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Monica Gori: “Il lusso dell’ozio” e altre poesie

Parole a capo

Monica Gori: “Il lusso dell’ozio” e altre poesie
 

In questo numero di “Parole a capo”, pubblichiamo alcune poesie di Monica Gori, poetessa romagnola. Monica Gori si descrive così: “Dopo essere rimasta sola in giovanissima età, si è sviluppata in lei una personalità bipolare- borderline e tra la routine di una vita pseudo normale tra studio, lavoro e ricoveri ha trovato nella scrittura un modo di evadere da un’ inquietudine esistenziale, il suo modo di reagire.“ In un’intervista di alcuni anni fa, alla domanda “Se dovessi dare un consiglio ad un giovane autore… cosa gli diresti?” rispondeva “Sii ciò che sei, non avere paura di essere fuori dal coro. Non è il potere del denaro che ti rende un grande artista ma la voglia di imparare sempre qualcosa di nuovo. Saranno poi gli altri a credere in te e vedere ciò che sei in realtà. Non c’è peggior essere di chi ha la presunzione di classificarsi da solo.”

 

*

Il lusso dell’ozio

 

Ho spento il rumore del mondo
collezionando silenzi.
Ho riempito lo spazio interiore
con la libertà di oziare nei miei pensieri
raccolti come souvenir
in questa villeggatura a chilometro zero.
Ho cancellato l’orologio biologico
e sotto una doccia gelata
assaporo l’anarchia del mio tempo.

 

*

 

In un soffio di vento che se ne va

 

Ho voglia di stare sola perché è da sola
che riesco a riconoscere le cose.
Nel silenzio.
Nel mutismo del mio sperdermi
e ritrovarmi.
Il tempo non guarisce
aiuta ad accettare.
E quando il vento nel bosco
fa frusciare le foglie non disturba
questo silenzio, ne è la voce.
Sarebbe bene capire in profondità
che il momento presente
è tutto ciò che si ha.
E in questa malinconia
che non si può leggere ma solo avvertire
sento di essere invisibile
solo per chi rifiuta di vedermi.

 

*

 

Alla sera

 

Svettano i pioppi verso il cielo
vibranti di materia, libertà e spazialità.
All’imbrunire le fate d’ombra camminano
disegnando giochi sull’asfalto.
Poi si affacciano contro i vetri delle dimore illuminate,
premendo e ascoltando il regnante silenzio.
Vecchi meditabondi, sogni di fanciulli e madri che rassettano.
Qualcuno legge, qualcuno riflette contemplando il divenire della notte,
qualcuno prega.
Non c’è più tempo per i ricordi,
non c’è più tempo neanche per sentirsi soli.
Alla sera, spazio libero, puro senza confini.
Un mondo che si riempie di figure, volti,
profili che si raccontano riflessioni esistenziali.
Le forme del pensiero, definizione materica di un moto dinamico
che si dipana intorno alle immagini di umane presenze.
Un quadro ove le stelle la fanno da dominatrici e
ombre come figure affascinanti e malinconiche
incarnate nelle pose flessuose e immediate in divenire.
Un microcosmo multiforme ove il flusso potente della fantasia
si manifesta con la creatività dell’Artista che c’è in ognuno di noi.

 

*

 

La morte della poesia

 

La brezza diventa tempesta
quando la poesia muore.
I gabbiani se vanno
ed io non sogno più.
Le barche si arenano
quando la poesia muore.
La luce si affievolisce
ed io trattengo il respiro.
Le nuvole viaggiano silenziose
quando la poesia muore.
L’armonia delle cose sparisce
ed io silente ascolto.
Ti incontrai ma non ricordo
ed ora che anche tu sei morta
solitaria esistenzialista io ti ricerco
e ti dico: ASCOLTAMI ANCORA.

 

*

 

La mia nebbia cognitiva

 

Con un passo è iniziato il mio viaggio
ascoltando ciò che non dicevo.
Esercizio di verità
dietro la finzione delle parole.
Ho imparato a parlare il silenzio
con i miei occhi che rispondevano
laddove la mia bocca
non emetteva suoni.
Non sono un’eremita,
vivo in una società da asociale.
Mostro sorrisi per nascondere
il mio cadavere.
Non esisto da tanto tempo
e mi ammonisco per non essere morta.
Per essere poeti è necessario non saperlo.
Per essere amati è necessario non volerlo.
Siamo turisti nel cuore delle persone.
A volte sei tutto e in un attimo il niente.
Mi viene un po’ da piangere
un po’ da ridere
un po’ da vomitare.
Il mio cuore è invecchiato
e l’anima è dolorante
in questo corpo sano.
E il tempo scandisce solo un dolore
che si rinnova perpetuamente.

 

 

Monica Gori (1966), originaria di San Mauro Pascoli (dove ha vissuto gran parte della sua vita), risiede ora a Cesena. Parente da parte di nonna paterna con il poeta Giovanni Pascoli ha trascorso l’infanzia presso la sua casa dove da piccolissima la facevano dormire nella culla dell’Illustre Poeta.  In “Parole a capo” sono state pubblicate altre sue poesie il 25 maggio 2023, il 21 marzo 2024 e il 7 novembre 2024.

“Parole a capo” è una iniziativa dell’Associazione culturale “Ultimo Rosso”.
Per rafforzare il sostegno al progetto, invito, nella massima libertà di adesione o meno, a inviare un piccolo contributo all’ IBAN: IT75P0538713004000003826665

La redazione di “Parole a capo” informa che è possibile inviare proprie poesie per una possibile pubblicazione gratuita nella rubrica all’indirizzo mail: gigiguerrini@gmail.com 

La rubrica di poesia Parole a capo curata da Pier Luigi Guerrini esce regolarmente ogni giovedì mattina su Periscopio. Questo che leggete è il 361° numero. Per leggere i numeri precedenti clicca sul nome della rubrica.

Cover: https://pixabay.com/it/photos/foca-oziando-pigro-relax-menzogna-424301/
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Pierluigi Guerrini

Pier Luigi Guerrini è nato in una terra di confine e nel suo DNA ha molte affinità romagnole. Sperimenta percorsi poetici dalla metà degli anni ’70. Ha lavorato nelle professioni d’aiuto. La politica e l’impegno sono amori non ancora sopiti. E’ presidente della Associazione Culturale Ultimo Rosso. Dal 2020 cura su Periscopio la rubrica di poesia “Parole a capo”.

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