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Per la prima volta in teatro, Vincenzo Mollica presenta il suo spettacolo “L’arte di non vedere”. All’Auditorium Parco della Musica di Roma l’11 gennaio e a Milano, al Teatro degli Arcimboldi, il 15 gennaio. Uno spettacolo indimenticabile.

Roma, Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, Sala Sinopoli. Tutto esaurito. Sfilata di vip, nelle prime file della platea: ci sono Fiorello con la moglie Susanna Biondo, Mara Venier, Renato Zero, Paola Cortellesi con il marito Riccardo Milani, Maria Grazia Cucinotta, Alberto Matano, Clemente Mimun. Noi più in fondo, ma ci siamo.

È un evento speciale e coinvolgente, questo monologo di due ore di Vincenzo Mollica, accompagnato al pianoforte dal gentile e attento cantautore Enrico Giaretta.

“L’Arte di non vedere”, Auditorium Parco della Musica, foto Simonetta Sandri
“L’Arte di non vedere”, Auditorium Parco della Musica, foto Simonetta Sandri

Una confessione intima e sincera. Un momento di grande emozione, commozione e risate, di fronte a un uomo che si racconta, che fa i conti con malattie e cecità – annunciatagli fin dall’età di sette anni e fatta di visione con un occhio solo fino a poco tempo fa -, senza alcuna autocommiserazione ma con grande ironia, presenza di spirito e di adattamento, quello che solo le grandi anime coraggiose sanno inventarsi.

Tantissimi gli aneddoti di una vita ricca e piena di soddisfazioni, costellata da grandi incontri con i più importanti personaggi del mondo dello spettacolo, riempita da quelle interviste che hanno fatto di Mollica un unicum, un faro per ogni giornalista che con quel mondo si confronta. Ineguagliabile, irripetibile, inimitabile, irraggiungibile.

“Omerico non lo sarò mai per le poesie, ma per mancanza di diottrie”, esordisce.

“Devo tutto a due grandi maestri”, continua, “a Federico Fellini che mi ha insegnato l’arte di vedere e ad Andrea Camilleri che mi ha insegnato quella di non vedere”.

I racconti degli incontri con Federico Fellini – di cui Mollica ha scritto molto – sono fra i più emozionanti, la bellezza di chi ha avuto il privilegio di lavorarci fianco a fianco, con i pranzi preparati da Giulietta e le scorribande per le vie di Roma. Quella Roma che era la ‘Hollywood sul Tevere’, bei tempi che furono.
C’è tanta Roma in questo spettacolo e il pubblico lo sente: sullo schermo scorrono le immagini di spezzoni con Alberto Sordi, Gabriella Ferri, Renato Zero, Nino Manfredi. Applausi ogni volta che sul video sfila un viso noto che non c’è più. Un bell’omaggio del pubblico a tanti personaggi dello spettacolo italiano e non.

Dai video del repertorio Rai rivediamo le battute con Paolo Conte, Lucio Dalla, Roberto a Benigni, Franco Battiato, ma a coinvolgere è, soprattutto, l’incontro con la grande Alda Merini che, a distanza, dialoga con Adriano Celentano, che lei adorava.

Unici e divertenti i racconti di Marcello Mastroianni che mente a Fellini, dicendo di trovarsi a girare in Grecia per nascondere le sue infedeltà, che vola a New York per cenare con Faye Dunaway dopo un pranzo a base di fagioli (il suo cibo preferito) o che “schiva con regalità” gli oggetti lanciatigli addosso da una Catherine Deneuve inferocita per le sue infedeltà. Una donna tradita che gli rimprovera pure di credere di saper recitare…

Toccanti i racconti degli scambi con Andrea Camilleri, uniche le strofe di canzoni intonate per lui da Bruce Spreengsten, Sharon Stone, Lady Gaga, George Clooney.

Gli aforismi messi in musica da Giaretta, “Molliche di Mollica”, sono originali, molti, rivisitati, li si ritrovano nel suo libro “Scritto a mano pensato a piedi: aforismi per la vita di ogni giorno”, altri sono brevi pensieri che giungono dalla pagina Instagram di Mollica, la sola, confessa, che ora riesce in qualche modo a gestire.

Belli anche i disegni che sfilano sullo sfondo, di, fra gli altri, Andrea Pazienza e Milo Manara, a ricordare la passione del cronista per il mondo dei fumetti.

Ma le parole più amichevoli e tenere sono tutte per Rosario Fiorello, l’amico di sempre che lo incoraggia e sostiene e che l’ha trasformato in pupazzo, perché “sono l’unico entrato in televisione come un personaggio in carne ed ossa e uscito come un pupazzo”, scherza.

E poi, ricorda, “ho avuto anche il grande onore di essere un personaggio dei fumetti della Disney, Vincenzo Paperica”, il simpatico cronista paperopolese con la passione per il cinema, nato grazie alla mano di Giorgio Cavazzano, apparso per la prima volta nella storia di “Paperino Oscar del centenario” su “Topolino” n.2074 del 29 agosto 1995 (nel 2021, è anche uscito, con Giunti, “Papershow”, una raccolta delle 12 migliori storie a fumetti di Topolino che hanno per protagonista il personaggio di Paperica).

Sullo sfondo, nello schermo gigante, appare, allora, il sorridente papero e il giornalista ancora scherza: “quando vado al cimitero e vedo le immagini sulle lapidi, sono sicuro del fatto che nessuno dei defunti abbia mai scelto la sua. Sono foto terribili, con espressioni improbabili e impossibili. Per questo ho chiesto a mia moglie Rosa Maria, di mettere, sulla mia tomba, quella di Paperica, con la frase qui giace Paperica, in vita fu Mollica”.

Ci auguriamo, sinceramente, che quel momento arrivi tardi, tardissimo, caro Vincenzo, abbiamo ancora bisogno di te. Tanto. In attesa che mamma Rai, di cui ti senti parte da sempre, – e quanto lo hai ripetuto -, presenti a tutti, presto, questa bella serata.

Dimenticavo la parte più bella. Chiude lo spettacolo una ‘standing ovation’ del pubblico, sulle note di “Azzurro”. Cantiamo tutti, con le lacrime agli occhi.

Estratto video da Corriere TV

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Simonetta Sandri

E’ nata a Ferrara e, dopo gli ultimi anni passati a Mosca, attualmente vive e lavora a Roma. Giornalista pubblicista dal 2016, ha conseguito il Master di Giornalismo presso l’Ecole Supérieure de Journalisme de Paris, frequentato il corso di giornalismo cinematografico della Scuola di Cinema Immagina di Firenze, curato da Giovanni Bogani, e il corso di sceneggiatura cinematografica della Scuola Holden di Torino, curato da Sara Benedetti. Ha collaborato con le riviste “BioEcoGeo”, “Mag O” della Scuola di Scrittura Omero di Roma, “Mosca Oggi” e con i siti eniday.com/eni.com; ha tradotto dal francese, per Curcio Editore, La “Bella e la Bestia”, nella versione originaria di Gabrielle-Suzanne de Villeneuve. Appassionata di cinema e letteratura per l’infanzia, collabora anche con “Meer”. Ha fatto parte della giuria professionale e popolare di vari festival italiani di cortometraggi (Sedicicorto International Film Festival, Ferrara Film Corto Festival, Roma Film Corto Festival). Coltiva la passione per la fotografia, scoperta durante i numerosi viaggi. Da Algeria, Mali, Libia, Belgio, Francia e Russia, dove ha lavorato e vissuto, ha tratto ispirazione, così come oggi da Roma.

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PAESE REALE
di Piermaria Romani


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