La tragedia umana di Jason Arday, la pseudoscienza razzista di Nathan Cofnas
La tragedia umana di Jason Arday, la pseudoscienza razzista di Nathan Cofnas
“Dopo la rivoluzione, diventerò capo del Dipartimento di eugenetica e scienza razziale a Harvard”
Nathan Cofnas, attualmente ricercatore – ma già sospeso e soggetto a indagine interna – presso il dipartimento di filosofia a Gent (Belgio) e grande accusatore del professore di Cambridge Jason Arday – trovato morto, probabilmente suicida, qualche giorno fa – ha pronunciato la frase in calce all’articolo proprio al termine di questa trasmissione, registrata, immagino, prima della notizia della morte di Arday. Avendola vista tutta, ritengo che Cofnas volesse fare una battuta, per quanto di pessimo gusto.
Non intendo cadere nello stesso tragico errore (di Cofnas, anzitutto) di chi ha oltraggiato e umiliato non le possibili bugie, non le possibili false pubblicazioni o gli eventuali plagi, ma la persona di Jason Arday, scatenandogli addosso uno shitstorming – 229 articoli in 22 giorni – tale da farlo prima dimettere da Cambridge, poi dalla sua vita.
Anche Nathan Cofnas lavorava a Cambridge come ricercatore. Nella stessa trasmissione afferma, tra le altre cose:
che la storia delle balle di Arday era nota da tempo ed era coperta da una congiura del silenzio;
che le prassi di plagio e copiatura sono frequentissime a Cambridge e in generale negli ambienti accademici, e il caso Arday era solo più eclatante per il divario tra standing (alto: chair professor) della sua posizione universitaria e qualità (bassa) del suo lavoro;
che Arday è stato messo in mezzo (da Cofnas, anzitutto, sul suo profilo Substack) perchè si è spinto troppo oltre con la narrazione fake della sua storia: autistico e disabile fino ai 18 anni e contemporaneamente prodigioso maratoneta, nonchè il primo nero a diventare cattedratico alla velocità della luce a Cambridge. Una sorta di Forrest Gump di colore divenuto accademico di grido.
Anche Nathan Cofnas lavorava a Cambridge: è stato licenziato nel 2024 per alcune assai discutibili asserzioni. Come ho premesso, non intendo tuttavia identificare lui con le sue posizioni, finendo per infangare lui, invece che criticare le sue idee.
E’ indubbio che Cofnas avesse accumulato una grande frustrazione personale verso Jason Arday, e avesse motivi di rivalsa nei suoi riguardi, e nei riguardi di Cambridge. Mettendomi nei suoi panni, potrei comprenderlo. Ti vedi passare davanti qualcuno perchè il tuo ateneo dà credito alla costruzione menzognera della personalità e della carriera di un tuo concorrente, dalla produzione accademica scadente o addirittura copiata, allo scopo di appuntarsi la mostrina di “università attenta alla inclusione delle diversità” (c.d. DEI); chiunque si incazzerebbe.
foto dal profilo Substack di Nath
an Cofnas
Il fatto è che Cofnas può avere ragione – ammesso ovviamente che il suo lavoro di debunking delle pubblicazioni e della vita di Jason Arday sia completamente attendibile – fino a che evidenzia il paradosso prodotto da un politically correct gestito all’insegna dell’apparenza e dell’ipocrisia. Se Cambridge avalla prassi come quelle denunciate da Cofnas, temi verticali, spessi e radicati come quelli della diversità, dell’inclusione e delle pari opportunità diventano sottili, orizzontali e vengono usati come una vernice per accreditarsi come alfieri della DEI.
Cambridge avrebbe operato una discriminazione uguale e contraria contro chi avrebbe titoli e meriti per ricoprire determinate posizioni, ma non possiede i canoni richiesti dalla cosmetica dell’inclusione: non è nero, non è stato disabile, non ha una storia di riscatto da raccontare.
Il deragliamento logico di Nathan Cofnas
Peccato che il processo logico di Nathan Cofnas deragli in corrispondenza della stazione di Harvard. Cofnas cita l’ateneo di Harvard – del quale, con ironia un po’ macabra, dichiara di voler diventare il capo del dipartimento di eugenetica – non a caso. Secondo lui, l’università di Harvard nel 2013 ha pubblicato una ricerca dalla quale lui trae la conclusione che la popolazione di colore sarebbe biologicamente meno intelligente di quella bianca. Una roba talmente truzza che Vannacci ci può costruire sopra la campagna elettorale ad uso e consumo dei beoti che lo seguono.
