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Quando una città è immersa nella Storia e nell’arte di un lontano passato, risulta difficile riuscire a comunicare con adeguatezza ogni singolo tesoro. Sono talmente tanti i suoi beni, che concentrarsi su ognuno di loro potrebbe apparire impossibile o quantomeno utopistico. E’ il caso di Ferrara.

Inserito nel silenzioso e ameno contesto dell’antica via della Ghiara, così chiamata per la ghiaia depositata da un ramo del Po che scorreva nella zona, lontano dai consueti e scontati flussi turistici, è il Palazzo Costabili, impropriamente detto di Ludovico il Moro, del quale, senza paura di esagerare, si può dire che da solo valga un’intera visita nella città degli Estensi. Tale primato lo deve non già alle preziose testimonianze raccolte nel Museo Archeologico Nazionale, ma proprio di per sé, per la maestosa qualità di ogni minimo particolare apprezzabile anche al giorno d’oggi, senza filtri. Entrando, come non farsi stupire dal cortile d’onore completato solo a metà? Due lati soltanto sono stati portati a termine e mostrano una candida decorazione scultorea in pietra bianca. L’autore, non bisogna dimenticarlo, sarebbe stato Gabriele Frisoni, perché se tuttora possiamo godere di testimonianze fuori dal tempo lo dobbiamo a donne e uomini che con impegno hanno dedicato il proprio lavoro alla cultura della bellezza. Sempre Frisoni avrebbe anche realizzato lo scalone di accesso al piano nobile, finemente addobbato. Rimanendo ancora nel cortile, vietato non alzare lo sguardo: unicamente in questo modo si può notare il gioco di tende che con creatività ci fa vedere come apparivano in origine le finestre, alternativamente aperte e cieche. Ma nonostante il Palazzone sia rimasto incompiuto, non mancano decorazioni interne, talvolta autentici capolavori. E’ necessario partire dal piano terra per poterle ammirare, nelle tre sale affrescate con tutta probabilità da Benvenuto Tisi, detto il Garofalo dal nome della città di origine paterna, e dalla sua scuola. Nel lato di sinistra, troviamo la Sala delle storie di Giuseppe e la Sala delle Sibille e dei Profeti, forse istoriate più dagli allievi che dal maestro. E’ sufficiente però accostarsi al portico meridionale per accedere a una terza sala affrescata, l’Aula costabiliana o Sala del Tesoro, di certo la più celebre dell’intero edificio, abbellita questa volta dal Garofalo in persona, quando non aveva ancora trent’anni. La sala ha una forma rettangolare e sulle pareti, vicino al soffitto, viene raccontato il mito dei due Amori, Eros e Anteros. Anche all’epoca erano soprattutto le immagini a raccontare una storia. In alto, invece, una prospettiva che ha dell’incredibile: pur rifacendosi al Mantegna della Camera degli Sposi, il Garofalo avrebbe raggiunto un livello considerabile addirittura superiore. Le scene della vita di corte, viste da una balconata che corre per tutti i lati, sono dipinte senza mai effettuare alcun errore. Era la perfezione del cruciale e originalissimo Rinascimento ferrarese. Naturalmente la particolarità di questo piccolo luogo fu sempre evidente, già dal momento della sua realizzazione, che doveva vederla come sala da musica, o archivio di libri e oggetti importanti. In seguito si configurò per vari utilizzi, non sempre decorosi, anche mentre il mondo intellettuale dimostrava interesse per l’innegabile valenza artistica. Grazie al necessario consolidamento strutturale e restauro totale, la sala è oggi viva in tutto il suo splendore. Non solo, in quanto gli anni più vicini a noi ci hanno consegnato dell’altro. Sul cortile d’onore, infatti, si affaccia dal piano nobile il Salone delle Carte Geografiche, dipinto nel 1935 per volontà di Salvatore Aurigemma, primo direttore, che desiderava riprodurre antiche carte geografiche per una miglior comprensione della vicenda spinetica. A corredo del lavoro, i versi dell’ode ‘Alla città di Ferrara’, di Giosue Carducci, e un passo di Plinio il Vecchio, sulle mitiche origini di Spina.

Ferrara, la prima città moderna d’Europa, è unica perché rimasta sostanzialmente intatta nel corso dei secoli. E’ pertanto fisiologico che sovrabbondi di tesori da far conoscere, ma proprio la sua unicità le permette di non aver bisogno di particolari trovate o genialate. Per comunicare ogni singola meraviglia, basta iniziare a farlo, ricordandosi che talvolta il meglio è nemico del bene.

 

Museo Archeologico Nazionale di Ferrara
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Ivan Fiorillo

“Lo Scettico”: un divulgatore non convenzionale alla ricerca della verità.

Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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