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“Se io avessi una botteguccia | fatta di una sola stanza | vorrei mettermi a vendere | sai cosa? La speranza. | | “Speranza a buon mercato!” | Per un soldo ne darei | ad un solo cliente | quanto basta per sei. | | E alla povera gente | che non ha da campare | darei tutta la mia speranza | senza fargliela pagare.
(Gianni Rodari)

 

SEMPLICEMENTE VIVA

Semplicemente viva
all’incrocio imperfetto delle mie possibilità
sotto un ponte di macerie puntellate
mentre declina il raggio sulla mia scatola di cartone
e cerco la stella del giorno dopo, ostinata.
Ai lucci famelici mi sottraggo preda
ansiosa e diffidente nascondendo le mani
arruffandomi dentro
chiedendomi chi sono
la mente intossicata
da troppe pietre di paragone
che brillano sul fondo ormai di melma ferma.
Oh, potessi darmi un nome
che sia il mio nome per sempre
e non sfumi al tramonto, all’alba
ma sia fermo nel tuo firmamento…
Mi accontento
di quest’anima inquieta
che troppo si strappa.

da “Troppe nebbie” (poesie dal 2001 al 2012), Edizioni Il Saggio, 2019

 

RICORDO

Che la mia mano non resti vuota
quando si alza il braccio a cercarti
fuori dalle coltri calde
di un inverno che dovrebbe passare
il sangue a piombo a sbatterla giù
nell’irraggiungibile distanza
riagganciata al tuo ricordo.
Che sia poi
l’immagine sbiadita di tanti attimi
nella luce soffusa di un corridoio di tempo
poco importa,
quando questa è anche nel suono
e mi percuote in quel lampo
in cui ti ho sentito viva
come una brace inestinguibile,
solo da rincalzare
e che riscalda quella mia mano
persa sul cuscino.

da “Troppe nebbie” (poesie dal 2001 al 2012), Edizioni Il Saggio, 2019

 

IN CASO DI COSCIENZA

L’unica cosa è fermarci
in una falce di tempo qualunque,
renderci conto di essere
un vestito antico che galleggia
nell’ipotesi di un futuro che lo logora di più,
due guanti da sposa gettati per sbaglio
incapaci di riconoscerne il valore
anche se vissuti insieme sulla pelle,
svegliarci di notte con il rimorso di un tesoro perduto
e metterci in prima fila a guardarci
senza la pietà che non abbiamo accordato ad altri.
Ci scopriremo forse
più lontani dall’immagine riflessa
più simili all’oltraggio che detestiamo nel nemico
senza scudi di pensieri che possano assolverci.
Solo un oscuro insaziabile senso di sconfitta
come un mare di fango alla gola
gli occhi in alto, verso la bocca del pozzo
per scorgere il riverbero di un’altra possibilità.

(poesia premiata)
da “Troppe nebbie” (poesie dal 2001 al 2012), Edizioni Il Saggio, 2019

 

VIAGGI – ALTALENE (2023)

Si conclude con una trave sghemba
quest’ultimo passaggio in terra straniera.
È ora di ritornare,
già lappo l’odore del mio cuscino
e quel concavo ormai piatto mi attende
per imprimersi e affondare di nuovo.
Volto la schiena a questa rotta conchiusa
con la sensazione di lasciarmi un poco
e ritornare a calcare la mia terra, più leggera
con bagagli sempre più vuoti.
Eppure, quanto peso di scorie trascino ancora…
È tutto un prendere o seminare,
non ne ho la percezione — se non di sobbarcarmi
la soma di un’ingiustizia mai risolta —
come una pioggia continua che mi solca
mi dice di andare, di restare,
appesantisce gli abiti miei e sempre meno miei,
da togliere, da trattenere — altalena —
come una piuma che vola e poi strazia al suolo
non fa girare il mondo all’incontrario
e in fondo non serve, se la si pesa,
eppure fa conto, dove è mancata.

(poesia premiata)

 

FIOCCO AZZURRO (2023)

Ci si lascia spettinare troppo spesso
da un vento alle spalle.
Rassicura un poco quel cuculo lontano
che grida un onomatopeico strazio
e il gorgheggio in assolo del fringuello.
Lassù, nuvole sbavano come onde
e non sai mai cosa nasconde l’abisso
oltre il nostro respiro
racchiuso sotto questa cupola.
Oggi c’è un fiocco azzurro alla porta
del cuore, da chi lo cercò interrogandosi
senza risposta. Ora darebbe quel cuore
per lui, ora non ricorda il dubbio.
Le mani troppo piccole, a pugnetto,
imprigionano tutte le certezze,
anche quelle di un tempo che fugge,
quasi fosse chiaro il disegno immaginifico
che talvolta lappa il miracolo.

(poesia premiata)
Carla Sautto Malfatto – tutti i diritti riservati

 

Carla Sautto Malfatto (Ferrara, 1954) ha conseguito quasi duecento premi per la poesia, la narrativa e la pittura in Concorsi Nazionali e Internazionali, tra cui, oltre a premi di podio, diversi riconoscimenti come la Targa d’Argento della Presidenza della Camera dei Deputati, la Medaglia del Senato, la Medaglia del Pontefice Francesco I, il Premio Consiglio dei Ministri, il Premio Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Premio Unesco, il Premio Provincia di Salerno, il Premio Città di Napoli, Premi alla Cultura, della Critica e della Giuria; il Premio Terme di Salsomaggiore 2002 per la pittura. Ha vinto pubblicazioni gratuite per la narrativa e la poesia; è membro di Giuria in Concorsi Letterari e lo è stata in Concorsi Artistici. Collabora con Associazioni e riviste letterarie; ha recensito libri e opere singole; compare su diverse Antologie. Ha
esposto in mostre personali e collettive in varie città d’Italia e alcune sue opere artistiche fanno parte di collezioni pubbliche e private. Ha svolto opera di volontariato fornendo materiale e insegnamento artistico in scuole materne e primarie pubbliche e private, in pediatria oncologica a Bologna, in corsi per disabili psichici.
Ha pubblicato “Farfalle e Scorpioni”, racconti (Este Edition, 2015) e “Troppe nebbie”, poesie (Edizioni Il Saggio, 2019), contenenti diverse opere premiate, e entrambi pluripremiati. Nella rubrica “Parole a Capo”, sono state pubblicate altre sue liriche l’8 luglio 2020, il 17 dicembre 2020 e il 19 agosto 2021.
www.carlasautto.it

La rubrica di poesia Parole a capo curata da Pier Luigi Guerrini esce regolarmente ogni giovedì mattina su Periscopio. Per leggere i numeri precedenti clicca sul nome della rubrica.

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Pierluigi Guerrini

Pier Luigi Guerrini è nato in una terra di confine e nel suo DNA ha molte affinità romagnole. Sperimenta percorsi poetici dalla metà degli anni ’70. Ha lavorato nelle professioni d’aiuto. La politica e l’impegno sono amori non ancora sopiti. E’ presidente della Associazione Culturale Ultimo Rosso. Dal 2020 cura su Periscopio la rubrica di poesia “Parole a capo”.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE
di Piermaria Romani


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