
Non voglio personalizzare, non mi piace sparare sulla Croce Rossa. Per una volta, provo a passare dal particolare al generale. Molesini era indubbiamente un dirigente esperto. Se un suo collaboratore fosse caduto in una trappola, per quanto ben congegnata, simile a quella in cui è caduto lui, avrebbe sicuramente subito le pene dell’inferno. A cosa sono servite nel caso specifico le strutture di controllo? A cosa serve un Consiglio di Amministrazione? Molesini non ha sentito la necessità di coinvolgere né l’una né l’altro.
Sono convinto che di managers apicali che in una situazione analoga si sarebbero comportati nello stesso modo ce ne siano tanti. L’ingegneria sociale applicata bene sfrutta le caratteristiche psicologiche che sa essere comuni in un certo ambiente. Questo è un ambiente in cui, più dei contrappesi, più dei controlli, conta chi comanda. La gerarchia non è solo un elemento organizzativo, ma soprattutto personale. Sai a chi devi la cresta della tua onda professionale: se costui ti chiede di fare una cosa, e in fretta, la prima domanda che ti si inchioda nel cervello non è:
chi devo coinvolgere in questa decisione per rispettare le regole della mia organizzazione?
ma è:
cosa mi succede se non obbedisco?
E’ per questo motivo che Molesini non fa una cosa apparentemente banale: interrompere la telefonata dell’avvocato Nastasi e richiamarlo, utilizzando i recapiti ufficiali dello studio legale. E’ per questo che Molesini non fa un’altra cosa banale, ma nella sua testa potenzialmente fatale: telefonare a Messina (che gli ha mandato un whatsapp da un numero che non è quello che Molesini conosce come il contatto di Messina) per chiedergli conferma del contenuto del messaggio whatsapp. Perché chiamare il capo chiedendogli conferma se quel messaggino è opera sua non significa operare per il bene dell’azienda, significa non fidarsi del capo.
Questa vicenda coinvolge due esponenti apicali dell’organizzazione finanziaria, ma è un campanello d’allarme per chiunque si trovi dentro una struttura ad alto contenuto autoritario, che sia in alto o in basso nella scala gerarchica. Obbedire ad ordini personali, senza farsi domande, senza coinvolgere la struttura dei controlli, può essere la soluzione migliore per fare carriera, oppure semplicemente per essere lasciati in pace. Ma può essere anche la porta d’ingresso al girone infernale dei reverenti, dei sottomessi ai quali una volta è andata male: il girone di quelli che, dopo avere sempre obbedito a un padrone naturale, pagano il prezzo della deferenza a un padrone artificiale.
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