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L’Onu da cui è nata Israele e il Nuovo Ordine Mondiale

L’Onu da cui è nata Israele e il Nuovo Ordine Mondiale

La storia insegna che le potenze cambiano. Sparta e Atene si fecero la guerra per 100 anni, ma poi emerse un terzo impero (quello persiano); così nella prima guerra mondiale l’Inghilterra entrò in guerra, seppure il conflitto fosse tra Francia e Germania/Austria, perché non sopportava che la Germania diventasse una potenza di mare come lei e avesse colonie in Africa e in Medio Oriente. Pur vincendo la guerra diventò una potenza di seconda fila aprendo la via al dominio di un terzo (Stati Uniti), artefici della nascita dello Stato di Israele nel 1947 in una fase in cui l’hybris americana-europea era convinta di poter fare quello che voleva.

Il mondo che allora decise era “piccolino” rispetto ad oggi e largamente influenzato dagli Stati Uniti, dall’Occidente e dall’URSS, cioè le principali potenze che avevano vinto la 2^ guerra mondiale. Anche la Francia votò a favore. Gli Stati che facevano parte dell’ONU erano solo 51 e non i 193 di oggi e chi dominava erano appunto gli americani e gli alleati europei (né Germania nè Italia facevano parte dell’ONU).

Una scelta imposta contro tutti i paesi arabi presenti allora che votarono tutti contro con altri 13 paesi e altri 10 si astennero. A favore votarono solo in 33 (USA più i 12 paesi delle Americhe e 12 europei: Francia, Polonia, Svezia, Olanda, Norvegia, Belgio, Danimarca, Ucraina, Bielorussia, Cecoslovacchia, Islanda, Lussemburgo). Votò a favore l’URSS ma non la Gran Bretagna che si astenne come la Cina e tra i contrari c’erano oltre ai paesi arabi, India, Grecia, Pakistan, Turchia e altri.

Se ci fosse stato un trattato internazionale che, come in Südtirol, avesse dato soldi e protetto le minoranze arabe, tutte le guerre successive di Israele e la mattanza di oggi non ci sarebbero state. Ma non era interesse degli euro-americani garantire quella famosa “sicurezza” che oggi si chiede per l’Ucraina, perché allora (come oggi) l’imperatore è sempre lo stesso (USA).

Ma le cose stanno cambiando e sta nascendo un Nuovo Ordine Mondiale in cui i BRICS vogliono contare (in quanto metà popolazione mondiale) come e più degli Stati Uniti. E non credo ci sarà modo di fermarli (se non con una guerra mondiale, che questa volta perderemo se convenzionale, o periremo tutti se nucleare). Per cui sarebbe saggio sin da ora cooperare come Europa.

Ecco perché anche se Netanyhau deporterà metà popolo palestinese o ne ammazzerà altri 100mila, non finirà come lui crede e, comunque vadano le cose, Israele, Stati Uniti e UE (servi sciocchi) subiranno, prima o poi, una grande sconfitta come Stati ex imperiali e coloniali nel nuovo ONU.
Poi, in termini economici, pagheranno i lavoratori come avviene quando si perde e si sta dalla parte del torto.

I Governi arabi ora non alzano la voce in quanto in affari con gli USA, ma non la pensano così i loro cittadini e appena il vento cambierà, saranno travolti dagli stessi loro cittadini arabi.
Intanto cresce il consenso mondiale tra i 140 paesi (su 193), che hanno già riconosciuto la Palestina come Stato, verso Cina, Russia, India, Brasile, SudAfrica che, per ora, stanno zitti, sapendo che la mattanza dei palestinesi fa perdere ulteriormente credibilità all’Occidente e Israele, mentre sale la loro.

I BRICS ad un certo punto caleranno le loro carte e, mentre gli Stati Uniti si salveranno, dopo aver succhiato il sangue ai 7 nani d’Europa, i cittadini europei subiranno i danni della marginalizzazione nel Nuovo Mondo, continuando, come pare, a seguire acriticamente l’America.

La maggioranza delle persone di buona volontà nel mondo sono tutte favorevoli alla creazione di 2 Stati e 2 popoli in Palestina, anche nella formula di un unico Stato in cui le minoranze sono tutelate con un trattato internazionale (che Israele non vuole) come è avvenuto nel Südtirol, che oggi è diventata, da povera che era, una tra le più ricche regioni al mondo (la maggioranza tedesca come le minoranze italiana e ladina).

Nel futuro potrebbe poi avverarsi la profetica idea di Alex Langer che i nuovi nati (nel Südtirol come in quel di Israele /Palestina) non sono né della maggioranza né delle minoranze ma semplicemente cittadini, in modo che le arcaiche quote etniche nelle assunzioni pubbliche non ci siano più, come si fa purtroppo ancora in Libano con welfare divisi in base alle confessioni religiose.

Nel lungo periodo vale anche per l’Ucraina.
Oggi la UE manca clamorosamente di statisti che conoscono la storia e abbiano una visione di lungo periodo, per questo ci vogliono portare in guerra, disperati come sono dopo aver sbagliato tutte le scelte negli ultimi 20 anni (a partire dall’allargamento UE del 2004). Ma i sondaggi dicono che i loro cittadini non ci stanno né a fare una fantomatica guerra con la Russia, né a garantire l’impunità a Israele.
I politici che governano contro la democrazia e senza consenso reale, saranno spazzati via dalla storia. Basta aspettare e nel frattempo continuare a lottare senza farsi manipolare dalla propaganda.

Uno Stato per ebrei creato nel 1947 in un’area dove vivevano al 90% arabi musulmani, nasceva sull’onda dell’enorme emozione dovuta al genocidio degli ebrei da parte del nazismo. Ma il sentiment va coniugato col pensiero se si vogliono evitare catastrofi sociali, com’é puntualmente avvenuto, senza dare garanzie alle minoranze arabe musulmane e cristiane. Una storia opposta a quella del Südtirol.

La storia farà il suo corso e non basteranno i soldi, il potere (temporaneo) e la propaganda per aver ragione. L’Europa sta diventando piccola, piccola e “quelli là” (i BRICS) non la bevono più la nostra narrazione.

In copertina: Gaza City, Free public domain CC0 photo.

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Andrea Gandini

Economista, nato Ferrara (1950), ha lavorato con Paolo Leon e all’Agenzia delle Entrate di Bologna. all’istituto di studi Isfel di Bologna e alla Fim Cisl. Dopo l’esperienza in FLM, è stato direttore del Cds di Ferrara, docente a contratto a Unife, consulente del Cnel e di organizzazione del lavoro in varie imprese. Ha lavorato in Vietnam, Cile e Brasile. Si è occupato di transizione al lavoro dei giovani laureati insieme a Pino Foschi ed è impegnato in Macondo Onlus e altre associazioni di volontariato sociale. Nelle scuole pubbliche e steineriane svolge laboratori di falegnameria per bambini e coltiva l’hobby della scultura e della lana cardata. Vive attualmente vicino a Trento. E’ redattore della rivista trimestrale Madrugada e collabora stabilmente a Periscopio.

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