Intanto, quello citato da Cofnas non è un lavoro accademico di biologia, evoluzionismo e suo eventuale rapporto con l’ intelligenza umana (in realtà, esistono montagne di lavori scientifici che affermano esattamente il contrario, cioè che non esiste alcun nesso biologico tra intelligenza e razza).
La “ricerca” citata da Cofnas è un rapporto interno di Harvard (del suo Office of Institutional Research) che analizza le modalità di ammissione degli studenti ad Harvard medesima. Siccome vengono applicati dei criteri correttivi di ammissione sulla base delle politiche proattive di diversità, pari opportunità, inclusione (cd affirmative action), il rapporto afferma che, se questi criteri correttivi non fossero applicati e la selezione all’ingresso fosse piatta, cioè basata solo sui voti dei test di ammissione, la percentuale di neri ammessi, attualmente pari al 14%, sarebbe inferiore al 1 per cento.
Siccome voglio essere molto preciso, cito testualmente Cofnas, che afferma per iscritto su questo sito:
“I conservatori tradizionali spesso sostengono l’indifferenza al colore della pelle come soluzione ai problemi razziali. Io sottolineo quanto sia ingenua questa posizione. Nel 2013, l’Università di Harvard ha condotto uno studio interno che ha rilevato come, se le ammissioni si basassero esclusivamente su voti e punteggi dei test, la popolazione studentesca di colore scenderebbe allo 0,7%, rispetto all’attuale ~14%. Altre istituzioni d’élite mantengono la “diversità” attraverso livelli simili di azioni positive. Pertanto, se si instaurasse una vera meritocrazia in cui non si fa distinzione di colore, si verificherebbe un cambiamento demografico nelle posizioni di alto profilo che non potrebbe essere ignorato.”
E “grazie al ca..o” si può dire? A cosa servono le azioni correttive, se non a compensare (in parte) le disuguaglianze nelle barriere di accesso all’istruzione, barriere date dalla propria provenienza sociale, economica, e anche etnica? E’ pur vero che la Corte suprema degli Stati Uniti nel 2023 ha emesso una sentenza che ha considerato incostituzionale il riferimento correttivo alla razza per ammettere in università, perché creerebbe una discriminazione al contrario. Ma questo non significa che il bambino debba essere buttato assieme all’acqua sporca.
Si rischia una discriminazione al contrario? E allora come definiresti, caro Cofnas, i seguenti criteri preferenziali “storici” per essere ammessi agli atenei statunitensi? I quali sono:
- Athletes (Atleti di alto livello).
- Legacies (Figli di ex alunni di Harvard).
- Dean’s interest list (Figli di grandi donatori o figure di rilievo per il rettore).
- Children of staff (Figli del personale docente e non)
(Fonte:https://www.californialawreview.org/print/sffa-v-harvard-how-affirmative-action-myths-mask-white-bonus)
Secondo te, Cofnas, i figli di ex alunni di Harvard erano preferibilmente bianchi o neri? E i figli del personale docente? Tutti di colore?
Per questo sono stati introdotti criteri compensativi, perché la sproporzione di opportunità era e resta enorme. Per questo è stata introdotta la cosiddetta “valutazione olistica”. Le sei aree fondamentali della valutazione olistica, ognuna con un punteggio funzionale all’ ammissione all’università in USA, sono:
- Accademica: Non solo il voto del test, ma la difficoltà dei corsi seguiti al liceo e la traiettoria di crescita dello studente.
- Extracurriculare: Successi in attività fuori dalla scuola (musica, dibattito, volontariato, leadership).
- Atletica: Reclutamento per le squadre sportive dell’università (un canale preferenziale fortissimo).
- Supporto scolastico: La qualità delle lettere di raccomandazione dei professori.
- Personale: Valutazione del carattere (questa categoria fu al centro delle polemiche, poiché gli studenti asiatici ricevevano sistematicamente punteggi personali più bassi a parità di voti).
- Generale: Una sintesi globale del profilo
Harvard aggiunge i seguenti correttivi:
- Status di prima generazione: Candidati che sono i primi all’interno della propria famiglia a frequentare l’università.
- Reddito e contesto familiare: Valutazione degli ostacoli economici superati dal candidato.
- Diversità geografica: Agevolazioni per studenti provenienti da Stati americani o aree rurali meno rappresentati nel campus
E’ chiaro che si può discutere sul peso relativo dei criteri correttivi, ma da qui ad affermare, come fa Cofnas, che questo dimostrerebbe una inferiorità biologica degli studenti neri, passa un oceano logico. Si tratta di criteri, quelli correttivi, improntati ad una base analitica chiaramente sociologica, non biologica. Se un ricercatore di filosofia appassionato di storia dell’evoluzione umana (come Cofnas si definisce) non capisce questo, i casi sono due:
-è lui ad avere delle lacune logiche importanti (e quindi non è molto intelligente, nonostante abbia la pelle bianca come il latte)
–traveste una posizione razzista da evidenza empirica. Il contrario del metodo scientifico. Cofnas parte dalla fine, e trova lo pseudo supporto “scientifico” alla tesi apodittica che alberga in lui.
La farina del sacco di Cofnas è solo sua?
Questa sporca storia contiene ammonimenti e inquietanti segnali.
Intanto, è sempre molto pericoloso trasformare le persone in simboli, che è ciò che Jason Arday era diventato. Un simbolo è qualcosa di astratto e puro. Una persona è fragile, piena di contraddizioni, spesso incoerente. Perchè è una persona, appunto. (Amare una persona per quello che è e non per quello che rappresenta, del resto, riduce enormemente il numero degli amanti).
Per quanto riguarda Nathan Cofnas, una persona non è mai le sue idee. Una persona va salvaguardata anche quando le sue idee meritano di essere combattute con la massima durezza. Non contribuirò in alcun modo a fare shitstorming contro Nathan Confas come persona. Chi la pensa come lui non va silenziato, censurato o ingiuriato. Va contrastato con la forza degli argomenti.
Naturalmente, sto dando a Cofnas il beneficio della buona fede e dell’autonomia di pensiero, per quanto assurde e controempiriche ritenga le sue tesi. In realtà, non è affatto escluso che questo sia solo l’inizio della storia, e che la matassa di questa vicenda sia in buona parte da dipanare.
BylineTimes.com, sito indipendente di giornalismo investigativo britannico, ha pubblicato un articolo (che puoi leggere QUI) che indaga la penetrazione della rete di Peter Thiel dentro Cambridge. Ne cito un estratto: “Il miliardario del settore tecnologico Peter Thiel ha coltivato legami con figure chiave…: con il professor James Orr di Cambridge, tramite il quale ha veicolato una donazione all’università; con la cerchia di Orr a Cambridge; con la rivista online Quillette, che ha pubblicato articoli critici nei confronti di Arday; e direttamente con Nathan Cofnas e Noah Carl, redattore senior di Aporia”.
Per capirci: James Orr è un professore di filosofia della religione che sostiene, tra l’altro, che i richiedenti asilo in Regno Unito siano invasori. E’ considerato l’ideologo del partito di Nigel Farage, ed è l’equivalente britannico del fondamentalismo cristiano statunitense, uno che afferma, testualmente: “What is democracy, if not majoritarianism?” (cosa è la democrazia, se non tirannia della maggioranza?).
Le idee, il ruolo e la influenza di Peter Thiel cominciano a essere di dominio pubblico – anche se l’ approccio relazionale, come sappiamo, è quello dei meeting riservati, segreti, esclusivi, nel senso classico attribuibile alle pratiche di una setta. In questo articolo ho esplorato l’ ideologia eugenetica e del controllo che Thiel (assieme a Jeff Bezos e altri bilionari del tech e della sorveglianza) cerca di finanziare e diffondere, investendo nella ricerca biologica e nelle relazioni internazionali.
Se, aldilà della vicinanza ideologica, dovessero essere dimostrati rapporti organici, economici, relazioni dirette tra Nathan Cofnas e questa gentaglia – rispetto alla quale invece fatico a tenere distinte le persone dalle idee, perchè questa è gente potentissima e pericolosissima – allora la oscura vicenda che è culminata con la morte di Jason Arday andrebbe vista sotto una diversa luce: la luce nera della rete globale tessuta da questa generazione di bilionari malati.
Photo cover: licenza wikimedia commons, autore confiterousforest19
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