Il Governo spinge a trasferire il TFR da INPS ai Fondi pensione:
un altro scellerato spostamento di risorse dalla produzione alla finanza
Il Governo spinge a trasferire il TFR da INPS ai Fondi pensione: un altro scellerato spostamento di risorse dalla produzione alla finanza
Sono 7 milioni su 24 i lavoratori che hanno scelto di tutelare il proprio TFR (cioè la liquidazione) non più tramite l’INPS (lo Stato italiano), ma tramite i fondi “complementari” che sono finanziari, anche se “gestiti” anche dai sindacati della propria categoria.
Fino al 1993 ciò non era possibile. La liquidazione dei lavoratori era garantita dallo Stato che ancora oggi la tutela con un interesse annuo fisso dell’1,5% più il 75% dell’inflazione (3,1% la rendita annua degli ultimi 10 anni, che è superiore a quella dell’80% dei fondi pensione – in media dal 2,3 al 2,9%-, tranne quelli azionari che sono però molto a rischio). Lo Stato fa inoltre pagare ai fondi un’imposta fiscale minore di quella che paga lui (un vero paradosso in cui lo Stato tifa contro se stesso e a favore della finanza). Il motivo per cui spesso i fondi finanziari hanno rendimenti peggiori del TFR statale è che sono gravati da elevate commissioni dei gestori, che vogliono essere pagati profumatamente dalla loro gestione (così come in America le spese amministrative della sanità privata sono enormi).
Poiché si tratta di una gestione finanziaria è non solo costosa ma anche rischiosa per i lavoratori. Là dove i rendimenti sono migliori (non sempre) cosa succede se c’è una crash delle borse? Dal crash del 2008 (che nessuno previde, tranne Roubinì e pochi altri tra cui noi, che lo scrivemmo con un anno di anticipo) ad oggi l’indebitamento delle banche centrali degli Stati e dei fondi privati finanziari è salito a 50 volte il PIL mondiale. Mai il debito fu così gigantesco nella storia…tutti tranquilli?
Per quale ragione dunque un Governo che proclama di essere dalla parte della Patria e della Famiglia, vuole favorire i fondi finanziari (internazionali, spesso americani) sapendo che, trasferendo questi fondi dalle Imprese alla Finanza, priva le imprese italiane di una fonte di liquidità importante (17 miliardi è il TFR in possesso alle imprese), specie ora che il credito nelle piccole e medie imprese è sempre meno concesso e sempre più oneroso?
Il primo obiettivo è che spera (ed è probabile) un maggior acquisto da parte dei Fondi pensione dei titoli (BTP) emessi dal Tesoro italiano per finanziare il debito pubblico dello Stato.
Il secondo obiettivo è favorire la lobby della finanza che potrà contare (se tutti i neo assunti dal luglio 2026 dovessero aderire) su 500 milioni in più all’anno.
Il terzo (e più importante) è creare gradualmente (tutte le fregature iniziano lentamente) le condizioni (come negli Stati Uniti e in altri paesi europei) affinchè ci siano sempre più dipendenti che vivono non solo del loro lavoro ma anche del Capitale: o perché hanno il loro TFR che dipende dall’andamento della borsa, o perché hanno una seconda casa che affittano (caso mai con Airb&b); così mettono in difficoltà gli altri lavoratori che cercano una casa in affitto in città dove lavorano, rompendo una relazione di fratellanza che ha sempre caratterizzato la classe operaia.
Branko Milanovic chiama questo nuovo fenomeno, che si sta rafforzando in Europa ed è molto avanti negli Stati Unti, omoplutia (dal greco), cioè Ricchezza che deriva sia dal Lavoro che dal Capitale, in modo da indebolire la classe operaia e la cultura della fratellanza.
Sindacati e partiti di sinistra non si sono resi conto, quando hanno accettato la previdenza complementare nel 1993 –Governo tecnico Ciampi e poi riforma del Governo Dini nel 1995, non a caso con la fine della prima Repubblica – che, favorendo i Fondi pensione, si mettevano nelle mani di “padroni” peggiori delle precedenti famiglie imprenditoriali, in quanto per accrescere i rendimenti finanziari (dei TFR), i Fondi spolpavano aziende (dove stavano altri lavoratori che venivano licenziati o a cui si riducevano i salari) al fine di aumentare i profitti in modo da avere migliori rendimenti dei Fondi pensione.
E in effetti nei primi 10 anni fu così: alti rendimenti (mai più visti però). Una forma di “cannibalismo” tra umani, in quanto il rendimento dei titoli per essere elevato e garantire buone pensioni, avveniva a scapito dei colleghi destinati a perdere il lavoro o veder ridimensionato il salario. E oggi tutti esperti e zitti con salari bassi.
E’ il capitalismo finanziario, bellezza! …che sposta sempre più la fonte del reddito dall’economia reale a quella finanziaria. E cosa fanno infatti ¾ dei figli di quei bravi imprenditori italiani che hanno investito e creato valore e posti di lavoro per 40 anni e che oggi ereditano l’azienda? Vivono dei grandi capitali ereditati a causa della mancanza di una imposta di successione decente sull’eredità (come almeno c’è in Usa, Regno Unito, Germania e Francia) e vendono l’azienda ai Fondi finanziari, rimpicciolendo un’Italia che non sa fare più impresa. Anche l’ILVA sta per essere ceduta ai soliti fondi finanziari americani.
Un ulteriore colpo alle piccole e medie imprese italiane, che sono da decenni una ricchezza dell’Italia e che riceveranno un altro colpo perdendo liquidità e dove i dipendenti che hanno scelto i Fondi pensione (nonostante anni di propaganda) sono meno del 10%, mentre nelle grandi imprese l’adesione sale anche all’80%. L’obiettivo è individualizzare anche queste piccole comunità lavorative, colpendole ancor più. Un altro passo verso la teoria (errata) che chiede alle piccole imprese italiane di diventare medie o grandi (cioè vendere) o scomparire.
Il paradosso è che la proposta viene da chi dice di difendere la Patria e la Famiglia. Mentre in realtà si spingono i lavoratori (e le stesse imprese) a dipendere sempre più dalla finanza. Un virus che si è esteso anche a sinistra.
Fu Beniamino Andreatta (doroteo DC) a imporre il divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia nel 1981, in Inghilterra il laburista Tony Blair nel 1996 ad attuarlo e così il democratico Bill Clinton nel 1999 concesse a tutte le banche di speculare (con l’impegno di salvarle se fallivano), avviando la grande globalizzazione che ha immiserito milioni di famiglie operaie (americane e italiane). L’esatto contrario di quello che fece il presidente Roosevelt (sempre democratico) che nel 1933 introdusse la legge che divideva le banche d’affari da quelle (sane) commerciali. Americani molto diversi tra loro.
Piccola nota finale: più la finanza cresce, più cresce la lobby ebraica negli Stati Uniti che ha sempre orientato la politica estera. E si vede dalla mattanza di Netanyahu a Gaza che non si ferma. I nostri piccoli comportamenti (sommati) si trasmettono molto lontano da noi (“effetto farfalla”).
Lascia un commento