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Diario in pubblico. Lacrime in armocromia

Sempre di più il faticosissimo lavoro che mi sono imposto, quello cioè di seguire con una certa costanza programmi televisivi di successo, alternandolo con quello che è il mio naturale compito, cioè quello di critico e teorico della letteratura, mi produce straordinarie ‘dissonanze’ che nemmeno le teorie di musica dodecafonica hanno affrontato.

Da buona radical chic, posizione che sempre più si attesta tra le scelte esistenzialmente e politicamente più interessanti, molto mi ha colpito la coraggiosa intervista di Elly Schlein rilasciata a Vogue, che non sembrerebbe certo la sede più adatta per proporsi nel suo recentissimo status di nuova segretaria del PD.

lacrime in armocromia
Elly Schlein

Naturalmente le ‘belve’, vale a dire i seguaci del social nelle sue più raffinate specializzazioni, hanno trascelto dall’articolo la notizia che più di ogni altra sollecitava curiosità e interesse, vale a dire che la Schlein si affida a una studiosa di ‘armocromia’, che la consiglia nel coniugare i colori del suo aspetto fisico con gli abiti che indossa. Una rapida indagine propone questa definizione:

L’armocromia è l’equivalente dell’anglosassone Color Analysis: una vera e propria ‘scienza del colore’ che trova le tonalità più adatte a valorizzare il nostro incarnato, bilanciando il colore degli occhi e dei capelli.”

Probabilmente, però, questo termine non era mai stato associato alla politica prima di Elly Schlein. Alla domanda sulle sue scelte d’abbigliamento, Schlein ha risposto: “Dipendono sicuramente dalla situazione in cui mi trovo. A volte sono anticonvenzionale, altre volte più formale. In generale dico sì ai colori e ai consigli di un’armocromista, Enrica Chicchio.

La situazione si fa interessante quando nella discussione interviene Fausto Bertinotti, a suo tempo bersagliato per il golf di cachemire indossato in molte occasioni. Egli sostiene che fu una compera della moglie al mercatino dell’usato e che comunque l’attenzione a ciò che s’indossa addirittura aveva un illustre precedente in Palmiro Togliatti (!) che invitò i parlamentari comunisti ad indossare l’abito blu per recarsi alla camera.

Ma naturalmente la dissonanza si amplifica nelle recenti indagini, quando ai cronisti davanti ai cancelli della fabbrica di Mirafiori si sentono rispondere dall’80% delle operaie “Elly Schlein? E chi è?”.

Ma- e questo è il punto – come vestono le operaie? Senza dubbio come la moda imposta dai social prescrive. Quindi? Ritorniamo al punto di partenza. La politica, come ogni altra espressione sociale, parte dalla ‘moda’, i cui più importanti tedofori sono lo sport e i divi della canzonetta.

Nelle trasmissioni più seguite comunque ciò che imperversa è la lacrima armocromata. Figli, amici, parenti di vecchie glorie si presentano alle sollecite conduttrici pronti a risuscitare sprazzi di gloria (televisiva o sportiva). Sbattendo l’occhione già umido per il racconto; poi, parte lo show lacrimoso.

Le donne delicatamente s’appoggiano la nocca dell’indice all’angolo dell’occhione perfettamente truccato e ispirando profondamente a tempo con l’intervistatore raccontano, piangono, si autocelebrano. I maschietti meno delicati grugniscono, si coprono il volto e tra le dita separate esce un vento, immagino non odoroso, che sostiene la loro virilità.

I pianti degli eroi dello sport sono naturalmente più complessi in quanto tutto ciò che induce alle lacrime dall’azione ben riuscita all’errore clamoroso s’accompagna con la scivolata sulle gambe (certo non immune dal dolore). Il tutto condito con l’urlo belluino condiviso con il pubblico e infine le copiose lacrime che condiscono il tutto.

Se dunque la moda interviene come lievito sul comportamento pubblico non ci stupiranno le mises dei politici, dai calzoni meloniani, alle giacchette renziane non dimenticando le bandane berlusconiane e – orrore! – i semi-nudi di Salvini.

Diamo spazio allora a lacrime e costumi per essere in consonanza con questa patria sì bella e (poco) amata.

Invito poi per essere maggiormente edotti di leggersi l’articolo di Claudia de LilloUn giorno al sexy shop, su ‘Il venerdì di Repubblica ‘ del 28 aprile 2023, pp.48-51, assai istruttivo.

Per leggere tutti gli altri interventi di Gianni Venturi nella sua rubrica Diario in pubblico clicca [Qui] 

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Gianni Venturi

Gianni Venturi è ordinario a riposo di Letteratura italiana all’Università di Firenze, presidente dell’edizione nazionale delle opere di Antonio Canova e co-curatore del Centro Studi Bassaniani di Ferrara. Ha insegnato per decenni Dante alla Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze. E’ specialista di letteratura rinascimentale, neoclassica e novecentesca. S’interessa soprattutto dei rapporti tra letteratura e arti figurative e della letteratura dei giardini e del paesaggio.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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