Passa al contenuto principale

Voglio sparare anch’io

Voglio sparare anch’io

La cronaca di questi giorni ci dice che sono tanti gli Italiani convinti che sia giusto farsi giustizia da sé. Tanti Italiani pensano che sia legittimo inseguire una persona, spararle alle spalle e prenderla a calci in testa mentre è a terra, morente (qui il video della esecuzione dei rapinatori nel caso Roggero).

Sono gli stessi che difendono a spada tratta i valori cristiani, ma non quelli di “Ama il prossimo tuo” e “Porgi l’altra guancia”: no, quella è roba da femminucce. Anche la religione deve adeguarsi ai valori del moderno maschio italico: vigoroso, spavaldo, con il crocefisso d’oro in bella vista sul petto villoso ma pronto a difendere in tutti i modi la famiglia, e soprattutto “la roba” di verghiana memoria. Ricordando sempre che noi siamo la civiltà superiore, quella che spara ai ladri: non come quei selvaggi dei “mussulmani” (scritto tassativamente con due esse), che si limitano a tagliargli le mani. (NdR i rapinatori uccisi dal signor Roggero erano italiani).

Inizialmente tutto questo mi lasciava perplesso, ma siccome il popolo la pensa in questo modo, e il popolo ha sempre ragione, alla fine mi sono convinto: voglio sparare anch’io.

Questa storia della pena di morte autogestita, senza perdere tempo con processi e tribunali, alla fine è molto più rapida ed efficace. Mi hai fatto un torto? Ti sparo. E chi è che decide se effettivamente ho subito un torto? Chi decide se ho ragione? Ma io, ovviamente. Chi ha la pistola decide.

Ma quali sono i casi in cui davvero ho il diritto di sparare? In effetti un minimo di proporzionalità deve esserci. E quindi facciamo un po’ di ipotesi. Per la rapina non ci sono dubbi: ho il diritto di inseguire i rapinatori per strada, sparargli alla schiena, infierire crudelmente su di loro. Hai scelto di fare il rapinatore, devi accettare i rischi del mestiere. E se il furto avviene senza armi? Se invece della rapina subisco un’intrusione in casa? Anche lì pochi dubbi: “Se entri in casa mia esci steso”. Per fortuna abbiamo ideologi che ci chiariscono come deve andare il mondo.

Cosa fare con un borseggiatore, uno che infila le mani dentro una borsetta o nelle tasche di una persona ignara che viaggia sull’autobus? Direi che cambia poco: stai comunque violando la mia proprietà, quindi due colpi e secco, lì sul marciapiede.

Se ho il diritto di sparare ad un borseggiatore, perché non dovrei farlo con chi mi ruba molto di più, ma lo fa in modo meno vistoso? Certo che posso: e quindi fuoco sugli evasori fiscali, sui corrotti e sui corruttori. E magari anche sui raccomandati, e su chi li raccomanda. Che bello! Mi sento già meglio.

Questa giustizia autogestita merita di essere allargata: e quindi sparerei volentieri agli addetti ai call center truffaldini, quelli che mi bombardano di chiamate a tutte le ore. In fondo se lo meritano visto che stanno cercando di fregarmi; e poi che pace, una volta eliminati quegli scocciatori! Vogliamo parlare di quelli che ti rigano la macchina e scappano senza lasciare un biglietto? Tutto sta ad individuarli, ma poi una bella pallottola in mezzo agli occhi se la meritano tutta. E già che ci siamo, che rabbia per quelli che non ti danno la precedenza, ti tagliano la strada e poi ti mandano anche a quel paese! Una pistola non basta più, bisogna portare una carabina in macchina.

Come comportarsi se uno straniero si ferma in mezzo alla strada e blocca il traffico? Forse lì la pistola è eccessiva, ma saltargli addosso e rifilargli una scarica di pugni si può, come abbiamo visto nei giorni scorsi. Però dovrei avere il fisico palestrato, e non ce l’ho: e quindi due colpi e non se ne parla più.

Che meraviglia, un mondo in cui posso eliminare tutti quelli che non mi piacciono, un mondo in cui sono io a decidere chi ha diritto di restare e chi deve togliersi dai piedi. “Un bel mondo sol con l’odio, ma senza l’amore” scriveva Jannacci.

In tutto questo, ho solo un piccolo dubbio: e se fossi io quello che non piace agli altri? Ma no, cosa vado a pensare? Io sono dalla parte dei buoni.

PS il testo è volutamente paradossale, estremizzando l’idea di società che – facendo leva sugli istinti primordiali delle persone –  ci viene proposta da alcuni politici. Viviamo in uno Stato di diritto, in cui l’idea che qualcuno si faccia giustizia da solo basterebbe a sovvertire l’intero sistema. Allo stesso tempo, in uno Stato di diritto un onesto commerciante dovrebbe poter svolgere la sua attività beneficiando di una tutela adeguata da parte dello Stato, senza l’incubo di essere sequestrato e minacciato con tutta la sua famiglia. L’impulso alla reazione rabbiosa e violenta è radicato nell’animo umano, ma accettare che la soluzione sia diventare più delinquenti dei delinquenti significherebbe vivere in un mondo dominato dalla paura e dalla legge del più forte.

LC

Cover: Foto di paulsaa da Pixabay

Per leggere gli altri articoli di Luca Copersini clicca sul nome dell’autore

sostieni periscopio

Sostieni periscopio!

Tutti i tag di questo articolo:

Luca Copersini

Bancario da oltre 30 anni, ha cominciato subito ad interessarsi di sindacato. Il motivo? Tante cose nel mondo del lavoro non gli piacevano, e voleva provare a cambiarle. Il tempo è passato e le cose che non gli piacciono sono aumentate, ma la voglia di combatterle è rimasta invariata. Il suo modello di riferimento? Wile E. Coyote

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *