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Dio lo vuole

Dio lo vuole

Nei giorni scorsi ha destato molto scalpore la foto di Donald Trump circondato da pastori evangelici in preghiera, in una posa anche decisamente plateale, all’interno dello Studio Ovale.

Dall’inizio del suo mandato, Trump ci ha tenuto a presentarsi come un esecutore della volontà divina: da “Dio è con me” in campagna elettorale, a “Io sono il prescelto” alzando gli occhi al cielo nel momento dell’insediamento, passando per “Dio mi ha salvato per fare grande l’America” dopo il fallito attentato. Ma com’è possibile che una linea politica orientata all’odio ed al razzismo, che non si fa problemi a sostenere o ad avviare azioni di guerra del tutto insensate, possa essere ricondotta a un disegno divino?

Dobbiamo ricordare che il male, l’odio, non si presentano mai con il loro vero volto, ma si nascondono dietro ideali apparentemente alti e condivisibili. E questo vale ancor di più in occasione di guerre. In realtà le guerre scoppiano sempre per motivi economici o politici, che di nobile non hanno nulla. Prendiamo ad esempio il recente blitz americano in Venezuela, presentato come un’azione finalizzata a liberare il popolo da un dittatore. Vi immaginate se Trump avesse dichiarato “A noi di Maduro non frega assolutamente nulla. Il regime può restare dov’è purché venda il petrolio a noi piuttosto che la Cina, ed al nostro prezzo”? Eppure è così che sono andate le cose.

Dovendo trovare un ideale con il quale incartare le guerre più orrende e le azioni più abiette, le religioni forniscono da sempre la copertura perfetta. Sarebbe troppo lungo elencare tutte le guerre avviate con il pretesto delle fedi religiose, quindi ricorderò solo le più significative.

Il primo pensiero va alla jihad, la guerra santa islamica che costituì il pretesto per le invasioni arabe in Europa, e che oggi viene evocata dai terroristi che fanno strage di innocenti. Tutti ci siamo convinti che l’Islam sia una religione violenta e assetata di sangue innocente: e invece la religione islamica (come quella cristiana) considera un peccato gravissimo l’uccisione di innocenti. La violenza non ha giustificazioni religiose, ma esclusivamente politiche: farla apparire come una sorta di disegno divino la rende accettabile, e persino auspicabile da persone che professano quella fede religiosa e che nutrono un profondo astio contro l’Occidente, dovuto a decenni di profondi contrasti economici e militari.

La religione cristiana si è prestata, in passato, a orrori ancora peggiori. Il più grande genocidio della storia dell’umanità, che noi europei tendiamo ad ignorare totalmente, è quello dei nativi americani: dall’arrivo di Cristoforo Colombo e per i secoli a venire, le popolazioni locali sono state sterminate in modo sistematico, con numeri spaventosi: parliamo di decine di milioni di morti. Gli europei cancellarono dalla storia, nel giro di pochi anni, civiltà vecchie di secoli come quella degli Incas. Ovviamente tutto questo non fu presentato per quello che era, cioè una delle azioni più criminali di sempre: “sterminiamo tutti e ci prendiamo le loro ricchezze”. Nei libri di storia su cui abbiamo studiato, ammesso che se ne parli, questo periodo storico viene presentato come la “Evangelizzazione dell’America Latina”.

Potremmo parlare delle crociate, altra fase di guerre legate a motivi economici e politici ma ammantate di profondo valore religioso: “Deus vult!”. Una curiosità: come si poteva, in un mondo rigido come quello medievale, conciliare un comandamento che dice “non uccidere” con l’esortazione a sterminare gli infedeli? Fu una trovata geniale di Bernardo da Chiaravalle, nel XII secolo, a risolvere il problema, con l’invenzione del “malicidio”: uccidere un non cristiano non era un omicidio, ma un atto di giustizia che serviva ad estirpare il male dal mondo. E così troviamo un altro aspetto ricorrente nelle guerre: la disumanizzazione del nemico, alla quale le differenti fedi religiose possono fornire un validissimo pretesto.

Saltiamo qualche secolo e avviciniamoci ai giorni nostri. Sappiamo che le SS indossavano fibbie con la scritta “Gott mit Uns” (Dio è con noi). Ed è sconcertante pensare che il corpo militare passato alla storia come il simbolo stesso della spietatezza e della cattiveria potesse pensare di godere della protezione divina. Eppure è questo che gli era stato assicurato dal regime, oltre alla promessa di “rendere la Germania di nuovo grande”. Tanto per evidenziare che la storia avrebbe molto da insegnarci, se solo la volessimo ascoltare.

