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Una striscia di schiuma rosa
Un ricordo

Una striscia di schiuma rosa
Un ricordo.

Lido delle Nazioni, 20 Maggio 2012

Un fine settimana da ricordare per eventi particolari, unici, mai vissuti sino a ieri. La prospettiva visuale di fronte al mare ci ha consentito di notare, casualmente, laggiù, lontano, uno strano fenomeno. Una striscia di schiuma rosa percorreva la superficie confusa dell’orizzonte e del mare da nord verso sud.

Che strano, pensai, che cosa sarà quella vela che viaggia così veloce senza scafo? Inquinamento? Anche in questo periodo di primavera? Sforzando di più la vista mi sembrava qualcosa che volava a pelo d’acqua…, ma non capivo dalla conformazione a freccia che cosa potesse essere quella macchia rosa.

Poi, dopo avere chiesto conferma di non avere visioni, allucinazioni o miraggi, insieme abbiamo capito che era un grande stormo di bellissimi fenicotteri rosa, dalle ali screziate di nero e dalle vivaci piume rosa. Si allineavano tutti uno dietro l’altro, per poi aprirsi di nuovo in formazione. Radenti sul mare scuro, sul quale si allungavano gli ultimi raggi del sole al tramonto, mentre anche le nuvole qua e là si tingevano di rosa sopra il blu intenso della pioggia, prigioniera in loro.

Uno sguardo più intenso ce li ha avvicinati, mentre veloci sfuggivano verso destra……ed ecco un altro stormo, anch’esso veloce, danzare e sfrecciare sfiorando la superficie marina. Incolonnarsi e aprirsi. Giocare contro il vento teso di sud est. Sfuggire verso sud. Salutare noi, curiosi casuali e chissà…qualche altro attento osservatore dell’orizzonte serale.

Arrivederci. Andate pure, anzi allontanatevi di fretta, perché qui tra poco passerà la paura, per fortuna solo quella, mentre più vicino passerà la morte. Si. Poche ore dopo quell’avvistamento, poche ore dopo quelle nuvole rosa intenso, un’altra folata, questa volta soltanto nera, accompagnata da un boato sibilante, ha attraversato il cielo e la terra, da est verso ovest pensavo, mentre invece era dal basso verso l’alto.

Era un terremoto che scuoteva le case, le vite, le chiese, le fabbriche, i castelli. Esperienza mai vissuta così da vicino, tanto da sorprenderci inspiegabile. Tanto da confonderci le idee su cosa realmente stava accadendo. Una piccola luce accesa nella notte: “Tutto ok”? Perché c’era chi piangeva, chi non si sarebbe più rialzato, chi osservava crolli e distruzioni.

Arrivederci anche a loro, che non sono riusciti a fuggire volando a pelo dell’acqua. E’ stata la vostra ora, purtroppo.  Un’ ora triste, durante il lavoro, in quelle fabbriche grandi ed oscure, senza neppure vedere, per l’ultima volta, il mare, il cielo arrossato al tramonto e quelle nuvole rosa che sfrecciavano, imprendibili, lontano, sulle increspature appena accennata delle onde.

 

Cover: Foto di Lando Hamukwaya da Pixabay

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Davide Cristofori

Sono nato all’ombra del Castello Estense nel 1959. Ho frequentato il Liceo Scientifico Roiti, sposando una mia compagna di classe. Dalla fine degli anni ‘70 ho lavorato per un Ente Pubblico, svolgendo, più o meno, le stesse mansioni lavorative di F. Kafka in Boemia: una parte importante del mio lavoro richiedeva che scrivessi “testi”. Ora, da nonno pensionato, continuo a scrivere, con umiltà e senza ambizioni particolari. In ogni caso, poesia o prosa che sia, scrivo quello che sento, mi ispiro a ciò che vedo, lasciando che siano il cuore o l’irrazionalità più pura a mettere insieme le parole sulla carta.

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