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Ferrara Film Corto Festival 2026:
Ambiente è musica (ma anche freschezza)

Ferrara Film Corto Festival 2026: Ambiente è musica (ma anche freschezza)

Giunto alla nona edizione, il Ferrara Film Corto Festival (qui) dimostra tutta la sua vitalità. Sabato 24 ottobre alla Sala Estense si è svolta la serata conclusiva, inaugurata dalla performance del trio Munedaiko, riferimento italiano per la valorizzazione del tamburo tradizionale giapponese. La settimana in realtà si è conclusa davvero con la coda di domenica 25 al Notorious Cinema, le Voci Fuori Campo: 12 cortometraggi divisi in due tempi che attraversano India, Tajikistan, Iran, Turchia, Francia, Thailandia e Cina. Il cinema come gesto di resistenza e dialogo interculturale, che vuole accendere i riflettori su opere provenienti da Paesi in via di sviluppo o segnati da conflitti, crisi ambientali, povertà e marginalizzazione.

Una settimana di cortometraggi, alcuni inediti, alcuni già passati attraverso altre rassegne, che hanno riempito di senso l’intento contenuto nel titolo del festival, “Ambiente è Musica”:  ambiente naturale e ambiente sonoro, una riflessione sul rapporto tra uomo, natura e società contemporanea.

La rassegna e i premi

Per conto di Periscopio – anche quest’anno tra i partner del festival – ho visionato alcuni cortometraggi e intervistato i relativi registi nella finestra degli incontri di venerdì scorso, nella Sala Estense, davanti ad una platea di giovani e giovanissimi. Nel mio personale sottotitolo della rassegna, aggiungo quindi alla musica la freschezza, che non sarà una qualità correlata solo alla gioventù: ma in una città anziana, con studenti che, dopo la laurea, raramente restano qui a lavorare, una tale platea di registi e fruitori è aria fresca, che fa sperare in un futuro cittadino e nazionale meno fatiscente del presente.

Come al solito, una rassegna culmina con dei premi: ecco quelli delle giurie del Ferrara Film Corto Festival 2026.

Premio Giuria Giovani: Targa al miglior corto assegnata dagli studenti degli Istituti
Superiori Carducci, Dosso Dossi, Einaudi e Ariosto di Ferrara:
 La mancanza del sedano (Italia, Buona La Prima) di Tomas Leardini
Premi di Categoria Speciali: Consegna delle targhe alle eccellenze tecniche e
artistiche (Miglior Documentario, Migliore Attrice, Miglior Attore, Miglior Fotografia,
Migliore Sceneggiatura, Migliore Animazione, Premio “Poliestetico di Milano – il
linguaggio della bellezza) e dei due premi speciali #CLIMATECHANGE e MUSICA
INDIE.
 Premio al “Miglior Documentario”: Il primo suono (Italia, Ambiente è Musica)
di Andrea Mura
 Premio alla “Miglior Attrice”: Mira Gouled per Ignis Oppidum (Francia, Buona
La Prima) di Maxence Bossé e Nolan Corlay
 Premio al “Miglior Attore”: Giuseppe Lo Piccolo per Lighèia (Italia, 1;Ambiente
è Musica) di Nicolò Ferrara
 Premio “Poliestetico di Milano – il linguaggio della bellezza”: Stringimi le mani
(Italia, Indieverso;) di Noah Boschi
 Premio alla “Miglior Fotografia”: Giacomo Somazzi per Bugonia (Italia,
Ambiente è Musica) di Simone Setzi e Lorenzo Alati
 Premio alla “Miglior Sceneggiatura”: Giulia Lombezzi per La mancanza del
sedano (Italia, Buona La Prima) di Tomas Leardini
 Premio per la “Migliore Animazione”: Dagon (Italia, Indieverso) di Paolo Gaudio

 Premio Speciale “Musica Indie”: Lorenzo Tomio per Dagon (Italia, Indieverso)
di Paolo Gaudio
 Premio Speciale “#CLIMATECHANGE”: PLA – storia di una relazione (Italia, Ambiente è Musica) di Vincenzo Guarnieri e Umberto Costamagna
I Grandi Premi della IX Edizione: Opere vincitrici delle tre sezioni principali:
INDIEVERSO, BUONA LA PRIMA e AMBIENTE È MUSICA (ciascuna premiata con
300€ e il Premio Awareness).
 Premio al miglior corto “Indieverso”: Normal (Francia, Indieverso) di Lara
Panah-Izadi
 Premio al miglior corto “Buona la Prima”: I fiori non hanno le scarpe (Italia,
Buona La Prima) di Matteo Vicentini Orgnani
 Premio al miglior corto “Ambiente è Musica”: In resonanz (Austria, Ambiente è
Musica) di Jo Schaul
 Menzione speciale della Giuria Professionale: No Tomorrow (Italia, Buona La
Prima) di Rebecca Di Biase e Tommaso Cocchi
 Menzione speciale della Giuria Professionale: EveryDay in Gaza (Palestina, Indieverso) di Omar Rammal

La mia rassegna personale

Come al solito, la mia personale rassegna non corrisponde sempre ai premi ufficiali.

Un po’ sì: ad esempio, “Ligheia” è la storia di un pescatore e della sua personale sirena, che riesce a coniugare in modo mirabile la speranza e la disperazione: una speranza tutta interna alla psicosi del pescatore Peppe, una disperazione tutta inscritta dentro la tragedia dell’emigrazione per fame, violenza, guerra.

Un po’ sì: “Stringimi le mani” è un racconto in salsa collegial-cattolica della ricerca ed affermazione di sè da parte di due ragazze innamorate: una già consapevole in modo quasi arrogante della propria identità, l’altra piena di timidezze e dubbi che supererà anche grazie a un parroco.

Un po’ sì: ad esempio, “I fiori non hanno le scarpe” è un magnifico, triste e al contempo rasserenante ritratto di un ragazzino che decide di fondersi con un prato di fiori diventando fiore egli stesso, per evadere dalle tossine di una genitorialità sordida e perduta.

Dopodichè, non posso non menzionare la folle opera prima di Brandon Bonato, “Borel”, irraccontabile quanto affascinante nella sua grezza genialità. Non posso non menzionare “Update” di Luca Violante, vetrino raggelante del prossimo futuro/presente segnato dalla fine del lavoro, e dell’umano, ad opera di una intelligenza artificiale completamente sfuggita al presidio di specie. Romantico e tremendo, nel suo suono privo di parole e pieno di silenzi ed elicotteri e fruscii, “The Border”, parabola universale sulla tragedia delle guerre e sull’assurdità dei confini. Infine, “Le note di Khaled”, che racconta in modo mirabilmente pudico la realtà drammatica di un adolescente in terra straniera,  conteso tra la violenza e l’abuso sia dei penultimi sia degli ultimi.

Cercateli e guardateli tutti. Meritano.

Cover photo: fotogramma tratto da “I fiori non hanno le scarpe” di Matteo Vergnani.

Foto del corpo articolo di Mattia Malorgio

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Nicola Cavallini

E’ avvocato, anche se lo stipendio fisso lo ha portato in banca, dove ha cercato almeno di non fare del male alle persone. Fa il sindacalista per colpa di Giorgio Ghezzi, Luciano Lama, Bruno Trentin ed Enrico Berlinguer. Scrive romanzi sui rapporti umani per vedere se dal letame nascono i fiori.

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