Pretesti religiosi stanno alla base della persecuzione e dello sterminio degli ebrei, messo in atto proprio da chi indossava quelle fibbie, ma che ha radici storiche profondissime. Gli ebrei sono, da quando i Romani conquistarono la Terra Santa e li dispersero per il mondo, il simbolo dello straniero. Se oggi i politici tendono a distrarre l’opinione pubblica additando gli immigrati e attribuendo loro la colpa di tutti i problemi, per secoli in Europa questo ruolo ingrato è toccato agli ebrei. Aggiungiamoci che spesso proprio la loro difficoltà a mettere radici e la necessità di essere pronti a spostarsi in tempi brevi li costringeva ad accumulare ricchezze sotto forma di monete d’oro e poi di banconote, e questo rendeva particolarmente appetibile prendersela con loro, anche per sottrargli le loro ricchezze. Ma ovviamente, anche in quel caso nessuno, nel corso dei secoli, ha mai detto “perseguitiamo gli ebrei perché sono stranieri e per prenderci i loro soldi”. La persecuzione secolare degli ebrei ha trovato, ancora una volta, giustificazione nella religione. Andavano perseguitati perché non erano cristiani, ma anche per l’accusa, apparentemente ridicola ma rivelatasi efficace per secoli, di “deicidio”: gli Ebrei hanno ucciso Gesù.

E anche in questo caso, la storia non ha insegnato nulla. Lo sterminio dei Palestinesi, il più recente tra i genocidi, viene giustificato dai politici israeliani sulla base di quanto scritto nella Bibbia: la Palestina coincide con la terra promessa che Dio mostrò a Mosè, e tanto basta per giustificare la deportazione e lo sterminio dei Palestinesi.

Potremmo trovare infiniti altri esempi di uso distorto della religione. Pensiamo agli ideali del fascismo, altra ideologia violenta e razzista: “Dio, Patria e famiglia”. Mussolini era ateo, e da giovane era stato profondamente anticlericale, ma aveva capito che aggiungere la religione ai temi identitari del regime avrebbe portato enormi benefici politici. Comportamento non dissimile da qualche politico odierno, non lontano dall’ideologia fascista, che in pubblico ostenta santini e bacia rosari, ma poi non rispecchia in nessuna delle sue azioni quelli che dovrebbero essere gli ideali evangelici.

Torniamo al punto di partenza, alle guerre illegali scatenate dagli americani nel mondo. Nel 1990 George Bush padre motivò l’aggressione all’Iraq, basata su una montagna di bugie e prove false, dicendo che l’America aveva ricevuto da Dio la missione di portare la democrazia nel mondo. Ancora la religione, ancora una bugia per non dire come stavano davvero le cose: “Lì c’è il petrolio, e noi ce lo vogliamo prendere!”

Provo a immaginarlo, ma non riesco davvero a figurarmi un Dio che chiede di portare la democrazia a un popolo a forza di bombe al fosforo bianco. Non sono credente, ma riconosco il valore di molti insegnamenti cattolici. Come si fa a giustificare una guerra, o un genocidio, nascondendosi dietro chi ha detto parole potenti come “Ama il prossimo tuo come te stesso”?

Come fanno persone che si professano religiose a dare credito a chi si fa scudo di una fede che ha scritto parole come “non uccidere” o “non desiderare la roba d’altri” per giustificare uccisioni che servono ad appropriarsi della roba d’altri?

Non sono religioso, e forse per questo faccio fatica a capire la logica di chi si professa tale, ma poi segue chi agisce in modo totalmente opposto ai valori che dovrebbe difendere. Dobbiamo pensare che, in questo folle mondo contemporaneo, anche gli insegnamenti evangelici e i dieci comandamenti valgono, ma fino a un certo punto?

Photo cover: Leonardo da Vinci, The Last Supper, public domain version

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Luca Copersini

Bancario da oltre 30 anni, ha cominciato subito ad interessarsi di sindacato. Il motivo? Tante cose nel mondo del lavoro non gli piacevano, e voleva provare a cambiarle. Il tempo è passato e le cose che non gli piacciono sono aumentate, ma la voglia di combatterle è rimasta invariata. Il suo modello di riferimento? Wile E. Coyote

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